Randa Jarrar.
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La collezionista di storie.
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Titolo originale: A Map of Home. 2008.
Traduzione di: Annalisa Crea.
PIEMME BESTSELLER.
2009. EDIZIONI PIEMME, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nidali  nata in America, vive in Kuwait, con l'invasione di Saddam scappa in Egitto... Ha nonni palestinesi, cugini fondamentalisti, amici islamici e cristiani, curdi e giapponesi. E ama scrivere storie. E collezionarle.
Da una voce irresistibile, un romanzo magnetico, delicato e ironico come la sua protagonista. Nidali  palestinese, egiziana e greca.
 nata in America e cresciuta in Kuwait.
Conosce a memoria il Corano, ma non porta il velo. Adora Wonder Woman e ha addobbato il muro dietro al letto con mille adesivi della sua eroina, sebbene il cugino, fervente musulmano, li abbia strappati sostenendo che non sia altro che una svergognata in mutande color oro.
Nidali  un'ottima studentessa e non farebbe mai nulla per disobbedire a Baba, suo padre, se non fosse per i tre baci e mezzo che ha dato di nascosto al suo compagno Fakhr. Ma poco dopo iniziano le vacanze estive, e poi una sera Saddam compare alla TV per dichiarare guerra al paese.
Una bella disgrazia, dato che Nidali viene immediatamente caricata sulla macchina sgangherata di famiglia e ripara in Egitto insieme ai suoi parenti.
Restano solo le storie a farle compagnia: storie che compone per la scuola, per compiacere Baba, e storie di vita di chi le  caro, che trascrive e colleziona per fissarle per sempre su una pagina e fingere che nulla sia cambiato.
Quando, dopo l'esilio ad Alessandria, i genitori decidono di fare ritorno in America in cerca di fortuna, Nidali dovr imparare ancora una volta a integrarsi in una cultura nuova, lottando
contro le regole per potersi iscrivere al college e affermare la propria identit.
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L'AUTRICE.
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Randa Jarrar ha avuto una vita molto simile a quella della protagonista del suo romanzo.
 nata a Chicago nel 1978 da padre palestinese e madre greco-egiziana, ma dopo soli due mesi si  trasferita con la famiglia in Kuwait.
Nel 1990, dopo l'invasione irachena, sono fuggiti in Egitto, per poi tornare negli USA nel 1991, dove si  laureata in Studi mediorientali.  traduttrice dall'arabo, cura un blog e ha gi pubblicato svariati racconti. Attualmente vive ad Austin,Texas, con il figlio, il fidanzato e il loro gatto.
La collezionista di storie  il suo primo romanzo, con il quale ha vinto l'Arab American Book Award.
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La collezionista di storie.
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Le traduzioni delle epigrafi sono tratte da: Franz Kafka, Lettera al padre, traduzione di Claudio Groff, SE, Milano 1987;
Konstantinos Kavafis, Il dio abbandona Antonio, in Settantacinque poesie, a cura di Nelo Risi e Margherita Dalmati, Giulio Einaudi editore, Torino 1992.
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PARTE PRIMA.
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Nella cosiddetta Et dell'ignoranza... i nostri antenati solevano plasmare i loro di dai datteri e mangiarli in caso di bisogno. Chi  pi ignorante, dunque, mio caro signore: io, o quelli che mangiavano gli di?
Lei potrebbe obiettare: Meglio siano gli uomini a mangiare gli di che non il contrario.
Io risponderei: S, ma i loro di erano fatti di datteri.
Emil Habibi,
Il pessottimista.
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Uno.
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I nostri nomi.
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Non so pi chi mi ha raccontato questa storia, n come faccio
a ricordarmela ancora. Il 2 agosto, giorno in cui nacqui,
Baba se ne stava, penna alla mano, davanti alla postazione
delle infermiere del St. Elizabeth Medical Center di Boston
e compilava il mio certificato di nascita. Si era precipitato gi per le scale non appena il medico gli aveva assicurato che
stavo bene: avevo rischiato pi volte di morire, ma ce l'avevo
fatta, e adesso ero fuori pericolo. Mentre compilava il certificato, Baba si rese conto che non era certo del mio sesso, ma non importava; aveva sempre saputo che sarei stata un
maschio, si era rivolto a me come a un maschio mentre me
ne stavo ancora al sicuro nel liquido amniotico dell'utero di
Mama e, giunto alla casella NOME DEL BAMBINO, scrisse con
mano tremante, e nella sua migliore grafia inglese, Nidal
(lotta, battaglia). Non era il nome di mio nonno, e Baba, che
si chiama Waheed e da bambino era soprannominato Said,
era l'unico maschio della famiglia, quindi l'onere di assegnare
al figlio il nome del nonno ricadeva esclusivamente sulle sue solide spalle. Eppure lui se lo scroll di dosso senza troppe cerimonie, come un pelucco o della forfora (cos scrisse mio nonno il giorno dopo in una lettera risentita spedita da Jenin a Boston).
E perch il mio caro Baba aveva tanta fretta di compilare
il certificato? Perch, prima di lui, erano nati tre fratelli, svaniti nel nulla come stelle cadenti, e nessuno era riuscito a scrivere un certificato di nascita, e tanto meno di morte. Le sue superstizioni avevano prevalso sul desiderio di prendermi in braccio: del resto, si diceva, avevamo tutta la vita per farlo.
Dopo aver riempito il modulo, Baba lo porse altezzoso
all'infermiera di colore, che (se lo ricorda ancora) si chiamava Rhonda, e che, leggendo il nome, sospir: Oh, cavolo.
Un istante dopo, Baba si volt e si mise a correre con le
infradito lungo il corridoio di mattonelle bianche, ignor
l'ascensore, sal a piedi i tre piani che conducevano al reparto maternit, e irruppe nella stanza di mia madre. Io stavo succhiando avidamente il colostro, e di tanto in tanto perdevo il capezzolo.
Come sta la mia regina? chiese Baba, accarezzando il viso di mia madre.
Benissimo rispose lei, credendo che si riferisse a me e
pesa quattro chili, questa cicciona! Ora capisco perch mi
faceva sempre male la schie... ma non riusc a finire la frase
perch Baba aggrott le sopracciglia e si precipit fuori dalla
stanza, ansioso di riparare all'errore, sfrecciando di nuovo
lungo il corridoio di mattonelle bianche davanti a neomamme
con in braccio bimbi paonazzi e indosso orribili vestaglie
dai motivi improbabili. Ignor l'ascensore, scivol gi
per la ringhiera della scalinata e atterr rovinosamente sul
sedere. Ma si rialz subito e continu a correre, seminando
scompiglio tra pazienti e infermieri, spaventati da quel tipo
baffuto e zoppicante che, giunto a destinazione, si mise a urlare:
Rhonda! Dov' Rhonda? Aiutatemi!. Un grido che,
per diverse settimane continu a suscitare l'ilarit incontrollata del personale.
Perch Baba aveva supposto, anzi, sperato, che fossi un
maschio? Perch prima di lui sua madre aveva avuto sei femmine,
la cui nascita non era stata bene accolta. Aveva visto
le sorelle crescere e andarsene, una pi infelice dell'altra, e
non voleva passarci di nuovo: non voleva vedere anche sua
figlia crescere e andarsene.
Rhonda, che immaginava che Baba sarebbe tornato per
cambiare nome, gli and incontro sventolando il certificato
e lui, noto per la sua prontezza, afferr una penna e aggiunse
al mio nome una pesante, riflessiva, possessiva e inesorabilmente femminile, maledetta I.
Pochi istanti dopo, Mama, che era appena stata informata
del mio nome di battaglia, si alz ancora dolorante dal
letto, mi infil in una culla e si avvi verso l'ascensore, ignorando Baba, che le gridava: Nidali  un bel nome, cos originale...
Ti prego, Ruz, non essere imprudente, non dovresti
camminare, la tua... passera... pronunci l'ultima parola in
un sussurro la tua kussik, ripet in arabo ha bisogno di
riposo!.
Kussy? Kussy ya ibn ilsharmoota (La mia passera, brutto
figlio di puttana)? La mia passera non ti deve interessare,
chiaro? Tanto non la vedrai, pi... stronzo!
Ruz, basta, sei matta a parlare cos davanti a tutti?
Perch, pensi che qualcuno capisca una parola di quello che diciamo? ribatt lei. Tu! esclam poi, rivolgendosi
in arabo a una donna bianca che allattava il figlio in corridoio.
Tuo figlio sembra un culo di babbuino! La donna
la ringrazi in inglese. Mama guard di nuovo Baba e comment
ironica: Boston pullula di arabi, lo sanno tutti!.
A dir la verit, amore,  proprio qui che, nell'Ottocento,
giunsero i primi arabi, che si chiamavano siriani.
Mama lo fiss incredula, la mano con la flebo appoggiata
sul fianco prosperoso, il colostro che le macchiava la camicia
da notte e i grandi occhi ancora bistrati di kohl che sembravano volerlo incenerire.
Non credo alle mie orecchie! Mi dai lezioni di storia,
razza di idiota, e poi chiami tua figlia Nidali?
S, e non  finita qui: i funzionari dell'immigrazione modificarono i nomi arabi: i Milhem, per esempio, divennero
William, i Dawud Daywood, i Jarrar Gerard, eccetera. Baba
stava cercando di calmare Mama deviando il discorso.
Mi fa piacere che tu abbia menzionato i cambiamenti di
nome, caro, perch ho intenzione di cambiare subito quello
di mia figlia! Prima le dai un nome da magazziniere, come
se dovesse crescere in un campo profughi o diventare un
guerriero in fasce, poi aggiungi una lettera e pensi che sia
originale! sbrait lei. L'infermiera che l'aveva seguita lasci perdere e si allontan, mentre Mama aggiungeva: No, caro mio, dovrai passare sul mio cadavere prima di rivedere la
mia passera! E non ho nessuna intenzione di rovinare la vita
di mia figlia chiamandola la mia lotta ! Sar il mio tesoro,
la mia vita, la mia musica, quindi non dirmi che la mia passera
ha bisogno di riposo!.
L'ascensore annunci l'arrivo con un discreto ding, come
per supplicare i miei di piantarla.
La tua musica? ripet Baba entrando con lei in ascensore.
Non dirmelo... volevi chiamarla Mazurka o Sonatina?
O magari... Valzer? aggiunse poi ridendo e facendo infuriare
ancora di pi Mama, arte che stava cominciando a perfezionare.
Perch, cos'avresti contro Sonatina? ribatt infatti e,
quando le porte dell'ascensore si aprirono con un altro ding, usc.
Baba rimase dentro, immobile, pensando a Sonatina Animar,
poi scoppi in una fragorosa risata che riecheggi lungo
il corridoio di mattonelle bianche.
Forse a quel punto Mama smise di litigare con Baba, o
forse no: forse and alla postazione delle infermiere e parl
con Rhonda, e forse Rhonda le disse che il modulo era gi
stato inoltrato, per cui Mama sarebbe dovuta andare all'anagrafe di Boston, dove tengono i certificati di nascita e di morte, e forse Mama, che  la persona pi superstiziosa sulla faccia della Terra (anche pi di Baba, come ammette lei stessa), rabbrivid all'idea di sballottare una neonata nella calura estiva e nel traffico di Boston per portarla nel luogo in cui, nella sua immaginazione, la gente compilava i certificati di morte, e deve aver pensato che una spedizione del genere mi avrebbe sicuramente ucciso... visto che porto ancora quel nome.
Mama amava ripetere che non si poteva mai sapere cosa
ci sarebbe potuto succedere. Per lei, scaramantica fino al
midollo, se le cose non fossero andate esattamente com'erano
andate, uno di noi tre sarebbe senz'altro morto. Se fossimo
rimasti in America la prima volta diceva forse avrei
finito col credere alla storia dell'emancipazione femminile e
avrei lasciato il tuo Baba, e allora avremmo dovuto sopravvivere col mio misero stipendio di pianista in qualche locale.
Ah, no, figlia mia, la vita  gi difficile, e alla fine le cose vanno sempre nel migliore dei modi, come vuole Allah.
Quando Mama faceva quei discorsi, io fantasticavo di
crescere a Southside Boston, in mezzo a gente interessante,
con le chiavi di casa legate intorno al collo. A quattro anni,
sarei tornata a casa da sola dall'asilo e mi sarei preparata una tazza di cereali. Saremmo state come nella canzone di Bill
Withers: Just the tivo of us. Sole, povere e arabe. La gente
avrebbe pensato che Mama, con i capelli neri e ricci, la pelle
ambrata, gli occhi verde scuro, e sempre un sacco di oro
addosso, fosse sudamericana, e io, che sembro una ragazza
del Sud, fossi nata dall'unione con un gringo, e la cosa sarebbe finita l.
Invece Mama  egiziana (sua madre era greca), mio padre
 palestinese, e i miei genitori non rimasero in America per via della mia yia yia (la nonna greca, che  il motivo per cui sembro una ragazza del Sud), la quale mor di tumore al cervello a cinquantasei anni. I miei genitori non rimasero a Boston, tornarono a casa su un aereo dell'Egyptair: Baba mi teneva in braccio, con Mama chiusa nel suo dolore e il fantasma di Yia Yia incastrato fra loro. Capelli stirati e pantaloni a zampa d'elefante, tornarono a casa carichi di tristezza, per seppellire la mia yia yia nel cimitero greco di Alessandria.
In Egitto, giocavo con le matrioske che la defunta Yia Yia
aveva regalato a Mama. Immaginavo di essere la pi piccola,
quella vuota che andava dentro a una Mama, che a sua
volta andava dentro un'altra Mama, e cos via. Sapevo che la
matrioska pi grande era greca, ma io no. Tutte le matrioske
erano divise in due, tranne me. Ma in realt anch'io lo ero:
egiziana e palestinese, greca e americana. Il mio piccolo passaporto azzurro, diverso da quello medio e verde di Mama
e da quello grande e marrone di Baba, diceva che ero americana.
Ancora non dovevo stare in una fila diversa all'aeroporto,
ma presto avrei dovuto. E avrei guardato Mama e
Baba in altre due file. Mi sarei sentita sola, e diversa. Avrei
creduto che il mondo volesse spaccare la mia famiglia, e mi
sarei attaccata ancora di pi ai miei genitori.
Dopo il funerale di mia nonna, lasciammo l'Egitto e ci trasferimmo in Kuwait, dove Baba aveva trovato un nuovo
lavoro. Negli anni Settanta il Kuwait era il rifugio degli intellettuali arabi e di coloro che volevano vivere in un appartamento che non fosse un tugurio.
Solo nel primo anno di matrimonio, i miei genitori avevano
traslocato due volte. Baba diceva che cambiare casa era
naturale per i palestinesi. Il nostro popolo porta la propria
terra dentro di s mi spiegava la sera, quando mi rimboccava
le coperte. Era questa la mia favola della buonanotte,
quando avevo tre o quattro anni. Ovunque tu vada sar
sempre nel tuo cuore. E io pensavo:  pesante, per.
Andai in Palestina una volta: una terra verde, con montagne
rocciose, e migliaia di olivi e di asini. Da bambina saperlo mi
aiut, e mi faceva provare compassione per Baba: aveva
un'anima terribilmente pesante da portare dentro un corpo cos magro.
Ogni volta che immaginavo Baba, subito dopo la mia
nascita, correre per i corridoi dell'ospedale come una stella
del cinema, sapevo che doveva averci ricamato un po' sopra.
Gli piaceva raccontare storie verosimili e incredibili al tempo
stesso, soprattutto se lo facevano sembrare una rockstar.
Questo perch un tempo era stato uno scrittore e poi era
diventato un architetto. Il nostro appartamentino era pieno
di progetti e plastici di abitazioni invece che di taccuini, poesie e posacenere: una realt che lo riempiva di tristezza. Cos Baba, che era sopravvissuto ai propri sogni, riversava quella tristezza nelle sue storie.
A Mama piaceva smascherarlo: era il suo paparazzo, la sua
investigatrice privata. Questo perch la vera rockstar era lei:
una musicista che non suonava pi. Baba non poteva ancora
permettersi un pianoforte, o almeno cos diceva, anche se
Mama lo accusava sempre di odiare la musica classica e di
desiderare la sua infelicit. La casa era piena di progetti e plastici
di Baba, e dei miei libri di scuola, giocattoli, bambole,
oltre a un centinaio di calzini spaiati, ma nemmeno un pianoforte:
una realt che la riempiva di tristezza, che riversava
su di noi. Era questo il fulcro del conflitto nella nostra famiglia.
Capii subito che casa significava litigi, discussioni, ecco
perch mi piaceva andare a scuola. A scuola non cerano i miei
genitori, c'erano gli insegnanti, che ci facevano studiare fatti
reali. Non erano costretti a volerci bene, e non ce ne volevano.
Erano inglesi e freddi, e non ci somigliavano affatto. A me non
dispiaceva di non potermi rispecchiare in loro. La scuola era
la mia via di fuga, come per molti bambini lo  il gioco.
Quando avevo sette anni, frequentavo la New English
School di Jabriyya, in Kuwait, un obbrobrio di cemento e
mattoni grigi e azzurri costituito da tre grandi edifici. Il
primo ospitava le scuole medie e superiori, il secondo i laboratori
di arte e scienze e il terzo la scuola elementare, la mia.
Avevamo il nostro cortile per la ricreazione al centro del
quale si trovava una teca con dentro numerosi animali imbalsamati.
Ci facevano paura, e non capivamo perch fossimo
obbligati a fissare gli spaventosi occhi verdi di una volpe
mentre mangiavamo i nostri panini con lo za'tar. Ancor pi
inquietante era il pavone: aveva piume bellissime, ma uno
sguardo terrorizzato. Ne ero convinta. Chiesi alla mia amica
Linda se la pensasse come me, ma lei si rifiutava di guardare
quegli animali perch era l'unica bambina della classe con
genitori cos in gamba da farle tenere un cane.
Un giorno, dopo essere tornati in classe e aver preso posto
sulle nostre minuscole sedie, il mio amico Tamer alz la mano.
S? disse con aria annoiata la signora Caruthers.
Maestra, gli animali in cortile sono vivi?
No, non sono vivi. Hai altre domande?
Ma... come mai sembrano veri?
Perch sono imbalsamati, chiaro? Vengono uccisi e imbalsamati
da un bastardo che si chiama tassidermista. Possiamo
andare avanti ora?
I tassisti non sono bastardi. Alcuni mi regalano le cicche.
Io risi alla sua difesa dei tassisti, ma nessun altro lo fece.
Ecco, fantastico. Aprite il libro a pagina 11. Voglio sentirti
leggere, Nidali, visto che oggi sei particolarmente loquace.
Mentre leggevo la storia di una bambina a cui piaceva
sciare sulla neve bianca e fredda, non facevo che asciugarmi
il sudore dalla fronte. Sudavo perch ero nervosa e perch
fuori c'erano quaranta gradi, ma continuai a leggere imperterrita
la storia della bambina a cui piaceva sciare. Avevo una
pronuncia orrenda e con tutta evidenza la signora Caruthers
aveva terribilmente bisogno di bere.
Alcuni devono esercitarsi di pi a casa. Alcuni pronunciano
le parole come se avessero dei pezzi di stufato incastrati
tra i denti. Alcuni...
Cos' lo stufato? salt su Tamer. Aveva una massa di
capelli castani lisci e morbidi, una lunga cicatrice scura sulla
guancia sinistra e due enormi occhi neri scintillanti. Una
volta gli avevo baciato la cicatrice. La sua guancia sapeva di
pane appena sfornato.
D'accordo, lasciamo perdere lo stufato. Ti va bene la
kofta? La tua pronuncia  la peggiore in assoluto, Tamer.
Leggi la storia a pagina 13, per favore.
In quel preciso istante, scatt l'allarme del sistema di emergenza
nazionale, che era sempre cos forte che le orecchie ci
facevano male per ore, dopo. La sirena veniva azionata il primo
di ogni mese alle undici di mattina da una stazione nel
centro della capitale, ma la sentivamo come se fosse a pochi
metri dalla nostra scuola, che si trovava nel sudest, e la stessa
cosa succedeva in tutte le scuole del Paese. Aveva un suono
monotono, una specie di doi, che partiva basso, diventava pi
acuto, ed era seguito da altri due ancora pi acuti; a quel punto
c'era una pausa di cinque secondi, dopodich la sequenza
veniva ripetuta al contrario, dal suono pi acuto fino al pi
basso: doi-doi-doi-doi. Pausa. DOI-DOI-Doi-doi. Dur
circa tre minuti, durante i quali la maestra tacque ed estrasse
dal cassetto della cattedra la borraccia piena d'acqua. Noi,
invece, ci scatenammo, felici di avere tre minuti per chiacchierare
nella nostra lingua. Non appena l'allarme fin, ammutolimmo,
come se qualcuno avesse spento improvvisamente un
televisore a tutto volume, e riprendemmo a leggere.
In quel silenzio, sembrava che l'allarme non fosse mai
scattato, e che sopra le nostre piccole teste non infuriasse da
dieci anni una guerra tra l'Iraq, a nord, e l'Iran, di cui, nelle
giornate limpide e serene, scorgevamo le colline dall'altra
parte del Golfo.
Finita la scuola, uscimmo e, mentre aspettavamo lo scuolabus
fuori dal cancello, ci mettemmo a discutere dell'alito
della maestra.
Ha lo stesso odore dell'acqua di colonia di mio padre
dichiarai io.
Ma no, puzza... come Tamer disse Linda.
Sta' zitta, o andrai all'inferno, visto che sei cristiana ribatt
Tamer.
Guarda che sa davvero di acqua di colonia. Una volta
l'ho bevuta e mi sono ubriacata insistetti. L'autobus giallo
accost al marciapiede. L'autista si chiamava Varsoop, o
qualcosa del genere, ed era un pessimo guidatore.
Io andr in paradiso, perch Ges mi salver, mentre tu
andrai all'inferno perch preghi a piedi scalzi disse Linda,
sprofondando in uno dei roventi sedili di pelle.
Quando avr dieci anni potr fare il Ramadan. E quando
andr in paradiso ti sputer addosso, se ci sarai anche tu
replic Tamer.
Chi  Ges? chiesi io.
Ges  il figlio di Dio. E stato crocifisso rispose Linda
con un sorriso radioso.
Dio non ha figli.  solo. Baba me lo ha fatto imparare a
memoria obiettai io.
Mollala, Nidali.  una cristiana. Non ti creder mai.
Lascia che vada all'inferno disse Tamer, sfogliando un fumetto
egiziano intitolato Meeky. Ma io non volevo che
Linda andasse all'inferno. Avevo gi sentito quella parola:
cristiana. Baba e Mama mi avevano detto che mia nonna era
cristiana, il che significava che apparteneva al Popolo del
Libro Sacro, e le persone che appartenevano a quel popolo
andavano in paradiso, se erano buone.
Ahmed, il responsabile dello scuolabus, che era seduto
sui sedili davanti, sorrise scoprendo i denti bianchissimi per
una barzelletta che gli avevano appena raccontato. Avevo
chiesto in giro e avevo scoperto che aveva sedici anni. Io ne
avevo solo sette, ma presto ne avrei avuti sedici come lui e
avrei potuto farlo ridere. Solo che non conoscevo nessuna
barzelletta. Baba ne raccontava tante quando andavamo a
casa di mia zia. Da allora in poi avrei cercato di memorizzarle,
come avevo fatto con la fateha del Corano.
Lo scuolabus era giallo e caldo. Avevo le cosce incollate
al sedile di pelle e, ogni volta che mi muovevo, si sentiva un
rumore come di scotch. Le altre bambine parlavano di musica
e mi chiesero se avevo visto la puntata speciale di Alf Leila
wa Leila (Le mille e una notte), trasmessa in occasione del
Ramadan. Poi parlammo dell'attrice Nelly, che era bella,
bionda ed egiziana, e cantammo in coro la sigla di: Una storia
ogni notte / per mille e una notte / una storia ogni notte.
Facemmo un'ultima fermata prima della mia strada, e
Ahmed scese. Il suo amico raccont un'altra barzelletta che
io non capii, e lui scoppi a ridere. Dovevo chiedere a Mama
cosa c'era di tanto divertente. Volevo farlo ridere, volevo
vedere quei denti bianchissimi splendere in contrasto con la pelle scura.
Lo scuolabus si ferm davanti al mio cancello. Dal finestrino
vidi Mama corrermi incontro. Provai imbarazzo per il
suo seno che ballonzolava sotto il vestito bianco e beige.
Quando scesi, mi abbracci. Ho una sorpresa per te disse,
ma non volle dirmi di cosa si trattava. Poi mi prese per mano
e attraversammo il cortile del caseggiato in cui abitavamo.
Era un condominio di mattoni beige e rossi anni Settanta,
con due ali una di fronte all'altra e in mezzo quattro sezioni
che si piegavano verso l'interno, facendolo assomigliare a
una donna formosa o a una clessidra. La sezione centrale, il
punto vita della donna per intenderci, era costituita da un
cortile di erba alta con altalene di plastica acquistate in societ
dai genitori piccolo-borghesi. Al centro del cortile c'era
una pompa a forma di "T" alta circa un metro, da cui non ho
mai visto uscire una goccia d'acqua. Serviva a immobilizzare
i ladri quando giocavamo a guardie e ladri, a sbatterci la
testa contro quando correvamo guardando indietro e a sedercisi
sopra per fare delle fotografie con gli adulti. Ho
ancora una di quelle foto, scattata quando mio nonno, il mio
geddo, che era rimasto vedovo, venne a trovarci da Alessandria;
lui era in piedi alle mie spalle e mi stringeva teneramente,
mentre io sedevo sulla pompa, gli occhi socchiusi per via
del sole accecante del pomeriggio. Dovevano essere circa le
cinque, a giudicare dalle ombre lunghe simili a fantasmi sull'erba
appena tagliata alla nostra destra.
Quando entrammo in casa, Mama mi disse: Ho una bella
notizia. Sono incinta. Mama avr un bambino. Sembrava
trovare la cosa divertente, perch rideva felice, quindi anch'io
risi felice, anche se odiavo gi quel bambino che stava
per arrivare. Dove avrebbe dormito? Chi se ne sarebbe occupato?
E se avesse dovuto pensarci Mama, chi si sarebbe occupato di me?
Baba torn a casa dal lavoro, indoss una dishdasha bianca,
distese le lunghe gambe sul tavolino e si accese una sigaretta.
Io gli sedetti in braccio e osservai la sua barba corta e
ispida, immaginando che sul suo viso si stesse svolgendo una
partita di calcio: i puntini neri erano i calciatori e gli spettatori,
i baffi una delle porte. Gli diedi un bacio sulla guancia
e gli chiesi del nuovo bambino. Lui mi disse: Lo sai quant'
grande?. Scossi la testa. La tua Mama ha un bambino
grande quanto un'oliva... Metteva la sua terra e le olive anche
nella mamma. Mi chiesi come sarebbero cambiate le nostre vite.
In vista dell'arrivo del nuovo bambino, Baba decise di
rimodernare l'appartamento. La mia camera fu trasformata
in una nursery, e il mio scomodo letto marrone fu spostato
in un angolo. Anche il tinello va sistemato disse. Voglio ridipingere
questa parete, cos la stanza sembrer pi grande.
Il gioved successivo, il primo giorno del fine settimana, Baba
mi disse di mettermi dei vestiti vecchi, troppo piccoli, e
di aiutarlo a tinteggiare il muro accanto al tavolo da pranzo.
Mi leg i capelli lunghi e pesanti in una crocchia in cima alla
testa e, armati di un grosso pennello, dipingemmo la parete
di un azzurro tenue. L'operazione ci impegn per buona
parte della mattina, e Mama ci cucin le polpettine di ceci
con la crema di fagioli. Mentre Baba e io mangiavamo, capii
la barzelletta che aveva tanto divertito Ahmed sullo scuolabus.
Cos scoppiai a ridere e la raccontai a Baba, che rise a
sua volta. Dove l'hai sentita? mi chiese, e io gli risposi che
l'aveva raccontata il mio ragazzo sull'autobus. Lo sapevo che
Ahmed non era il mio ragazzo, aggiunsi, ma mi sarebbe piaciuto
che lo fosse. Nidali disse Baba, cambiando leggermente
espressione noi non abbiamo ragazzi. Noi? ripetei.
In che senso? Nel senso che i ragazzi sono i fidanzati, che
poi si sposano. Tu hai solo sette anni. Come fai a sposarti
adesso? Quindi vedi, mia piccola luna,  troppo presto per avere un ragazzo!
Io sentii una stretta allo stomaco. Quella regola mi sembrava
cos stupida. Certo che non potevo sposarmi, ma perch
non potevo avere un ragazzo? Presto avrei imparato che
tutte le altre ragazze accettavano quella regola. Perch io no?
Fissai la parete bianca davanti a me evitando gli occhi di
Baba. Mi sembrava che, se avessi contestato le sue regole,
avrebbe significato che non ero sua figlia: forse venivo da qualche altra parte.
Finito di mangiare, Baba si alz e disse: Ho avuto
un'idea per il muro. Mi aiuti a riempire gli spazi vuoti?. Poi
prese il pennello e si mise a dipingere alberi enormi contro
il cielo blu della parete. Tronchi stretti e marroni, con radici
bene in vista e lunghi rami sottili. Baba mi fece dipingere
dei piccoli nidi fra i rami e, in basso, proprio sopra il parquet,
dell'erba. Poich la vernice verde scarseggiava, usammo
un misto di verde e rosso, per cui nella foresta sulla parete
del nostro tinello l'erba e la terra erano viola.
Alcuni bambini andavano in piscina, altri al parco, altri
(i maschi) alla moschea. Noi andavamo alla pasticceria sul
Golfo, la meta preferita di Mama durante la gravidanza. Lei
prendeva sempre un grosso bign al cioccolato, e io le monete
di cioccolato. Mi piaceva togliere la carta dorata e mordicchiarle
tutt'intorno. Una volta andammo a mangiare sulla
spiaggia. Era una giornata limpida e la sabbia che si sollevava
rimaneva vicino al suolo: si vedevano le enormi montagne
grigie dall'altra parte del Golfo, si vedeva l'Iran. Pi vicino,
si ergevano le tre torri idriche: la prima era costituita da
un'asta con una palla nel mezzo, la seconda da una semplice
asta, e la terza da un'asta con due sfere in cima, una sopra
l'altra. Sembrava che qualcuno avesse appoggiato delle palle
di gelato sul lato sbagliato di un cono.
Le sfere erano dello stesso blu lucente del mare, e Mama
mi disse che una di esse ospitava un ristorante che girava su
se stesso. Io la presi in giro dicendole che la sua pancia era
grande quanto la sfera con il ristorante. Lei rise di cuore, a
bocca spalancata, gettando la testa all'indietro. Poi mi spieg
che quelle torri erano il motivo per cui Baba aveva voluto
trasferirsi in Kuwait. Hanno vinto il premio Agha Khan
aggiunse. Agha-che? chiesi. Lei mi pass le dita fra i capelli e disse che ero una bambina dolcissima e che le ricordavo sua madre.
Ti manca la tua mamma? le domandai.
S. La prossima volta che andremo in Egitto visiteremo
la sua tomba disse, e abbass lo sguardo, passando la mano
sulla lunga gonna lucida per togliere la sabbia.
Com' morta? chiesi ancora, seppellendo la carta dorata.
Era disorganizzata. Metteva sempre le cose nel posto sbagliato.
Cos un giorno si  messa una melagrana nella testa e
il cervello le si  sbriciolato. Lo disse nel modo in cui diceva
le cose quando faceva la guida volontaria al museo: qui
abbiamo la sezione arti islamiche, qui l'ala scientifica, e qui
una bizzarra spiegazione della morte di mia madre. Non usava
mai il termine scientifico: tumore.
Sei contenta di avere un maschio? dissi.
S, ma sono stata altrettanto contenta quando ho avuto
una femmina.
Linda dice che Dio ha un figlio.  stupido, vero?
Mama fiss lo sguardo sul Golfo. Fece un profondo respiro,
poi disse: Alcune persone credono che sia vero. Anche
la tua yia yia ci credeva, perch era cristiana.
Ma  vero?
Habibti, la verit  che la gente crede cose diverse.
Non capivo come potessi credere qualcosa quando altre
persone credevano qualcos'altro. Allora com'era possibile
conoscere la verit? Ma Mama mi spieg che la verit era
proprio questo: qualcosa di troppo grande perch tutti potessero
trovarcisi d'accordo.
Per esempio, alcune persone... e indic le colline dell'Iran
al di l del mare credono che Dio sia il fuoco. Altre
credono che abbia un figlio. Altre ancora che, dopo la morte,
ci reincarneremo in creature diverse.
Tu pensi che le persone si reincarnino?
Forse disse lei, accarezzandosi la pancia. Prendi le
onde del mare. Non sono tutte uguali, ma non sono nemmeno
completamente diverse. Forse le persone sono come
le onde: sono fatte dello stesso oceano di anime.
Anch'io le accarezzai la pancia tonda e pensai a quando
anche lei era dentro alla pancia della sua Mama.
Mama addent il bign al cioccolato e si pass la lingua
sui denti, spalmandoselo sopra. Poi mi sorrise mostrandomi
ci che aveva fatto. Sembrava senza denti e io scoppiai a
ridere. Lei sapeva perch ridevo, ma fingeva di non capire e
continuava a ripetere, indispettita: Be'? Cosa c' di tanto
divertente?.
Non esistevano altre mamme come lei. Le madri dei miei
amici pregavano, lei no. Cucinavano, mentre lei suonava il
piano. Non dicevano parolacce e non inveivano contro i mariti.
Le loro mamme non erano Mama. Ecco cosa pensai
mentre guardavo i suoi denti sporchi di cioccolato, il suo
pancione, la sabbia dorata che le scintillava intorno, e le
onde del mare che si infrangevano alle sue spalle, e mi chiesi
quale anima avrebbe portato dentro di s il mio fratellino.
Le grida di mia madre risuonavano nel reparto maternit
bianco e azzurro. Fissando l'orologio appeso al muro
immacolato, notai che la lancetta dei secondi non ticchettava,
ma si muoveva in modo fluido. Mi chiesi se il tempo fosse
diverso l, se quello fosse un vero orologio, e se Mama sarebbe
stata ancora Mama. Le infermiere continuavano a darmi
libri da leggere e lecca-lecca da succhiare. I libri erano in
arabo e a me piaceva molto leggere da destra verso sinistra.
Gli occhi non mi davano fastidio come a scuola, quando ero
sempre costretta a leggere e a scrivere alla lavagna da sinistra
verso destra, tranne durante le ore di arabo e religione.
All'inizio dell'anno scolastico, Linda seguiva il corso di religione
insieme a noi, ma quando fu interrogata su Maometto,
rispose che era cristiana. L'insegnante, un ometto calvo
con il riporto, salt su dalla sedia e grid, tremando di collera:
E perch non l'hai detto prima? I cristiani e i non
musulmani in generale non devono frequentare il corso di
religione. Accomodati fuori!. Io ero dispiaciuta per Linda,
che non avrebbe imparato a memoria tante belle parole, n
ascoltato la storia della grande nave che trasportava gli animali.
Poi, per, lei mi disse che anche nella sua religione
c'era una grande nave che trasportava gli animali. Ma i
vostri animali sono a coppie? le chiesi. E lei: S. Ci avete
rubato la storia. Chi ha rubato cosa a chi? chiesi io. E lei
mi rispose che i cristiani avevano le nostre stesse storie. Le
chiesi di Adamo ed va, e lei annu. Le chiesi degli angeli, e
lei annu. Le chiesi dell'inferno, che tutti chiamavano il
fuoco, e lei annu con entusiasmo. Mi piaceva l'idea che
Linda e io fossimo diverse ma credessimo nelle stesse storie.
L'anno successivo ci sarebbe stata una grande gara di Corano,
e non vedevo l'ora di dirlo a Baba, ma sapevo che avrei
dovuto aspettare finch non avessimo portato a casa il nuovo
bambino, se solo si fosse sbrigato a uscire dalla pancia di Mama.
Finalmente, il bambino usc. Era paonazzo e minuscolo. Io
gli baciai la manina e gli accarezzai le guance paffute. E ora
disse Baba hai un fratellino. Ero felice che Mama avesse
avuto un maschio, perch credevo che Baba mi avrebbe finalmente
lasciato giocare e divertirmi come una bambina. Ma,
nel preciso istante in cui quel pensiero mi attravers la mente,
lui si volt verso di me e mi comunic che, poich Mama
sarebbe stata molto impegnata con il bambino, avrei dovuto
tagliarmi i capelli.
Li avevo molto lunghi e Mama impiegava mezz'ora tutti
i pomeriggi per districarli, cospargerli di olio e legarli in una
coda di cavallo (un giorno la maestra le chiese di farmi una
treccia per lo spettacolo teatrale della scuola, e Mama fece
una treccia di pane al forno, perch non aveva idea di cosa
fosse una treccia di capelli, e nemmeno io, del resto). Cos
Baba mi port dal suo barbiere, Sherif.
Sherif aveva una pronuncia blesa e i capelli arruffati, la
camicia aperta sul petto e un sacco di anelli. Mi disse che
non aveva mai tagliato i capelli a una bambina, e io risposi:
I capelli sono capelli e Baba scoppi a ridere. Anch'io risi,
fingendo che non mi importasse che i miei capelli cadessero
come pioggia scura sulle mattonelle sporche, n che, con
quel taglio, sarei sembrata un maschio, perch tanto i capelli erano capelli.
Come stai? chiese Baba a Sherif.
Di merda rispose lui, agitando le forbici. Credono che
sia un milionario. Mi hanno appena aumentato l'affitto. La
vedi quella roba appesa l fuori? disse puntando una lunga
unghia rosa.
Dio onnipotente! Ti sei preso un'insegna da barbiere?
Non me la sono presa, l'ho pagata una fortuna! Quel
finocchio ha voluto cinquanta dinari. Tagli un'altra ciocca
dei miei capelli e la tenne tra le dita.
 un furto osserv Baba, sorseggiando un caff turco
con una smorfia. Ero certa che gli mancasse il caff di Mama.
E Mama era in ospedale, tutta sola.
Un furto? Uno stupro, vuoi dire! Cosa dovrei fare adesso?
Uscire dal negozio cos? Smise di tagliarmi i capelli per
mettersi una mano sulla patta e una sul sedere e aggiunse:
Perch mi sono dovuto vendere pure le mutande, zio. Per
quella schifezza blu e rossa... ma ho bisogno di incrementare
i guadagni.
I guadagni. Money money money money... money! Baba
canticchiava quell'orribile canzone che aveva imparato in
America ogni volta che sentiva qualcuno lamentarsi per i
soldi, quindi la canticchiava spesso.
Sherif mi spazzol e mi mostr la nuca in un piccolo specchio.
Era completamente senza capelli! L'aria del ventilatore
mi solleticava la pelle. Mi sentivo nuda e vulnerabile.
Sembro un maschio! sbottai, e Baba mi confort dicendo:
Sembri una principessa. Ora avrai pi tempo per giocare.
Io mi immaginai su uno skateboard. Poi mi immaginai
su uno skateboard con i capelli corti da maschio. Sar
il pi bravo di tutti sibilai, e Baba mi guard accigliato. Ogni
volta che lo faceva, la sua fronte mi sembrava un nodo, e mi
faceva venire voglia di spalmarvi dell'olio per scioglierlo.
Dopo che Sherif ebbe tentato invano di ripulirmi la nuca,
Baba disse che dovevamo andare dal gioielliere per comprare
un regalo al mio fratellino. Quando uscimmo, si ferm di
fronte al negozio e disse a Sherif: Se ti pu consolare,  l'insegna
da barbiere pi grande che abbia mai visto!. Sherif
ribatt, agitando la mano: Cosa me ne faccio di un'insegna
cos grande se non ho pi le mutande, Ami! e Baba scoppi
a ridere. Io alzai lo sguardo e vidi una spirale rossa e una
blu che sembravano cadere verso il basso e invece rimanevano,
come per magia, all'interno di un cilindro di vetro, immobile.
Pensai che mi sarebbe piaciuto essere una maga.
Io e Baba passammo davanti alla fontana e scendemmo le
scale del centro commerciale, dove l'aria condizionata mi
congel la nuca. Poi entrammo in gioielleria e Baba compr
a mio fratello una spilla con una fairuz, una perla turchese
con incisa la sura dell'Alba. Pag, ma poi, prima di uscire, mi
afferr un braccio e disse: Aspetta, tesoro. Prendiamo anche
un paio di orecchini per te. Io portavo gli stessi stanchi cuoricini
d'oro da quando ero piccola. I cuori di Boston, cos li
chiamava Mama. Li aveva comprati da uno svitato che non
faceva che chiederle da dove venisse. Di' un po' la gente
in America dice sempre di' un po' di' un po', sei cubana?
O portoricana? Sei indiana? Indiana dell'india o indiana
d'America? E lei, per tutta risposta: Di' un po', quanto
costano gli orecchini? I cuori, quanto costano?.
Baba scelse un paio di cerchietti ornati da fairuz e mi tolse
i cuori. Le orecchie mi parvero vuote, come la nuca. Poi mi
infil i cerchietti e il gioielliere mi porse un piccolo specchio.
Sembravo completamente diversa con quel taglio da maschio
e quegli orecchini da femmina, e non vedevo l'ora di farmi
vedere dagli amici, dai vicini e soprattutto da Mama. Diedi a
Baba un bacio sulla guancia ispida e lo ringraziai. Lui disse:
Se vuoi ringraziarmi, comportati da brava bambina e fai
bene i compiti, cos sar sempre orgoglioso di te. I compiti
erano una specie di prolungamento di me stessa: come un
altro braccio, o un'altra gamba. Se facevo bene i compiti, ero
brava; se li facevo male, ero cattiva. Era come se per Baba
non vi fosse alcuna distinzione tra il mio rendimento scolastico
e la mia essenza. Io e i compiti eravamo una cosa sola.
Baba aggiunse: Tutte le tue amaatik, le tue zie, si sono
fermate alla quinta elementare. Hanno passato la vita a fare
figli, cucinare e pulire per i loro inutili mariti. Vuoi essere come loro?.
Non lo so dissi io, perch non sapevo come fossero.
Vivevano tutte lontano, in Palestina.
No, rispose lui per me tu non vuoi essere come loro.
Tu vuoi essere libera.
Io annuii. Volevo essere libera. Volevo togliermi scarpe e
pantaloni per tuffarmi nella fontana l vicino.
Be' continu lui per essere libera, devi essere istruita.
Quindi devi dare sempre il massimo. Cos potrai terminare
tutti gli studi, anche il dottorato.
Il dottorato? Pensai alla stanza d'ospedale bianca e azzurra
e rabbrividii. Sentii di nuovo il collo nudo e freddo. Non
voglio fare il dottore obiettai. Odio gli ospedali.
Sarai una dottoressa delle parole, sciocchina. Ti piacciono
le parole?
Io riflettei un istante, poi alzai le spalle e risposi: Dipende
dalle parole. Baba rise e disse: Allora ti piacciono.
Da quando avevo i capelli corti, Mama non passava pi
quella mezz'ora tutti i pomeriggi a spazzolarli e a districarli
con la sua spazzola argentata che sembrava una navicella spaziale.
Il che significava che la testa non mi faceva male e lei
non si arrabbiava, ma anche che stavamo meno assieme. Mio
fratello era buono, ma Mama aveva sempre sonno. Quando
si riprese da quella grande stanchezza, fece una doccia ed
emerse avvolta in un asciugamano rosa, il viso coperto di goccioline.
La sottile peluria che aveva sopra il labbro e che non
aveva avuto il tempo di togliersi, era bellissima. Aveva le braccia
morbide e piene, e le cosce tornite e lucenti. Si sedette
davanti allo specchio, lasci cadere l'asciugamano sulla sedia
e si pass la spazzola-navicella fra i capelli neri e ricci. I capezzoli
erano marroni, gonfi di latte e arrossati per via dei
continui assalti del mio fratellino. Mentre me ne stavo seduta
a leggere in camera mia, udii il rumore dell'asciugacapelli
e, poco dopo, un odore di fumo, come se la casa stesse andando
a fuoco. Dovetti ricordarmi che era semplicemente
l'odore dei capelli di Mama, ma andai comunque in camera
sua a controllare, e la trovai con le braccia alzate, la spazzola
in una mano e l'asciugacapelli nell'altra e una nuvola di vapore
intorno al corpo nudo. Sembrava un vulcano marrone.
Allora tornai in camera e le scrissi un biglietto: Mama,
vorrei avere ancora i capelli lunghi e vorrei fare sempre bene
i compiti, cos Baba non si arrabbier pi con me.
Poi, per, mi fermai. Avrei voluto dirle che non volevo
dormisse cos tanto, si bruciasse i capelli e lasciasse che Baba
alzasse la voce con lei o con me. Avrei voluto dirle che mi
mancava. Ma non lo feci, perch non volevo rattristarla.
Riscrissi cos il mio biglietto:
Cara mamma,
Ti voglio bene. Voglio bene anche a Baba e al fratellino.
Non era vero, o meglio: lo era solo in parte. Non le stavo
dicendo tutto ci che avrei voluto perch non volevo darle
un dispiacere. Scrivere una bugia, raccontare una frottola, mi
fece sentire meglio. Mama le chiamava bugie bianche. Una
volta, dopo cena, Baba le aveva chiesto se gli stesse preparando
il t e lei aveva risposto di s, ma, guardando il fornello,
mi ero accorta che la teiera non c'era. Le avevo chiesto perch
avesse mentito, e lei mi aveva spiegato che si trattava di
una bugia bianca, di poco conto. Il ricordo di quelle parole
mi confort. Ripiegai il foglio, lo chiusi con un adesivo e lo
appoggiai sulla sua toilette. Lei distolse lo sguardo dallo specchio
e, continuando ad asciugarsi i capelli, disse qualcosa che
non udii. Ma finsi di aver capito e annuii, sorridendo.
Era un venerd sera, l'ultimo giorno del fine settimana, e
Mama stava stirando i nostri vestiti, per far contento Baba,
credo. Negli ultimi tempi tornava a casa tardi, con la borsa
pi pesante del mio fratellino, che lui avrebbe voluto vedere
di pi. Ma Gamal si addormentava prima che Baba tornasse
a casa. Mama non lo faceva apposta, ma Baba era convinto
di s.
Dunque, quel fine settimana Mama stir una montagna
di panni e le rimaneva solo una camicia: quella che Baba
aveva preso in Inghilterra quando era andato a trovare il suo
migliore amico dei tempi della scuola.
La settimana prima, durante la partita a carte degli uomini,
Baba aveva raccontato: Eravamo da Harrod's e io gli ho
detto: Razza di idiota, non ti azzardare a pagare quella camicia
e lui: Habibi, sei venuto fin qui apposta per me e hai
due bocche da sfamare, quindi siediti e sta' zitto. E io:
Senti, habibi, ho la mia dignit, e lui mi ha guardato e mi
ha detto: Fratello, la tua dignit usala in modo pi saggio,
cos gliel'ho lasciata comprare, a quello sbruffone.  la camicia
pi bella che ho.
Dunque, a Mama mancava proprio quell'ultima camicia,
e l'aveva abbandonata un istante per rispondere al telefono.
Io stavo giocando con cinque sassi che avevo dipinto con lo
smalto rosso di Mama e, d'un tratto, sentii odore di bruciato.
Lanciai un'occhiata alla camicia e vidi il fumo, cos mi
avvicinai all'asse da stiro e sollevai il ferro. Ma lo sollevai male
e mi bruciai il palmo. Sentii il calore attraversarmi tutto il corpo
e lanciai un urlo di dolore. Mama si precipit nella stanza
per controllare la culla di Gamal e, dopo essersi accertata
che stesse bene, guard nella mia direzione e si rese conto che
la camicia si era bruciata (ma non che anche la mia povera
mano lo era). In quel momento, entr Baba, il cui sguardo
fiammeggiante pass dalla camicia alla mia mano. Poi, come
al rallentatore, vidi la sua coscia che sollev il ginocchio che
sollev lo stinco che sollev il piede, e la sua scarpa marrone
atterrare sul sedere di Mama. Lei non parve scioccata da quel
gesto, ma emise un gemito che svegli Gamal. Lui si mise a
piangere, io gridai per Mama, per la mia mano e per Gamal,
e Baba url: Ma che famiglia  questa, che vita  questa!.
Poi and in camera, sbatt la porta e la chiuse a chiave.
Mama torn al telefono, disse che mio padre era un pazzo
isterico alla sorella che la stava chiamando da Alessandria
per raccontarle della sua movimentata vita da single, le
mand una sfilza di baci e riagganci.
La casa sprofond presto nell'oscurit. Gamal si era riaddormentato
e anche per me era giunta l'ora di andare a letto,
ma ero triste e turbata. Chiesi a Mama un bicchier d'acqua
e lei me lo port. Le chiesi anche un panino al formaggio,
ma ottenni questa risposta: Perch? Tanto non hai fame.
S, invece!
No, vuoi solo farmi lavorare.
No, Mama, davvero, sto morendo di fame.
Puoi mangiarti il veleno, per quanto mi riguarda.
Mama, solo un panino.
Giura.
Te lo giuro su Dio onnipotente e sulla Ka'ba e sul profeta
Maometto, che la pace sia con lui: solo un panino.
Lei si trascin in cucina grattandosi la testa, e torn indietro
con un panino, senza nemmeno il piatto. Io lo divorai e
poi le chiesi altra acqua.
Beviti la saliva disse lei, poi si tolse il vestito da sopra
la testa, si infil una gallabiya appena stirata e si mise a letto
insieme a me. Lo sapevo che era solo perch Baba aveva
chiuso la porta a chiave, ma feci finta che fosse perch quella
notte voleva coccolarmi.
Stavo per addormentarmi, quando mi chiese bruscamente:
Qual  la cosa pi importante che hai?. Io risposi senza
pensarci: La mia dignit, karamti, perch era quello che
diceva sempre Baba.
Lei mi diede un pizzicotto sul fianco, mi disse che non
dovevo diventare seria come Baba, e aggiunse: Il senso dell'umorismo.
La mattina dopo, non avevo nessuna voglia di uscire dal
mio comodo letto che Mama riempiva col calore del suo
corpo e il suo odore, anche se avevo ancora addosso le briciole
del panino della sera prima. Mama, per, mi disse che
avrei perso lo scuolabus, cos mi alzai e indossai la divisa perfettamente
stirata. La camicia inamidata era rigida come i
vestiti delle mie bambole di carta. Non osai chiedere a Mama
di prepararmi il pranzo. L'aquila blu sulla fiancata dello
scuolabus apparve proprio mentre correvo alla fermata. Non
appena salii, mi resi conto che la sera prima non avevo fatto
i compiti: la maestra ci aveva chiesto di fare due disegni che
illustrassero il nostro fine settimana. Linda sal sull'autobus
e si sedette vicino a me. Lo sai quanto fa due per tre? mi
chiese. Cinque risposi io, tirando fuori un foglio di carta
e una matita. Sbagliato: sei. Sono brava in matematica, ecco
perch lo so.
Io guardai fuori dal finestrino e mi chiesi in cosa fossi
brava. Poi guardai la scottatura sulla mano e pensai al livido
che avevo visto sul sedere di Mama la sera precedente, prima
che si infilasse la camicia da notte. In quell'istante, mi torn
in mente ci che mi aveva detto a proposito del senso dell'umorismo
e feci due disegni: uno raffigurava la mia mano
con l'impronta del ferro da stiro, l'altro il sedere di Mama
con l'impronta di una scarpa. Poi, mentre l'autobus curvava
bruscamente in Ring Road 5, scarabocchiai Il mio fine
settimana e il mio nome in cima al foglio. Il senso dell'umorismo:
ecco in cosa volevo essere brava.
...
.
...
Due.
...
.
...
Frammenti di Dio.
...
.
...
Prima che mettessero al mondo le mie due met, prima che
arrivassi tra loro, Mama e Baba erano stati una coppia felice
per cinque anni. Quando nacqui, avevano entrambi venticinque
anni, ed erano sposati da meno di uno. Si erano
conosciuti una mattina presto, mentre attraversavano i binari
del tram ad Alessandria d'Egitto, otto anni prima di sposarsi.
Mama indossava la divisa del liceo, Baba la sua tenuta
da fannullone; lei stava andando a scuola, lui stava tornando
a casa dopo una partita a carte ad alto tasso alcolico finita
tardissimo. Mama affermava di aver fatto schioccare con
nonchalance l'elastico delle mutandine in un civettuolo tentativo
di flirt, ma Baba negava categoricamente che le cose
fossero andate cos (per forza, non erano mai d'accordo su
nulla), e sosteneva che lei non lo aveva degnato di uno sguardo,
mentre lui, essendo un uomo, si era innamorato a prima
vista.
 vero che non ti ho guardato, perch sono praticamente
cieca, ma ho fatto schioccare l'elastico, eccome. Solo che
tu eri troppo ubriaco per accorgertene.
Non ero affatto ubriaco, e tu non hai fatto nulla del
genere. Non ti avrei mai sposata se avessi fatto schioccare
l'elastico delle mutande per attirare la mia attenzione, quindi
ringrazia Dio che non me ne sia accorto.
Invece io vorrei che te ne fossi accorto, cos mi avresti
trovata rivoltante, e non ti saresti innamorato di me, e ora
non saremmo sposati.
Be', evidentemente era destino che non me ne accorgessi:
il Signore ha voluto cos.
Andiamo, non penserai mica che Dio onnipotente, dall'alto
dei cieli, mi abbia vista schioccare l'elastico delle mutande
e abbia pensato: Che sia benedetto, non posso lasciare
che quel ragazzo cos bello ma un po' bigotto veda quella
graziosa ragazza mentre fa schioccare l'elastico delle mutandine
rosa: devo fare in modo che non se ne accorga. Neanche
fosse il tuo segretario!
Avevi le mutande rosa? Ti ricordi persino il colore? E
dici di non esserti innamorata di me a prima vista!
Me lo sono inventato per dare un tocco di umorismo alla
storia:  divertente pensare che Dio sapesse di che colore
avevo le mutande, dal momento che Allah  il sapiente, il
ben informato ribatt lei, citando la sura di Luqman, come
se, ripetendo le parole di Dio, potesse conquistarsi il Suo
appoggio.
Allora doveva sapere che mi sarei innamorato di te in
ogni caso. Non avevi scampo.
Poich Mama  mezza cieca, lei e Baba non potevano innamorarsi
a prima vista. E in effetti, per via della loro goffaggine
e di quella del mondo che li circondava, durante i primi
due anni si limitarono a incrociarsi sui binari del tram, dentro
i tram, fuori dai caff, agli angoli di strada dopo il cinema
e, d'estate, sulla spiaggia di Ma'moora. A volte, quando
Mama era nelle vicinanze per pi di qualche secondo, Baba,
che voleva fare colpo su di lei, raccontava agli amici qualche
aneddoto alzando il pi possibile la voce. E Mama, che li
ascoltava deliberatamente, li trovava molto teneri nella loro
disperazione; in quel modo Baba le aveva detto tutto ci che
poteva su di s.
Binari del tram di Alessandria, 1968: ...e allora gli ho detto
che, se avessi fatto il dottore, avrei sezionato le rane, non i
versi di al-Mutanabbi o degli altri nostri grandi poeti. (Tentativo
di Baba di far sapere a Mama che era un poeta.)
Nel frattempo, Mama, che ha sempre avuto un forte spirito
di competizione, pens di fornirgli informazioni su di s
suonando il piano, ma, quando si rese conto che probabilmente
Baba non l'avrebbe mai sentita suonare (a meno che
non fosse riuscita a farlo portando un pianoforte con le ruote
sui binari di un tram), cominci a tirar fuori gli spartiti dalla
cartella e a tenerli in mano, facendo in modo che i titoli delle
opere fossero rivolti verso l'esterno. Cos, il sole splendeva
sugli antichi edifici in stile parigino con le persiane verdi e
i muri di un bianco rosato, Baba se ne stava all'angolo di
Saad Zaghlul Street, e Mama passava con gli spartiti stretti
contro il petto, Frdric Chopin, Ballata n 3 in la-bemolle
maggiore, op. 47. Lui si illuminava quando la vedeva, e lei
era felice di attirare la sua attenzione. Non poteva immaginare
che Baba non sapeva un tubo di musica (per quanto lo
riguardava, Chopinian era l'armeno che vendeva polli al
mercato di Ibrahimiyya), a parte qualche canzone patriottica
o una melodia sulla quale lui e i suoi amici potessero ballare
la dabka.
Alessandria, tram, fine 1969: ...e quando nacqui, mia
madre era esausta per aver allevato sei femmine e perso tre
maschi. (Baba fa sapere a Mama che  l'unico maschio di
casa e ha bisogno di molte attenzioni.)
Mama, che teneva i libri di teoria musicale e di letteratura
francese sulle ginocchia, scese alla fermata dell'Universit
di Alessandria, la stessa di Baba, comunicandogli cos di non
essere pi una liceale, e il tram, giunto al capolinea, ripart a
scatti, mentre gli studenti si disperdevano in diverse direzioni.
Fu sul tram che Baba si accorse finalmente che Mama
gli stava inviando dei segnali attraverso le copertine dei libri
ma, purtroppo per lui, l'unica lingua straniera che conosceva
era l'inglese, e neanche tanto bene. Cos, tornava a casa
dai coinquilini palestinesi e, mentre giocavano a carte o fumavano
sigarette da quattro soldi, discuteva con loro dell'istruzione
che avevano ricevuto, dicendo che l'unica cosa
che si ricordava dell'inglese era un insegnante che sbatteva
le mani sulla cattedra urlando: Remember! Yata-thakk-ar!.
'Fanculo l'inglese bofonchiavano i suoi amici. Perch
ci tieni tanto a impararlo?
Non ci tengo, infatti. Io voglio imparare il francese e il
greco.
Bevi, bevi, fratello dicevano gli altri, offrendogli una sigaretta.
Alessandria, fuori dal Delice Caf, 1970: ...Non riuscivo
a immaginare un connubio migliore di quello fra architettura
e poesia; amo entrambe, e non posso pensare di separarle.
(Baba fa sapere a Mama che  ancora un poeta, ma
poich deve mangiare, ha deciso di fare l'architetto.)
Mama smise di tenere i libri stretti contro il petto, e, pur
essendo terribilmente timida, cominci anche lei a urlare informazioni,
ma non con la stessa discrezione di Baba e, per
giunta, ad amiche che non conoscevano il suo intento segreto.
Spiaggia di Nefertiti, Montazah, 1971: Mia madre, che
 greca, mi sta confezionando un abito per il saggio, che si
terr GIOVED prossimo nel salone del PALAZZO della MUSICA
alle CINQUE di POMERIGGIO, e mio padre, che  egiziano e
musulmano, non vede l'ora di venire.
Ehl-'araf da ya Ruz, piantala di urlarmi nelle orecchie!
esclam la sua amica Margot.
Infatti, e poi perch ci stai facendo l'albero genealogico
della tua famiglia? aggiunse Salma.
Mama si pass le dita fra i capelli maledettamente crespi,
per domare i quali ogni settimana spendeva cinque lire dal
parrucchiere e trascorreva cinque ore china sull'asse da stiro
dove sua madre li stirava nel senso letterale del termine.
Baba and al saggio e si sedette in fondo alla sala, ammirato
dal fatto che le dita di Mama potessero muoversi con
tanta rapidit per ben cinque minuti. Chiese al signore seduto
alla sua sinistra come si chiamasse quel pezzo, ma questi
alz le spalle, mentre l'uomo seduto alla sua destra sussurr:
Pour le Piano di Debussy. Sulla fronte di Baba comparve
un enorme punto interrogativo. Poi fu la volta di una suite di
Bach. Baba si agit sulla sedia, un po' stufo. Stava elencando
mentalmente tutti i motivi per cui non gli piaceva la musica
classica: non era fatta per lui, un ragazzo di montagna con un
passato di sofferenze; lo stesso valeva per i Beatles e per qualsiasi
altro esponente della cultura pop che i suoi coetanei, che
sembravano non avere i suoi sensi di colpa n i suoi condizionamenti,
adoravano. Era occidentale, strana, ispirata e
presuntuosa. Si gratt il mento e sporse le labbra. Poi, per,
Mama lo conquist: suon un brano di Chopin, la sua terza
ballata, e Baba rimase affascinato dalla melodia iniziale, che
gli fece provare sentimenti che non conosceva. Ma dur
poco: le dissonanze che seguirono gli fecero rimpiangere
quella melodia, che torn, come in risposta a una sua muta
richiesta, per poi perdersi di nuovo nelle dissonanze. E tornare
ancora una volta. Baba era sconvolto da quanto quella
melodia lo commuovesse e da quanto desiderasse riascoltarla.
Il fatto era che gli ricordava casa sua.
Scrisse i suoi sentimenti sul quaderno di poesie, come
materiale per un nuovo componimento, ma non riusc a trovare
il coraggio di presentarsi a Mama. Cos, dopo il saggio,
lei mangi sei clairs al cioccolato, quattro luqmat el qadis,
una crme brle e una terrina di basbusa. Nei due giorni seguenti,
vag avvilita per casa con i capelli crespi e una camicia
da notte sporca, abbracciando una radiolina che un po'
come lei - met egiziana e met greca - era costantemente
bloccata fra due stazioni.
Spiaggia di Ma'moora, Alessandria, estate 1971. Baba
disse: Sar una serata straordinaria. Sono impaziente di
vedere come il pubblico reagir alle nostre poesie.
Parlava con l'amico poeta Ghazi, ignaro del fatto che
Mama fosse proprio dietro di lui, in attesa di ricevere uno
dei volantini che stavano distribuendo.
2 AGOSTO 1971
Ibrahimiyya Hall, Universit di Alessandria, ore 19
UNA NOTTE DI POESIA CON I GIOVANI POETI
Ghazi al-Taher Waheed Ammar Tawfeeq Nabulsi
Mama lo ringrazi del volantino, non fece schioccare l'elastico
delle mutandine, and alla serata, lo ud leggere: Quando
i baci eran pi dolci di un furto / Quando un tocco era una
malia / Oh, se i ricordi potessero tornare / Ma pu il cuore
tornare puro? e si innamor di lui all'istante. Quella volta,
non essendoci in giro pianoforti a renderlo nervoso, Baba finalmente
si fece avanti. Sorprendendo se stesso, si present
come Said. Lei si vergogn perch disse: Piacere di conoscerti
(Fur-sa saida) femminilizzando involontariamente il suo
nome, e lui si vergogn perch si era presentato con un nome
che non usava da quando era bambino. Trascorse il resto della
serata a cercare di farle capire - senza sembrarle un bugiardo
o uno squilibrato - che ormai lo chiamavano tutti Waheed, e
a chiedersi perch mai si fosse presentato in quel modo.
Cos, Baba e Mama posero fine al loro maldestro corteggiamento
e recuperarono gli anni perduti cominciando a
vedersi, nei caff sul lungomare e, in seguito, una volta al
mese, al Cairo, dove Mama si era iscritta al conservatorio.
Prendevano lo stesso treno, si sedevano uno di fronte all'altra
e parlavano, godendosi l'intimit di quelle tre ore. Parlavano
e basta. Non discutevano, non minacciavano di divorziare,
non si lanciavano oggetti (a parte, forse, i vestiti, ma quello,
a sentir loro, solo dopo il matrimonio).
Dopo la guerra del '73 fra Egitto e Israele, Baba scrisse
una poesia che fece il giro dei circoli letterari alessandrini.
Era intitolata Rivoluzionario, dal celebre studio di Chopin, e,
sebbene quasi tutti credessero che l'amata a cui si rivolgeva
fosse la cultura araba, in realt si trattava della mamma. In
occasione di un appuntamento, il pi importante della loro
vita, Baba port un'appendice a Rivoluzionario in cui chiedeva
la mano bella e scura di Mama. Quel pomeriggio si incontrarono
in uno dei loro posti preferiti: un ristorantino sul
lungomare; lei era appena uscita dal parrucchiere, e la sua
lunga chioma nera era raccolta in uno chignon che sfidava
la legge di gravit e che a mio padre parve esageratamente
grande.
Quel cretino si sentiva un artista esord Mama, indicando
la torre di Pisa che aveva sulla testa, e preg Baba di
non farci caso.
Lui, per tutta risposta, estrasse di tasca un foglio di carta
e cominci a recitare i suoi versi ma, proprio sul pi bello
(almeno, quello che lui considerava il pi bello), il malefico
vento di Alessandria soffi talmente forte che l'acconciatura
di Mama croll rovinosamente, anzi, a sentire Baba, parte
della chioma vol via e fin tra le onde del Mediterraneo.
Non  vero! protestava Mama quando mio padre raccontava
quell'episodio. Te lo sei inventato! Non avevo nessun
toupet!
E io non avevo i baffi! Ya sheikha - Andiamo, signora,
il parrucchiere ti aveva messo un toupet per ingrandire lo
chignon, ammettilo!
Mai! gridava Mama lasciando la stanza.
Ammettilo! I tuoi capelli veri / come un manto, tutti
neri / e il toupet in volo a planare / per finir dritto nel mare.
Ammettilo!
Va' all'inferno!
A ogni modo, la dichiarazione non fu rimandata, e Mama
lasci che Baba la baciasse contro il parapetto arrugginito
in riva al mare.
Baba si laure in architettura, Mama in musica e composizione,
e poco dopo lui, che non sapeva bene chi fosse e
quale fosse casa sua, essendo stato diffidato dal tornare in
Palestina dopo la guerra del 1967, chiese alla mamma che,
nata e cresciuta nello stesso posto, aveva radici forti, di sposarlo.
Baba chiese la sua mano a mio nonno, ex militare ed
ex Libero Ufficiale, non particolarmente entusiasta all'idea
di dare in sposa la sua primogenita a un palestinese senza
famiglia che l'avrebbe portata via. Baba, infatti, era stato
assunto da un'azienda di progettazione impianti kuwaitiana
che gli aveva fatto ottenere un tirocinio di un anno presso
un modesto studio d'architettura di Boston, al termine del
quale avrebbe avuto un posto di lavoro fisso in Kuwait.
Mama, per, era certa di aver trovato l'anima gemella, e sua
madre, una donna tenace ed energica, affascinata dall'idea
che sarebbe stato un poeta ad accompagnare la figlia nel
viaggio della vita, incoraggi l'unione e, poich era testarda
come un mulo, mio nonno fu costretto a capitolare.
Nei mesi precedenti il matrimonio, Baba lavorava fino a
tardi presso la filiale locale dell'azienda kuwaitiana, cos da
permettersi di comprare dei biglietti dalla Palestina all'Egitto
(via Giordania) per la madre e il padre (entusiasti all'idea
del matrimonio del loro unico figlio maschio con una bellissima
ragazza che, essendo egiziana, parlava come una star
del cinema) e per due delle sei sorelle: Kameela, che amava
quasi pi di mia madre, e la maggiore, Samira, che si era occupata
di lui finch non si era a sua volta sposata, sedici anni
prima, e che lui amava almeno quanto sua madre. I familiari
di Baba presero un taxi da Jenin la mattina presto, attraversarono
il ponte di Allenby entrando in Giordania, poi
presero un altro taxi per l'aeroporto di Amman, dove si imbarcarono
su un volo diretto ad Alessandria.
Yia Yia, la nonna, diceva sempre a mia madre di non
mangiare dalla pentola (cosa che Mama fa ancora oggi), ma
di prendere un piatto come un essere umano, o zay elnas,
come la gente normale. Mama le disobbediva e mangiava
dalla pentola, in piedi davanti al fornello, e Yia Yia le raccomandava
di non esagerare col cibo, perch polla faya polla
scata (pi mangi pi caghi), e accidenti, se non la piantava
di mangiare da quella maledetta pentola il giorno del suo
matrimonio sarebbe piovuto, non lo sapeva? Mama continuava
a rimpinzarsi di moussaka e riso e diceva alla madre
che non esisteva alcun legame tra mangiare dalla pentola e
la pioggia ai matrimoni.
Il giorno delle nozze di Baba e Mama, i primi di ottobre
del 1975, pioveva a dirotto sul parabrezza della Fiat che avevano
preso in prestito e che mia zia Sonya aveva decorato
con enormi mazzi di gelsomini e nastri gialli. Sotto la pioggia
torrenziale gli sposini percorsero il trafficato lungomare
di Alessandria con un seguito di auto strombazzanti, finch
non giunsero all'Hotel Palestine, nell'antico parco reale, dove
li attendeva una danzatrice del ventre con i capelli crespi
per via dell'umidit. Anni dopo, guardai per ore le foto di
mia madre con l'abito bianco di tulle, in piedi accanto a mio
padre, nell'album bianco che Geddo teneva su uno scaffale.
In una lei aveva la bocca socchiusa e si vedevano i denti storti
che a Baba facevano pensare a certi obbrobri dell'edilizia
urbana egiziana. Lui, invece, aveva un velo di barba che a
Mama ricordava uno spartito musicale.
Le storie di Mama e Baba erano molto ben congegnate e
avevano tra i protagonisti Dio in veste di segretario di uno
dei due. I loro litigi si scatenavano spesso a causa di quelle
storie, e sia i litigi sia le storie erano come i miti, venivano
raccontati innumerevoli volte. Fu cos che Mama e Baba divennero
i miei di.
Del resto, avevo solo otto anni, e non riuscivo a concepire
l'idea di un Dio pi grande, dello spazio infinito, dell'anima
o della religione. Il Ges di Linda, il mio Maometto, il
Marx del barbiere Sherif... chi erano in realt? Cosa ci sarebbe
accaduto dopo la morte? Perch dovevo pensare alla
morte, mi chiedeva Mama. Lei non voleva pensarci. Voleva
dimenticare sua madre.
L'idea di Mama secondo cui le anime sono simili a onde
del mare continuava a riecheggiarmi nella testa come le note
delle sue canzoni. Ne parlai a Tamer e a Linda, ma risero di
me, e Tamer lo tir fuori durante l'ora di religione.
Onde? Chi ti ha detto una stupidaggine del genere? gli
chiese l'insegnante, il signor Dawoud. Tamer indic me.
 vero? domand il signor Dawoud.
No. Non so se  vero, perch nessuno sa com' la vita
dopo la morte.
Dio lo sa! tuon il signor Dawoud. E Dio dice che le
nostre anime tornano a Lui, non ad altri perch le riutilizzino.
Sissignore. Ma sta' un po' zitto.
Le nostre anime attendono l'aldil, dove saremo tutti
giudicati.
Io immaginai le nostre anime in fila come al supermercato.
Poi il signor Dawoud si sedette e si ricompose, passandosi
una mano sul riporto. Se leggerai il Corano, lo imparerai
disse. E aggiunse, sistemandosi la cintura: Chi di voi
studier meglio il Corano potr prendere parte alla gara che
si terr nella Scuola maschile di Kuwait City. I tre finalisti
vinceranno un buono da spendere. Ma non  quello il vero
premio. Chi vincer la gara e mentre lo diceva scrutava
attentamente i ragazzi in prima fila avr dimostrato di capire
il Corano (io intesi: Dio) meglio dei compagni.
Volevo vincere quella gara.
Mi precipitai fuori dallo scuolabus per dirlo subito a
Mama. Lei stava allattando Gamal e guardando una tamsiliyya
- il marito stava per divorziare dall'eroina - e si port
un dito alla bocca facendo Shhh!, cos alzai gli occhi al cielo
e aspettai, le mani sui fianchi, che lui pronunciasse tre volte
la fatidica frase: Voglio il divorzio! Voglio il divorzio!. La
musica si fece pi incalzante. Voglio... No! Non farlo!
Voglio il... No, ti supplico! Div... AAAAAAAAH!
E poi, al rallentatore: ...o r z i o!. L'eroina svenne e Mama
si volt verso di me.
Allora? Che c'? Io le raccontai che l'insegnante di religione
non credeva nella sua teoria dell'oceano-delle-anime e
che ci sarebbe stata una gara di Corano, e che l'avrei vinta.
Mama era felice per me, ma mi consigli di non dirlo subito
a Baba. Mancano pi di due settimane. Se lo dici subito
ad Abuki, ti costringer a ripassare i versetti per tutto il fine
settimana. Mi prometti che aspetterai qualche giorno prima
di parlargliene?
Promesso dissi io.
Bene. Ora vai in camera tua, che ti ho comprato una
cosa. Te l'ho messa sulla scrivania.
Negli ultimi tempi Mama aveva dei sensi di colpa nei miei
confronti. Lo sentivo. Ogni giorno, quando tornavo da scuola,
trovavo una sorpresa. Quella volta era una raccolta di adesivi
di una super eroina: la Donna delle Meraviglie. Aveva dei
pantaloncini a stelle, un lazo dorato e una corona al posto del
cappello. Quell'ultimo dettaglio mi affascin. Com'era possibile
portare una corona con tanta disinvoltura?
Il suo vero nome  Wonder Woman mi spieg Mama
dal tinello ma qui l'hanno tradotto cos.
Come fai a saperlo? le chiesi, staccando con cura gli
adesivi per evitare che i bordi si strappassero e attaccandoli
in tutta la stanza.
Perch quando vivevo in America c'era un telefilm su di
lei. E s'intitolava Wonder Woman, appunto. Poi entr correndo
in camera mia, a braccia tese, come se volesse sconfiggere
le forze del male.
Mama, le somigli dissi io, lanciando un'occhiata agli
adesivi.
Davvero? Lo pensi veramente? Attacchiamone qualcuno
sulla testiera del letto. Mama era davvero bellissima, ma
non se ne rendeva conto. Si metteva il rossetto e faceva la
dieta. Ogni volta che le dicevo che era bella, si illuminava.
Decisi di farle una corona-cappello.
Dopo aver attaccato gli ultimi adesivi sulla testiera, mi sedetti
sul letto a contemplare Wonder Woman. Mi piacevano
i suoi capelli ondulati e cos neri da sembrare blu: neri come
quelli di Mama, ondulati come i miei. Osservai l'aquila dorata
disegnata sul bustino: somigliava a quella della bandiera
egiziana. Ammirai il lazo, che mi ricordava la corda che le
donne palestinesi legano ai secchi e intorno al collo delle
capre. Le scrutai le braccia in cerca di peli, ma non ne avevano.
E quando vidi le stelle sui pantaloncini, pensai al mio
passaporto blu, e al fatto che ero nata in America. Mi chiesi
se anche Wonder Woman fosse egiziana, palestinese e americana
come me. Rimasi a guardare gli adesivi per ore, finch
gli occhi non mi si incrociarono e cominciai a vedere eroine
col lazo in tutta la casa.
Baba torn dal lavoro, mi prese in braccio, mi baci sulle
guance e mi chiese di fargli vedere i compiti. Era la prima
delle sue letture serali. Dopo averli controllati e corretti, esaminava
le bollette. Poi sprofondava nel divano e leggeva il
giornale, visto che non aveva tempo di farlo al lavoro.
Prima di addormentarmi, lo ascoltavo sfogliare il giornale
sul divano. A volte leggeva lo Sharq al Awsat, altre volte
l'Al-Ahram. Ascoltavo il fruscio delle pagine, e quel rumore
mi confortava. Lui leggeva e malediceva, nell'ordine:
1. L'ipocrisia degli arabi, sporchi arabi,
2. Gli americani e il loro capitalismo,
3. I sionisti e il loro sionismo,
4. I vignettisti socialisti e le loro vignette che non fanno
ridere.
Io mi addormentavo sempre fra la prima e la seconda.
Nelle serate storte, poco prima della terza.
Quella notte mi svegliai tutta sudata e con la bocca secca
per via di un incubo. Mi rigirai un po' nel letto e credetti di
udire Baba voltare le pagine del giornale. Chiesi dell'acqua,
ma nessuno rispose, cos mi alzai, andai in bagno, me ne versai
un bicchiere e, uscendo, vidi che non c'era nessuno in
tinello, n in camera da letto, n sul terrazzo.
Dopo un'indagine pi approfondita (cucina, bagno di nuovo,
sotto il tavolo da pranzo, armadi), capii che Mama e Baba
erano usciti, lasciandomi sola con Gamal.
Spaventata, corsi a infilarmi sotto le coperte. Quante volte
l'avevano gi fatto? Fui sopraffatta da un sentimento familiare:
ero una stupida. Mi chiesi quante altre volte ero stata
ingannata. Mama e Baba mi volevano davvero bene? Ero al
sicuro nel mondo? Chi mi proteggeva? Poi la cosa degener:
il mondo esisteva davvero? Dio esisteva davvero? Io esistevo
davvero?
Chiusi gli occhi e cominciai a cullarmi da sola, furiosamente.
Mentre lo facevo, udivo il giornale di Baba. Sollevai
la testa e mi resi conto che quel fruscio era in realt il rumore
dei miei capelli che si impigliavano agli adesivi di Wonder
Woman. Cos continuai a cullarmi, fingendo che quel suono
provenisse dal giornale di Baba, seduto sul vecchio divano
verde che i miei genitori fecero ricoprire tre volte prima di
decidersi a buttarlo via.
E cercai di convincermi che fossero Baba, con la sua immaginaria
carta di giornale, e Wonder Woman, con il suo lazo
avvolto delicatamente intorno ai miei capelli, a cullarmi
per farmi addormentare, anche se in realt ero io, solo io. Fu
cos che imparai a non prendermi mai il merito di qualcosa,
anche quando l'avevo fatto tutto da sola.
Il mio religiosissimo cugino Esam stava per sbarcare in
Kuwait dalla lontana Cisgiordania. In realt, l'aereo su cui
viaggiava era partito dalla Giordania, poich non c'erano
aeroporti a Jenin e in generale nei territori occupati, cos
dovette prendere vari autobus e taxi e attraversare ponti e
fiumi e posti di blocco per raggiungere Amman.
Esam era vecchio: aveva pi o meno diciott'anni, e Mama
e Baba dicevano, scherzando, che avrebbe potuto chiedere
la mia mano. Io sentii una stretta al mio stomaco di bambina
di otto anni, ma Baba dichiar serio, i folti baffi scuri che
facevano pensare a un bozzolo: Non preoccuparti, non ti
sposerai finch non vorrai farlo. E non vorrai farlo finch
non avrai finito il dottorato. E questo  quanto!. Io ridacchiai
nervosamente, felice di non dover sposare nessuno.
Mentre compilavamo il modulo di partecipazione alla gara,
Baba mi disse, sfogliando il Corano, che dovevo impararne
a memoria un versetto. Io annui e mi chiesi quale avrebbe
scelto. Non uno lungo, mi augurai. Per favore, Dio, mi
piace tanto quello che hai scritto, ma non mi va di imparare
a memoria un versetto troppo lungo.
Baba ne scelse alcuni brevi, invece di uno lungo. Non gli
chiesi perch, ma lui mi spieg che gli ultimi versetti del Corano
mi sarebbero stati utili in futuro. Te li ricorderai per
tutta la vita. Non voglio che ti prepari per una gara e basta.
La vita stessa  una prova. Conoscere a memoria questi versetti
ti aiuter a superarla, e ti dar conforto.
Io mi sedetti sul pavimento di fronte a lui, con in mano
un'altra copia del Corano. Lui leggeva e io ripetevo. Pensai
al profeta che tornava a casa dalla grotta dopo aver udito per
la prima volta quelle parole, e alla moglie Khadijja che lo
avvolgeva in una coperta e lo confortava.
Esam arriv la sera successiva. Sembrava esausto: prima
di venire in Kuwait aveva fatto tappa in Arabia Saudita per
fare Y'Umra, vale a dire il mini-pellegrinaggio alla Mecca.
Accidenti, bravo, proprio bravo lo elogi Baba, dandogli
una pacca sulla spalla.
Anche tu dovresti farlo, zio disse Esam. Baba distolse
lo sguardo e chiese a Mama di apparecchiare la tavola.
L'aiutai a portare in tavola formaggi, olio d'oliva, za'tar, pane,
yogurt, frutta, marmellata, barbabietole sottaceto e peperoni.
Poi ci sedemmo ed Esam mangi in fretta, riempiendosi
di briciole quel suo barbone che sembrava un cespuglio.
Ruza, tesoro, puoi accendere la TV? chiese Baba. Guardammo
il telegiornale immersi in un silenzio di tomba interrotto
solo da una domanda di circostanza di Baba, che chiese
a Esam come stessero sua madre e le sue sorelle, e da qualche
mia sporadica risatina provocata dal buffo arabo utilizzato
dallo speaker; gli speaker, infatti, parlavano sempre in
arabo standard, il che rendeva tutto ci che dicevano molto
serio e compassato. Quando arrivarono le previsioni del tempo,
Esam balz dal vecchio divano verde, si lanci verso il
televisore, e lo spense gridando: Dio vi perdoni!.
Che cosa succede? chiese Baba.
Le previsioni del tempo sono blasfeme rispose Esam,
con l'affanno. Non puoi non saperlo, zio.
Baba mescol nervosamente il t. Veramente non lo sapevo,
'Amo disse, chiamando Esam affettuosamente zio,
cos come a volte chiamava me baba. Mi piaceva il modo
in cui gli adulti usavano i propri nomi per i familiari pi giovani,
per cui i nonni chiamavano i nipoti geddo, le madri
i bambini Mama e le zie i nipoti con auntie. Quell'appellativo
affettuoso parve tranquillizzare Esam, che si riavvicin
al divano e riprese a respirare regolarmente, senza
per riaccendere il televisore.
Ho sempre pensato continu Baba, poggiando la tazza
di t sulle ginocchia che Dio onnipotente ci avesse dotato
di un cervello in modo che potessimo scoprire da soli certe
cose: il clima, la chimica, la matematica, la filosofia, la fisica...
tutte cose utili...
Prevedere il tempo replic Esam, alzando la voce equivale
a prevedere il futuro, cosa che pu fare solo Dio. I meteorologi
sono come... gli stregoni, e sai bene cosa disse Allah
a proposito della magia!
Siediti e sta' zitto sibil Baba, per una volta non a me.
Poi allung una mano verso il tavolino, prese una sigaretta
(da dove non avrei saputo dire), e l'accese con i fiammiferi
che usavamo per il fornello. Mi disse di andare a prenderli
in cucina, visto che fumava raramente. Il fatto che quella sigaretta
fosse sbucata fuori dal nulla, per, lo fece apparire
ai miei occhi come uno stregone, e temetti che avesse contrariato
Dio, cos ubbidii senza protestare e lamentarmi come
facevo di solito.
Prima di andare a dormire, Esam venne in cucina, dove
stavo facendo i compiti, e prese una caraffa d'acqua dal frigorifero.
Poi si volt verso la porta, si inginocchi e sollev
la caraffa sopra la testa. L'acqua cadde come una cascata nella
sua bella bocca incorniciata dalla barba. Io non riuscivo a
capire perch facesse tante cerimonie: stava solo bevendo un
po' d'acqua. Poi, rapido come era apparso, se ne and. Io
lanciai uno sguardo a Mama, che stava cercando di soffocare
una risata coprendosi la bocca con un mestolo, e che si
volt subito verso il lavabo.
Visto? Adesso vi rendete conto di quanto sono matti i
parenti di mio marito? sussurr ai piatti sporchi. Io non
sapevo se fossero davvero cos matti. In fondo non mi sarebbe
dispiaciuto sposare Esam, il bell'uomo vestito di bianco.
Durante una pausa nello studio del Corano, io e Zeinab,
una bambina che viveva nel nostro condominio, ci sedemmo
sul tappeto per giocare a Memory. Stavo vincendo quando
udii la voce di Esam in corridoio che diceva: Allah  il
pi grande e io mi sporsi a guardarlo. Si prostr con la
fronte sul pavimento e rimase a lungo in quella posizione.
Baba mi aveva detto un giorno che i desideri che esprimi con
la fronte appoggiata sul pavimento sono quelli che contano
di pi.
Giochiamo o no? protest Zeinab, e io mi concentrai
di nuovo sulle carte, ma avevo dimenticato tutto.
Fammi vedere l'orologio chiesi a Zeinab senza staccare
gli occhi di dosso a Esam.
Perch? mi domand lei, sfilandoselo dal polso.
Voglio cronometrare quanto tempo rimane l a esprimere
desideri risposi. Erano le 5,32. Mi chiesi cosa desiderasse
Esam: una ragazza, una nuova casa, un modo pi
rapido per venire in Kuwait dalla Cisgiordania, un paio di
scarpe nuove, un letto pi comodo, un futuro migliore, una
cena squisita (Mama non era una gran cuoca). Voleva tornare
bambino? Gli mancava la sua famiglia?
Lui si rialz alle 5,36 e disse: Allah  il pi grande... Per
favore, Dio, prega per Maometto e il popolo di Maometto
come hai pregato per Ibrahim e il popolo di Ibrahim, e benedici
Maometto e il popolo di Maometto come hai benedetto
Ibrahim e il popolo di Ibrahim....
Chi  il popolo di Ibrahim? chiesi a Zeinab.
Ridammi l'orologio disse lei, e io glielo porsi. Gli Ibrahim
sono una famiglia che organizza dei grandi barbecue
durante l'Eid. Hanno un sacco di figlie, tutte simpatiche. Mi
truccano e mi fanno le trecce...
Come? Impossibile. Perch dovremmo nominarli nelle
nostre preghiere? Perch dovremmo desiderare di essere
come loro?
Non lo so sbuff lei. Erano rimaste quattro carte: due
re e due jack. Vinse lei.
Il signor Dawoud si sedette, si infil gli occhiali e lesse da
un foglio: Chi di voi si  iscritto alla gara dovr presentarsi
domattina alla fermata degli autobus. Prenderemo il numero
13, che ci porter alla Scuola maschile di Kuwait City,
e torneremo per l'ora di pranzo. Le bambine e guard
verso di me dovranno coprirsi i capelli. Anche la mia
amica Riham avrebbe partecipato alla gara, ma lei aveva gi
i capelli coperti. Suo padre, originario dello Yemen, glielo
aveva ordinato. Quando l'avevo vista per la prima volta con
il velo, le avevo chiesto se fosse arrabbiata con suo padre, ma
lei mi aveva risposto che era felice di coprirsi il capo e non
mi aveva pi rivolto la parola.
Baba non mi avrebbe mai permesso di mettermi il velo.
Diceva che era una cosa stupida. Come? Non pensarci nemmeno
esclam quella sera. Lascia perdere quegli idioti.
Per leggere il Corano devi essere pura, certo, ma nessuno ha
mai detto che devi avere il capo coperto.
In quel momento, si ud un colpo di tosse provenire dall'angolo
del tinello in cui era seduto Esam. Perdonami, zio
intervenne ma ci che dici non  esatto. Dio ha stabilito che
le donne devono coprirsi.
Perdonami, 'Amo replic Baba ma taci. Io avrei voluto
baciarlo sulla guancia irsuta. Di solito, quando diceva
taci, non mi piaceva, perch si rivolgeva a me o a Mama.
Quel giorno mi piacque.
E adesso continu Baba, rivolgendosi a me ripassiamo
un po'.
Io ero nervosa, e non recitai bene i versetti. Sulle prime,
Baba fu comprensivo, ma poi, di fronte ai miei continui errori,
cominci a seccarsi. Io avevo la lingua stretta in un nodo
che non riuscivo a sciogliere. Dopo che ebbi pronunciato
male ogni singola parola della surat ul-sharh, and in camera
e torn con una gruccia.
Accidenti. Non volevo farlo arrabbiare ulteriormente, ma
lui se ne stava davanti a me con una gruccia in mano e la cosa
mi rendeva ancora pi nervosa. Cos ripetei il versetto,
sbagliandolo completamente. Non  Non ti abbiamo forse
alzato il tetto? sbott lui, scimmiottando i miei errori. 
Non ti abbiamo forse aperto il petto disse, colpendomi
con la gruccia sul torace come ad aggiungere enfasi. E non
ti abbiamo sbarazzato del fardello che gravava sulle tue spalle?
e mi colp sulla schiena. A quel punto io scoppiai a
piangere e non riuscii pi a parlare.
Non sapevo cosa mi rattristasse di pi: che Baba mi stesse
picchiando o che lo stesse facendo davanti a Esam.
Pronuncia bene le parole! disse. Io non ci riuscivo. E
non ne avevo voglia. Ero affamata e stanca. Avrei voluto che
non fosse cos in collera con me, che non si fosse trasformato
nel mostro che avevo davanti.
Perch gli succedeva? E perch lasciava che gli succedesse?
Sembrava talmente diverso quando era arrabbiato. A
volte si comportava in quel modo anche con Mama: la buttava
per terra, e lei piangeva, gli diceva di smetterla. Ma io
non potevo dirgli di smetterla: avevo paura di farlo nel modo
sbagliato. Ormai ero scossa dai singhiozzi e ansimavo. Baba
smise di picchiarmi e mi ordin di ricominciare.
Io smisi di piangere. Mi ricordavo le parole sadrak, wizrak
e thahrak perch erano quelli i punti che mi facevano male.
Cos le pronunciai correttamente: erano le domande che Dio
aveva fatto a Maometto. Ma fui particolarmente efficace
quando recitai: In verit per ogni difficolt c' una facilit.
S, per ogni difficolt c' una facilit.
Alla fermata dell'autobus c'erano quindici bambini e due
bambine. I maschi erano vestiti come al solito: camicia e pantaloncini
corti. Anche Riham era vestita come al solito: foulard
bianco, abito lungo, camicia e guanti. Io avevo disobbedito
a mio padre: mi ero coperta il capo con un foulard che
avevo rubato nel cassetto di Mama e mi ero tirata gi la gonna,
normalmente lunga fino al polpaccio, di modo che arrivasse
alle caviglie. Il signor Dawoud mi guard e scosse la testa
sorridendo.
Alla Scuola maschile di Kuwait City giunsero decine di
autobus con a bordo gli alunni (per lo pi maschi) di molte
scuole. Ci mettemmo tutti in fila nel cortile e aspettammo
il nostro turno. I bambini scomparivano uno dopo l'altro
dietro una porta per riemergere pochi minuti dopo con
un'espressione sollevata. Io chiusi gli occhi e ripassai mentalmente
i versetti. Quando tocc a me, entrai nella stanza e
mi sedetti su una sedia davanti all'imam. Aveva la pelle scura
e un cappello rosso. La luce era spenta e le tapparelle erano
abbassate. Io incrociai le braccia e recitai i versetti, lasciando
per ultima la sura dell'Apertura. Non feci nemmeno un
errore, anzi: sembr quasi che stessi cantando:
Non ti abbiamo forse aperto il petto ? E non ti abbiamo sbarazzato
del fardello che gravava sulle tue spalle? Non abbiamo
innalzato la tua fama? In verit per ogni difficolt c' una
facilit. S, per ogni difficolt c' una facilit. Appena ne hai il
tempo, mettiti dunque ritto, e aspira al tuo Signore.
Quando ebbi finito, l'imam disse: Grazie, sorella e chin
il capo. Io uscii dalla stanza galvanizzata e sollevata, compatendo
i tanti ancora in fila.
Lo scuolabus entr nel parcheggio della New English
School a novanta chilometri all'ora, come un raggio di sole
rettangolare. Io mi sistemai i capelli sotto la sciarpa e feci il
mio ingresso nel cortile cos, velata e orgogliosa. Le mie amiche
- sunnite, sciite, cristiane, ind e quelle i cui genitori
erano comunisti - mi circondarono e mi tempestarono di
domande.
So solo che... cominciai, ma poi mi interruppi. Avrei
voluto dire che ero fiera di me, perch ero stata brava. Ma
non lo feci, nel timore che, esprimendolo ad alta voce, quel
sentimento sarebbe svanito, e le mie amiche con lui, cos
esclamai: I maschi di quella scuola sono molto pi carini
dei nostri!.
Tornata a casa da sola, andai direttamente in camera, mi
sdraiai sul letto, fissai il soffitto e feci un lungo sospiro. Decisi
di fare un pisolino e, quando chiusi gli occhi, vidi forme
geometriche scure e irregolari, e poi l'imam che chinava il
capo per ringraziarmi. Mi girai sul fianco e, non udendo il
fruscio dei capelli contro gli adesivi, sollevai di scatto la
testa. Guardai la testiera del letto e le pareti e mi resi conto
che gli adesivi di Wonder Woman erano spariti.
Sapevo benissimo chi era il colpevole. Mi avvicinai al mio
fratellino e gli feci aprire la bocca, ma non vidi altro che i suoi
dentini da latte e la piccola lingua rosa. Scusa gli dissi, perplessa.
Ultimamente mangiava di tutto: patate fritte, frammenti
d'intonaco, ali di scarafaggi e vecchie lettere. A causa
sua, l'intera corrispondenza fra Baba e Mama negli anni
1973-1974 era andata perduta.
Quando chiesi a Mama notizie degli adesivi, alz le mani
e scosse la testa: lei non era stata. Erano svaniti nel nulla,
come se Wonder Woman fosse evaporata o volata altrove,
sulla testiera di un altro letto, magari. Come se Dio fosse entrato
in camera mia e li avesse staccati.
Nell'istante in cui formulai quel pensiero, mi avvicinai a
Esam e gli urlai: Sei stato tu a staccare gli adesivi di Wonder
Woman?.
Lui tacque per alcuni lunghissimi secondi, poi disse aggiustandosi
lo zucchetto sulla testa: Vuoi dire le immagini
dell'infedele nuda che erano sopra il tuo letto?. Non mi
sembrava pi tanto bello, anzi, mentre parlava, vidi decine di
verruche spuntargli sul mento. S, sono stato io rispose.
Non era nuda. Aveva i pantaloncini con le stelle e un'aquila
sul bustino come quella della bandiera egiziana! E una
corona per cappello. E il lazo della verit e un sacco di poteri!
Fra cui quello di farmi sentire una bambina normale e
di aiutarmi ad addormentarmi, ma quello non volevo dirglielo.
Non dovresti ammirare una donna del genere ribatt
lui.
Perch no? chiesi io che a quel punto singhiozzavo
senza ritegno.
Perch rispose lui, guardando dritto nei miei occhi di
bambina di otto anni  una volgare prostituta.
Io lanciai un urlo e continuai a piangere disperata. Poi
corsi in camera e mi buttai sul letto pensando a quanto fosse
crudele e ingiusto. Sentivo il cuore battere furiosamente contro
le lenzuola, mentre riempivo di pugni il materasso. Ma
non chiesi mai a Mama di ricomprarmi gli adesivi, n lei si
offr di sostituirli. Sui muri della mia stanza rimasero dei pezzetti
di carta bianca nei punti in cui la colla aveva rifiutato
di separarsi dall'intonaco, e sembrava ci fossero fantasmi di
Wonder Woman ovunque. Per molto tempo dopo la sua
scomparsa, quelle macchie bianche furono per me frammenti
di Dio.
Alla fine della settimana Esam trov un lavoro e un appartamento
in condivisione con altri giovani religiosi come lui.
Cos, raccolse libri e vestiti e attese il furgoncino che doveva
venirlo a prendere fuori dal cancello del condominio, ai piedi
della clessidra. Io gli feci compagnia, un po' triste e un po' no.
Spero che tu abbia un ombrello e dei teli di plastica per le
tue cose. Fra poco piover gli dissi, senza sapere bene perch.
Era una settimana che, per colpa sua, non guardavo le
previsioni del tempo. Avevo solo visto la sabbia sollevarsi in
mulinelli come fa nel deserto, e c'era umidit nell'aria spessa.
Solo Dio pu prevedere il tempo, perch, nel suo infinito
potere, controlla tutto ribatt lui, e si volt dall'altra
parte.
Io rientrai in casa e lo guardai dalla finestra. Continuai a
fissarlo mentre il cielo si oscurava e la pioggia cominciava a
cadere sulle sue spalle e dentro le sue scatole, inzuppando i
libri, i capelli (ormai simili a una scopa bagnata), le scarpe
di cuoio e la gallabiya al punto tale che riuscii a vedergli le
mutande e, pochi istanti dopo, persino la fessura del sedere
sotto le mutande. Ripensai a quando, qualche anno prima,
avevo cercato di sbirciare le mutande dei personaggi sulle
riviste di Mama tagliandone i vestiti con le forbici. Ma avevo
fallito miseramente: mi ero ritrovata alla pagina seguente. In
quel momento, invece, mi sentii davvero Wonder Woman.
...
.
...
Tre.
...
.
...
Questa casa avr la musica.
...
.
...
La settimana successiva alla gara, rimasi a letto fingendo di
avere l'influenza. Mama credette che fossi davvero malata perch
era la stagione dei monsoni e i granelli di polvere riempivano
il cortile simili a jinnis ubriachi. Ero felice di non dover
lasciare la mia camera e che grazie a quell'imbroglio potessi
rimanere da sola senza che nessuno mi si avvicinasse. Me ne
stavo a letto a leggere Dickens, fumetti e libri gialli. Mangiavo
solo panini con lo za tar e mele: gli spicchi duri mi ferivano
le gengive, e sentendo in bocca il sapore del sangue pensavo
alla morte. Ci rimuginai sopra per giorni, finch la fronte
non mi bruci davvero. Poi, alla fine della settimana, Mama
torn a casa e annunci che avrebbe adottato un bambino.
Fu un annuncio plateale, il suo. Butt gi la porta per
farlo entrare in casa: un pianoforte a mezza coda usato. Era
riuscita a mettere da parte abbastanza soldi da comprarselo
da sola, senza dover aspettare che lo facesse Baba.
Lei e le sue amiche Hujran e Paula lo portarono dentro
afferrandolo con le loro unghie perfettamente laccate. Accucciata
sul terrazzo coperto, con lo stomaco che mi brontolava
dalla fame, osservavo le tre donne che trasportavano
quel mobile a tre gambe.
Dopo diversi tentativi di spostarlo, mia madre mi disse:
Vai a prendere i tuoi pattini.
Oh, no pensai.  la fine. Comunque le portai i pattini,
buttandoli sul pavimento accanto ai piedi delle sue amiche.
Loro ne misero uno sotto il piede sinistro del piano, l'altro
sotto il destro, quindi sollevarono la terza gamba e lo
fecero scivolare dentro casa.
Hujran, spingi verso sinistra! Zia Hujran, asmatica,
non era di grande aiuto. Zia Paula, invece, era forte e determinata;
aveva braccia tornite e solide e fu soprattutto lei a
spingere il piano dentro casa. Mentre i miei pattini venivano
fatti a pezzi dal mostro a tre gambe, io piangevo.
Quella sera io e Mama preparammo una cena speciale per
ammansire Baba e fargli accettare l'idea del pianoforte.
Dopo aver aiutato Mama a preparare gli involtini di foglie
di vite e a metterli nella pentola a pressione piena di passata
di pomodoro, lo guardai e chiesi: Posso toccarlo?.
Se puoi toccarlo? ripet Mama, sedendosi sullo sgabello.
Fece scorrere le dita sul legno scheggiato e disse:  questa la
mia vita, adesso, questo strumento... attraverso il quale mi
esprimer. Non me ne star pi in bagno a pulire o in tinello a leggere il giornale. Basta coi giornali. Sono pieni di gente
stupida che fa cose stupide per rovinare il mondo. Io ho la
musica. Questa casa avr la musica. E s, puoi toccarlo.
Poco dopo l'arrivo del piano, nella cassetta della posta
apparve l'attestato, gi incorniciato e con il mio nome scritto
in bella grafia su una linea tratteggiata. Diceva: La studentessa
Nidali Ammar ha vinto la gara di Corano. Firmato:
il preside della Scuola maschile di Kuwait City. Ero una
delle tre finaliste. Baba non la smetteva di sogghignare con
la sua risatina stupida da partita-a-carte-con-gli-amici-ad-
alto-tasso-alcolico che gli faceva venire il singhiozzo, e indicava
il termine tilmith, che designava uno studente di sesso
maschile. Il giudice era stato costretto a modificarlo aggiungendo
una "a" per farlo diventare tilmitha, una femmina. Chiesi
a Baba perch trovasse la cosa tanto divertente, e Mama
si alz dal piano e gli sedette in grembo.
Prova a immaginare il vecchio imam mi disse.
Ok dissi io. Chiusi gli occhi e visualizzai l'uomo con la
pelle scura e il cappello rosso che avevo incontrato alla Scuola
maschile.
Non  abituato a rilasciare simili attestati alle ragazze
aggiunse.
Ora immaginalo mentre lo modifica disse Baba, sempre
ridendo e indicando i punti in cui si vedevano chiaramente
le correzioni.
Ero felice di aver vinto... insomma di essere fra i tre finalisti.
Ma qualcosa mi diceva che Baba era ancora pi felice,
e quella consapevolezza mi turb. La sua felicit non
sembrava derivare tanto dall'orgoglio, quanto da un senso di
soddisfazione personale. Era come se avesse vinto lui. Lo
guardai mentre, sempre scosso dal singhiozzo, quasi al rallentatore
osservava il certificato alla luce proveniente dal
balcone. Mama era gi tornata al piano e stava suonando
qualcosa che credo stesse inventando sul momento. Sapevo
che anche lei era fiera di me, ma era troppo assorbita dalla
creazione per concentrare tutte le sue energie sul mio successo.
Vedendola di spalle, le dita che correvano sui tasti
bianchi e neri, provai l'impulso di abbracciarla, ma non volevo
interromperla. Cos rimasi dov'ero, in mezzo a loro, e
riflettei su cosa significasse per me quella vittoria.
Avevo dieci anni, e durante il fine settimana mi svegliavo
alla stessa ora dei giorni in cui andavo a scuola, solo che facevo
finta di dormire. Cos potevo starmene sotto le coperte
e guardare fuori dalla finestra, o le lenzuola, fantasticando.
Mama aveva comprato quelle lenzuola anni prima: riproducevano
tutto l'alfabeto inglese, e per ogni lettera c'era una
parola. Fissai la C, grande e gialla, e la parola CASTELLO subito
sotto. Se, quando sei a letto e fai finta di dormire, ripeti
all'infinito la parola castello - castello, castello, castello, castello,
castello, castello, castello, castello, castello, castello,
castello, castello, castello, castello, castello, castello, castello,
castello -, questa finisce col perdere significato. La testa
smette di visualizzare un castello e la parola stessa scompare.
Mi piaceva starmene l a far sparire le cose dalla mia testa.
C'era un gioco che adoravo fare, perch mi dava l'impressione
che la mente fluttuasse nell'aria, uscendo dalla finestra
del bagno ed entrando nel marmar, dove si trovavano gli
uccelli. Se non mi fossi fermata in tempo, la mia mente
avrebbe aperto la gabbia e si sarebbe fatta dare un passaggio,
sarebbe volata via con loro. Di solito facevo quel gioco
in bagno. Mi sedevo sul bordo della vasca e guardavo la lampadina
spenta o, se era notte, le mattonelle bianche e rosa
sulle pareti. Poi mi ripetevo una domanda: Ana ana, ana
ana, ana ana?" (Sono io sono io, sono io sono io, sono io
sono io?). Quando la mente si librava in volo, vedevo che io
ero io e basta. Era come se mi vedessi da fuori: fuori dalla
mente, dalla vita, dal corpo. E non ero met e met, ero un
intero, un cerchio. Ma la cosa mi spaventava a tal punto che
tornavo in me, rabbrividendo.
Quel giorno, rimasi a letto a fissare la parola castello
mentre Mama suonava il piano, e mi chiesi se per lei suonare
fosse come per me fare quel gioco. Continuai a pensare,
chiusa nel mio rifugio fantastico, finch Baba non disse a
Mama di smetterla con quel baccano e a tutti noi di sbrigarci:
dovevamo andare da suo cugino, che era anche il suo
migliore amico e viveva a Fahaheel. Noi protestammo finch
lui non ci minacci di morte, poi prese in braccio me e
Gamal come per farci volare. Io mi vestii e aspettai gli altri
nella nostra Oldsmobile, preparandomi al viaggio di venti
minuti per raggiungere il ghetto palestinese.
Prendemmo la strada che attraversava il deserto, passando
davanti a enormi strutture metalliche a forma di A (i convertitori
elettrici) e silos argentati in un paesaggio desolato, per
giungere in un quartiere pieno di edifici grigiastri, piccoli negozi
di alimentari e scuole recintate. Il cugino di Baba viveva in
un palazzo squadrato con un cortile di cemento bianco. Noi
parcheggiammo fuori, attraversammo il cortile e prendemmo
l'ascensore che conduceva all'appartamento. A volte mi chiedevo
perch non abitassimo anche noi in quella zona, ma pi
tardi capii che Baba non voleva vivere con i suoi connazionali perch sentiva di non avere molto a che fare con loro.
Gamal e io andammo in camera di mia cugina Tamara
dove giocammo insieme a lei e al suo fratellino Hatim con un
videogioco Atari, e ci inventammo delle storie. Tamara aveva
quattro anni pi di me e, essendo innamorata di George
Michael, aveva l'armadio tappezzato di poster degli WHAM!
Ci vestimmo all'americana e ballammo sulla musica proveniente
dal piccolo stereo portatile in un angolo della stanza.
Io e Tamara fingevamo di essere le donne fatali di un video
degli wham! e Hatim faceva del suo meglio per imitare George
Michael. Ma Tamara, insoddisfatta della sua interpretazione,
nomin Gamal suo sostituto e nonostante protestasse
rumorosamente gli disegn le basette con l'eyeliner della
madre. Alla fine, stanchi e affamati, corremmo in cucina e
preparammo i panini con lo za'tar. Hatim costrinse Tamara
a scrivere la ricetta segreta con il pennarello verde.
Ingredienti:
Panino al sesamo
Za'tar (timo, semi di sesamo e spezie della fattoria di Sido
in Palestina)
Sottilette Kraft
Per prima cosa, accendete il tostapane. Poi mettete nel panino
tre sottilette e lo za'tar (2-4 cucchiai). Chiudete il panino e
mettetelo nel tostapane finch il formaggio non si fonde. Se il
formaggio fuso fuoriesce dal panino imbrattando tutto il tostapane,
sarete davvero fortunati, perch potrete aspettare che si
indurisca, staccarlo con il coltello e mangiarlo. Ve lo consigliamo
caldamente.
Mentre mangiavamo i panini seduti in camera, immaginammo
quanto sarebbe stato bello se i nostri pap avessero
lasciato i loro noiosi lavori per aprire un fast-food. Lo
avremmo chiamato Za'tar Burger. Inventammo persino
una canzoncina per il nostro immaginario ristorante, e la
sera, quando sentimmo che gli uomini si erano messi a giocare
a carte, litigando e facendo tintinnare i bicchieri di whisky,
scoreggiando e maledicendo le rispettive religioni, li raggiungemmo
in tinello e cantammo la nostra canzoncina. Io
ero la ballerina e la voce principale. Mama e l'esile Auntie
Naila si sedettero sulle ginocchia dei mariti e tutti batterono
le mani. Auntie Naila mi strizzava l'occhio ogni volta che
tentavo un acuto, e gridava Aiwa! quando eseguivamo un
passo particolarmente complicato. La canzone comprendeva
anche una breve sequenza rap in inglese, che avevo composto
da sola, perch i miei cugini frequentavano una scuola
pubblica e studiavano solo l'arabo (quei bastardi avevano
tutte le fortune). Quando la canzoncina fin, ci inchinammo
e gli uomini ci tirarono le carte invece delle rose. La zia
esclam: Tua figlia ha una bella voce, fratello, dovresti farle
fare la cantante! e io mi alzai in punta di piedi nel bel
mezzo di un inchino e attesi con ansia la reazione di mio
padre a quel suggerimento. Atfoo disse Baba, fingendo
disprezzo. Salii 'al nabi, Nidali diventer una celebre professoressa.
E scriver decine di saggi e articoli. Altro che una
cantante! Ya Naila, sei completamente matta. Poich la zia
insisteva, Baba le disse: E tu perch non lasci il tuo posto
di preside e apri uno Za'tar Burger?.
Alla fine della serata, dopo i saluti, ci attardammo tutti
sul pianerottolo accanto all'ascensore. Mentre gli adulti
continuavano a chiacchierare, io mi misi a leggere le scritte
sui muri, e arrossii. A un certo punto Tamara, annoiata
e impaziente, mi trascin in ascensore. Facemmo su e gi
pi volte mentre i nostri genitori non la smettevano pi di
parlare, e mi raccont storie di ragazzi. L'ascensore scese
di tre piani e Tamara mi parl di Ali, poi ne sal sette e
pass a Salim. Ci sentivamo al sicuro in quella specie di
astronave con i pulsanti arancioni. Quando i miei genitori
furono pronti, eravamo al primo piano. Udimmo Baba gridare:
Accidenti ragazze, perch questo ascensore ci mette
cos tanto a tornare su? e alzammo gli occhi al cielo; gli
adulti diventavano impazienti proprio quando ci divertivamo
di pi.
Mentre tornavamo a casa Baba guidava a zigzag; Gamal
e io, seduti dietro, respiravamo l'odore di velluto dei sedili.
Mama infil una cassetta nell'autoradio: era Abdel Halim
Hafiz. Io guardavo il deserto che correva fuori dal finestrino
e vidi che la sabbia cominciava a levarsi nell'aria: era in
arrivo una toz, una piccola tempesta. I lampioni nel deserto
erano alti e sottili e io incrociai leggermente gli occhi per trasformarli
in macchie di luce multicolore. Intanto Ab-Halim
cantava.
Sar tuo
per sempre.
Resta e sii mia.
Prendi uno dei miei occhi
e guardami, ogni tanto.
No, prendili entrambi,
e resta con me,
perch sono sveglio
dal primo giorno.
In sottofondo, simili a due amanti che parlavano, si alternavano
romantici violini e due chitarre. Una era classica, l'altra
sembrava pi un ukulele che un 'oud. Pensai che Mama
sarebbe rimasta colpita dalla mia capacit di distinguerle, ma
non dissi nulla e continuai a osservare il deserto e il mio riflesso
sul vetro del finestrino. Mi guardai negli occhi fingendo di
essere un ragazzo che mi cantava: Ana lak 'ala tool, khallik
liyya, e pensai all'amore. Alla fine, cullata dalle risatine dei
miei genitori, dalla musica, dal rollio dell'auto e dalla tempesta
di sabbia che si stava preparando, mi addormentai.
...
.
...
Quattro.
...
.
...
La mappa di casa.
...
.
...
Mama se ne and. A me tocc pulire il sudicio bagno rosa,
innaffiare le piante che languivano qua e l in casa e occuparmi
del manuar, la piccola nicchia fra il bagno e la mia
stanza e dove, guardando in alto, si vedeva un quadratino
di cielo. I venti di nordovest avrebbero presto ricoperto di
polvere le biciclette, la gabbia degli uccelli e il bucato steso.
I miei genitori avevano avuto il pi grosso litigio che ricordassi.
Baba aveva detto a Mama che era stanco di tornare dal
lavoro e di trovare la casa sporca, i bambini sporchi (ehm...
io veramente sono pulitissima e molto carina, grazie), e la
cena da preparare. In realt, proprio ci che all'inizio li
aveva fatti avvicinare fin col dividerli.
Stai al pianoforte giorno e notte... Accidenti a te, Fairuza,
non puoi fare la moglie? La moglie! E ruppe un bicchiere.
Ho sposato una donna, non un concerto. Te ne freghi
dei miei sentimenti. I miei colleghi per pranzo hanno riso
con l'agnello e zuppa di lenticchie, e io? e diede una manata
sul tavolo. Io un tramezzino col pollo e una fetta di lattuga
dei tempi di Tutankhamon. Stai trascurando le tue
responsabilit qui... e fece un ampio gesto a indicare l'appartamento
in casa nostra. Svegliati! Svegliati! Devo sempre
ripetere tutto tre volte!
Kuss ummak... Quella troia di tua madre, okay? Non
dirmi cosa devo fare e cosa non devo fare! Persino il Profeta
disse che bisogna compiacere le mogli. Il mio piacere
dov'?
E io non ti compiaccio, stronza egoista?
Dio onnipotente, non sto parlando di te! Voglio essere
lasciata in pace ogni tanto! Almeno una volta! Voglio provare
piacere, nella vita! e si diede un pugno sulla coscia.
Andiamo, allora. Te lo do io, il piacere della vita. Si rivolse
a me dicendo: Nidali, va' a prendere tuo fratello: andiamo
a fare un giro. Ecco, ci siamo. Fairuza, alza il culo.
Voglio farti provare i piaceri della vita. Vedrai com' bello
essere lasciata in pace! Yalla, andiamo!
Nel bel mezzo del deserto, l'auto cominci a fare fumo.
La sabbia gialla si stendeva davanti e dietro di noi come una
rampa per l'inferno. Eravamo circondati da macchie di sabbia
gialla punteggiate da cavi dell'alta tensione appesi a
strutture nere a forma di T, simili a giganti di guardia ai cancelli
dell'oltretomba. Mama era davanti e giocherellava con
un filo che aveva strappato dal sedile. Io ero seduta dietro e
insegnavo a mio fratello a incrociare gli occhi e guardare le
luci sopra le linee dell'alta tensione.
Ma-po disse lui, e il suo respiro sapeva di latte. Io gli
afferrai delicatamente la guancia e lo baciai.
Baba guidava pi veloce dei camion. Poi, quando raggiunse
un punto che gli parve adatto, fren di colpo. Udendo
il suono stridulo degli pneumatici sull'asfalto, mio fratello si port le manine paffute alle orecchie. Baba allung la mano e apr la portiera di Mama.
Fuori!
Bene disse lei. Mish naqsa... Ne ho abbastanza della
tua follia. Grazie del passaggio e, cos dicendo, scese dalla
macchina e sbatt con forza la portiera, allontanandosi in
direzione delle linee dell'alta tensione. Io premetti il viso
contro il finestrino, col cuore in gola. Agitai la mano, casomai
si fosse voltata, ma non lo fece.
Nidali, vieni davanti!
Io esitai.
Subito! Baba aveva gli occhi iniettati di sangue. Infil
una cassetta nell'autoradio.
Io feci passare le gambe sopra il bracciolo e mi sedetti al
posto di Mama, che era ancora caldo della sua presenza.
Guardai il suo didietro abbondante, la sua schiena, i suoi
capelli farsi sempre pi piccoli nello specchietto laterale.
La cassetta era di un vecchio concerto di Umm Kulthum,
e la canzone era dedicata a qualcuno che era la sua vecchiaia.
Non la sua vecchiaia, la sua vita, mi corresse Baba,
ordinandomi poi di imparare a memoria la canzone e di
cantarla. Continu a vagare nel deserto fino al tramonto, finch
la terra non sembr un grosso buco nero, finch non
cantai quella stupida canzone senza errori.
Allora potr fare la cantante? gli chiesi quando lasci
il volante per applaudirmi.
Mai e poi mai. Non ho nulla contro i cantanti, ma tu puoi
fare di meglio. Puoi laurearti! Diventare un'autorevole professoressa
di letteratura! Scrivere poesie, come facevo io. E
insegnare in Inghilterra. Far conoscere a quei bastardi la
grandezza della nostra letteratura. Puoi fare quello che vuoi.
Ma non la cantante.
Esatto. E nemmeno l'architetto.
Quindi non posso essere come te.
No, anche perch non vorrai essere come me. Vedrai.
Sei ancora piccola.
Stavamo tornando a casa: riconobbi le cisterne all'orizzonte.
Erano sei, tutte a righe bianche e blu. Sembravano
bicchieri di Martini con il gessato. Appoggiai la testa sulla
spalla calda di Baba. Sapevo di non poter parlare di Mama
n dire che ero preoccupata per lei, sola in mezzo al deserto.
Mi chiesi come fosse possibile che Baba volesse vedermi vincere
una gara maschile e al tempo stesso fosse cos crudele
con Mama, che era una femmina come me, e mi chiesi anche
perch lei gli permettesse di farlo. Perch era scesa dalla
macchina e si era allontanata in quella desolazione? Forse
era morta, come sua madre. Ma non volevo pensarci, cos
chiesi a Baba: Di che cosa parlavano le tue poesie?.
Della nostra patria, la Palestina. Della guerra, di quanto
eravamo tristi dopo il '67, di come vivevamo. Ma a un certo
punto mi stancai e cominciai a scrivere di quella stronza di
tua madre!
Io cercai di cambiare discorso. Che cos' il '67? chiesi.
Baba rise e si volt a guardarmi, ma cap subito, dal mio
sguardo perplesso, che non lo sapevo davvero.
Ma come? Accidenti alla tua scuola! Accidenti a quei
porci degli inglesi, con la loro storia di atrocit e violenze!
Non ti hanno insegnato nulla! Sabato, sabato ti iscriver a
un'altra scuola: una scuola araba, con bambine arabe e un
maestro arabo. Cosa v'insegnano in quella cazzo di scuola
durante l'ora di storia? Cos'hai studiato ieri?
Io alzai le spalle. I vichinghi risposi. Eravamo rientrati
in citt, e casa nostra era poco distante. Mi voltai verso occidente
e osservai il Golfo, scuro e calmo.
I vichinghi, cazzo! url Baba, frenando di colpo. Udii
di nuovo il suono stridulo degli pneumatici e ripensai a
Mama. La Oldsmobile si ferm in mezzo alla strada, sbandando
leggermente verso destra. Mio fratello ridacchi: quel
giro in macchina lo aveva divertito. Baba scese e si lanci in
una lunga invettiva davanti al Golfo arabo, al motore fumante,
al nulla. Ma in fondo cosa mi aspetto dal popolo che ha
fottuto l'Irlanda, il Sudafrica e la Palestina? Che l'ira di Dio
si abbatta sugli insegnanti della tua scuola. Stasera riceverai
una lezione sulla tua storia. Come farai a diventare un ministro
o un segretario di Stato o un professore se ti fanno studiare
solo quei cazzo di barbari! Che le caverne in cui vivevano
siano le loro dimore eterne! Figli di puttana.
Perfetto.
Io volevo solo guardare Fatoota, un programma di un attore
comico egiziano con i baffi a manubrio accompagnato da
una versione in miniatura di se stesso alta un metro, con un
completo verde brillante, un'enorme cravatta e delle gigantesche
scarpe da clown, e mangiare i panini con lo za'tar. E
invece no. Dopo aver abbandonato mia madre nel deserto e
avermi fatto perdere la voce a furia di cantare, Baba avrebbe
chiuso quella splendida serata con una lezione di storia.
Baba mi dettava la storia e io, seduta alla scrivania, scrivevo
sul grosso quaderno di matematica a quadretti. Scoprii
l'esistenza del canale di Suez (quando Baba si accorse che
non conoscevo nemmeno quello, tornammo indietro al '56)
e venni a sapere che il mio geddo era un combattente chiamato
Libero ufficiale. Geddo era il pap di Mama, ma
Baba ne parlava come di un personaggio storico per non
dover pensare a lei. Nel 1952 Geddo e altre decine di ufficiali
andarono dal re Farouk d'Egitto con un enorme battaglione
e gli ordinarono di andarsene via - in realt Baba
disse di andarsene affanculo, ma io non potevo ripeterlo.
Poi lo caricarono su una nave chiamata Mahroosa, Colei
che  protetta, diretta in Inghilterra. Se gli inglesi ti piacciono
tanto, va' a vivere con loro disse Baba, imitando l'accento
di Geddo. Poi tocc a Nasser, su cui Baba aveva delle
videocassette. Erano le due di notte quando me le mostr.
Nasser non faceva che urlare e a me si chiudevano gli occhi.
Stavo per addormentarmi quando Baba mi mise un braccio
sotto il naso. Guarda, mi si rizzano ancora i peli! Guardai, era vero. Quell'uomo era un santo. Che Dio abbia piet
di lui e che riposi in pace! Infine mi parl del '67. Mi mostr
un vecchio numero di Life che aveva comprato in
America e che conteneva una quantit di fotografie scattate
da israeliani. Vidi la cartina della regione con numerose frecce
che partivano dalla Palestina e indicavano l'Egitto, la Siria
e la Giordania. Baba mi ordin di leggere l'articolo e io
obbedii. Rimasi sbalordita dalla potenza di Israele, e gli chiesi
se eravamo israeliani anche noi, essendo lui nato in Palestina,
che era la stessa cosa di Israele.
Apriti cielo. Baba diede in escandescenze. Okay, quindi
non siamo israeliani ma palestinesi. Almeno, lui lo . Quando
si fu calmato, Baba mi disse di andare a prendere un libro blu,
sul dorso cera scritto LA PALESTINA  LA MIA TERRA
a grandi lettere bianche. Lo trovai buffo, visto che la bandiera
di Israele  bianca e blu. Baba lo apr a una pagina con la
cartina della Palestina e me la fece disegnare pi volte. Il sole
entr dalle finestre del tinello illuminando la foresta che Baba
e io avevamo dipinto anni prima. Le foglie stormivano e le
goccioline di rugiada bagnavano l'erba viola.
Non avevo chiuso occhio per tutta la notte.
Baba esamin la mia ultima cartina, la mappa di casa nostra,
cos la chiam, e mi lasci andare, complimentandosi
con me per aver disegnato perfettamente la Galilea, a forma
di violino. Poi se ne and in cucina e scald del pane e dei
tocchetti di formaggio che la nonna ci aveva mandato da
Jenin. Sono certa che, mentre mangiava il formaggio bianco
della nonna, pensava alla mamma, perch aveva gli occhi tristi
e rossi. Ero sicura che sentisse gi la sua mancanza. Io
indossai la divisa della scuola e feci un sogno a occhi aperti:
Mama tornava a casa, si sedeva al piano e suonava la Ballata
n. 3 di Chopin, e Baba si ricordava che era stata lei a fargli
amare la musica, e poi si innamoravano di nuovo. Poi mi
allacciai le scarpe e andai alla fermata dell'autobus, chiedendomi
sotto quale duna di sabbia fosse sepolta Mama.
Quando suon l'ultima campanella, aspettai che arrivasse
Mama, ma, siccome non era ancora tornata dal deserto,
venne Baba, che aveva preso delle pizze con i nostri ingredienti
preferiti: olive e carne. Tornati a casa guardammo la
televisione tutto il pomeriggio fino a tarda sera, mangiammo
la pizza sul tavolino, bevemmo Nescaf e lasciammo
tutti i piatti sporchi sul pavimento del tinello. Gamal si mise
a cavalcioni sulla mia schiena fingendo di guidare un treno
mentre Baba sorseggiava il suo whisky illegale da una tazzina.
Poi guardammo i programmi inglesi e americani che il
Kuwait aveva importato quell'anno. Solo che ogni volta che
un uomo e una donna si avvicinavano e la musica diventava
mielosa, un attimo dopo i loro volti si staccavano e la
musica cessava di colpo. Io chiesi a Baba come mai e lui mi
spieg che quei due si erano baciati e il bacio era stato censurato.
Che vuol dire censurato?
Censurato  quando prendi un film e tagli le scene sconvenienti.
Quindi esiste qualcuno che taglia i baci?
S rispose Baba.
Non sapevo che, da grandi, si potesse anche fare i taglia-baci.
Baba scoppi a ridere. Devi essere proprio un idiota per
fare un lavoro del genere, eh?
Quella sera, a letto, pensai ai baci e a come quei due attori
si erano baciati. Sapevo che ci che facevano era sbagliato,
ma non sapevo perch. Pensai a come si baciavano Mama
e Baba. Avevo paura che un giorno avrei baciato qualcuno
che poi mi avrebbe abbandonata nel deserto. Fu allora che
decisi che non mi sarei mai innamorata.
Ma poi pensai a Mama e mi sentii in colpa per aver fantasticato
sui baci invece di pregare per lei.
Cos mi alzai e feci le abluzioni pi silenziosamente possibile,
per non svegliare Baba. Mi misi un asciugamano sulla
testa a mo' di velo e mi voltai nella direzione in cui guardava
Baba quando pregava, tutti i venerd. Mi venne in mente
Esam, a cui non pensavo da tempo. Mi chiesi se fosse tornato
in Cisgiordania, se si fosse sposato, se fosse felice e... se
baciasse sua moglie. Ma poi scossi la testa: dovevo smetterla
di pensarci ! Mi domandai se dovessi effettuare di nuovo
le abluzioni, dal momento che avevo avuto un pensiero impuro,
ma decisi di no, e cominciai a pregare per Mama. Ero
preoccupata che le mie preghiere non valessero e, poco
prima di finire, mi scapp una lunga scoreggia. Sapevo che
avrei dovuto ripetere sia le abluzioni sia le preghiere, ma non
lo feci perch ero troppo pigra, e sperai che Dio non l'avesse
sentita, anche se aveva appestato la stanza.
Dopo aver pulito bagno e marmar, mi stesi sul letto per
schiacciare un pisolino. Mentre sognavo di essere un uccello con i pattini a rotelle che sorvolava la Galilea, squill il
telefono e udii Baba sbraitare nella cornetta: Ciao, fratello.
Sta tornando quii E perch?.
Mama aveva fatto l'autostop fino a casa di Auntie Naila
e aveva dormito nel letto di mia cugina. Stava vincendo lei.
Se l'accompagni qui, che non sia prima delle otto intim
Baba, guardandosi attorno e valutando lo stato in cui era
ridotto l'appartamento.
Alle sette, Mama entr in casa quasi danzando, avrei giurato
di sentire un valzer di Chopin. A quanto pareva, si era
stancata di aspettare e aveva preso un taxi. Non disse nulla,
ma si limit a passare in rassegna la casa: mio fratello nudo
e sporco che disegnava sui muri, Baba che soffiava su una
pentola bruciata avvolto in una nuvola di fumo, le stoviglie
sporche abbandonate sul tappeto. Sembravamo dei profughi,
impietriti dal suo arrivo anticipato.
Arrivando un'ora prima con il taxi e non passando per
l'entrata principale, Mama colse Baba di sorpresa vanificando
ogni suo tentativo di rivendicare la propriet esclusiva di
quella casa. Chin la testa di lato e scomparve nel corridoio,
chiudendosi nel bagno che avevo appena pulito. Io rimasi
in cucina a prepararle una tisana e, mentre stringevo un
pugno di salvia essiccata, mi sentivo furiosa. Volevo che il
pianoforte andasse all'inferno, insieme al caratteraccio di
Baba. Volevo che i miei genitori andassero d'accordo.
Poche volte, nella storia turbolenta di Mama e Baba, la
vittoria giunse in modo cos rapido e schiacciante. Le continue
incursioni di Mama nel deserto di Baba spazzarono via
la sua resistenza al pianoforte; gli attacchi aerei (sotto forma
di niente cena) colpirono e distrussero le basi nemiche. La
roccaforte cadde il secondo giorno di combattimenti, quando
Baba, restio ad ammettere di avere semplicemente paura
che la musica gli portasse via Mama, dichiar che suonare
tutto il giorno era anti-islamico.
Ah, dimenticavo disse lei, guardando l'orologio. Poco
fa ha chiamato Abu Isa. Aveva messo in campo la flotta.
Ha detto che il whisky non arriver prima della prossima
settimana.
Come, la prossima settimana? Accidenti a lui, dovremo
giocare a carte senza! protest Baba.
Ah, e comunque questo cazzo di pianoforte resta qui
sibil Mama e Baba si accasci sulla sabbia, annunciando
l'agognata fine di quella battaglia durata sessanta ore.
Ma la guerra non era finita.
...
.
...
Cinque.
...
.
...
Il tessuto dell'estate.
...
.
...
Nella mia mente, tutte le estati passate sono ripiegate come
un mashraf, una tovaglia, e riposte, con le macchie e tutto,
nel cassetto dell'estate in cui compii undici anni e mia zia,
single incallita, si spos. Io, Mama e Gamal prendemmo un
aereo con un'immagine dell'antico Egitto sull'ala. Baba, invece,
rimase a casa perch Mama disse che non voleva vedere
la sua faccia. Lui finse che non gliene importasse nulla,
tanto pi che doveva lavorare al progetto di un palazzo. Io
lo immaginai intento a costruirlo materialmente, con in testa
uno di quei caschi gialli, mentre in realt lui si limitava a
disegnare il palazzo che gli uomini con i caschi gialli dovevano
costruire. Sull'aereo cercai, invano, di non pensare a
lui, seduto da solo nell'appartamento silenzioso con gli occhi
tristi e il cuore vuoto.
Quando atterrammo al Cairo, udii la nuova canzone di
Hanan, intitolata Besma, il sorriso, che mi restitu subito il
buonumore. L'aeroporto era molto pi grande di quello del
Kuwait e aveva i soffitti alti e argentati. Rimasi particolarmente
colpita dai cartelloni pubblicitari, soprattutto dalle bottiglie
giganti di Coca-Cola con sopra le goccioline finte.
Mama mi incaric di recuperare i bagagli e, appena scorsi
le quattro valigie che contenevano tutti i nostri averi trasportabili,
chiamai il facchino, un uomo alto, scuro di pelle,
con il viso scavato e due grandi occhi neri. Quando le valigie
furono accatastate su due carrelli, Mama e io ci dirigemmo
verso l'uscita. Geddo ci scorse quasi subito e grid il nome
di mio fratello. Un giorno avrei capito che lo faceva in
segno di rispetto. Non sta bene urlare il nome di una donna
davanti a tanta gente mi avrebbe spiegato. Io gli corsi
incontro e lo abbracciai. Lui mi sollev, lamentandosi scherzosamente
del fatto che pesavo troppo, e mi baci sulle
guance. Le sue erano morbide e cascanti. Mi piacevano le
macchie scure che aveva sulla pelle e l'odore di sapone all'olio
d'oliva sul collo.
Sei uguale a tua nonna! esclam, poggiandomi a terra.
Mia nonna era morta e io mi augurai di non somigliarle cos
tanto, ma sorrisi comunque. Poi Mama gli mise in braccio
Gamal e Geddo lo fece volare sopra la testa dicendo: Benvenuto,
piccolo! Grazie a Dio sei arrivato sano e salvo!.
Poi ci condusse alla macchina. Non era la vecchia Mercedes
che guidava di solito: l'aveva venduta, ci disse, per
cinquanta lire egiziane. A dire la verit lui non avrebbe voluto
soldi, ma la donna che l'aveva comprata aveva tanto
insistito...
Non volevi soldi? esclam Mama, sospirando e salendo
sulla nuova Fiat con in braccio mio fratello. E perch no,
Baba? Geddo porse una banconota verde al facchino, che
la baci e se la port alla fronte.
Perch no rispose lui. Poi disse, rivolto a me: Sali, piccola
e chiuse con forza la portiera. Non volevo soldi perch
quella macchina era un catorcio. L'avevamo comprata ai
tempi della rivoluzione, e tua madre la odiava. Una volta ha
persino rischiato di investire il lattaio, ti ricordi? Nessuno di
voi sarebbe mai riuscito a guidarla. Era una trappola, e venderla
 stata una liberazione.
D'accordo Baba, ma cinquanta lire! Avresti potuto metterla
in un garage per quindici o vent'anni e poi venderla per
un sacco di soldi come pezzo d'antiquariato. Mio fratello
cominci ad agitarsi.
Quand' che Tetta Yia Yia ha rischiato di uccidere il lattaio?
chiesi io, elettrizzata.
Per quindici o vent'anni? Sei matta, figlia mia? Chi lo sa
se abbiamo ancora dieci o vent'anni da vivere, o anche solo
se ci sveglieremo domattina?
Lo so io, Baba! Hai una salute di ferro... e, cos dicendo,
batt le nocche sul cruscotto, che per era di plastica,
quindi precis: Cio, sei in ottima salute, che Dio ti
conservi! Ma cinquanta lire, pap! Quella macchina era un
pezzo di storia della famiglia.
Atfoo disse Geddo, sputando fuori dal finestrino. Lo
sputo rientr e mi atterr a un centimetro dagli occhi, lo
asciugai con la manica. La storia della nostra famiglia 
molto pi di una Mercedes nera dei tempi della rivoluzione
che ormai era un ferrovecchio e, cos dicendo, Geddo sput
un'altra volta, colpendomi di nuovo in pieno viso. Come sta
Abu Gamal? chiese poi a bruciapelo, spostando il discorso
su mio padre.
Mama tacque, mentre la radio (l'auto non aveva il mangianastri)
trasmetteva una canzone di Umm Kulthum, che
cantava dolcemente, allungando le vocali e accorciando le
consonanti quando si sentiva pi malinconica, cos che Mama
non ebbe bisogno di rispondere alla domanda su Baba
perch Elsitt, la Signora, lo stava facendo al posto suo.
Ya rayt ya rayt, ya rayt ya raayt yaa rayt, ya rayt...
Vorrei vorrei, vorrei, vorrei, vo-o-o-rrei,
Vorrei, vorrei, vorrei, vorrei,
Vorrei, vorrei, vorrei, vorrei, vo-o-o-rrei...
Vorrei, vorrei, vorrei, vo-o-o-rrei, vorreiii,
Vorre, vorrei, vorrei, vo-o-orrei,
Vorrei
non essermi
mai
innamorata.
Umm Kulthum cant l'ultimo verso come se fosse un ripensamento
e un destino inevitabile al tempo stesso.
La piccola Fiat beige si diresse verso ovest. In teoria eravamo
a tre ore da Alessandria, ma ne avremmo impiegate
cinque. A un certo punto, nel bel mezzo del traffico, Geddo
tir gi il finestrino e chiese al tizio che guidava l'auto vicina
i risultati delle partite di calcio. L'Ahlawi stava vincendo
due a zero contro lo Zamalkawi. Geddo sorrise e batt le
mani. Noi tifiamo Ahlawi mi disse, con gli occhi azzurri
che scintillavano nello specchietto retrovisore. Io annuii,
felice di appartenere a una squadra di calcio, che per di pi
stava vincendo. Il conducente dell'auto alla nostra sinistra
era riuscito, non si sa come, a incollare un piccolo televisore
sul cruscotto e stava guardando la partita, sbraitando che
il giocatore che aveva appena sbagliato un gol era un pappone
che avrebbe venduto anche la figa di sua sorella. Mia
madre mi ordin di tirare su il finestrino, ma io le dissi che
avevo caldo. Lei non insistette e mio fratello venne a sedersi
sul sedile posteriore insieme a me.
I cartelloni pubblicitari del Cairo reclamizzavano spettacoli
teatrali, carta igienica, aranciata e nuovi album musicali.
Dal Nilo, che si snodava in lontananza, non veniva un
alito di vento. Gli uomini ci sfrecciavano pericolosamente
accanto in bicicletta; le donne, con il capo coperto, ci superavano
a piedi e in scooter. Poi, quando la Fiat imbocc
l'autostrada, se li lasci tutti alle spalle, insieme agli edifici
di cemento. La nuova auto italiana di Geddo aveva l'antenna
piegata, quindi la stazione radio su cui era sintonizzato trasmetteva
met canzone di Elsitt e met partita, e l'aria umida
che entrava dal finestrino mi arricciava i capelli.
Presto fummo avvolti dal buio. Riuscivo a malapena a
distinguere gli uccelli appollaiati sulle aste nere che sporgevano
dalle casette di mattoni ai lati della strada. Gli alberi ci
sfrecciavano accanto e cominciai a sentire odore di sale e
letame. Guardai le stelle immaginando che fossero le luci di
un grattacielo in mezzo al deserto. Chiesi a Mama quanto
mancasse, ma si era addormentata. Poco dopo sprofondai
anch'io nel sonno, e sognai Baba che correva nei corridoi
dell'ospedale St. Elizabeth di Boston con un casco giallo in
testa.
Quando arrivammo ad Alessandria, il lungomare era gremito
di persone di tutte le et. Molte mangiavano mais, tirmis
o semi di meloni, sputando i gusci in strada o sul marciapiede.
Mentre ci dirigevamo a ovest, verso Ma'moora, la spiaggia
di Alessandria, dove Mama aveva un appartamento, guardai
il mare mosso e spumeggiante alla mia sinistra. Uomini, donne
e bambini, alcuni dei quali completamente vestiti, sguazzavano
nell'acqua o correvano verso le docce. Io non vedevo
l'ora che fosse l'indomani, quando Geddo e io avremmo
preso le sdraio e saremmo andati in spiaggia.
La piccola Fiat si fece strada nell'affollata Ma'moora e nel
giro di pochi minuti giungemmo a destinazione. A un'estremit
della nostra via c'era una moschea, all'altra una barca
tirata in secco. Io socchiusi gli occhi per cercare di distinguere
i contorni della barca, che sembrava inamovibile come la
moschea. Geddo suon il clacson ad alcuni ragazzini che
giocavano a pallone per strada, che si fecero da parte per
lasciarci passare.
Poi l'auto si ferm in mezzo alla via, ad avvisare che erano
arrivati degli emigrati lontani da molto tempo... Il custode
del palazzo, il bawad 'Abdo, venne a salutarci con la moglie
Ummu Madeeha e le figlie Madeeha e 'Afaf. Riempirono
Gamal di baci e lui mostr di gradire le loro attenzioni scalciando
di giubilo. Zia Sonya arriv subito dopo, gi in fibrillazione.
Baci frettolosamente il mio fratellino e mi strinse
fra le braccia, poi mi tenne per mano mentre salivamo le
quattro rampe che conducevano all'appartamento, senza
smettere un attimo di parlare freneticamente con la mamma
e di schioccare la lingua come un personaggio dei cartoni
animati. A un certo punto si interruppe e mi chiese: E tu
come stai, piccola mia? Mi sei mancata tantissimo.
Sto bene, Tante Sonya, ringraziando Allah dissi io, e lei
tastandomi la fronte con la mano: Tante? Cos', hai la febbre?
Chiamami Sonya e basta. Sono tua amica!. Poi si rivolse
di nuovo a Mama: Okay, sorella, voglio assicurarmi che
abbiate tutte le stoffe, e devi vedere il modello del vestito,
non crederai ai tuoi occhi! E le scarpe! Pensa, vengono da
Londra: non mi sembra vero che quell'egoista di Ibtisam si
sia ricordato di comprarle, comunque ora  a Damanhoor
che cerca di sistemare le cose con sua madre, ti rendi conto
che quella strega non vuole venire al matrimonio? Mmm,
magari non venisse, che i jinnis se la prendano! E un'altra
cosa: l'hotel  andato a fuoco due giorni fa, ma la sala ricevimenti
non dovrebbe essere stata danneggiata, e la danzatrice
del ventre vuole altre cinquanta lire, quella puttana
dev'essere impazzita per via della sifilide, e Dio, spero tanto
che lui ti piaccia, sorella mia,  kalbooz, un po' cicciottello,
ma ha un cuore grande cos!. Quando arrivammo in cima
alle scale, mi accarezz la testa e mi disse: E tu, scimmietta,
cerca di non farmi sfigurare, con quei tuoi riccioli castani.
E aggiunse, dandomi un pizzicotto sulla guancia: Poi ti metto
il rossetto. E lo smalto per le unghie !.
Non se ne parla intervenne mia madre, aggiustandosi i
grossi occhiali sul naso. Sembrava una mosca. Nel frattempo,
mio fratello stava gi mordicchiando un cavo elettrico e
sbattendo una vecchia racchetta sul tavolo.
E invece s, sorella, tua figlia sar bella come un fiore il
giorno del matrimonio della zia ribatt Sonya, aprendo la
porta di casa. L'appartamento era immacolato, esattamente
come lo avevamo lasciato.
No, mio padre non vuole che mi trucchi prima dei diciott'anni
dissi io.
Tuo padre? Vuoi dire Mussolini... be', tanto lui non c',
no? ribatt lei. E poi, rivolta a Mama: Mia nipote si metter
il rossetto, e tu non ti metterai questi e picchiett l'indice
laccato di rosso sui suoi occhiali.
Mia zia aveva diciott'anni quando era morta Yia Yia. A
quel tempo abitavano in quella stessa strada. Vi si erano trasferiti
negli anni Cinquanta, quando Mama aveva pi o
meno la mia et. Presto Mama avrebbe espresso il desiderio
di recarsi sulla sua tomba, e allora, ubbidienti come soldatini,
ci saremmo vestiti e saremmo andati al cimitero greco di
Alessandria. Mi chiesi se sarebbe successo prima o dopo il
matrimonio e la mia prima volta con il rossetto.
Geddo sal con 'Abdo, che portava due valigie. Stavo
pensando che mi sarebbe piaciuto sedermi sulle sue spalle e
toccargli il turbante e la fronte sudata, quando lui pos a
terra i bagagli e mi sollev come fosse un carrello elevatore:
Attenti all'argano ! scherz. Non mi scappi! Poi mi port
sul balcone e disse: Che faccio, ti butto? tenendomi
sospesa nel vuoto. Fairuza, la butto?
Mama si stava mangiando distrattamente le unghie, un'abitudine
che si portava dietro da anni neanche fosse un gioiello di famiglia. Aiwa, s 'Abdo. Ne ho abbastanza di lei.
Lui mi tenne sopra la ringhiera, e il cuore mi batteva come
le tabla che suonavamo con le vecchie lattine. Ma non
avevo paura: sapevo che non mi avrebbe mai lasciato andare.
Quando protestai, infatti, mi appoggi dolcemente
sulle mattonelle bianche del balcone che tintinnavano come
bicchieri se Mama ci camminava sopra con i tacchi o se io
avevo un sassolino incastrato nella suola delle scarpe.
Quando Geddo e 'Abdo se ne andarono, mi stesi sul divano
del balcone e, dopo che Gamal si fu addormentato, Mama e
Sonya prepararono il caff turco. Io continuavo a schiaffeggiarmi
le gambe nel tentativo di uccidere le zanzare che vi si posavano,
ma loro riuscivano sempre a scappare, lasciandomi dei
ponfi rossi. Mama e Sonya parlavano ad alta voce dei rispettivi
uomini, di altri uomini, dei cugini, di nuovi acquisti di terreni
(nessuno) e di auto (una), di pettinature orrende (almeno
quarantatr) e del perch certe donne fossero irrimediabilmente
stupide. Chiacchierarono fino a notte inoltrata, mentre
io continuavo ad addormentarmi e a svegliarmi, perch le loro
voci, le voci delle donne della mia famiglia, erano come una
ninnananna che mi rasserenava e mi eccitava al tempo stesso.
Nel dormiveglia, udii Mama schiacciare una zanzara contro il
muro e poi continuare a leggere i fondi del caff a Sonya.
L'ultima cosa che udii fu una scherzosa discussione su
quella volta in cui avevano bevuto troppa birra e, tornate dal
mare, la loro Mama le aveva sgridate; non riuscivano a mettersi
d'accordo su chi fosse il ragazzo che aveva offerto loro
da bere, e io, cullata dal suono delle loro voci, sprofondai in
un sonno velato dall'odore di caff al cardamomo, sigarette
Cleopatra e sogni sul futuro.
Ecco un breve inventario delle stoffe che Mama port per
il matrimonio di Sonya: raso, seta, cotone egiziano, velluto
damascato, poliestere, acrilico, maglia a rete, nylon, e un tessuto
trasparente a pi strati che somigliava a un millefoglie
e ti faceva venire fame. Anche i motivi erano diversi: floreale,
ricamato, a quadretti, a rombi, a pois, e a fiori con degli
opali finti. I colori erano bianco, avorio, crema, oro e argento
per l'abito di Sonya; mandarino, viola uva, viola melanzana
e viola sommacco per quello di Mama; rosa pallido con
stelline d'argento per il mio; e rosso Caienna con i bordi
verde timo per quelli delle cugine.
Eravamo nel loro vecchio appartamento a Chatby, nel centro
di Alessandria, e quando Mama apr le valigie, la cameretta
della sua infanzia si trasform in un mercato simile a
quelli che si vedevano nel zan'et el-sittaat, il quartiere delle
donne. Non appena entrata in casa, Mama aveva spalancato
le scricchiolanti persiane di legno delle due portefinestre,
lasciando che il sole inondasse l'appartamento. Facciamo
entrare la luce di Dio! esclamava, mentre apriva anche le
altre finestre.
Quando udimmo il suono flebile del campanello, Sonya
and ad aprire gridando: S, madre di 'Adel, arrivo e fece
salire la sarta. Questa era vestita di nero da capo a piedi, e
io mi chiesi come fosse possibile che una donna dall'aria cos
triste potesse cucire abiti da sposa senza buttarsi dalla finestra.
Dopo aver parlato del pi e del meno, preparato il
t, compianto il marito di Umm 'Adel e bevuto il t, le tre
donne si avvicinarono alle valigie e indicando me dissero a
Umm 'Adel: Prendile le misure.
Io sollevai le braccia, le abbassai, aprii leggermente le
gambe, le chiusi, mentre il metro a strisce bianche e nere mi
correva su tutto il corpo come una lucertola impaurita.
Umm 'Adel mi chiese: Ti piace di pi l'Egitto o il Kuwait?
e io esclamai, battendo le mani come faceva a volte Sonya:
L'Egitto, sorella, non c' confronto!. La mia risposta sembr
farle molto piacere, perch gett la testa all'indietro e
rise, mostrando i buchi neri in bocca.
Yalla, su, vai a giocare nelle altre stanze disse Mama, e
io, finalmente libera, corsi nella sua vecchia cameretta. Mi
sedetti alla toeletta e guardai tutte le fotografie (erano centinaia)
infilate sotto il vetro che proteggeva il piano di legno.
Vidi anche un pezzo di carta ingiallita:
2 AGOSTO 1971
Ibrahimiyya Hall, Universit di Alessandria, ore 19
UNA NOTTE DI POESIA CON I GIOVANI POETI
Ghazi al-Thaer Waheed Ammar Tawfeeq Nabulsi
Mi sembrava quasi che il nome di Baba lampeggiasse. Per
allontanarmene, corsi nella stanza del pianoforte e mi sedetti
sullo sgabello scricchiolante. Quando aprii il piano, sollevai
un pulviscolo simile a una galassia di minuscole stelle. Tossii
e guardai lo spartito davanti a me, ma le note sembravano
macchinine dell'autoscontro con le antenne a volte all'ins a
volte all'ingi, e io non capivo nulla di quell'alfabeto che Mama
leggeva con tanta facilit.
Evidentemente Mama mi aveva udita strimpellare, perch
mi raggiunse nella stanza e si sedette al piano, rivendicando
il suo trono. Sollev le mani e inizi a suonare Chopin. Io
rimasi in piedi accanto a lei, pigiando un tasto di tanto in
tanto e fingendo di essere anch'io una musicista. Poi decisi
che era meglio ballare, e uscii sul balcone che girava tutt'intorno
all'appartamento, mentre Mama continuava a suonare
quel vecchio piano polveroso che ogni tanto saltava una
nota, creando una melodia perfettamente imperfetta.
Ballando, passai davanti alla stanza in cui Sonya prendeva
le misure per l'abito da sposa: a distanza di anni, la rivedo
ancora incorniciata dalla finestra. Ricordo di aver pensato
che la sua vita matrimoniale era esattamente come quell'abito
da sposa: qualcosa che avrebbe dovuto creare da zero e
che sperava le andasse bene, qualcosa che sembrava bello,
ma in realt era piuttosto scomodo. Mi chiesi cos'avrebbe
detto se avesse potuto leggermi nel pensiero, e se quelle mie
considerazioni significavano che non avrei mai indossato un
abito da sposa.
La sera Mama mi lasciava giocare per strada con la mia
amica Lamia: dopo aver fatto il bagno al mare, cenato con
Geddo e Sonya e visto un vecchio film egiziano, ero libera.
I film erano in bianco e nero e regolarmente avevano come
protagonista una bella ragazza che sapeva cantare e ballare e
lo faceva nel bel mezzo di ogni scena. A volte mi alzavo e cantavo
e ballavo anch'io. Un giorno il film, ambientato nell'antico
Egitto, era a colori. Le donne avevano le trecce, mentre
gli uomini erano a torso nudo e indossavano un gonnellino.
Shhh! esclamai, rapita da una scena in cui la moglie del faraone,
in piedi in cima a una scala lunghissima, si apprestava a
respingere il suo amato. La guardai ammaliata salire ogni scalino,
stava per fare la sua dichiarazione quando... ma cos'era?
Nel cielo azzurro alle sue spalle comparve un aereo che sembr
attraversarle la testa.
Hanno rovinato il film! esclam Sonya, tirando i biscotti
contro il televisore. Perch non l'hanno girata da
capo? Era davvero irritata.
Forse non avevano abbastanza soldi osserv Geddo,
che difendeva sempre tutto ci che era egiziano.
Mi sembra evidente intervenne Mama. Non hanno
nemmeno potuto comprare delle parrucche decenti. Guarda
le trecce di quell'attrice: sono vere. Gli antichi egizi usavano
le parrucche perch i capelli sembrassero pi lucidi e
pi spessi.
Ah s? Non sapevo che vivessi ai tempi dei faraoni la
stuzzic Geddo, alzandosi.
No, dai disse Sonya guarda quel tipo a sinistra. Ha la
fanella, la canottiera.
Forse si vergognava delle bazabeez, delle tette scherz
Mama. Mi piaceva tanto quella parola.
Bazabeez? Bazabeez!
Forse si era fatto le trecce con i peli del petto, ma poi
era troppo timido per mostrarle a tutti.
Basta cos disse Geddo, dirigendosi verso la porta.
Dai, Baba, non te la prendere lo rabbon Mama.
Tu eri nell'esercito per difendere l'Egitto, non i film egiziani
aggiunse Sonya.
Il cinema egiziano ha un centesimo dei soldi di quello
hollywoodiano, quindi  gi un miracolo che riescano a fare
film cos belli disse Geddo.
S, con gli aerei all'epoca dei faraoni replic Sonya.
Lo sai che quello era il film preferito di tua madre?
Silenzio. Il senso di colpa scese sulla stanza come una zanzara
gigante, succhiandoci tutto il sangue.
Davvero? sussurr Mama.
Di nuovo silenzio.
No disse Geddo, e noi tre facemmo finta di tirargli i
biscotti.
Che razza di imbroglione sibil Sonya.
Geddo scoppi a ridere, riparandosi dalla finta pioggia di
biscotti e aggiunse: Ma vi sarebbe piaciuto crederlo....
Dammak tiqi! esclam Mama. Non  divertente.
E il fantasma di Yia Yia rimase nella stanza, pesante
com'era in vita.
Giorno di visita al cimitero. Mama mi svegli prima del
solito e mi fece mettere l'unico completo elegante che avevo
portato ad Alessandria: gonna, camicetta e scarpe di vernice
nera. Mi lav il viso e mi bagn i capelli per pettinarli
all'indietro. Vest di tutto punto anche mio fratello, dopo di
che salimmo sulla Fiat di Geddo, che per non venne con
noi. Non l'avrebbe mai fatto.
Mama sfrecciava nel traffico di Alessandria come un pilota
di Formula 1. Io me ne stavo seduta dietro a guardare i
manifesti sui muri degli edifici: una bottiglia di aranciata
Crush alta sei piani, l'ultimo spettacolo teatrale con Adel
Imam, l'inaugurazione di un nuovo ristorante. Dal finestrino
aperto mi giunse l'odore di pesce del quartiere di Myami,
dove i ragazzini attraversavano la strada come se la nostra
auto fosse una tartaruga che non avrebbe mai potuto investirli.
Alla mia destra, il mare e la spiaggia costellata di vecchie
cabine. Mama guidava in silenzio.
Ci fermammo davanti a un negozio di fiori di St. Mark e
Mama mi sped dentro con una banconota da venti lire.
Prendile quei fiori grandi con i petali bianchi che sembrano
fazzoletti; hanno il gambo lunghissimo, non puoi sbagliare.
Io rimasi immobile: non avevo mai comprato niente da
sola.
Che ti prende? Vai a prendere i fiori per tua nonna!
Il negoziante cap subito quali fiori volessi e li avvolse nel
cellophane. Io li strinsi al petto, come faceva Mama con
Gamal, e gli porsi la banconota.
Quando giungemmo al cimitero greco, Mama parcheggi
davanti al cancello. I cani di guardia si misero ad abbaiare
furiosamente, ma il custode la salut come una vecchia
amica e ci indic la tomba. Mama si mise gli occhiali da sole.
Croci bianche ovunque, come quelle appese al collo di alabastro
della mia amica Linda, solo pi grandi, enormi. Ai
piedi di alcune c'erano lunghe scritte in greco. C'erano anche
delle tombe minuscole: non sapevo che i bambini potessero
morire, e provai un improvviso timore per mio fratello.
Quelli sono i resti degli uomini che combatterono la
guerra e non riuscirono a tornare a casa interi disse Mama,
come se mi avesse letto nel pensiero. Io mi chiesi cosa fosse
peggio: morire da piccoli senza rendersene conto o morire
da soldati dopo essere stati fatti a pezzi e dover essere sepolti
in una scatola. Anche Geddo era stato un soldato. Ma poi
Mama aggiunse: Scherzo: sono bambini. Strega pensai.
Davanti alla tomba di Yia Yia, io rimasi immobile e le raccontai
tutto ci che avevo fatto nella vita. Le dissi che avrei
voluto tanto conoscerla, e poi lanciai un'occhiata a Mama,
che stava recitando una sura del Corano. Abbassai gli occhi
sui fiori, avvolti nel loro involucro trasparente in cui si erano
formate delle goccioline, erano stanchi e accaldati come me.
Poi guardai Mama e vidi che aveva anche lei una gocciolina
come di rugiada, o di vetro, sulla guancia, sotto gli occhiali
da sole. Un giorno Baba mi aveva detto che all'inizio il vetro
 liquido, e che una volta aveva visto degli uomini in una
grotta soffiarci dentro per fare bellissimi calici. Mi aveva
anche promesso di portarmici, un giorno. Mi accorsi che
quelle di mamma erano lacrime.
Yia Yia capiva che, quando pregavamo per la sua anima,
lo facevamo recitando dei versetti del Corano? E soprattutto:
una volta morti ci saremmo ritrovati tutti insieme? Avrei
voluto chiederlo a Mama, ma in quel momento sembrava
una carceriera. Era cos che lei chiamava quelli che avevano
l'aria cattiva.
Quando Mama indic i fiori, io li presi, tolsi il cellophane
e li misi nel vaso di cemento sopra la tomba di Yia Yia. Cercai
anche di leggere le parole, ma erano scritte in francese.
Poi Mama prese in braccio Gamal, mi diede la mano, e ci
avviammo verso l'uscita. Passammo davanti alle tombe di un
bianco accecante e ai cani, che ora stavano zitti e, tornando
a casa, Mama era pi allegra. Mentre attraversavamo il quartiere
chic di Rushdi, butt fuori dal finestrino la bottiglia di
aranciata che aveva appena finito di bere e alz il volume
della radio. Io guardai il suo profilo e mi chiesi se un giorno
avrei fatto altrettanto dopo aver visitato la sua tomba. Osservai
attentamente le sue mani e cercai di memorizzarne ogni
dettaglio, perch un giorno sarebbero state in una scatola al
cimitero. Ma poi lei si mise un dito in bocca e cominci a
rosicchiare l'unghia. Volevo chiederle se era difficile per lei
farmi da mamma visto che la sua non c'era pi, ma sembrava
di buonumore e non avrei rovinato quel momento per
niente al mondo.
La sera del matrimonio di Sonya all'Hotel Palestine, nel
Montazah, l'enorme parco di Alessandria che un tempo ospitava
il palazzo di re Farouk, attesi insieme agli altri bambini
ai piedi di una pedana dove Sonya e suo marito si sarebbero
seduti, avrebbero salutato gli ospiti, mangiato dolci e bevuto
t freddo di ibisco l'uno dal bicchiere dell'altra. Il mio vestito
aveva il giromanica un po' stretto, e avrei voluto strapparmelo
di dosso e ballare come la danzatrice del ventre mezza
nuda all'entrata della sala, che dimenava le anche e il sedere
e aveva due stelline sui capezzoli. Il suo aspetto mi metteva
un po' a disagio, ma non riuscivo a staccarle gli occhi di
dosso e mi sentivo stupida. Finalmente vidi Sonya: era stupenda
con il suo abito cucito alla perfezione (mi chiesi dove
fosse la sarta e perch chi apparteneva ai ceti pi umili non
potesse celebrare ci che aveva contribuito a creare) e il suo
novello sposo era esattamente come me lo ero immaginato:
basso e dall'aria gentile e smarrita. Guard la danzatrice come
l'avevo guardata io poco prima. Poi si volt e vide il volto
di Sonya irrigidirsi mentre sorrideva agli ospiti.
Io presi i fiori e li sparsi sul pavimento. Sonya ci cammin
pass sopra e si sedette sulla sedia imbottita. Mi aveva
ignorato per tutta la sera e io me ne lamentai con mia cugina
Layla.
Sta' un po' zitta,  il suo matrimonio.
Sta' zitta tu. Ho un vestito troppo stretto e un paio di
scarpe ridicole e voglio andare a casa a guardare il film con
Ismail Yaseen.
No, non dirmi che stasera c' un film con Ismail Yaseen!
S, e ce lo stiamo perdendo.
Svignamocela disse lei, giocherellando con le trecce
nere. Fingemmo di andare a prendere del t di ibisco e fuggimmo
dalla porta principale.
Dopo una lunga e infruttuosa ricerca, scoprimmo che
nella hall dell'hotel non c'era la televisione, cos uscimmo e
andammo a sederci sulla spiaggia. Io pensai che i miei genitori
si erano sposati in quello stesso hotel e dopo la cerimonia
avevano fatto il bagno proprio l davanti.
Anche i miei genitori si sono sposati qui dissi a Layla,
quando immergemmo i piedi nel Mediterraneo.
Sono andati a letto insieme qui precis lei, disegnando
un cerchio nella sabbia con il piede.
In che senso?
Nel senso che l'hanno fatto qui, erano nudi e il tuo baba
ha messo il suo coso dentro la tua Mama e si indic fra le
gambe.
Non  vero, la gente non fa queste cose! esclamai inorridita,
tappandomi le orecchie con le mani. Cercai la luna nel
cielo ma non riuscii a trovarla, cos mi costrinsi a guardare
una stella.
E invece s. Non lo dico per scandalizzarti. Davvero, 
cos che nascono i bambini. Magari ti hanno fatto proprio
qui disse lei, indicando il mare come la valletta di un quiz
mostrerebbe un premio. Chiedilo a tua madre.  vero.
Io continuai a fissare la mia stella lontana, immaginando
di essere anch'io da qualche parte nel cielo. Ma poi fui catapultata
di nuovo sulla sabbia. E se Layla aveva ragione?
Com' che funziona esattamente? le chiesi. Bisogna essere
completamente nudi?
Lei si sedette accanto a me, soddisfatta di aver suscitato
la mia curiosit. S e no. Si pu, se si vuole.  pi facile se
sei nudo, no? Ma poi il coso dell'uomo va dentro la cosa
della donna e la prima volta fa male. Sanguini. Ma poi non
sanguini pi. E cominci a sciogliersi le trecce.
E invece s. Mia madre sanguina ogni mese. I giorni
prima diventa un mostro. Una volta mi ha tirato addosso una
sveglia. Non mi ha preso, per fortuna, ma siccome le pile
erano uscite, le ha raccolte (erano enormi!) e mi ha tirato
addosso pure quelle. Mi sono dovuta nascondere sotto il
letto.
Non cambiare discorso. Quelle sono le mestruazioni. Ce
le ho anch'io: mi sono venute l'anno scorso, quando ho compiuto
dodici anni. Ma  un sangue diverso. La zia Sonya sanguiner
stanotte, se  vergine. Layla aveva i capelli completamente
sciolti, ormai, e cominci a intrecciarvi delle alghe.
La pi lunga che trov se la mise intorno al collo a mo' di
boa marino.
Che vuol dire vergine? chiesi io.
Baba mi ha detto che noi femmine siamo come i fiammiferi.
Possiamo accenderci una volta sola. Quindi, quando
tua madre  andata a letto con tuo padre per la prima volta,
si  accesa. Se Sonya lo ha gi fatto, stanotte non si accender.
Vuol dire che se non  vergine lui se ne accorger.
Non capisco di cosa stai parlando. Sono sicura che a
Sonya non importa niente di tutte queste storie. Quel tipo,
mio zio,  innamorato di lei. E questo che conta ribattei io,
alzandomi e incamminandomi verso l'hotel. Le sue enormi
finestre rilucevano nel buio.
Davvero non sai di cosa sto parlando? disse Layla, seguendomi.
Chiedilo a tua madre.  ora che ti parli di queste
cose. Fra un po' avrai anche tu le mestruazioni.
Quando rientrammo nella sala, vedemmo Sonya e il marito
ballare e brindare con il t di ibisco. A un certo punto lui
si sbilanci e lo rovesci sull'abito di Sonya. Mama si precipit
verso di lei con un tovagliolo, cercando di togliere subito
la macchia. Io mi avvicinai e udii Sonya dire: Il mio
novello sposo mi ha rovesciato addosso lo sharbaat. Non
poteva succedermi niente di pi imbarazzante!. Poi agit
la mano verso il soffitto, rivolgendosi a Dio: Un matrimonio
normale, accidenti a te! Non chiedevo altro. Doveva proprio
rovesciarmi addosso questa schifezza?. E, quando vidi la
macchia rossa sul grembo di Sonya, capii che ci che aveva
detto Layla era vero.
A una settimana dal matrimonio e subito dopo Y'asr, la
preghiera del pomeriggio, una berlina nera imbocc la strada
di casa nostra. Quando ci affacciammo al balcone, vedemmo
che si trattava dell'auto nuova di zecca di uno sconosciuto,
e i bambini del vicinato le corsero dietro come se fosse un
furgoncino dei gelati o la limousine di una stella del cinema.
La berlina si ferm davanti al palazzo, e, quando la portiera
si apr, vedemmo spuntare un'elegante scarpa maschile. Poi
apparve un uomo e, pochi secondi dopo, mi resi conto che
era mio padre. Mama cap qualcosa che a me sfugg, e si mise
a piangere e a urlare, schiaffeggiandosi.
Non pensavo che vedere mio padre l'avrebbe sconvolta
cos.
Mio fratello, che stava rosicchiando una pannocchia abbrustolita,
rimase impassibile. Baba sal e, piangendo sulla
spalla di mia madre, le disse: Che Dio abbia piet di lui.
Poi mi fece cenno di avvicinarmi e ci stringemmo tutti e tre
in un abbraccio. Tesoro,  morto Sido mi disse. Suo padre,
cos grande e forte, se ne era andato.
Mama mi diede venticinque piastre e il permesso di andare
al mercato a noleggiare una bicicletta da sola. Avrei voluto
darle un bacio, ma lei non aveva abbracci da offrire, cos
infilai i soldi in tasca e uscii. Fuori era gi buio, e decisi di
prendere la strada pi vicina al mare per poter sentire l'odore
delle onde fantasma trasportato dal vento umido. Vidi il
manifesto di uno spettacolo a cui avrei voluto tanto andare:
si chiamava Rayya e Sakinna, due malvagie assassine che
erano vissute ad Alessandria molto prima che Mama e anche
Yia Yia nascessero.
Giunta al suk, mi feci strada tra la folla e respirai a pieni
polmoni l'odore di dolci fritti al miele. Se Sido non fosse
morto, ne avrei mangiato uno senza sentirmi in colpa, ma,
date le circostanze, anche solo guardarne la crosta marrone
chiaro mi faceva pensare a un cadavere. Il noleggiatore mi
ordin di riportargli la bici - un rottame con le ruote distrutte,
il manubrio arrugginito e il sedile squarciato - prima che
finisse Dallas. Io guardai quel pazzoide con tre denti e le mani
sporche di grasso e mi chiesi come poteva pretendere che
sapessi quando sarebbe finito Dallas, visto che non mi stava
noleggiando una bici con televisorino incorporato, ma annuii
e me ne andai. Continua pure a fumare hashish dissi
sottovoce, e rimasi colpita dall'aver formulato un pensiero
cos adulto.
Mi diressi subito verso la spiaggia, e osservai le coppiette
comprare collane di gelsomino dai venditori ambulanti.
Poi feci dietrofront e sfrecciai per le strade illuminate dai
televisori sui balconi. C'erano due canali: il primo era riservato
alle notizie, quindi era noioso; il secondo, invece, era
riservato a Dallas, o almeno cos sembrava, dal momento che
tutti i televisori erano sintonizzati sulla soap opera. Quando
alzai gli occhi verso il cielo, non vidi le stelle, ma centinaia di
schermi blu. Presi un vecchio cestino di paglia su cui una
donna doveva aver sgranato il mais poche ore prima e lo trasformai
in un frisbee, ma, dopo una ventina di patetici tentativi
di farlo volare, udii la sigla finale del telefilm riecheggiare
per le strade pi forte del sermone del venerd mattina, cos
mi affrettai a tornare al mercato per restituire la bici a quel
noleggiatore fumato.
Tornai a casa a piedi lungo la strada principale: i ragazzi
passavano in macchina gridando e fischiando all'indirizzo
delle ragazze pi grandi, le quali a loro volta gridavano
ridacchiando. Giunta sotto casa, scoprii che qualcuno aveva
legato una scimmia a un palo, lasciandola l al solo scopo,
almeno cos mi parve, di spaventarmi. Io non sapevo come
evitarla, anche perch nel frattempo aveva riempito il marciapiede
di escrementi. Volevo solo girarle intorno e arrivare
alle scale: se ci fossi riuscita, sarei sopravvissuta. Ma la
scimmia non aveva alcuna intenzione di farmi passare: mi
mostrava i denti sporchi e il sedere rosso e saltava verso di
me. Io mi allontanai e chiamai: Baba! ma lui non rispose.
Dove poteva essere? Avrei tanto voluto abbracciarlo, dirgli
che mi dispiaceva per suo padre, e memorizzare anche le sue
mani. Vattene dissi alla scimmia.
Wi ah ah ah ah! rispose lei.
Proprio cos. Vedo che abbiamo le stesse idee politiche!
esclamai.
Wa oooh oooh wa ah! ribatt lei.
Ripetilo se hai il coraggio, sporca capitalista! urlai. Andammo
avanti cos per un bel po', finch non udii il rumore
dei tacchi di Mama per le scale. Quando usc, agit una mano
in direzione della scimmia e disse: Quei figli di cagna dei
vicini. Pensano che siamo allo zoo. Cos' diventato questo
paese?. Aveva i capelli arruffati e schiacciati da una parte:
sembravano la nuvoletta dei pensieri dei fumetti. Aveva anche
la camicia da notte al contrario. Quant'era strana, a volte,
la mia Mama.
Tutta colpa del capitalismo! esclamai io, anche se non
sapevo esattamente cosa significasse quella parola. Lei mi
prese in braccio e mi disse che ero la sua scimmietta, e il suo
petto era caldo e aveva un odore strano, salato. Le dissi che
il noleggiatore di bici era fumato e lei rise per la prima volta
in quella triste giornata.
...
.
...
Sei.
...
.
...
A piedi nudi sul ponte.
...
.
...
Per andare in Palestina, che Baba chiamava la sponda,
el-daffa, a seppellire il suo baba, dovemmo prendere un
aereo per la Giordania e proseguire in macchina, attraversando
il ponte Allenby. Sull'aereo, estrassi una cartina dalla
tasca del sedile di fronte al mio e vidi che la Palestina  attaccata
all'Egitto, cos chiesi a Baba: Ma perch non possiamo
andarci in macchina, o volare direttamente fin l?. Lui mi
ordin di tacere e di allacciarmi la cintura, prima che la
hostess mi buttasse gi dall'aereo. Io avrei voluto tenergli la
mano come quando camminavamo lungo la spiaggia vicino
a casa nostra, con la sabbia umida sotto i piedi e la mia manina
stretta intorno alle sue enormi nocche pelose.
Giunti in Giordania, prendemmo un taxi dall'aeroporto
al confine. Baba sedeva accanto al tassista e guardava dritto
davanti a s, e Mama teneva gli occhi fissi su Gamal. Io invece
mi guardavo intorno, osservando stupita quel luogo sconosciuto
che non somigliava affatto n al sabbioso, piatto
Kuwait, n al verde, piatto Egitto. Vidi rocce sporgere dalle
montagne che ci sfrecciavano accanto, vidi sabbia e alberi
verdi che fiancheggiavano la strada. Quando scendemmo da
una montagna, mi si stapparono le orecchie: sembrava di essere
sulle montagne russe, solo che avevamo i finestrini.
Chiesi a Mama un foglio e una penna e lei li pesc nella
borsa e me li porse. Volevo disegnare tutto ci che vedevo: i
sedili di pelle del taxi, il panino con il cetriolo che Gamal
aveva sbocconcellato e poi vomitato, la barba corta e ispida
di Baba, la pelle secca intorno ai suoi occhi, il rossetto di
Mama, il suo viso, la superficie delle rocce, il vento che entrava
dal finestrino. Mi resi conto di non poter disegnare tutte
quelle cose, ma volevo disperatamente annotarle, per mettere
ordine in ci che mi circondava, cos feci una lista di quello che vedevo. Quando ebbi finito, diedi il foglio a Mama,
che lo ripieg senza guardarlo. Avrei voluto che il vento glielo
strappasse di mano facendolo atterrare sulle ginocchia di
Baba, che, leggendolo, si sarebbe sentito meglio. Poi Mama
estrasse una spazzola dall'enorme borsa che conteneva scontrini
e eyeliner vecchi di cinque anni, e cominci a pettinarmi
energicamente. Io avrei voluto dirle: Ahi! Non  mica
colpa mia se il baba di Baba  morto, ma poi vidi le sue labbra
color corallo torcersi e tacqui. Il taxi ci port fino ai piedi
della montagna e il vento che entrava dal finestrino mi scompigli
di nuovo i capelli.
Poi l'auto rallent e i miei genitori si irrigidirono. Io guardai
davanti a me e vidi una specie di cancello a strisce gialle
e nere e un soldato vestito di verde. Mio padre gli porse i
documenti e l'uomo ci fece scendere, cos ci sedemmo insieme
ad altre famiglie sulle panchine ai lati della strada. Mama
e Baba non dissero una parola; io osservai attentamente il
soldato e il suo fucile lucente. Aspettammo a lungo, finch
non arriv un autobus su cui ci fecero salire.
L'autobus - e i passeggeri con lui - oscillavano da una
parte e dall'altra, da dove ero seduta riuscivo a malapena a
scorgere i volti delle persone. Quei corpi senza testa mi ricordavano
i vestiti e le magliette che avevo visto appesi al
mercato di Alessandria. Due donne si misero a parlare del
paese da cui provenivano e sorrisero quando scoprirono di
essere lontane parenti. A un certo punto l'autista si ferm a
un altro cancello giallo e nero e scese. Io lo seguii con lo
sguardo e lo vidi parlare con il soldato che sal sull'autobus
e controll i passaporti di tutti con la sigaretta in bocca. Non
se la tolse nemmeno un attimo dalle labbra. Pensai che fosse
davvero abile, ma ero anche preoccupata dalla lunga striscia
di cenere in equilibrio precario sopra le teste dei passeggeri.
Quando il soldato ebbe finito, l'autista ripart e, giunto
nei pressi di un ponte, ci disse di scendere. Io chiesi a Baba
se era quello il ponte, lui annu e mi diede dei colpetti affettuosi
sulle spalle.
Vidi un folto gruppo di soldati, maschi e femmine, in
piedi davanti a un edificio grigio. Passai davanti a una soldatessa
(non ne avevo mai vista una) e ne ammirai i lunghi
capelli ricci legati in una coda di cavallo. Una volta entrati
nell'edificio, ci mettemmo in fila e, dopo circa un'ora, i soldati
controllarono le nostre valigie, rovesciandone il contenuto
sui tavoli e chiedendoci dove vivevamo. Baba rispose
che abitavamo in Kuwait, e loro richiusero le borse, ma,
invece di restituircele, ci ordinarono di sederci in attesa
dell'ispezione. Io chiesi a Baba quanto tempo ci avremmo
impiegato e lui mi rispose: Tutto il giorno lanciando
un'occhiata a uno dei soldati. Sembrava che lui e Baba stessero
parlando, mentre non si scambiarono una parola. Mi
avvicinai a Mama, ma lei mi disse di andare a giocare con
mio fratello, cos poteva riposare. Allora mi misi a disegnare
insieme a Gamal, ma la mia attenzione si spostava spesso
sui soldati. Erano carini - sapevo che non avrei dovuto pensarlo,
ma non potevo farne a meno - alti, con la pelle chiara
e gli occhi nocciola e, quando ridevano, mostravano denti
bianchissimi.
Dopo un po', Mama, mio fratello e io fummo separati da
Baba e portati in un'altra ala dell'edificio, dove ci fu ordinato
di toglierci le scarpe. C'erano molte altre bambine, anche
loro scalze, e donne: eleganti, in jeans, con il velo, in minigonna,
in pantaloncini kaki e canottiera, in abiti tradizionali con bracciali d'oro intorno alle braccia e tatuaggi blu sul
mento, con occhiali da sole enormi e con occhiali dalle lenti
viola come quelli di Mama, ma tutte scalze. Il sole picchiava
sul tetto di lamiera dell'edificio e faceva molto caldo.
Le soldatesse ci ordinarono di metterci in fila e di attendere
il nostro turno per entrare in stanzette simili ai camerini
dei negozi e separate l'una dall'altra da teli di stoffa color
crema. Una volta dentro, mi tolsi il vestito e rimasi in mutandine
bianche e canottiera rosa. Anche Mama si tolse la gonna
e la camicetta e rimase in mutande contenitive e reggiseno
trasparente. Eravamo tutte e due l seminude e a piedi nudi.
La soldatessa sembrava un ragazzo, non fosse stato per il
seno. Fece passare un apparecchio nero su tutto il corpo di
Mama, e io provai imbarazzo per lei, mezza nuda davanti a
quella sconosciuta dai modi bruschi, che parve leggermi nel
pensiero, perch un attimo dopo mi si avvicin e fece altrettanto
con me. Quel marchingegno sembrava un grosso serpente
nero. Poi Mama fece una micidiale scoreggia silenziosa
che appest il camerino e costrinse la soldatessa a uscire
per alcuni secondi. Rimaste sole, ridacchiammo e Mama disse
kaffik, e io le diedi il cinque.
Dalla stanza accanto udimmo una soldatessa gridare:
Ma zeh? Cos'? e un'altra donna urlare in arabo. Poi la
nostra soldatessa fece capolino dalla tenda, ci ordin di rivestirci
e and a vedere cosa stava succedendo. Io mi infilai in
fretta e furia il vestito e uscii dalla stanzetta: le due soldatesse
osservavano una grossa catena d'oro e parlavano concitatamente
in una lingua simile all'arabo.
Eyfo? Dove?
Ba Carefree shela! Kenl Nel Carefree! S!
La ragazza che aveva nascosto la catena d'oro nell'assorbente
se ne stava in piedi accanto a loro, a braccia conserte.
Non ho i soldi per pagare la tassa! disse in arabo. Quando
anche Mama usc, mi prese per mano e andammo a cercare
le scarpe, che erano in un grosso bidone al centro della
stanza pi grande. Io le chiesi come fossero finite l e lei mi
spieg che i soldati le avevano prese per passarle ai raggi X
e accertarsi che non vi avessimo nascosto nulla.
Tipo cosa? chiesi io, affacciandomi sul bidone. Vidi scarpe
marroni, graziosi sandali a fiori e dcollet rosse col tacco,
ma non le mie scarpe.
Tipo una bomba disse Mama esaminando le sue scarpe
beige o una granata.
Ma... obiettai io, che nel frattempo avevo trovato una
delle mie scarpe credevo che le granate fossero pi grandi
di una scarpa! E trovai anche l'altra.
Ah ! sospir una donna in jeans con occhiali dalla montatura
sottilissima. Questa bambina ha molto pi buonsenso
di quelli l!
Cinque minuti dopo il bidone era vuoto, ma la donna in
jeans con gli occhiali non aveva trovato le sue scarpe.
Me le hai rubate! esclam, rivolgendosi a una graziosa
soldatessa, che scoppi a ridere mostrando l'apparecchio
per i denti. Maledetta! Non puoi rubarmi le scarpe, capito?
Walek, sono mie!
Non ti ho rubato le scarpe. Ora rimettiti in fila e vattene.
E allora chi le ha prese? Io le metto nel bidone e puf!
Sparite! insistette l'altra. Dove sono?
Solo Hashem lo sa! Ora rimettiti in fila!
Baia Hashem baia khara! Non me ne frega niente di Dio!
Rivoglio le mie scarpe!
La soldatessa rimase impassibile.
Far lo sciopero della fame, se necessario!
E allora tieni! grid la soldatessa, lanciandole un paio
di sandali. La donna, apparentemente soddisfatta, se li infil
e, una volta fuori, sibil: Prima la mia terra, ora anche i
sandali Gucci! Ma vaffanculo.
Io, Mama e Gamal ci sedemmo su una panchina al sole e
cercammo Baba, che riapparve dopo un po' con in mano una
bottiglia d'acqua. Io avrei voluto raccontargli quello che ci
era successo, ma lui mi disse che dovevamo rimanere in silenzio,
nel caso i soldati ci chiamassero per andare a recuperare
i bagagli. Mama mi diede dei biscotti, che annusai mentre le
mosche mi ronzavano davanti al viso e agli occhi. Intorno a
noi c'era una moltitudine di persone, tutte stanche e affamate,
tutte in attesa. Mama cerc di attaccare bottone con una
donna che le sedeva accanto, ma era una contadina, e il dialetto
palestinese di Mama era pessimo. Allora prov con il
dialetto egiziano, ma un'altra donna le disse di continuare
pure a parlare come una stella del cinema. Mama tacque,
imbarazzata, e Baba ne fu pi che lieto.
Quando il sole aveva cominciato a scendere, un soldato
grid il nostro nome e Baba attravers il cortile e and a
prendere le valigie. Poi cercammo un taxi per raggiungere il
paese di Baba, Jenin, ma trovammo solo un furgoncino pieno
di gente diretta laggi. Io mi sedetti in braccio a Mama, mentre
Baba prese Gamal, che si era addormentato. Guardai gli
ulivi e i mandorli disposti su file ordinate, gli irrigatori che li
innaffiavano, i pony, le jeep verdi dell'esercito che ci superavano,
il viso di Baba, che somigliava alle rocce delle montagne
alla nostra sinistra. Ero stanca e impaurita, e non capivo
perch fossimo stati trattati cos male. Poi chiusi gli occhi,
respirai l'aria che profumava di limone e affondai il viso nella
camicetta di Mama.
Il giorno successivo mi svegliai a casa di mia nonna. Fui
strappata al sonno dallo scampanellio dell'uomo che consegnava
pane e falafel in bicicletta. Sitto apr il cancello per
salutarlo e, quando se ne fu andato, scesi per stare un po'
con lei. Nel primo pomeriggio, ci sedemmo nella cucina
della casa che le aveva costruito mio padre a preparare involtini
di foglie di cavolo. Sitto era identica a Baba, solo che
aveva i capelli pi lunghi e non si grattava i baffi perch non
li aveva. Dopo aver riempito le foglie di cavolo con riso,
carne rossa, cumino, olio e sale, le mettevamo in una grossa
pentola, aggiungendovi degli spicchi d'aglio. Quando li
guardai dentro la pentola, mi fecero pensare a virgole e trattini.
Stavo per dirlo a Sitto, ma poi mi ricordai che non sapeva
leggere n scrivere.
Per sapeva raccontare le storie. Me ne raccont una di
due sorelle, una ricca e una povera. La sorella povera and
a casa di quella ricca e la trov intenta a preparare degli
involtini di cavolo. Aveva fame, ma la sorella, che era perfida,
non gliene offr nemmeno uno, cos se ne torn a casa a
prepararli per s. Per qualche ragione il sindaco and a trovarla,
e la sorella povera gli offr gli involtini. Ma proprio
mentre glieli stava servendo, scoreggi. Divenne tutta rossa
e si schiaffeggi augurandosi che la terra si aprisse per inghiottirla,
e cos fu. Sottoterra si ritrov in una graziosa cittadina,
con persone e carrozze. Mentre si guardava intorno,
maledicendo il suo triste destino, vide la scoreggia, tutta elegante,
al tavolo di un caff. La sorella povera le disse che era
una farabutta, perch l'aveva messa in imbarazzo, e lei ribatt
che si sentiva imprigionata dentro di lei e voleva uscire.
Ma gli abitanti della citt sotterranea presero le difese della
sorella povera e dissero alla scoreggia che avrebbe dovuto
rimediare al danno. Allora lei disse: Va bene, ogni volta che
aprirai bocca, ne uscir dell'oro. La sorella povera torn a
casa: il sindaco se ne era andato, ma c'era suo marito, che le
chiese dove fosse stata. Quando apr la bocca per rispondergli,
ne usc dell'oro. E fu cos che divenne ricca. La perfida
sorella, invidiosa e desiderosa di arricchirsi ancora di pi,
decise di imitarla. Cos, invit il sindaco a casa sua, gli offr
degli involtini di cavolo e gli scoreggi davanti. La terra la
inghiott e lei cerc la scoreggia, ma nel suo mondo sotterraneo
erano tutti poveri e tristi. Quando finalmente riusc a
trovare la scoreggia, questa la insult: maledetta, me ne stavo
al calduccio dentro di te, perch mi hai buttato fuori? La
sorella ricca non cap e le chiese dell'oro, ma la scoreggia le
disse di andare all'inferno, e gli abitanti del mondo sotterraneo
la cacciarono via, cos lei si ritrov di nuovo in casa sua
con il marito che le urlava: Dove sei stata, buona a nulla?.
Lei apr la bocca per parlare, ma ne uscirono centinaia di
scorpioni, che la punsero, uccidendola. Alla fine della storia,
gli involtini erano tutti in pentola, e Sitto accese il fuoco
e disse: W-hay ihkayti haket-ha, w'aleki ramet-ha. Questa 
la mia storia, bambina, l'ho raccontata, e a te, bambina mia,
l'ho donata.
A casa, in Kuwait, quando Baba riceveva una lettera da
suo padre, c'era sempre anche un messaggio di Sitto. Sido
lo scriveva al posto suo, ma lei lo firmava con un cerchietto
con dentro il suo nome. Baba mi spieg che usava un anello
per firmare le lettere, ma io non capii; pensavo che l'anello
fosse la fede che portava al dito. Quel giorno, per, mentre
aspettavamo che gli involtini cuocessero, Sitto mi chiese
di aiutarla a scrivere una lettera al marito di sua figlia a proposito
del formaggio che aveva fatto. Me la dett e, quando
le porsi il foglio affinch lo firmasse, estrasse l'anello, e
vidi che non si trattava affatto della fede. Lo immerse nell'inchiostro
e lo premette teatralmente sul foglio, strizzandomi
l'occhio. Fu allora che capii che a Sitto non importava di
non saper scrivere, perch raccontava le storie, faceva il formaggio
e strizzava l'occhio.
Durante i quaranta giorni di cerimonie funebri (noi restammo
solo tre giorni), le donne sedute in cerchio raccontavano
storie su Sido e ogni tanto si schiaffeggiavano e si stracciavano
le vesti. Una volta anch'io mi schiaffeggiai e feci per
strapparmi il vestito, ma Mama mi fulmin con lo sguardo.
Io smisi immediatamente, mortificata: volevo solo essere come
gli altri.
Quando rimasi di nuovo da sola con Sitto, le chiesi come
avesse conosciuto Sido, e lei rise a lungo, anche se non credevo
che la mia domanda fosse cos divertente.
Venne a casa nostra con un messaggio di suo padre disse.
Vedi, suo padre era venuto a farci visita per questioni riguardanti
gli ulivi. Lo stalliere stava dormendo cos avevo portato
io il suo cavallo al cancello. E il tuo bisnonno si era innamorato
di me perch, anche se ora non ho pi molti denti e sono
grassa, allora ero molto bella.
Ma tu sei ancora bella, Sitto!
Che Dio scacci il diavolo! Bugiarda! esclam lei, dandomi
un pizzicotto sulla guancia. Il tuo bisnonno mand
tuo nonno a chiedere la mia mano. Ma, non appena lo vidi,
desiderai diventare sua moglie. Cos, non so perch. Anche
lui era molto bello allora, e aveva ancora i capelli! Tuo nonno
chiese la mia mano e io risposi di s. E gli strizzai l'occhio !
Lui cap e dimentic suo padre, prendendomi per s. E, dopo
che diedi alla luce sei femmine, arriv tuo padre, che Dio
lo protegga!
Mi piaceva stare con Sitto e ascoltare le sue storie. Il giorno
prima che partissi, mi raccont del bambino mezzo-e-mezzo,
che era umano solo per met perch suo padre aveva
mangiato met della melagrana che avrebbe dovuto dare alla
moglie sterile per aiutarla ad avere un figlio. Io mi chiesi se me
l'avesse raccontata perch pensava che anch'io fossi una mezza
bambina, visto che sono mezza palestinese. Ma lei mi spieg
che il bambino della storia era pi forte e pi intelligente dei
bambini nati dalla melagrana intera, e che, quando mi chiamava
mezza-e-mezza, era perch pensava lo stesso di me.
L'ultimo pomeriggio che trascorremmo in Palestina, Baba
mi port sulla tomba di Sido, costituita da una tavola di legno
con inciso il suo nome e una sura del Corano. Era l'opposto
della tomba di Yia Yia, conteneva un Uomo Musulmano
invece di una Donna Cristiana. Io recitai la fateha con
le mani sul petto, chiedendomi se il baba del mio Baba stesse
comodo sotto tutta quella terra. Poi recitai mentalmente
tutti i versetti che ricordavo, per dimostrare le mie conoscenze,
per far sapere a Sido che ero brava. Poi facemmo una
breve passeggiata fino a una casetta su una collina. Baba apr
la porta e mi mostr una grande stanza.
 qui che sono cresciuto disse con le mie sorelle. E
ogni volta che uno dei nostri fratelli moriva, lo seppellivamo
in quel pezzo di terra laggi.
Dov'eravamo prima esclamai io, spaventata dal fatto
che anche i fratellini di Baba fossero l sotto. Dove sarebbe
stato sepolto Gamal? Saremmo stati sepolti anche noi in luoghi
diversi, come i parenti di Mama e Baba?
E andavamo in bagno fuori continu Baba, guardandosi
attorno e mordendosi l'interno delle guance. Non sembrava
triste, per. Mama diceva sempre che Baba era uno di quegli
uomini a cui piaceva essere triste. Forse aveva ragione. Mi
guardai attorno anch'io, cercando di immaginarmi nove
corpi, di cui sei femmine, con tutti i problemi delle femmine,
che dormivano su quel pavimento di legno.
Tutte le mie sorelle si sono sposate prima di compiere
quindici anni disse Baba. Anzi, no: Kameela ne aveva diciassette.
Si sono sposate contro quel muro bianco l fuori...
come prigionieri in attesa dell'esecuzione. Si interruppe e
fece un profondo sospiro. Il muro era sul lato orientale della
vecchia casa, affacciato sulla vallata. Io osservai i pavimenti
rigati, toccai le maniglie rovinate, e cercai di immaginarmi
Baba bambino.
Andavo a scuola a piedi o a dorso di mulo e portavo i
libri legati con una corda sulle spalle.
Ti  dispiaciuto quando ti sei dovuto trasferire in Egitto?
S, ma il fatto di andare in Egitto, di frequentare l'universit,
mi ha reso libero. Le tue zie non hanno mai avuto
questa opportunit. E io voglio pi di ogni altra cosa al
mondo che tu ce l'abbia.
Io scrutai le colline che ci circondavano.
Capisci? mi chiese ansiosamente, e io annuii.
Ho perso la mia casa aggiunse ma ho potuto studiare,
e ne ho trovata un'altra. Forse sar cos anche per te. Poi
tacque, e parve cercare le parole. La guerra  terribile. Terribile!
Ma pu anche portare qualcosa di buono.
Quando uscimmo, volle farmi una foto e mi disse di appoggiarmi
contro il famigerato muro-del-matrimonio, ormai
ingiallito. Io alzai il mento e sorrisi, con le braccia lungo i
fianchi come un soldato, e il flash della macchina fotografica
mi accec. Anni dopo, guardai pi attentamente quella
foto e notai una scala contro il muro alla mia sinistra. Baba
mi aveva lasciato una via di fuga.
...
.
...
Sette.
...
.
...
La vita  una prova.
...
.
...
La via di fuga fu scavata, asfaltata e lastricata nel mio dodicesimo
anno d'et, quello precedente l'inizio delle scuole superiori,
altrimenti detto l'Anno dello Studio Lungo e Faticoso.
Mama mi svegliava all'alba con una ricca colazione
affinch avessi le energie necessarie a preparare l'esame di
ammissione, che si sarebbe svolto un mese dopo la fine del
Ramadan. L'esito della prova avrebbe stabilito la graduatoria
degli studenti nei quattro anni successivi, a loro volta
decisivi ai fini della scelta dell'universit.
Tuo padre era lo studente migliore di tutta Jenin! mi
disse una sera Baba, gonfio d'orgoglio. I miei compagni mi
temevano. Nessuno riusciva a superarmi. Andavo a scuola a
dorso di mulo tutte le mattine, e d'inverno la nostra aula era
gelida, perch alcune finestre erano rotte, ma avevo sempre
la mano alzata, perch sapevo rispondere a qualsiasi domanda.
Alla fine dell'anno, il mio nome era sempre in cima
alla graduatoria.
Io avrei voluto che Baba mi raccontasse qualcosa di pi
della sua infanzia nella casetta sulle colline della Palestina,
con i materassi sul pavimento di quell'unica stanza. Preferirei
ascoltare le tue storie, invece di studiare gli dissi e, purtroppo
per me, mi prese alla lettera.
Allora portami un foglio di carta e una penna! ordin.
Quando glieli porsi, mi disse: Siediti e scrivi: Sempre... no,
aspetta e fiss lo sguardo sugli alberi della foresta del tinello.
Sempreverde, scrivilo e io lo feci. Ora scrivi: Le
mie memorie, Waheed Ammar e io obbedii. Poi tacque di
nuovo con lo sguardo perso nel vuoto, mordendosi nervosamente
l'interno delle guance.
C'era... NO! Non scrivere. Aspetta! Nel 1901 le colline...
No! L'hai scritto? Cancella. Aspetta finch non dico
punto. Cazzo, mi fai perdere l'ispirazione. I figli! Gli artisti
non possono avere figli! Siediti, non startene l col foglio
appoggiato sul divano. Mi hai sentito? Ho detto Le mie
memorie. Siediti.
Io sedetti al tavolo di quercia e rimasi in attesa, come mi
aveva ordinato. Aspettai finch non sentii pi i piedi n le
mani. Aspettai finch non mi sembr di essere pi affamata
e assetata di chiunque altro al mondo. Ehm... dissi timidamente.
Sta' zitta, cazzo! sbrait lui. L'ispirazione!
Baba aveva quest'idea romantica secondo la quale i bei
libri dovevano essere dettati a uno scrivano.
Non pu farlo Mama? chiesi in tono lamentoso.
Mama?, la tua Mama? e fece schioccare le labbra come
se avesse appena mangiato dieci barbabietole sott'aceto.
Perch, la tua Mama conosce l'arabo? Lo sa scrivere? Lei,
con i suoi oui oui, e comme-ci, e kussy}
Kuss ummak, la figa di tua madre cinguett Mama dalla
sua postazione notturna davanti alla toeletta, dove leggeva
gli spartiti.
Sta' zitta, cazzo! grid Baba. E tu siediti mi intim.
Col passare del tempo, ci feci l'abitudine e mi attrezzai di
conseguenza. Mi sedevo al tavolo di quercia con davanti i
panini con lo za'tar, il succo di guava, il t dolce alla menta,
e delle grosse fette di formaggio roumi, e mentre aspettavo
che Baba cominciasse a dettarmi le sue memorie, mangiavo.
Quando lui diceva: Va bene, basta per stasera avevo gi
digerito. Cos, ogni sera abbassavo gli occhi sul foglio bianco
che recava sempre lo stesso titolo, e solo quello: Sempreverde,
Le mie memorie, Waheed Ammar.
Povero Baba. Un tempo era un bravo poeta. Ormai, per,
era un marito e un padre, e non riusciva pi a scrivere. Aveva
un'idea in testa, ma purtroppo solo quella. Nel corso degli
anni l'aveva sviluppata, aggiungendo episodi, personaggi,
descrizioni di luoghi, aneddoti e battute, e stipando tutto
nella testa. Ma poich voleva che la sua idea ne uscisse perfettamente
formata, come Atena da Zeus (o come me da
lui, cos diceva ogni tanto), non era mai contento. Quando
mi resi conto di quanto la cosa lo tormentasse, provai pena
per lui.
Di cosa parla? osai chiedergli una sera, fra un dattero
medjool e un sorso di t.
Del ramo palestinese della tua grande famiglia.
Quindi anche di Sido e Sitto? gli chiesi, pur sapendo
che sentir nominare suo padre lo turbava ancora.
E dei loro antenati. S, parla di come tu discenda da una
stirpe di guerrieri, e del nostro legame con la terra. Di come
abbiamo sempre combattuto, prima contro i turchi al fianco
di Saladino, che liber Gerusalemme dai Crociati, poi
contro gli inglesi al fianco dei turchi, ma mai... tacque un
istante, avvicin il suo viso al mio e prosegu, in un sussurro:
Mai al fianco degli inglesi. Pensa che offrirono a tuo
nonno la carica di sindaco del paese, e lui rispose che la
loro carica se la potevano mangiare. Io inghiottii un dattero
intero, e mi sembr che mi si fosse incastrato nel cuore.
Poi combattemmo prima del '48 e perdemmo. E poi  finita.
La guerra?
La storia. La storia, somara. Poi si alz dal divano e disse,
stirandosi: Va bene. Basta per stasera. Io abbassai gli
occhi sul foglio bianco e vidi il titolo e il suo nome.
Alcuni giorni prima dell'esame, Linda rub per me una
cassetta a suo fratello, che andava a scuola a Boston, dove
ero nata. Io avrei tanto voluto andare a scuola a Boston un
giorno, e rubare cassette rap. Linda si sentiva cos in colpa
che si fece il segno della croce lungo tutto il tragitto da casa
a scuola: quando sal sull'autobus, quando scese dall'autobus,
quando oltrepass il cancello della scuola, quando entr
in classe. Era convinta che Dio l'avrebbe fulminata, trasformandola
in una scimmia ammaestrata.
Ma no la rassicurai, ascoltando una cassetta con il Walkman
di Rama. Rama era una nuova, veniva dal Sudan. Era
pi alta di tutti e pi nera dell'asfalto. Il cortile era pieno di
bambini delle elementari e delle medie e di ragazzi delle
superiori. Io guardai distrattamente quelli delle superiori,
pensando all'esame di ammissione, e uno di loro mi salut
con la mano.
Merda, deve aver pensato che lo stessi fissando dissi.
Rama mi lanci un'occhiata maliziosa.
Hai detto merda... d'ora in poi dovrai dire adrem.
Anzi, dovrai dire tutte le parolacce al contrario, o ti troverai
nell'adrem fino al collo.
Rama, quel ragazzo laggi mi ha salutato, che ozzac faccio?
Salutalo anche tu! esclam lei, afferrandomi il braccio
e agitandolo.
Ozzac, mi sono innamorata dissi, fissando il ragazzo
dai capelli ricci.
Il giorno successivo sarebbe iniziato il Ramadan: senza
cibo e senza chewing-gum, l'alito pesante era assicurato.
Avrei dovuto parlargli da lontano.
Mama mi svegli prima dell'alba perch potessi fare sullo-or
e studiare per l'esame. Mentre ero in cucina, vidi i primi
raggi del sole filtrare dalla finestra. Mama torn a letto con
Baba, e io feci capolino nella camera buia e vidi che, sebbene
dormissero entrambi, le loro dita si muovevano ininterrottamente:
l'indice destro di Baba sembrava scrivere, sulle
lenzuola, interi capitoli di Sempreverde, mentre le mani di
Mama suonavano Bach nell'aria.
Era in mattine come quella, quando me ne stavo in piedi
sulla soglia della loro stanza a spiare i loro sogni di gloria falliti,
che mi chiedevo la ragione di tutto quello studio. Perch
Mama e Baba volevano che diventassi una professoressa?
Perch non potevo essere un'artista come loro? Forse perch
la loro arte li aveva delusi, come il loro amore. Fu allora
che capii il motivo per cui cercavano di distogliermi dai miei
due grandi sogni: sposarmi e intraprendere la carriera artistica.
Volevano risparmiarmi una cocente delusione.
Lascia perdere il matrimonio mi diceva sempre Baba
quando in televisione c'era la pubblicit, come se quel consiglio
riguardasse in realt l'uso eccessivo di ketchup, o qualcosa
di simile.
I mariti non servono a niente! esclamava Mama nel bel
mezzo di qualsiasi attivit. Dammi retta: non sposarti mai.
La mattina dell'esame, indugiai alcuni istanti sulla soglia
della stanza dei miei genitori. Dormivano cos placidamente
e sembravano andare cos d'accordo quando dormivano
e stavano sognando. Io infilai le mani sudate nelle tasche dell'orribile
divisa scolastica e mi avviai al cancello, mordendomi
l'interno delle guance e prendendo a calci i sassi mentre
aspettavo lo scuolabus.
L'esame si svolgeva nell'aula magna, dove ogni anno le
classi mettevano in scena uno spettacolo. L'anno prima avevo
interpretato il Brutto Anatroccolo. Mentre i miei compagni
giocavano in cortile e sulle collinette di sabbia, io me ne
andavo sul tetto a studiare la parte. Quella mattina, invece,
temperai la matita e attesi istruzioni.
Quando l'esaminatore disse: Potete cominciare il cuore
mi sobbalz come se un sasso avesse colpito i miei seni in
crescita.
Sfogliando le pagine del test a risposta multipla, trasalii:
c'erano domande impossibili, nessuno sarebbe riuscito a rispondere
correttamente. Non avrei mai frequentato le superiori;
sarei rimasta alle medie e avrei salutato i ragazzi pi
grandi nel cortile della scuola finch non avrei compiuto cinquantasei
anni e sarei morta, come Yia Yia.
Dopo il test, passammo al componimento. L'esaminatore
ci disse di raccontare il giorno pi lungo del mondo.
Decisi di scrivere una storia in cui gli alieni invadevano la
Terra e fermavano il tempo. Io, per, riuscivo a farmeli amici
e mi offrivo di essere la loro guida. Avevo difficolt a spiegare
a quelle creature perch sul nostro pianeta ci fossero cose
come la guerra, il cibo e la religione, anche perch neanch'io
lo sapevo. Mostravo loro il Corano mentre sorvolavamo le
Piramidi. Ah, s, siamo stati noi a costruirle dicevano. E io:
Impossibile!, e loro: Perch, non lo sapevi?. Poi volavamo
in America, e mi facevo portare in caff, biblioteche,
librerie e negozi di dischi in cui rubavo libri os e bella musica.
Alla fine si stancavano del nostro pianeta, facevano
ripartire il tempo e scomparivano: il giorno pi lungo del
mondo era durato un battito di ciglia. Quando l'esaminatore
suon la campanella, mi sentii colma di una strana soddisfazione.
Fare il test era stato davvero divertente... fare il test
e scrivere una storia.
Dopo la scuola, aspettai l'autobus con Tamer e Rama.
Tamer si era dichiarato a Rama, e lei gli aveva regalato qualche
chewing-gum. Linda, invece, era furiosa perch nessuno
si innamorava di lei. Io le dissi che doveva smetterla di
farsi sempre il segno della croce.
D'un tratto, in fondo alla strada apparve Mama a bordo
della nostra Oldsmobile che sfrecciava a tutta velocit, neanche avesse rapinato una banca.
Ma quella non .... chiesero i miei amici all'unisono.
S risposi io, coprendomi il volto con le mani.
E restammo immobili mentre la belva si avvicinava.
Il giorno in cui ci comunicarono l'esito della prova, ci mettemmo
in fila per sapere a quale classe fossimo stati assegnati.
Era passato un mese dall'esame, e avevamo ancora l'impressione
di essere inseguiti da un animale feroce. Ogni tanto si
udiva il grido disperato di qualcuno che aveva ottenuto un
risultato inferiore alle aspettative. Alcune bambine svennero,
terrorizzate al pensiero di dover dire ai genitori che erano
state assegnate alla classe 1C. Gli studenti erano divisi in
classi a seconda del livello: quelli pi brillanti venivano inseriti
nella 1A, quelli un gradino pi in basso nella 1B, e cos
via. Poi c'era la classe 9, altrimenti detta La Classe dei Secchioni,
riservata agli studenti che avevano ottenuto un punteggio
altissimo nel test a risposta multipla e nel componimento.
In genere era piena di genietti in scienze asiatici e in matematica cristiano-palestinesi.
Era quasi il mio turno e, per scaricare la tensione, saltellavo
di qua e di l mangiandomi le unghie. A un certo punto,
mi conficcai un'unghia nella gengiva e sentii in bocca il sapore
del sangue. Mio Dio. Il sangue. Baba mi avrebbe ucciso se non mi avessero assegnato alla 1A.
Oddio! gridai, leggendo la lettera dopo il mio nome.
NO!
Oh no! mi fece eco Tamer quando lesse la lettera, e mi mise un braccio intorno alla spalla per consolarmi.
Tuo padre ti ammazza! esclam Rama senza aver nemmeno letto la lettera.
Non c' bisogno, mi ammazzo prima io! e cos dicendo mi avviai a passo deciso verso l'ufficio della preside. Voglio sporgere reclamo!
Ma che ti prende? mi chiese Linda, e udii Tamer spiegarle,
in un sussurro: L'hanno messa nella Classe dei Secchioni!.
Quell'autunno mi svegliavo la mattina presto e aiutavo
Gamal a mettersi la divisa e a lavarsi i denti. Poi salutavamo
Mama, che non vedeva l'ora che ci togliessimo dai piedi per
potersi esercitare al pianoforte e ultimare una delle tante
composizioni che aveva iniziato un anno prima, e correvamo
alla fermata dell'autobus. Quando arrivavamo a scuola,
passavamo davanti ai pavoni e alle volpi imbalsamate e io
dovevo sopportare il fuoco di fila di domande sugli occhi di
vetro e sulla morte a cui mio fratello mi sottoponeva quotidianamente
prima che lo depositassi alla scuola elementare.
Solo allora raggiungevo, trafelata, i miei compagni, che, in
fila, ascoltavano il discorso della preside.
Non sporsi mai reclamo. Giunta davanti alla porta dell'ufficio
della preside, ebbi un'illuminazione: ero nella IX.
E, poich sapevo di non aver dato una grande prova nel test,
dovevo averne ottenuto uno stratosferico nel componimento.
Quindi ero stata ammessa alla IX perch avevo scritto una
bella storia. E, per quanto ritrovarmi in quella classe fosse
imbarazzante, ero orgogliosa di me stessa.
Sempre in ritardo, Ammar sibil il professore, scuotendomi
dalle mie fantasticherie mattutine. Era alto e magro,
con una testa di capelli color carota, ed era convinto, come
me all'inizio, che non fossi all'altezza di quella classe.
Mi scusi dissi io.
Saper scrivere mi permise di accedere alla IX, ma mi valse
anche diverse punizioni. La prima volta fu perch non avevo
fatto i compiti di francese correttamente. Il compito consisteva
nell'elaborare un breve testo sulla storia di Francia.
Io decisi di scrivere un racconto ambientato nel 1798, l'anno
in cui Napoleone aveva invaso l'Egitto. Un soldato giunse in
un villaggio con la sua brigata e vide una donna che lavava
i panni nel fiume. Dopo averli strizzati, li ripose in un cesto,
se lo mise in equilibrio sulla testa e si diresse verso una casetta
di mattoni. A quel punto il soldato abbandon i commilitoni,
la trascin in un capanno e la violent in mezzo ai
vestiti bagnati sparsi per terra. Nove mesi dopo, nacque una
bimba dagli occhi blu, che era, con ogni probabilit, la bis-
bis-bis-bis-bis-nonna della mia amica Sandy, che  egiziana
ma ha gli occhi azzurri.
La mattina dopo, la professoressa di francese mi sibil
punizione e mi porse un foglietto da far firmare a mia
madre. Non mi restitu il componimento perch, cos disse,
lo aveva bruciato, gettandone i resti nel water. La mia punizione
ebbe luogo il pomeriggio stesso e, quando entrai nella
sala del laboratorio di scienze in cui i delinquenti della scuola
si riunivano tutti i mercoled per l'espiazione collettiva, fui
lieta di poter trascorrere un po' di tempo lontano dalla Classe
dei Secchioni. Gli studenti seduti con lo sguardo perso nel
vuoto erano per lo pi maschi e arabi, eccezion fatta per una
ragazza olandese, Olga, che flirtava spudoratamente con tutti
e veniva regolarmente messa in punizione perch fumava
nei bagni dei ragazzi.
Anche il ragazzo dai capelli ricci che avevo visto nel cortile
alcuni mesi prima veniva punito spesso. Scoprii che era
egiziano, che fumava con Olga e che scriveva continuamente,
ma mai per prendere appunti.
Cos' che scrivi? gli chiesi un giorno in cui eravamo
entrambi in punizione.
Lettere rispose lui con uno sbadiglio. Ecco, lo sapevo:
mi trovava noiosa.
S? E a chi?
A gente che non conosco. Presidenti. Attori. Cantanti
morti.
Del tipo?
Del tipo che non sono cazzi tuoi.
Si chiamava Fakhr el-Din, che significa Orgoglio della
Religione. Era egiziano, ma aveva lineamenti orientaleggianti.
Gli chiesi se avesse origini cinesi e lui, subito: Non
sono cazzi tuoi. Poi l'insegnante, stanca e irritata dal fatto
di dover restare a scuola dopo le tre del pomeriggio per colpa
nostra, sbrait: Silenzio!.
Cos, Fakhr mi scrisse una lettera, che diceva:
Cara stronzetta che mi rompe sempre le scatole,
scrivo lettere a Jimi Hendrix e John Lennon, Ihn Battuta e Ibn
Khaldun. Ma tu non saprai nemmeno chi sono. E no, non
sono cinese, sono mezzo giapponese, perch mio nonno era
ambasciatore in Giappone e tradiva sua moglie con una giapponese
che rimase incinta di mio padre, che fu poi cresciuto
da mia nonna (quella egiziana). Dovrebbe essere un segreto,
quindi non ti azzardare a raccontarlo in giro. L'Orgoglio della
Religione in realt  giapponese. Sei carina, ma sei mezza
Falasteezi, palestinese, quindi mezza matta. Ho sentito dire
che sei nata in America. Sei una bugiarda come me? Perch io
in realt non sono giapponese.
Fakhr
Dopo quella lettera, feci del mio meglio per farmi punire
almeno una settimana s e una no.
Un pomeriggio, dopo la punizione, io e Fakhr ce ne
andammo in giro per la scuola, che era deserta per il fine settimana,
e imbrattammo tutti i ritratti dell'Emiro, anche quelli incorniciati, mettendogli gli orecchini e il rossetto.
Secondo me rileveranno le impronte digitali disse Fakhr
prima che ci mettessimo all'opera.
Come lo sai?
Ho letto un sacco di thriller. Ci sbatteranno in una prigione
kuwaitiana e poi ci imbarcheranno su una nave diretta
in Iran, e quando gli iraniani ci vedranno nelle acque del
Golfo ci spareranno addosso con i kalashnikov.  meglio che
ci mettiamo questi e mi porse dei guanti di gomma.
Okay dissi io, e cominciai a darmi da fare.
Dopo aver sabotato i ritratti reali, ci sedemmo nel cortile
e lui mi guard le gambe.
Hai un sacco di peli comment.
Cosa sono i kalashnikov? domandai io.
Quindi sei una rompipallestinese?
No, sono palestinese e basta.
Sono fucili russi.
 un'altra delle tue bugie.
No. Hai davvero un sacco di peli.
I tuoi genitori litigano?
Sono morti tutti e due.
Non  vero.
S, invece.
No.
Va bene, non  vero.
I miei litigano.
Allora comprati un kalashnikov. E un rasoio.
Vaffanculo.
Okay.
 arrivata mia mamma.
Ciao.
Alla fine dell'anno avevo accumulato ventitr giorni di punizione,
preso otto in tutte le materie perch studiavo dalla
mattina alla sera, superato brillantemente gli esami, scritto un
libriccino sui giorni di punizione, che autopubblicai grazie
alla spillatrice di Baba e alla carta di Mama, e baciato Fakhr
tre volte e mezzo.
La quarta volta, un bidello ci vide e noi scappammo a
gambe levate, temendo che i nostri genitori ci costringessero
a cambiare scuola o, peggio ancora, a sposarci.
Fakhr aveva le labbra umide e carnose e lasciava che gliele
succhiassi. Mi piaceva il suo odore; sapeva di sudore e non
provava mai a toccarmi il seno. Ci baciammo in corridoio e
davanti alla teca degli animali imbalsamati, sotto lo sguardo
vitreo dell'avvoltoio.
L'ultimo giorno di scuola, venni a sapere che un gruppo
di studenti aveva organizzato una cena per festeggiare. Io ero
felicissima perch, l'anno successivo, avrei lasciato i Secchioni
per una normale classe A.
Come ci si sente a tornare fra i comuni mortali? mi
chiese Linda, mettendomi sotto il naso un immaginario microfono.
Benissimo. Mi siete mancati tanto! risposi scimmiottando
l'accento inglese, e aggiunsi: Ai comuni mortali! fingendo
di fare un brindisi.
Chiesi a Mama se potevo andare anch'io a mangiare la
pizza. Lei prese il cestino del pranzo di Gamal e se lo mise
sotto il braccio.
Lo sai com' tuo padre rispose.
In che senso?
Non vuole che tu esca da sola.
Io abbassai gli occhi e non dissi nulla. Avrei voluto ricordarle
che alla mia et lei e zia Sonya si erano ubriacate di
birra. Io non avrei mai fatto una cosa del genere: a parte i
tre baci e mezzo, ero una brava ragazza.
Va bene, vai cedette, infilandomi una banconota nella
tasca della divisa.
Ti adoro! esclamai io, abbracciandola. Poi corsi al parcheggio,
dove ci stipammo in sette nella macchina del fratello
maggiore di Tamer.
Ero certa che Fakhr sarebbe venuto. In mezzo agli altri,
facevamo finta di non conoscerci. Un giorno gli chiesi se lo facevamo
perch ci vergognavamo di noi, e lui abbass gli
occhi e rispose: No, ma siamo arabi e abbiamo paura.
Pensavo fossi giapponese lo punzecchiai io, e lui mi diede
una spinta.
La pizzeria era sul viale principale di Kuwait City, poco
distante dal Golfo. Ci sedemmo a un tavolo lunghissimo, e
io e Fakhr non ci ignorammo, cosa che stup i nostri amici.
Dopo cena, ci sedemmo fuori, sui gradini, a guardare i
passanti: donne con il velo, uomini in giacca e cravatta, donne
truccate e con i jeans attillati, uomini in lunghi abiti tradizionali,
mendicanti in cerca di avanzi di cibo - che noi gli
demmo -, bianchi con i figli nel passeggino. Poi scese la sera
e i grandi lampioni si accesero. Ragazzi e ragazze ci passavano
davanti a bordo di auto nuove di zecca con la musica a
tutto volume. Gli edifici del viale erano illuminati, e io me ne
stavo seduta a osservare, rapita, quello spettacolo a cui partecipavo
cos raramente. Poi Fakhr si sedette accanto a me e
mi sorrise.
Nidali disse a un certo punto Linda c' tuo padre! E
sapendo quello che Baba pensava dei ragazzi, mi allontan
da Fakhr.
Il cuore inizi a battermi all'impazzata, avevo le braccia
irrigidite e mi sembrava di non toccare terra con i piedi. Era
come se mi avessero prosciugato tutto il sangue dalle vene.
Mi sentivo leggera e confusa, come una delle lucine appese
ai palazzi, palazzi che probabilmente erano stati progettati
dallo studio di mio padre.
Andiamo mi intim lui, prendendomi per un braccio.
Ciao Baba lo salutai, cercando di apparire disinvolta.
Vedete? E tutto a posto avrei voluto dire ai miei amici.
Quando salimmo in macchina, mi disse: Aspetta che arriviamo
a casa.
E io aspettai. Nell'attesa, avrei voluto poter cantare una
canzone, ma Baba non aveva nemmeno una cassetta in macchina.
Sentivo ribollire in lui una rabbia inestinguibile, come
quando una teiera fischia, ma si  impegnati a fare qualcos'altro
e non si riesce a spegnere il fornello. Non ero abituata a
stare in macchina con Baba senza che ascoltassimo della
musica, o che lui mi chiedesse di cantare qualcosa. Avrei voluto
cantare Sei la mia vita fingendo di essere Umm Kulthum,
che aveva iniziato a fare la cantante giovanissima. Avevo letto
che il padre non voleva che smettesse, ma aveva paura che
la gente si approfittasse della sua bambina perch era una
femmina, cos le faceva mettere dei vestiti da maschio e fingeva
con tutti, persino con se stesso, che lo fosse. In quella
veste, Umm Kulthum era libera di essere se stessa, di essere
felice. Nel giro di poco tempo, aveva guadagnato abbastanza
da lasciare la casa dei genitori e trasferirsi in una villa nei
sobborghi del Cairo, dove poteva andare a cena con gli amici
quando voleva. Non vedevo l'ora di essere economicamente
indipendente. Baba aveva sempre finto che fossi un maschio,
sin da quando ero nata e anche prima. Forse quella
sera si rese conto per la prima volta che stavo diventando
una donna.
Svolt bruscamente nella strada che costeggiava il Golfo
e, dopo pochi minuti, arrivammo a destinazione. Io scesi
sbattendo la portiera ed entrai in casa, dove trovai Mama
seduta in un angolo con la mano sotto il mento. Mentre la
salutavo, Baba mi diede un calcio nel sedere. Mi colse cos
alla sprovvista che persi l'equilibrio e caddi a terra.
Alzati! Che aspetti? mi ordin.
Ma cosa ho fatto?
Stavi festeggiando perch sei passata a una classe A.
No, tu sei arrabbiato perch mi hai visto con dei ragazzi!
Lui mi diede uno schiaffo in pieno viso. Mi misi le mani
sulle guance per proteggermi, ma lui me le afferr e, stringendole
entrambe in una delle sue, continu a schiaffeggiarmi.
Odiavo quando mi bloccava tutte e due le mani: mi sentivo
cos impotente.
Non ti vergogni di essere stata retrocessa? Eri eccezionale,
e invece adesso sei una nullit! e mi assest un altro
calcio, facendomi cadere di nuovo. Una nullit! ripet,
urlandomi nell'orecchio, mentre mi afferrava per i capelli e
mi costringeva a rialzarmi.
Non  vero! Sono intelligente e posso fare qualsiasi cosa!
Certo, te ne puoi andare in giro come una puttana fino
a mezzanotte! e mi schiaffeggi di nuovo. E adesso sparisci.
Vatti a lavare la faccia!
Io piangevo come una fontana e mi sembrava di avere le
guance di pietra.
Mi chiesi se il pap di Umm Kulthum l'avesse mai picchiata.
Tutti quelli che conoscevo erano stati picchiati dal
padre. Lanciai un'occhiata all'orologio: non erano neanche
le nove. Perch doveva sempre modificare il tempo a suo
piacimento? Durante il fine settimana, ogni volta che io e
Gamal facevamo rumore e lo svegliavamo alle dieci, diceva:
siete matti a svegliarmi alle sei di mattina? E adesso era mezzanotte,
cos potevo essere una puttana. Mi venne in mente
Fakhr, ma scacciai subito quel pensiero. Probabilmente non
ci saremmo pi parlati. Se solo avessi potuto chiamarlo, ma
ovviamente non potevo fare n ricevere telefonate dai ragazzi.
Misi una cassetta di Umm Kulthum e mi portai lo stereo
a letto. Ascoltai la sua voce struggente e immaginai che
stesse cantando solo per me, che fosse sotto le coperte con
me, con gli occhiali scuri e il fazzoletto bianco, il suo corpo
grasso e tutto il resto.
Credevo che Mama sarebbe venuta a consolarmi, ma non
lo fece. Ripensai alla sua espressione e al modo in cui se ne
stava rannicchiata in un angolo mentre Baba mi picchiava.
Perch non era intervenuta? Perch non mi voleva abbastanza
bene da prendere le mie difese? Perch non suonava il
piano in pubblico come faceva Umm Kulthum? Al posto
degli occhiali scuri, Mama aveva Gamal; al posto del fazzoletto
bianco, aveva me. Non volevo diventare come lei: volevo
essere per sempre libera e single come Umm Kulthum,
e un giorno avere la mia casa e i miei soldi, in modo da non
dover rendere conto a nessuno. Ma fino ad allora avrei dovuto
rendere conto a Baba, come Mama, del resto. E lui disse
che sarei rimasta a casa a studiare tutta l'estate. Fu come ricevere
una condanna al carcere.
...
.
...
Otto.
...
.
...
Carri armati come elefanti verdi.
...
.
...
All'alba del mio tredicesimo compleanno, udii un aereo
piombare sopra il nostro piccolo caseggiato. Rombava come
un sogno rocambolesco, un incubo vertiginoso, un avvoltoio
a motore. Io rimasi immobile sotto le coperte, terrorizzata.
Era il rumore pi forte che avessi mai sentito. Ma erano gli
aerei o quello che buttavano gi a provocarlo?
Per quasi tutti i bambini c' un momento in cui capiscono
che la loro infanzia  finita. Il mio fu quello.
Gli aerei ci stavano bombardando. Gli altri, quelli che
avrebbero dovuto proteggerci, se ne stavano andando, lasciandoci
soli e indifesi. D'un tratto, udii un rumore ancora
pi forte e pi vicino, sembrava che qualcosa si fosse frantumato
sulla strada. Mi alzai dal letto come facevo sempre
quando Mama e Baba litigavano, sperando che la mia presenza
placasse le loro ire o almeno risparmiasse a Mama
qualche colpo. Ma non accadeva quasi mai, quindi non mi
aspettavo che quella volta servisse a qualcosa. Tanto pi che
non si trattava di un litigio, ma di una guerra: ne ero certa.
Sembrava che il cuore mi esplodesse nel petto. Mi avvicinai
alla finestra e scostai la tenda con mano tremante. C'erano
dei carri armati. Cazzo! dissi. Cazzo! ripetei, poi richiusi
la tenda e mi rifugiai di nuovo sotto le coperte. Che fine
aveva fatto il famoso sistema d'allarme che scattava il primo
di ogni mese, spaccando i timpani a tutto il Paese? Avevamo
dovuto sopportare quelle sirene per anni, ma evidentemente
era stato inutile. L'avevamo udito anche il giorno prima,
il primo di agosto, alle undici. Io e Mama eravamo in un
negozio per comprare in anticipo il mio regalo di compleanno:
un costume da bagno. Pensai che non l'avrei usato.
Mi alzai di nuovo e andai dai miei genitori. Mama stava
tormentando Baba, che cercava di zittirla con una mano
mentre, con gli occhi socchiusi, ascoltava una radiolina che
sperava non esaurisse le batterie. Quando Baba mi disse di
chiamare i miei cugini, corsi al telefono e composi il numero.
Auntie Naila rispose con un Pronto stanco, come a dire
Ci risiamo. Baba mi strapp di mano la cornetta e le parl
sottovoce, come se ci fosse modo di proteggermi dalla verit:
fuori c'era la guerra.
Mama prepar il t e me ne porse una tazza. Poi si avvicin
alla finestra del tinello e guard fuori, grattandosi la
testa e il didietro. Mentre sorseggiava il t alla menta, fece
un profondo sospiro. Era evidente che non aveva voglia di
parlarmi, cos cercai di indovinare cosa stesse pensando, e
decisi che stava ascoltando una melodia che aveva in testa.
Quando poi lanci un'occhiata al pianoforte, capii che era
indispettita perch quella mattina non poteva suonare; anzi,
forse era pi arrabbiata per quello che per l'esercito che ci
aveva invaso.
Dopo aver trascorso mezz'ora sul divano ad aspettare che
i miei genitori si comportassero come tali, feci ci che facevo
sempre quando ero annoiata e me ne stavo sul divano ad
aspettare che i miei genitori si comportassero come tali: mi
alzai e accesi il vecchio televisore. Mama si avvicin con uno
scatto fulmineo, Baba gett la radiolina sul letto e ci raggiunse:
perch non ci avevano pensato! Un uomo con i baffi
perfettamente curati stava dicendo che il Kuwait era divenuto
la diciannovesima provincia dell'Iraq. Storicamente, era
sempre appartenuto all'Iraq, quindi Saddam aveva deciso di
reclamarlo. Perci, avremmo dovuto rinunciare a qualsiasi
tentativo di resistenza e accogliere l'esercito iracheno. Quello
kuwaitiano (composto da quattrocento soldati, meno degli
addetti alla sicurezza di una grande universit) era stato sconfitto
(sorpresa!) e il Kuwait era divenuto la diciannovesima
provincia dell'Iraq. Storicamente, era sempre appartenuto
all'Iraq, quindi Saddam... Lo speaker ripet le stesse frasi per
un'ora.
Animale! esclam Baba. Figlio di puttana! Non ce
l'aveva con lo speaker, ma con l'emiro. Lanci una pantofola
contro il televisore e l'altra contro la finestra e sput a
terra. Che tu possa bruciare all'inferno; che Dio distrugga
la tua casa! Mama gli port una tazza di t, e rimanemmo
seduti in silenzio per mezz'ora.
E nessuno si ricord di farmi gli auguri di compleanno.
La vita cambi, ma continuavamo a ricevere le visite dei
parenti. Auntie Naila veniva spesso a trovarci con il marito e
i bambini, e io e i miei cugini ci chiudevamo in camera a disegnare
enormi cartine e a pianificare un attacco contro l'esercito
nemico per ristabilire l'ordine naturale delle cose. Gamal
invent una macchina per viaggiare nel tempo e, quando mio
cugino Hatim gli disse che gli iracheni ci avrebbero invaso
anche nel passato e nel futuro, invent una macchina per
scomparire. Mia cugina Tamara si ciucciava i capelli e fantasticava
sulla sua vita futura, lontana dal ghetto palestinese di
Fahaheel.
Ho sentito Baba dire che andremo ad Amman. Ci sono
un sacco di locali notturni, ad Amman, e un'ottima rete fognaria.
E noi dove andremo? le chiesi.
In Egitto mi rispose senza un attimo di esitazione.
Baba ha detto che andremo in Palestina.
No. C' l'intifada laggi. Non  un bel posto dove stare.
Se poi consideri che dovreste vivere insieme alle zie e ai cugini,
il discorso  chiuso. Tamara parlava in tono molto formale,
dal che dedussi che stesse ripetendo ci che aveva
sentito dire agli adulti. Siccome era pi grande di me, aveva
accesso a molte pi informazioni; inoltre, frequentava una
scuola femminile araba, e ci la rendeva ai miei occhi pi
intelligente e pi autenticamente araba di me.
Sai dove mi piacerebbe andare? dissi io. In America.
Lei tacque. Che ne pensi? Andremo in America?
Spero di no rispose lei dandomi una spintina con la
spalla. Sareste troppo lontani.
Io volsi lo sguardo verso la finestra e osservai il quadrato
di cielo incorniciato dai muri degli appartamenti vicini: malgrado
fosse met agosto, era azzurro e limpido. Anche Tamara
guard fuori. D'un tratto, apparve un caccia, e la scia del
motore spacc il cielo in due.
Un pomeriggio in cui nessuno venne a trovarci e Mama
sonnecchiava sul divano, Baba sul letto e Gamal si mangiava
le unghie dei piedi, udii un rombo simile a un tuono che fece
tremare i muri dell'appartamento. Mama apr gli occhi e lanci
un'occhiata pigra al televisore. Subito dopo, ci fu un altro
tuono, pi forte del primo. Baba venne in tinello con lo sguardo
assonnato e, al terzo tuono, cap di non aver sognato.
Yalla disse muovendosi verso la foresta del tinello. Sotto
il tavolo. Imitammo tutti Mama che sembrava rannicchiata
sull'erba viola. Mentre ce ne stavamo stretti l'uno
all'altro sotto il tavolo da pranzo, il raid continuava. Mama
guard fuori dalla finestra e indic la nube grigia e arancione
che si stava levando nel cielo. Anche Baba la fiss e il suo
occhio da architetto studi il fumo e invi le informazioni
alla sua mente da ingegnere, che calcol la distanza tra il
fumo e il nostro caseggiato, tra il fumo e il nostro appartamento,
e infine tra il fumo e i nostri corpi. Poi sospir come
faceva sempre dopo aver litigato con Mama e disse: Ma'lesh.
Non c' da preoccuparsi. Io osservai la nube grigia e arancione
che diventava sempre pi grande e immaginai che fuori
ci fosse un gigante che fumava sigarette gigantesche e che
invitava altri giganti a fargli compagnia. Pennacchi di fumo,
rosa come quei tizzoni enormi si levavano nel cielo, e ogni
tanto, quando un gigante esalava, si formava una nuvola grigia
a forma di fungo.
Moriremo? chiese Gamal a bruciapelo.
No rispose Baba e se anche dovessimo rimanere sepolti
sotto il tavolo senza niente da mangiare, sopravvivremo
lo stesso. Vuoi sapere come?
Come? chiese Mama, che aveva gi capito, dal tono di
voce, che stava per fare una battuta su di lei. Era ancora a
quattro zampe, con il sedere per aria. Baba le diede una sculacciata
e disse: Vivremo delle riserve di grasso del sedere
di Mama, ecco come! e inizi a ridere senza ritegno, con
tanto di singhiozzo e lacrime agli occhi.
Cos, restammo tutti e quattro sotto il tavolo, e, col passare
del tempo, ci appoggiammo ognuno a una gamba. Non
so se avvertimmo la possibilit di venire distrutti, come individui
e come famiglia, ma, in quel momento di tenerezza,
allungammo tutti le gambe di modo che i piedi si toccassero
al centro del tavolo. Un attimo dopo il bombardamento
cess.
Trascorremmo i giorni successivi nell'attesa di qualcosa di
peggio e poi di qualcosa di meglio. Finch Mama and in
cucina e si accorse che avevamo finito il formaggio, cos si
vest e annunci che sarebbe andata dai vicini per proporre
loro uno scambio di generi alimentari.
Vai al supermercato! le disse Baba.
Al supermercato? ripet Mama, ridendo. Vacci tu,
amore mio, e tanti auguri. Non ci sar quasi pi nulla, e la
gente si azzuffer per accaparrarsi quel poco che  rimasto.
Siediti e zitta, donna. Non andrai a elemosinare nulla dai
vicini. E poi perch la gente dovrebbe azzuffarsi al supermercato?
Non siamo mica a Beirut! O vuoi dirmi che a un
tratto c' l'Algeria l fuori?
Allora vai lo sfid Mama.
Baba usc e, non appena Mama ud la sua auto sgangherata
allontanarsi, si sedette al pianoforte e si mise a suonare precipitosamente,
come se ci fosse un concorso per il valzer pi
veloce, come se le sue dita fossero tanti neonati affamati e il
piano un'enorme tetta. Gamal e io ci mettemmo a ballare, fingendo
di essere i protagonisti di un musical egiziano, o due
orfanelli che si esibivano per un tozzo di pane. Volteggiammo
e saltellammo per tutto l'appartamento. Poi io presi una delle
sciarpe che Mama usava per la danza del ventre o per pregare
e me la legai intorno ai fianchi. Gamal, invece, prese la calcolatrice
che Baba usava per valutare la nostra disastrosa
situazione finanziaria e la impugn come fosse un microfono.
Eravamo di nuovo normali. Eravamo gli Ammar di un
tempo, che ballavano, cantavano e vivevano. Eravamo fuggiti
dal triste regno del Kuwait-in-guerra, popolato da smidollati
che non volevano vivere mantenendo intatto il proprio
spirito. Mi sentii di nuovo viva, vera ed euforica.
Quando Baba torn e ci vide intenti a festeggiare, grid:
Cosa state facendo!. Noi ci immobilizzammo di colpo,
come al segnale di un gioco. Che succede qui?
Silenzio.
Non lo sapete che l fuori c' gente che MUORE?
Gente che muore? ripet Mama, sinceramente sorpresa.
S! replic Baba, ugualmente sorpreso, e se ne and in
cucina con una piccola borsa della spesa.
Noi lo seguimmo e lo osservammo estrarre una confezione
di formaggio a fette, un barattolo di yogurt e del pane.
Quei figli di puttana! Si azzuffano per il cibo come animali!
Aveva la fronte imperlata di sudore e respirava affannosamente,
neanche fosse reduce da un incontro di lotta libera
a cui aveva dovuto partecipare suo malgrado.
Nel silenzio che segu, sentii una stretta allo stomaco e la
realt al di l delle mura di casa invase la mia mente. Pensai
alla fame e alla morte, e rabbrividii.
Un mese dopo l'invasione, Gamal trov un gatto nero che
si leccava nel bidet e lanci un urlo. Ci precipitammo tutti
in bagno, allarmati. Baba sbrait: Tutto questo casino per
un gatto, mi hai fatto prendere un colpo!. Mama si lanci
teatralmente all'inseguimento. Quanto a me fui sollevata al
pensiero che per una volta c'era qualcun altro che si masturbava
sul bidet.
Gamal e Mama chiusero la porta e rincorsero il gatto dal
bidet alla vasca e da questa al lavandino. Io e Baba restammo
in corridoio cercando di capire da dove era entrato. Non
aprivamo la porta di casa dall'ultima visita dei miei cugini,
tre giorni prima. Non aprivamo pi nemmeno le finestre, per
paura di esalazioni tossiche.
D'un tratto, Baba alz una mano. Io mi ritrassi istintivamente,
pensando che volesse darmi uno schiaffo.
Che ti prende? mi domand, sorpreso. Hai qualcosa
in un occhio?
No, pensavo che volessi picchiarmi.
Picchiarti? Stavo solo cercando di capire come diavolo
ha fatto a entrare quel gatto.
Quella gatta lo corressi, avendo notato, mentre si leccava,
che era una femmina.
Gatta, gatto,  lo stesso disse lui, agitando la mano. Io
mi ritrassi di nuovo.
Ma cos'hai? Ti sei drogata? mi chiese, incrociando le
braccia sul petto.
Certo che no risposi.
Mama, intanto, sbraitava: Brutto bastardo, dove credi
di andare? e, per una volta, non ce l'aveva con mio padre.
Baba insistette: Non avrai mica fumato dell'erba sulle
scale?.
Baba, credevo che volessi picchiarmi.
E perch mai dovrei picchiarti?
Perch lo fai spesso.
Non  vero.
S, invece.
Non ti picchio cos spesso.
Ah!
Ti avr picchiata cinque volte in tutto.
Che faccia tosta.
Facciamo cinquecento.
Ti picchio cos spesso?
S.
Probabilmente soffri di una sindrome da guerra, o qualcosa
del genere. Fantastico!  per questo che ho lasciato la
mia patria e sposato un'egiziana e rinunciato alle donne palestinesi,
perch i miei figli potessero soffrire di sindrome da
guerra? grid. Poi spalanc la porta del bagno e punt il
dito contro mio fratello. Hai la sindrome da guerra? Fai la
pip a letto? gli chiese.
No rispose mio fratello. Non bagno il letto da quando
avevo tre anni.
Baba and nella nostra camera e appoggi la mano sul
materasso di Gamal.
Accidenti! esclam. Fa la pip a letto!
Io rimasi in corridoio e udii Mama spostare il divano per
attirare il gatto in una trappola. Gamal si chiuse in bagno.
Baba batt le mani e disse: La hawla wala quwata illa bi'llah.
Lo ripet pi e pi volte. I miei figli sono traumatizzati.
Come dei rifugiati palestinesi. Che senso ha, che senso ha? La
hawla wala quwata illa bi'llah.
Ci penso io al gatto! sbrait Mama. Sono egiziana: i
miei antenati ci parlavano, con gli animali. Persino nei dipinti
venivano raffigurati come met uomini e met animali!
Io rimasi immobile ad ascoltare i singhiozzi di mio fratello,
i lamenti di mio padre, le urla di mia madre. Poi mi misi le
braccia intorno alle spalle, a mo' di protezione, e mi rannicchiai
in un angolo.
Il gatto nero fu finalmente cacciato dalla dar, e Mama si
disse convinta che la sua comparsa non fosse una coincidenza,
ma un segno.
Anche questo  un segno replic Baba, e sbatt la mano
sinistra sulla parte inferiore dell'avambraccio destro nella
versione araba del gesto dell'ombrello.
 un gatto nero, Waheed insistette Mama.
Io non me ne vado disse Baba. Nemmeno se Dio ci fa
cadere il cielo addosso. Nemmeno se il gatto si mette a recitare
il Corano. Noi non ci muoviamo da qui. Se ne andranno
presto, e tutto torner alla normalit.
Ma perch ti ostini? I bambini avrebbero dovuto iniziare
la scuola una settimana fa.
 vero, Baba intervenni. Io mi annoio.
Lui mi lanci una pantofola, cos mi rifugiai in camera.
Del resto, quella era la guerra di Mama.
Squill il telefono. Succedeva cos raramente in quei giorni.
C'era gente - ma noi no - che controllava la linea telefonica
ogni cinque minuti. L'esercito la ripristinava solo quando
bombardava o distruggeva con altri mezzi palazzi, hotel e
uffici. In genere capivamo che i telefoni erano collegati solo
quando qualcuno ci chiamava, come in quel momento. Mama
grid il mio nome.
Chi ?
Vieni a rispondere. Non sono mica la tua segretaria!
Allora la vita non  cambiata completamente comment
Baba.
Io mi alzai dal letto e andai in tinello.
Grazie dissi in tono indisponente, prendendo la cornetta
dalle mani di Mama. Pronto? esclamai.
Ehi, Nidali, sono Rama.
Hai visto cosa sta succedendo? dissi. Sono tutti impazziti!
Lo so. Hai saputo di Linda?
No, cos' successo?
 fuggita in Arabia Saudita la settimana scorsa. I suoi
genitori avevano paura, perch sono curdi.
In che senso? chiesi io, che avevo capito furbi.
 davvero pericoloso. Non lo sai che alcuni anni fa,
nel Nord, hanno gasato un sacco di curdi? Tre anni fa,
credo.
Hanno gasato chi?
I curdi. Linda era curda. Non l'hai mai sentita parlare
con i suoi?
S, non si capiva un cazzo.
Perch parlavano curdo, scema. Quindi sono dovuti
fuggire.
Cavolo, speriamo che ce l'abbiano fatta commentai.
Perch non mi ha chiamato?
Non ha chiamato nessuno. Mia madre conosce i loro
vicini di casa. Ecco perch lo so.
Ah dissi io. Ero davvero preoccupata per Linda. L'aveva
sempre saputo che i suoi connazionali erano stati gasati?
Perch non me ne aveva mai parlato? Come avevo fatto a
non accorgermi che era curda?
Cosa far in Arabia Saudita? chiesi.
Non rimarr l, andr da qualche altra parte. Lo stanno
facendo in molti, a quanto pare rispose Rama. Sembrava
molto pi grande di me, e mi sentii un'idiota. Devo andare,
i miei genitori hanno bisogno del telefono disse poi.
Okay risposi, aggiungendo in tono melodrammatico:
Chiamami, ogni volta che puoi.
Va bene acconsent lei, e riagganci. Io corsi in camera
mia e pensai a Linda, ma riuscivo solo a immaginarmela morta,
distesa sulla cima di una montagna, con la bocca aperta,
e piansi a lungo.
Si ud uno schianto proveniente dalla base del caseggiato,
dove in genere si fermava lo scuolabus e, subito dopo,
il suono insistente di un clacson. Baba, che era ancora in
pigiama malgrado fosse quasi l'ora delle preghiere della sera
(ma non stava pregando) e aveva la barba lunga perch era
rimasto senza rasoi, si stava passando la lingua sui denti
davanti, visto che la settimana prima avevamo anche finito
il dentifricio. Mama si sedette al piano e cominci a suonare
Schubert, sapendo che Baba non avrebbe avuto nulla da
obiettare, perch la melodia avrebbe coperto il suono del
clacson. Aveva ragione: Baba non disse nulla, ma Schubert
non copr proprio niente. Mama continu a suonare ugualmente.
A un certo punto, Baba si alz e si diresse verso la
porta. Mama non se ne accorse.
Dove vai? gli chiesi.
Dev'esserci un ferito l fuori. Qualcuno che  svenuto
con la testa sul clacson.
E allora? Prima o poi arriver un'ambulanza.
Non ci sono ambulanze ribatt lui.
Okay dissi io, e lui usc.
Aspettai qualche minuto, poi lo seguii, mi arrampicai su
una delle collinette di sabbia davanti al cortile e osservai
Baba nel suo dishdasha bianco vicino a una berlina bianca
sconosciuta. Mi dondolavo alla musica di Mama. Il clacson
smise di suonare, come per magia e Baba estrasse dall'auto
un uomo privo di sensi con il copricapo sporco di sangue.
Poi lo trascin verso la nostra auto, che mi parve improvvisamente
umana, con i fari arancioni e gli occhi trasparenti.
Baba accese il motore, che and su di giri come un'amante
a lungo trascurata. L'uomo doveva essere disteso sui sedili
posteriori, perch non riuscivo pi a vederlo. Poi la Oldsmobile
si allontan e io la seguii con lo sguardo finch non svolt
l'angolo, dirigendosi verso l'ospedale Cordoba. Rimasi
seduta sulla collinetta e ripensai a quando io e i ragazzini del
condominio eravamo piccoli e, armati di secchiello e paletta
gialla, trasportavamo la sabbia fino alla fermata dell'autobus.
Pensavamo che, riunendo tre collinette in un'unica grande
collina fuori dal cancello arrugginito del caseggiato di mattoni
marroni, lo scuolabus non sarebbe pi riuscito a passare
e non saremmo pi dovuti andare a scuola. Immaginai come
saremmo potuti apparire, allora, a un caccia che avesse
sorvolato il cielo sopra di noi: tanti granelli di sabbia marrone
che correvano attraverso una clessidra.
Mama non si accorse nemmeno che Baba era uscito finch,
un'ora pi tardi, non rientr, sbraitando che non capiva
perch tutta la famiglia dovesse starsene ad ascoltare la
musica di quel figlio di puttana di come diavolo si chiamava.
Io non gli chiesi che fine avesse fatto lo sconosciuto sulla
berlina bianca, e Baba si limit a dirci che era andato in ospedale.
Poi chiese a Mama di suonare il Chiaro di luna, perch
sapeva che lei lo odiava. Appoggi i piedi sul tavolo di finto
marmo e, a met del ciclo lunare, si addorment.
Lo squillo del telefono riecheggi nell'appartamento silenzioso.
Stavamo dormendo tutti, cos mi alzai e corsi a rispondere.
Sono Rama disse la voce all'altro capo del filo.
Ciao.
Ci sono i soldati iracheni nella nostra scuola! esclam
lei.
Come?
Hanno stracciato libri e quaderni e riempito le aule di
brandine. Non  pazzesco?
Magari torturano anche la gente nelle aule.
Magari s. Te li immagini a torturare la gente nelle aule
dell'asilo, o nelle cucine? Mio padre dice che si stanno preparando
per l'inverno.
Perch, restano tutto l'inverno? chiesi io. Non se ne sarebbero
pi andati. Ehi aggiunsi perch non vieni a casa
mia?
Aspetta un attimo rispose lei. Lo chiese a sua madre, che
si mise a urlare. Non posso. C' la guerra. Devo andare.
Un pomeriggio in cui nessuno venne a trovarci Baba e Mama
si sedettero in tinello a leggere vecchie riviste. A un certo
punto Baba si alz, si sgranch le gambe e disse: Ho fame.
Buon per te comment Mama.
Udii Baba andare in cucina e, pochi istanti dopo, urlare:
Dov' lo za'tar?.
Mama rispose sbadigliando:  finito.
Non ho capito niente. Nidali, cos'ha detto tua madre?
Che lo za'tar  finito ripetei io, e subito mi stappai le
orecchie con le mani. Gamal fece altrettanto.
Baba si mise a strepitare, Mama emise un gemito e torn
in tinello.
No, no... ma che vita  questa? Ce ne andiamo. Ce ne
dobbiamo andare disse Baba.
Io mi chiusi a chiave in camera e alzai la musica a tutto
volume.
Alcuni giorni dopo saremmo partiti con Auntie Naila e i
miei cugini; avremmo attraversato l'Iraq con una carovana
di auto e saremmo giunti in Giordania, dove saremmo stati
al sicuro. Mama e Baba non avevano intenzione di fermarsi
l, perch non avevano un posto dove stare, e non volevano
nemmeno andare in Palestina, perch non aveva senso spostarsi
da una zona di guerra a un'altra. Cos fu stabilito che
saremmo partiti per Alessandria e avremmo vissuto nell'appartamento
al mare fino alla fine della guerra.
Pensai al fatto che dovevamo fuggire e immaginai che lo
avremmo fatto letteralmente correndo. A piedi nudi, come
sul ponte della Cisgiordania. Ci vedevo correre, mentre la
sabbia, i sassi, i cactus, i semi e l'erba ci si attaccavano alle
piante dei piedi, fino a formare delle vere e proprie scarpe,
donateci dalla terra. Solo allora ci fermavamo e ci stabilivamo
in un posto da cui, forse, non saremmo mai dovuti fuggire.
Quel pensiero mi confortava, anche se era pi una fantasia
che un pensiero.
Telefono, scimmietta! grid Baba.
Io corsi in tinello e allungai la mano verso la cornetta, ma
lui la allontan: Non dirle che ce ne andiamo e solo quando
annuii me la porse.
Ciao sapevo che era Rama.
Oggi i soldati hanno fatto salire sul carro armato i bambini
della mia strada.
Ci sei salita anche tu?
Lei tacque un istante, poi rispose: No.
S, invece. Perch non me lo vuoi dire?
Perch non voglio che pensi che sia una traditrice.
Una traditrice? Non  mica la Seconda guerra mondiale!
Anzi, sono invidiosa. Sarebbe piaciuto anche a me fare un
giro su un carro armato. Ma credo che avrei provato a scappare
a tutto gas.
I carri armati sono lentissimi. Ti avrebbero raggiunta subito,
anche a piedi.
Probabile. Mi manca la scuola.
Immagino. Senti questa: la nostra cameriera  scappata
con il maggiordomo dei vicini. Hanno rubato la loro BMW e
sono fuggiti in Arabia Saudita.
Hanno fatto bene!
S, anch'io, in fondo, facevo il tifo per loro. Mia madre,
invece, si  incazzata. Perch non vieni a casa mia?
Aspetta dissi io. Mama, Baba, posso andare a casa di
Rama?
Sei impazzita, hai fumato dell'erba? esclam Baba.
No dissi a Rama.
Lasciala andare intervenne Mama. Sono settimane
che non mette il naso fuori di casa. Sta diventando gialla.
Non le succeder nulla.
Io feci un gran sorriso e sbattei le ciglia.
In effetti sei un po' pallida ammise Baba. Va bene, vai.
Una persona in meno da portarci dietro quando ce ne andremo.
Mama mi accompagn in macchina a Jabriyya, dove abitava
Rama. All'imbocco dell'autostrada c'era un checkpoint.
Il soldato di guardia sbirci nell'abitacolo e ordin a Mama
di aprire il portabagagli. Dopo averlo controllato, le chiese
di fargli vedere la borsa. Mama gli porse l'enorme Coach
bianca contraffatta come fosse un imbarazzante pannolino e
lui l'apr e frug fra le ricevute, gli eyeliner, i mascara e i fazzoletti
usati. Alla fine si arrese e gliela restitu, chiedendole
chi fossi. Mia figlia rispose Mama. E lui: Non le somiglia,
 pi chiara. Mama annu. Il soldato mi strizz l'occhio e
ci fece cenno di passare. Appena entrammo in autostrada,
Mama sbrait: Animale. Hai visto che unghie sporche
aveva? Butter via tutti i trucchi poi acceler come se fosse
un giorno qualunque, come se non ci fosse la guerra. Io pensai
che doveva essere abituata ai soldati e ai posti di blocco,
visto che era cresciuta negli anni Cinquanta e Sessanta. Io,
per, non ci ero abituata, e avrei voluto dirglielo, perch mi
rassicurasse e mi dicesse che i miei timori erano infondati.
Invece fissai lo sguardo sulla strada e mi portai le ginocchia
al petto.
Fu la mamma di Rama ad aprire la porta della villetta,
non la cameriera, come l'ultima volta. Era una donna alta,
con la pelle scurissima e un bellissimo piercing al naso. Abbracci
Mama e la fece accomodare nel tinello, mentre
Rama mi port in camera sua e chiuse la porta. Ascoltammo
della musica indiana e leggemmo vecchie riviste di moda,
disegnando i baffi alle modelle e annusando gli inserti profumati.
D'un tratto, udimmo le prime esplosioni: l'esercito stava
bombardando quel che restava del palazzo e il fumo che si
levava all'orizzonte sembrava una premonizione. Fissammo
il vuoto lasciato dal palazzo, aprimmo la finestra e facemmo
entrare l'aria carica di polvere, sabbia e vento umido.
Io respirai profondamente e dissi: Ho appena inalato un
trono, una scalinata di marmo e una piscina. Rama mi imit
e disse: Un tappeto persiano del 1780, una teiera d'oro, una
vasca da bagno tempestata di diamanti. Poi si butt sul letto
e guard il soffitto, mostrandomi la crepa provocata dai
bombardamenti. Era una lunga linea che a un certo punto
si divideva in due: sembrava il Nilo.
Ti manca Fakhr? mi chiese poi. Io rimasi interdetta, ma
feci del mio meglio per non darlo a vedere.
S. Era divertente.
Ma avete fatto qualcosa?
Ci siamo baciati.
Rama si volt su un fianco e si appoggi a un gomito, con
la testa sulla mano. Mi osserv a lungo, e io ricambiai il suo
sguardo, perplessa. Poi allung una mano e mi diede un pizzicotto
sul seno.
Ahi! Mi hai dato un pizzicotto!
Lo so.
Io feci altrettanto, e cominciammo a farci il solletico. A
un certo punto, mi mise un ginocchio fra le gambe e a me
sfugg un gemito, perch era una sensazione piacevole. Allora
Rama lo strofin sopra di me, e io le afferrai la coscia e
guidai il movimento finch non mi sentii come quando mi
masturbavo in bagno. Un attimo dopo, saltai gi dal letto.
Non sapevo esattamente cos'era appena successo. E Rama
sembrava confusa quanto me. Poi accese lo stereo e continuammo
a leggere le riviste finch non udii la voce di Mama
chiamarmi dal piano di sotto.
Mama mi disse di sbrigarmi perch era quasi buio, e io
abbracciai rapidamente Rama. Quando salimmo in macchina,
mi voltai e vidi la sua mano scura chiudere il portone di
casa. Sapevo che non l'avrei pi rivista. Nel giro di pochi
giorni, la mia famiglia avrebbe lasciato il Kuwait.
Lungo il tragitto piansi silenziosamente per l'ingiustizia
che dovevo, che dovevamo, subire. Ero smarrita: mi sembrava
di non capire pi il mondo. Ci fermarono di nuovo. Guardai
l'uniforme verde del soldato, il fucile, la barba corta e
ispida e sentii una stretta allo stomaco: nulla avrebbe mai pi
avuto senso, per me.
La notte prima di partire non chiusi occhio: mi rifiutai di
dormire come forma di protesta. Verso le tre, udii alcune donne
cantare sul tetto, e, pochi minuti dopo, degli spari. Poi,
per, sprofondai nel sonno e sognai. Ero nel palazzo di Saddam
sul Tigri. Indossavo un abito magnifico e camminavo al
suo fianco. Lui mi accompagnava a cena e mi faceva sedere
accanto al figlio, che stava leggendo un libro in inglese. Mentre
mangiavamo Saddam mi chiedeva di farlo ridere. Io ci
provavo, raccontandogli delle storielle divertenti e lui rideva.
Poi uscivamo da uno dei cancelli dorati e ci immergevamo nel
Tigri. Mentre nuotavo e contemplavo il paesaggio verdeggiante
che ci circondava, udivo un boato e vedevo il fiume tingersi
di rosso. Pensando che fosse sangue mi giravo terrorizzata
verso Saddam, ma lui mi tranquillizzava, indicando un
uomo sulla riva del fiume. Dopo alcuni istanti, vedevo quell'uomo
azionare una leva e udivo di nuovo il boato, ma questa
volta il fiume si tingeva di viola: l'uomo continuava ad
azionare la leva e il Tigri diventava arancione, bianco, verde...
finch non mi svegliai perch Mama mi scuoteva. Era ora di
partire.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Come un uomo preparato per tempo, da forte cui s'addice l'esser degno di una citt come questa,
avvicinati con passo fermo alla finestra, e commosso, ma senza l'abbandono, i lamenti e le suppliche dei vili,
concediti quest'ultimo piacere! ascolta il suono, il dolcissimo concerto della mistica brigata, e saluta la tua Alessandria che tu perdi.
Konstantinos Kavafis.
Il dio abbandona Antonio.
...
.
...
Nove.
...
.
...
I viaggiatori.
...
.
...
Mentre attraversavamo il nord del Kuwait, continuavo a
scrutare l'orizzonte nella speranza di scorgere la frontiera.
Non sapevo che non sarebbe stata indicata da chilometri di
recinzione o da una spessa linea nera, come sulle cartine. Mi
avevano detto che una linea dritta su una cartina non lo 
nella realt, e che pi ti avvicini pi la linea si allarga. Il
Kuwait sembrava non finire mai, anche quando non c'erano
pi segnali stradali, anche quando intorno a noi c'era solo il
deserto. Non ci eravamo mai spinti cos a nord, ed era pi
grande di quanto immaginassi. Non mi accorsi quando entrammo
ufficialmente in Iraq, anche perch il paesaggio non
mut: avrebbe potuto essere un unico Paese, e lo era, un
tempo. Raggruppava varie trib: gli sciiti, i sunniti e i curdi,
e in passato gli zoroastriani, gli ebrei e i cristiani, sparsi in pianure,
montagne e vallate.
Mama e Baba avevano trovato il modo di procurarsi i documenti.
Mama aveva il passaporto egiziano e io quello americano,
e l'Egitto e l'America stavano per intervenire nel conflitto
schierandosi contro l'Iraq. Cos Baba ci aggiunse al suo
passaporto giordano, quello che la Giordania aveva gentilmente
concesso ai palestinesi nati dopo la spartizione del
1948 ma prima della guerra del 1967. Baba aggiunse Mama
come coniuge e me e Gamal come figli a carico, sperando che
gli iracheni alla frontiera non ci facessero domande e ci lasciassero
entrare nell'unico Paese con cui non avevano seri
contrasti. In Arabia Saudita c'erano delle truppe americane
che Baba voleva evitare, temendo che dubitassero del suo
passaporto. I palestinesi non erano al sicuro da nessuna parte,
ma speravamo di riuscire a entrare in Giordania senza
troppe difficolt.
Non so dove prendessimo la benzina: non ricordo soste
per fare rifornimento, ma solo per andare in bagno. Forse gli
adulti facevano il pieno mentre io me ne stavo appollaiata in
equilibrio precario sopra i water, quando c'erano. Da Basra
in poi trovammo solo dei buchi nel terreno, coperti dai resti
delle soste altrui. I maschi, Gamal e Hatim, facevano pip ai
bordi della strada, un arco dorato nella terra dorata. A un
certo punto mi vennero le prime mestruazioni, ma non volevo
dirlo a nessuno perch immaginavo, dal paesaggio rurale
e dall'odore di pecore, benzina e rifiuti bruciati, che non
vi fossero bagni in muratura nelle vicinanze. Piccola carovana
(la Oldsmobile, un furgoncino e una Firebird) accompagnata
dal fetore dell'Iraq nordoccidentale come la voce melodiosa
di Umm Kulthum, la diva, era accompagnata dalla
mediocre orchestra di violini e oud, proseguimmo verso ovest,
indietro, sempre pi indietro, verso le nostre radici.
Baba aveva portato una cassetta di whisky e alcune cravatte
di seta. A ogni posto di controllo, cercava di capire se il soldato
che aveva davanti era un tipo da whisky o da cravatta. Il
tipo da whisky era poco religioso, amava il gioco d'azzardo e
non disdegnava una sbronza di tanto in tanto. Il secondo era
pi religioso e pi vanitoso, quando non era un vero e proprio
schiavo della moda che avrebbe indossato la mimetica a
vita. Baba aveva meno di dieci secondi per indovinare quale
tipo avesse di fronte e porgergli l'uno o l'altro dono.
Io lo osservavo ripetere quel rituale, temendo che facesse
la scelta sbagliata e che il soldato ci avrebbe arrestati. La
mia inquietudine si tingeva di tristezza quando vedevo che
la cravatta che aveva in mano era una delle sue preferite.
I soldati accettavano sempre l'offerta e ci facevano cenno
di passare, come a dire: Grazie!; anch'io avrei voluto tirare
gi il finestrino e gridare: Grazie!.
Quando giungemmo a Basra, procedevamo alla stessa velocit.
Inizialmente, Mama tendeva a rallentare, e poich era
in mezzo, zia Naila, che viaggiava sulla Firebird, le lampeggiava
affinch raggiungesse Baba e mio zio, che erano nel
furgoncino senza bambini, come ripeteva continuamente
Mama. Bastardi. Gli adulti non volevano dirigersi direttamente
verso ovest per paura di posti di controllo, eserciti,
vagabondi, rapinatori, e di quelle terre selvagge e sconosciute.
Cos, decisero di seguire l'Eufrate e visitare le citt
storiche che avremmo incontrato lungo il cammino, o almeno
le loro aree di servizio.
Vedemmo capre, bambini e tre vortici di sabbia levarsi nel
cielo. Io, che non li avevo mai visti, li osservai rapita: sembravano
minuscoli tornado. Non vedemmo nemmeno uno ziggurat,
anche se io supplicai Mama e Baba di fare tappa a Ur,
Uruk e Babilonia. Erodoto ha scritto che lo ziggurat di
Babilonia aveva sette piani di colori diversi con in cima un
tempio li informai. Mama replic che quei luoghi non erano
nemmeno pi segnati sulla cartina, e che il suo orgoglio egiziano
le impediva di fare una deviazione per andare a vedere
delle sottospecie di piramidi. Quando Gamal si schier
dalla mia parte, Mama gli ordin di tacere perch sapeva che
voleva vederli solo perch gli piaceva la parola ziggurat.
Riuscimmo a vedere l'Eufrate per pochi istanti, lungo il tragitto
da Basra a Nassirya. Si nascondeva, come alcune delle
donne che camminavano sul ciglio della strada, virtuose, avvolte
in ampie vesti nere. Invidiavo la loro forza: portavano,
sulla testa e fra le braccia, bambini, brocche d'acqua, ceste di
bucato, buste di plastica e sacchi di riso.
Guardandone una diretta a sud, immaginai di essere lei.
Stavo camminando quando una piccola carovana mi superava.
Io proseguivo, pensando al riso, al figlio che avrei potuto
perdere in Iran, a mio marito o, meglio, a un uomo che
amavo e che non sarebbe mai divenuto mio marito. O forse
non stavo pensando, ma canticchiando una canzone, mentre
guardavo la strada che avevo percorso migliaia di volte,
come un'amante. A un certo punto, mi passava accanto una
piccola carovana e il mio sguardo si posava su una Firebird
con un uccello disegnato sul cofano. Ma si allontanava rapidamente,
e non ci pensavo pi. Continuavo a camminare e a
canticchiare la mia canzone. Quando tornai di nuovo in me,
immaginai che la nostra carovana e quella donna fossero due
raggi di sole che, per un attimo, si fossero incontrati: il nostro
raggio prosegu verso Samawa e Najaf, e il suo nella direzione
opposta, verso il fiume e verso casa.
Per passare il tempo, io e Tamara ci mettemmo a cantare,
picchiettando su alcuni barattoli che avevamo in macchina.
Lei voleva cantare Dove si va? A Ramallah, anche se stavamo
andando in Giordania. Mama seguiva il furgoncino metallizzato
immersa nei suoi pensieri, finch non ci disse che, se
proprio dovevamo fare tutto quel baccano, potevamo cantare
qualcosa di egiziano. Noi continuammo a picchiare sui
barattoli cantando una canzone popolare intitolata Al-Toba,
Piet. La nostra strofa preferita era: Le canzoni sono appassite
nel cuore verde, amore, sono appassite nel cuore verde
/ che, da quando non ci sei, amore, si  dissetato a un
altro oceano, amore, si  dissetato a un altro oceano, amore.
Avevo la mano destra tutta rossa. Tirai gi il finestrino e
la misi fuori, lasciando che il vento la muovesse avanti e indietro.
Mi faceva male. Pensai a Baba che mi picchiava. Iniziava
spingendomi, io cercavo di spingere lui, e gi botte.
Quando smetteva, io correvo in camera a piangere, e lui si
guardava le mani e urlava, in modo che io sentissi: Mi bruciano
le mani, sono rosse come il fuoco. Mi ha fatto male, la
mocciosa. L'ironia e l'ingiustizia delle sue lamentele erano
sempre il colpo pi doloroso.
A un certo punto, Auntie Naila suon il clacson. Mama
accost e si ferm, mentre Baba prosegu. Quando Mama
scese, io agitai le braccia e suonai il clacson perch ci sentisse,
ma fu inutile. Nel frattempo, Auntie Naila aveva aperto
il cofano della Firebird e stava controllando il motore. Io mi
avvicinai e le chiesi: Che cosa  successo?.
Mama, che si stava sbracciando nella speranza che Baba
ci vedesse, url: Waheed, torna indietro, razza di idiota!.
 proprio... Auntie Naila s'interruppe, guard il cielo,
cerc qualcosa nella borsa un pezzo di merda. Poi s'infil
in bocca una sigaretta, senza accenderla.
Hatim scese dalla Firebird con una scatola di videogiochi
Atari e una valigia di vestiti e li caric sulla nostra macchina,
dove Gamal dormiva placidamente.
Waheed se ne  andato e ci ha lasciato nel bel mezzo dell'Iraq.
A Karbala, per di pi, cos ci massacreranno come
Husayn. Siamo fottute! esclam Mama.
Vedrai che torner indietro disse Auntie Naila. Hai
dell'olio, per caso? e prima che Mama rispondesse accese la
sigaretta e gett il fiammifero. Io seguii la scena come al rallentatore
e vidi il fiammifero acceso che, guidato da una mano
invisibile, cadeva proprio sopra il motore.
La Firebird, e per fortuna solo quella, s'incendi all'istante.
Kuss ummik, la figa di tua madre! grid Auntie Naila.
Mama, presa dal panico, si mise a gettare sabbia sul fuoco,
che per non voleva saperne di spegnersi. Alla fine, si
arrese e si sedette sulla duna ai lati della strada, incrociando
le braccia. D'un tratto, il furgoncino di Baba riapparve all'orizzonte,
dirigendosi verso di noi. Auntie Naila fumava nervosamente
e si massaggiava le tempie. Quando vide Hatim
avvicinarsi all'auto in fiamme, gli ordin di starne lontano, ma
lui non le diede ascolto e ne estrasse l'ultima valigia. Baba parcheggi
vicino alla duna e scese insieme allo zio per esaminare
la Firebird.
L'odio che Auntie Naila nutriva nei confronti di quell'auto
era famoso, nel ghetto palestinese di Fahaheel, quasi
pi di Arafat. Nel tentativo di distruggerla e costringere quel
taccagno di mio zio a comprarne una nuova, aveva deliberatamente
ignorato tutti i segnali inviati dal motore e non cambiava
l'olio da almeno tre anni (la sua era una sorta di intifada
personale). I vicini la udivano imprecare contro Dio per
aver concesso a quel catorcio una volont pi forte della sua.
Gli studenti della scuola Al-Nur, di cui era preside, si precipitavano
all'assemblea mattutina non appena sentivano il
rumore del motore, a un chilometro di distanza. Alla luce di
tutto ci, l'idea dello zio di legare la Firebird ancora in fiamme
al paraurti del furgoncino e di trainarla fino ad Amman
sembr ancora pi assurda e suscit l'ilarit di tutti, ma non
di Auntie Naila, che lo fulmin con lo sguardo, spegnendo
la sigaretta con il tacco dei sandali neri.
Seduta sul sedile posteriore della Oldsmobile, osservai la
Firebird rimpicciolire nello specchietto retrovisore e la sua
fiamma arancione spegnersi come la sigaretta di Auntie Naila.
La zia era seduta davanti accanto a Mama mentre Hatim e
Gamal e si erano trasferiti sul furgone insieme agli uomini:
erano davanti a noi come durante le preghiere.
Mentre ci dirigevamo verso ovest, scese la notte: un mantello
nero che ci avvolgeva, proteggendo la nostra integrit
o celando le nostre cattive intenzioni. Ma forse era la notte
ad averne. Le stelle apparvero lentamente come se un dio
zoroastriano da tempo dimenticato si fosse alzato dal suo
giaciglio divino per accendere, a una a una, le luci della sua
dimora astrale. Fuori dal finestrino era buio pesto: non c'erano
campi, n edifici, n persone. Solo i fari dell'auto squarciavano
la notte. A un certo punto, Mama si domand ad
alta voce se Baba sapesse dove stava andando. Poi il furgoncino
rallent fino a fermarsi e Mama scese dall'auto per capire
cosa fosse successo. Quando torn indietro, disse: Forse
 meglio se dormiamo un po'.
Cos, chiudemmo gli occhi e ci sistemammo alla bell'e meglio
in quello spazio angusto. Io immaginai una lunga serie di
sciagure che ci sarebbero potute accadere: avremmo potuto
essere attaccati dai soldati, o rapinati e stuprati dagli abitanti
del luogo, o morsi da un serpente intrufolatosi nell'abitacolo
dal tubo di scappamento. O magari, peggio ancora, avremmo
dormito placidamente e, al momento di ripartire, la mina su
cui avevamo parcheggiato sarebbe esplosa. Mi chiesi se anche
gli altri stessero pensando invece di sognare. E, con occhi
chiusi, cercai la sicura dello sportello e la spinsi gi.
Quando mi svegliai, eravamo di nuovo in movimento.
Scrissi una lettera, la strappai in mille pezzi, anzi, per essere
precisi in sessanta pezzi, e nonostante in genere io non ami
sporcare la gettai fuori dal finestrino. Poi immaginai che gli
uomini dei servizi segreti trovassero i frammenti di carta, li
mettessero insieme e recapitassero la missiva al destinatario:
Egregio signor Saddam Hussein,
le scrivo dalla macchina dei miei genitori, che ormai cade a
pezzi. Stiamo attraversando il suo magnifico Paese, in fuga dal
suo orribile esercito. Mio padre ha distribuito, finora, quattro
bottiglie di Johnny Walker e tre cravatte di seta ai soldati di
guardia ai checkpoint; mia madre mi ha dato tredici pizzicotti
sulla gamba solo negli ultimi quaranta chilometri; e mio cugino,
che sta viaggiando sul furgoncino di mio zio dopo che la
Firebird di mia zia ha preso fuoco ed  stata abbandonata a Karbala,
mi fa il gesto dell'ombrello pi o meno ogni quarantacinque
secondi. Quanto a me, mi sono venute le mestruazioni, ma
non voglio fermare la carovana perch mi vergogno troppo. Ad
ogni modo, le scrivo questa lettera per informarla che, sebbene
ammiri il suo senso dello stile, il verde militare  proprio passato
di moda. Un'altra cosa: quando ha preso la decisione di
invadere (sotto gli effetti dell'hashish, immagino) il Paese in
cui sono cresciuta, non si  chiesto quali conseguenze avrebbe
avuto sui pi giovani? Non si  chiesto quanti di loro non vedevano
l'ora che finisse l'estate e ricominciasse la scuola per
riprendere i flirt interrotti a giugno? Per sua informazione,
aspettavo ansiosamente di rivedere un certo Fakhr el-Din, uno
studente del secondo anno bello e spiritoso. L'ho baciato un
paio di volte a scuola, davanti alla teca con gli animali imbalsamati,
e da allora mi sono masturbata con la mano sinistra,
ma non  la stessa cosa. Quest'anno sarebbe diventato il mio
ragazzo, ma grazie a lei  andato tutto a rotoli. La odio. Non
posso che augurarle che un razzo intercontinentale le esploda
proprio l e che lei venga presto espulso dal suo Paese e separato
per sempre dalla sua ragazza e condannato da Allah onnipotente
all'ultimo girone dell'inferno, dove sar costretto a
masturbarsi con la mano sinistra per l'eternit, finch non le si
consumeranno le dita.
Cordiali saluti,
N.A.
Passai il resto del viaggio dormendo e scrivendo: a Fakhr,
a Sitto, a Yia Yia, a una ragazza irachena che avevamo superato
in macchina e a Umm Kulthum.
Alcune ore dopo, ci fermammo ad al-Rahhaliya (i Viaggiatori),
un paesino a ovest di Shithatha, ed entrammo in un bar
davvero minuscolo: tre sgabelli e un tavolo di pietra. Oltre al
proprietario, c'era una signora di centoquattro anni che fumava
il narghil seduta per terra. Fu lei a indicarmi il bagno, sul
retro dell'edificio. Con mia grande sorpresa, era il pi pulito
che avessi incontrato fino ad allora. In un angolo c'era un bel
vaso verde e marrone pieno d'acqua pulita. Cominciai a lavarmi
e rabbrividii, l'acqua era fredda, ma anche piacevole.
D'un tratto, mi venne voglia di farmi una doccia. Perch no?
pensai: gli altri erano al bar a bere t e caff. Udivo le loro voci
e il tintinnio delle tazzine, e sentivo l'odore della sigaretta di
mio zio. Si stavano rilassando: avevo tutto il tempo. E poi
c'era abbastanza acqua. Ripensai a una lezione di geografia in
cui l'insegnante ci aveva spiegato che i kuwaitiani andavano
a prendere l'acqua in Iraq, che ne aveva in abbondanza. Cos,
cominciai a spogliarmi. Un attimo, per: forse non ne aveva
pi cos tanta, dopo la lunga guerra con l'Iran. E se qualcuno
mi avesse visto? No, non c'era nessuno in giro.
Cos, rimasi completamente nuda in quella stanzetta senza
tetto sul retro del bar. Mi versai dell'acqua sulle spalle,
sulla pancia, sulle gambe e sui piedi e vidi la pelle intorno ai
capezzoli corrugarsi e i peli sulle braccia rizzarsi. Poi immaginai
che il pronipote della vecchia signora del bar avesse
improvvisamente bisogno del bagno. Avrebbe spalancato la
porta e, trovandomi l, mi si sarebbe avvicinato e avrebbe cominciato
ad accarezzarmi il seno... in quel momento udii mia
madre battere con forza sulla porta del bagno. Sembrava volesse
buttarla gi.
Allora? Sei caduta nel buco?
No, Mama, un attimo. Mi asciugai con una maglietta
di ricambio e mi rivestii. Grazie a Dio non mi ero bagnata i
capelli: Mama mi avrebbe ucciso. Poi aprii la porta e uscii.
Finalmente! esclam lei.
Ho le mestruazioni sussurrai.
Hai i capelli bagnati? sbrait Mama.
No, sono solo unti! ribattei, e mi diressi a passo deciso
verso il bar.
La vecchia signora era in mezzo a mio padre e mio zio e
stava leggendo la mano di Baba. Lo zio sgranava il rosario e
ascoltava attentamente ci che diceva. Io faticavo a seguirla,
per via del suo forte accento. Gamal e Hatim stavano rincorrendo
una pecora in mezzo alla strada. Auntie Naila si sedette
a gambe incrociate su uno sgabello con in mano una tazzina
di filigrana d'argento e me ne indic un'altra appoggiata sul
tavolo di pietra. Io la presi e sorseggiai il t, aspirando l'aroma
di salvia, menta e qualcos'altro. L'acqua fredda sulla pelle
e quel t caldo alle erbe mi fecero sentire di nuovo viva. Mi
sedetti per terra accanto alla vecchia signora e mi accorsi di
capire tutto ci che diceva. Si sentiva solo il suono della sua
voce, anche le perline del rosario si erano fermate. Ci guardava
con aria benevola, gli occhi segnati da rughe profonde
come letti di fiume. Era nata nel 1886. Sono sempre stata
qui. Li ho visti andare e venire disse, con lo sguardo fisso sull'orizzonte,
mentre noi pendevamo dalle sue labbra. I turchi,
gli inglesi, i re, i presidenti... anche Saddam se ne andr, un
giorno. E gli americani, che vengano pure! Se ne andranno
presto. Come me. Poi prese il bastone, si alz lentamente e
si allontan, dicendo: Benvenuti ad al-Rahhaliya.
...
.
...
Dieci.
...
.
...
Di passaggio.
...
.
...
Avevo lo stomaco chiuso quando salutai Hatim, Tamara e
Auntie Naila, sapevo che non li avrei rivisti per molto tempo.
Sull'aereo per l'Egitto, osservai i turisti che ci circondavano
e pensai a quanto sarebbe stato bello viaggiare per diletto, desiderare
di lasciare il proprio Paese per visitarne un altro...
Mi domandai quanti aerei avrei preso. Poi pensai ai miei
antenati che avevano vagato di Paese in Paese, e immaginai
una specie di filmino nella mia testa, con tanto di colonna
sonora, sempre pi forte: una donna turca sale su una carrozza
diretta in Palestina, dove sposa un arabo con cui ha dei
bambini turco-palestinesi che, una volta cresciuti, hanno dei
figli, uno dei quali diventa il padre di mio padre. Una donna
cretese con uno scialle nero e un seno enorme si imbarca su
una nave diretta ad Alessandria e d alla luce una bambina
che si innamora di un egiziano. Dalla loro unione nasce mia
madre. Mio padre salpa dalla Giordania per l'Egitto, dove
conosce mia madre e la sposa. Insieme, prendono un aereo
per Boston, dove nasco io. Poi ci imbarchiamo tutti e tre su
un altro aereo diretto in Kuwait. Un giorno mio figlio racconter
questa storia aggiungendovi un altro pezzo: io che
fuggo dal Kuwait in macchina e poi prendo un aereo per
l'Egitto. Non sapevo quando sarebbe finita la mia storia, n
quanti aerei, carrozze, auto o navi avrebbero preso i miei
discendenti. Speravo solo che in futuro i viaggi sarebbero
divenuti pi comodi, perch in quel momento ero triste e
stanca e mi faceva male la testa.
Trascorrere l'inverno ad Alessandria fu come vivere al
fianco di un uomo in giacca e cravatta che, in realt,  una
favolosa drag queen. Vestito cos tutti credono che sia una
persona normale, nessuno lo nota. La gente gli passa accanto
senza far caso alla cravatta sporca nascosta sotto la giacca,
ai resti del mascara sulla palpebra sinistra, all'andatura
sussiegosa. Solo io so com' davvero: allegro, scontroso,
colorato, teatrale e sempre perfettamente sbarbato.
Come sempre, Geddo ci venne a prendere all'aeroporto,
solo che quella volta eravamo l per restare. E con noi c'era
anche Baba, disoccupato. E Mama non parlava. E io avevo
fame. E non arrivammo al Cairo, ma al nuovissimo aeroporto
Al-Nuzha di Alessandria.
Io, Gamal e Mama ci sedemmo sul sedile posteriore della
Fiat, mentre Baba e Geddo salirono davanti e si misero a parlare
di politica. La guerra  alle porte disse Geddo continuano
ad annunciarla al telegiornale. Baba annu stancamente.
Io guardai la citt-drag-queen-in-incognito fuori dal
finestrino. Non volevo ammetterlo, ma sapevo perch fosse
la mia preferita: perch nelle estati passate era stata solo mia,
di Mama e di altri sei milioni di persone. Adesso per era
reale, e permanente, e i suoi difetti mi saltavano all'occhio a
ogni angolo.
Le strade erano ancora affollate e la gente vendeva le proprie
mercanzie o acquistava quelle degli altri e gridava e sputava
e imprecava e rideva e fumava e abbordava le donne che
passavano con le sigarette Cleopatra fra le dita fresche di manicure
o uscivano dai parrucchieri sfoggiando acconciature
elaborate, e arrostivano il mais sui marciapiedi e passeggiavano
sul lungomare invece di trovare un lavoro o lasciarne
un altro e si davano appuntamento nei vicoli e sulle terrazze
e calavano gi dalle finestre i cesti vuoti con la lista della spesa
per poi tirarli su pieni di pomodori, cipolle, farina, aglio, sale,
uova, dadi per brodo e foglie di malva, e osservavano le auto
bloccate nel traffico fra cui la Fiat di Geddo con a bordo i
nuovi rifugiati, gli ultimi di una lunga tradizione. Mia nonna
aveva lasciato Creta per Alessandria, quando le cose andavano
male laggi. Mio padre vi si era trasferito dalla Giordania
perch non poteva tornare nella sua terra. Ora toccava a me:
tornavo dove alla fine eravamo andati tutti.
Uscimmo dal centro e passammo per Chabty, e io avrei
voluto fermarmi a casa di Geddo, ma Baba era troppo orgoglioso
per accettare la sua ospitalit e preferiva che stessimo
nel piccolo appartamento al mare, cos l'auto prosegu passando
per Santo Stefano, Myami, Sidi Bishr, Mandara, il
parco di Montazah e giungendo finalmente a Ma'moora, che,
essendo una localit balneare, d'inverno era deserta. Sembrava
ci fosse stata una guerra anche l. Parcheggiammo davanti
all'appartamento e 'Abdo, il custode, venne subito a salutarci,
aiutandoci a scaricare le valigie e a portarle di sopra. Non
era cambiato affatto dall'ultima volta che l'avevo visto, ma mi
accorsi che non mi guardava pi come un tempo, e capii che
le due protuberanze che si intravedevano sotto la mia maglietta
gli avrebbero impedito, da allora in poi, di prendermi in
braccio e minacciare di buttarmi gi dal balcone. Sua moglie,
invece, mi baci sulle guance e ringrazi Dio che fossimo
giunti sani e salvi. Le loro figlie non c'erano, perch si erano
sposate e probabilmente non le avrei riviste mai pi.
La mia stanza era sempre uguale: mi sdraiai sul vecchio
letto di legno e osservai la carta da parati strappata e i graffiti
che avevo fatto da bambina, ripensando alle caccole che
nascondevo dietro la testiera.
Mama spalanc le portefinestre e, malgrado facesse freddo,
si sedette sulla poltrona di vimini sul balcone per riposarsi
qualche minuto prima di andare al suk a fare la spesa.
Baba stava gi disfacendo le valigie e aveva ordinato a Gamal
di aiutarlo. Chiam anche me, ma io non mi mossi, pur sapendo
di rischiare grosso: la sua condizione di profugo (per
la terza volta) lo metteva di pessimo umore. Mi chiam
un'altra volta. Poi udii scricchiolare la poltrona sul balcone
e la voce di Mama dire: Waheed, lasciala stare e allora cercai
di dimenticare tutto, anche la mia tristezza, e sprofondai
in un sonno leggero, costellato di sogni.
Quando mi svegliai era notte fonda. Mi sedetti sul balcone
e allungai il collo per vedere il Mediterraneo, immobile
come un tappeto. Ormai era quella la nostra casa: l'altra non
esisteva pi, e per quanto allungassi il collo non sarei riuscita
a vederla. Cos tornai a letto, mi avvolsi nelle lenzuola e
piansi un piccolo Mediterraneo di lacrime.
Sei fortunata: non dovrai ripetere l'anno scolastico mi
dissero Baba e Mama. Come mai? chiesi, facendo roteare
una delle cravatte che Baba si era portato dal Kuwait per
corrompere i soldati, l'unica sopravvissuta.
Perch in Egitto questo per te  I'dadiyya mi spieg
Mama gli studenti del secondo anno delle superiori vengono
valutati solo in base al voto che ottengono agli esami finali,
in maggio.
Io la ignorai e pensai ai bachi da seta che avevano tessuto
la cravatta, invidiando i bozzoli in cui vivevano. Volevo
starmene in pace per un po'.
Gli esami finali decidono il voto di tutto l'anno, capito?
insistette lei.
S dissi io ma non ha senso.
Metti gi quella cravatta mi ordin Baba. L'ho comprata
da Harrod's, a Londra!
Non importa disse Mama. Cos' che ha senso, poi?
Ha senso che i nostri vicini ci abbiano invaso? Ha senso che
siamo costretti a vivere in una casa al mare? Ha senso che
l'America si sia intromessa e abbia dichiarato guerra all'Iraq?
Ha senso che io abbia un culo grosso come una casa mentre
quando ho sposato quel bastardo di tuo padre era minuscolo?
No. Niente ha senso. Quindi adesso ti compriamo una
divisa e wi bas, basta.
Non andr a scuola quest'anno ribattei calma, mettendomi
la cravatta a mo' di sciarpa. Se devo solo sostenere
l'esame in maggio, perch volete che mi iscriva adesso a una
scuola con compagni e professori che non conosco e che
sicuramente mi odieranno?
Perch altrimenti non passerai l'esame.
Anzi, lo superer ancora pi brillantemente se avr pi
tempo per studiare. Legger e scriver dalla mattina alla sera,
invece di starmene seduta in un'aula ad ascoltare un idiota
che blatera tutto il giorno.
Tu quest'anno andrai a scuola, perch non ho nessuna intenzione
di averti tra i piedi per cinque mesi! esclam Baba.
Sei un egoista ribattei io.
Al rumore degli schiaffi, Mama accorse dalla cucina. A
me non importava: Baba poteva schiaffeggiarmi quanto voleva,
ma non sarei andata a scuola. Avrei fatto lo sciopero
della fame, se necessario, e progettavo le mie giornate da studiosa
professionale invece che da studentessa annoiata. Sognavo
gi di ripassare fisica in riva al mare, storia accanto ai
cannoni del parco di Montazah, matematica sul molo orientale,
poesia e letteratura inglese davanti alla casa in cui era
nato Cavafis, se fossi riuscita a trovarla. Volevo studiare per
l'esame e superarlo a pieni voti, ma volevo farlo a modo mio.
Con mia grande sorpresa, Mama mi difese. Di solito si
teneva fuori da quelle discussioni, e non si era quasi mai schierata
dalla mia parte. Come mai lo faceva proprio adesso?
Forse perch quell'appartamento era suo, o perch si trovava
nel suo Paese, o perch ne aveva avuto abbastanza di stronzate
per quel mese. Galvanizzata dal suo appoggio, mi lanciai
in una lunga invettiva: Puoi picchiarmi quanto vuoi, ma
io non andr in nessuna stupida scuola INGLESE del centro e
non mi far un'ora e MEZZA di AUTOBUS tutte le sante MATTINE
per i prossimi cinque MESI in mezzo a una folla di UOMINI
sudaticci che cercheranno di palpeggiarmi quando posso
semplicemente dare l'esame in MAGGIO!.
Tu andrai a scuola, punto e basta ribatt Baba. Fine della discussione.
Io mi soffiai il naso nella preziosa cravatta di Harrod's e
Mama dovette intervenire di nuovo per frenare la furia di Baba.
IO NON CI VADO A SCUOLA! riuscii a dire, in mezzo alla mischia.
La scuola femminile El-Nasr, nel centro di Alessandria,
aveva soffitti a volta, pavimenti di marmo, colonne a mosaico,
un bel giardino e insegnanti talmente sottopagate che portavano
le stesse calze smagliate per mesi. Negli anni Trenta e
Quaranta era stata un collegio esclusivo, ma, con l'avvento
della rivoluzione e delle nazionalizzazioni, aveva subito un
inesorabile declino. Ora era una scuola femminile accessibile
in cui alcune materie, fra cui letteratura, venivano insegnate
in inglese. Le altre studentesse erano chiacchierone,
ostinate, ingenue, e sempre in ritardo. Ce n'erano di grasse e
magre, alte e basse, chiare e scure, ma nessuna era mezza
palestinese, a parte me. E ovviamente lo sapevano benissimo.
Ehi, Nidali, dove hai messo la kefiah?
Ya Nidali, perch Arafat ha appoggiato Saddam?
Gi, perch il vostro leader  cos stupido?
Non lo sapeva che i palestinesi che vivevano in Kuwait
l'avrebbero pagata cara? E che tutti quelli che hanno sostenuto
Saddam adesso sono fottuti?
Io non rispondevo: Ma va? La mia famiglia ha appena
perso la casa e i risparmi di una vita per questo, e milioni di
persone in Cisgiordania e a Gaza non potranno pi contare
sugli aiuti che famiglie come la mia inviavano loro dal
Kuwait. Non dicevo loro che avevo il cuore spezzato, n che
avevo sempre l'impressione di aver lasciato qualcosa a casa
finch non mi rendevo conto che avevo lasciato casa. Rimanevo
in silenzio e parlavo solo in classe. L'aula aveva pareti
azzurre e finestre enormi senza zanzariere. Le lavagne occupavano
buona parte della parete davanti ai banchi, che erano
piccoli, di legno e vecchi di almeno trent'anni. Io ero segretamente
innamorata di quell'aula proprio perch era antica e
le finestre erano spoglie.
Nella mia classe c'erano anche dei ragazzi, le cui madri insegnavano
l, quindi non dovevano pagare la retta. Uno di
loro aveva i capelli rossi ed era pieno di lentiggini. Sebbene
ci fossero molti inglesi in Kuwait, non ne avevo mai viste cos
tante su un unico naso, sembravano una costellazione. Le fissavo
e cercavo di contarle.
Cosa guardi? mi chiese lui un giorno.
Niente risposi io.
Bugiarda. Mi stavi fissando.
Io lo ignorai, e decisi di soprannominarlo Pel di Carota.
Nidali Ammar disse la mia insegnante. Alzati ed elenca
tutti i leader dell'Egitto a partire da Muhammad Ali.
I miei compagni mi aspettavano al varco.
Muhammad Ali Clay era un pugile che negli anni Sessanta
si convert all'Islam. Un giorno i miei genitori lo incontrarono
per strada a Boston, dove sono nata, e mia madre ci
fece una foto insieme a lui dissi tutto d'un fiato, come se
non ne potessi pi di starmene sempre zitta. E quando mio
padre gli spieg il significato del mio nome, lui disse: Bene,
allora  gi una combattente.
Tutta la classe scoppi a ridere. La finestra accanto a me
si apr scricchiolando e delle goccioline di pioggia caddero
sul mio banco scheggiato ricoperto dalle incisioni dei nomi
di tutti i bei ragazzi vissuti ad Alessandria dagli anni Cinquanta
in poi.
Silenzio! esclam la professoressa, una donna dal volto
lungo e stretto come la smagliatura che aveva sulla calza.
Scusi dissi io.
Rispondi alla domanda ordin lei.
Non lo sa disse Pel di Carota, e di nuovo tutti gi a
ridere.
Evidentemente no sibil la professoressa. Uno dei miei
compagni lanci una pallottola di carta.
L'intera classe si faceva beffe di me e della mia triste identit
mezza-e-mezza. Persino l'insegnante scoppi in una risata
gutturale che riecheggi sempre pi forte mentre io mi
sentivo sempre pi inadeguata. D'un tratto, vidi le pareti tingersi
di viola e un'enorme sfera stroboscopica scendere dal
soffitto.
Muhammad Ali! urlai. Wali Ibrahim, wali Abbas, wali
Sa'id.... continuai, illuminata da un occhio di bue giallo e
verde. Khediv Ismail, Khediv Tawfiq, Khediv Abbas
Hilmi, Sultano Husayn Kamil... La lieve peluria che la professoressa
aveva sopra il labbro si trasform in un enorme
paio di baffi a manubrio. Fuad, Re Farouk, Gamal Adbel
Nasse, Anwar Sadat, Hosni Mubarak, fine! Per protesta, le
lentiggini di Pel di Carota abbandonarono il suo naso distribuendosi
equamente sui visi di tutti gli altri studenti.
Sulla classe scese il silenzio.
Alcuni istanti dopo, i miei compagni ripresero a chiacchierare
e la professoressa si sedette e cominci a leggere. Un
aeroplanino di carta attravers l'aula posandosi sul mio
banco: era un biglietto di Jiji, una ragazza dai capelli scuri
seduta al primo banco. Accidenti, Nidali, sei una tipa tosta
diceva.
Per tornare a casa da scuola dovevo prendere due autobus:
uno fino a Mandara e uno da l fino a Ma'moora. Il
viaggio durava due ore, gli autobus erano sempre affollati e
la gente puzzava. Mama riusciva a mettere insieme la cena
tutte le sere, anche se non era un granch. Mangiavamo
carne solo una volta alla settimana, quando andava bene, e
a volte c'era del pane scaldato nel forno o dei fateera con il
miele. Poi Baba inforcava gli occhiali e leggeva Tawfiq
al-Hakim o Yusuf Idris o Naguib Mahfouz o un libro di poesie
fino a notte fonda. Dopo l'athan al-maghreb, le preghiere
della sera, avevo il permesso di andare a sedermi fuori
dalla moschea (visto che l nessuno molestava le ragazze). Mi
sistemavo sotto la sua luce verde e divoravo i libri di storia
o di religione o l'unico romanzo inglese che leggemmo quell'anno,
Racconto di due citt, di Dickens chiedendomi chi
avrebbe preso il mio posto se fossi morta. Nessuno parlava
mai del Kuwait, n dell'eventualit di tornare a casa, un
giorno. Ormai era quella la nostra casa.
Una sera cenai fuori dalla moschea, lanciando agli uccellini
il pane baladi che avanz. Ripensai ai miei amici estivi.
Gridai i loro nomi, ma la strada sembrava pi stretta, e la
mia voce pi flebile. E, siccome non rispondevano, perch
d'inverno se ne tornavano al Cairo o in qualunque luogo abitassero,
gettai delle briciole sui loro balconi, perch gli uccellini
andassero a trovarli e potessero nutrirsi.
Poi guardai le finestre del nostro appartamento e vidi i
miei genitori e mio fratello muoversi da una stanza all'altra,
a piedi nudi. Mi chiesi che fine avessero fatto le scarpe fatte
di sabbia, sassi, cactus, semi ed erba, quelle che ci aveva donato
la terra, e se un giorno avremmo potuto smettere di fuggire
e stabilirci da qualche parte.
La divisa scolastica che indossavo nelle buie e fredde mattine
invernali, era formata da una gonna grigia gentilmente
offerta dalla figlia di un'amica di Mama - otto anni, obesa -,
e da una camicia rosa e un blazer grigio appartenuti a Mama.
Il tutto completato da una cravatta grigia, le mie vecchie
scarpe nere pi piccole di un numero e calze nere che, stranamente,
non si erano ancora smagliate. Un pomeriggio andammo
a casa di Geddo, e, dopo pranzo, frugammo nel vecchio
armadio di Mama alla ricerca di qualche indumento che
potesse fare al caso mio. Mama mi mostr la gonna e la camicetta
che aveva indossato in occasione di un certo saggio, e
i pantaloni a zampa d'elefante e la maglietta con cui si era
presentata a un particolare appuntamento con Baba. Pensai
che i vestiti doveva averli cuciti Yia Yia, a giudicare da come
li aveva conservati accuratamente, ripiegandoli come fossero
delicati origami. Poi ci dedicammo alle attivit di rito:
Mama suon il piano, spalanc le portefinestre e usc sul
balcone che girava intorno all'appartamento; io guardai e
riguardai le foto, pensando a un sacco di cose. Soprattutto
riflettei su come convincere Mama e Baba a farmi vivere con
Geddo, in quel museo. Osservavo, sbalordita, i cimeli che,
come lui, continuavano a vivere in quell'appartamento. Tutto
ci che era appartenuto a Yia Yia era riposto in armadi,
credenze e cassetti. Il suo crocifisso era rimasto appeso al
muro della camera da letto. Alcuni divani erano coperti da
lenzuola bianche. Gli scaffali erano pieni di libri in russo e
in greco e di quaderni con sopra un velo di polvere. Avrei
voluto perquisire quella casa da cima a fondo, capire il passato di Mama, capire Mama.
Jiji era la ragazza di Pel di Carota, che per ne aveva gi
otto documentate. Jiji disse che doveva averne anche altre
che frequentavano scuole diverse. Lei non aveva mai baciato nessuno.
Tu s? mi chiese un giorno durante la ricreazione, mentre
ce ne stavamo sedute sul trampolino della piscina, uno
stagno coperto da uno spesso strato verdastro che pullulava di insetti e rospi.
S risposi. In Kuwait avevo una specie di ragazzo. Ci baciavamo dopo la scuola.
E ti faceva schifo?
All'inizio s, perch la lingua era viscida. E mi veniva da
ridere. Non credo che dovresti baciare Pel di Carota, per dissi.
Ma io lo voglio baciare obiett lei.
Un rospo emerse dallo stagno e gracid, come rivolto a noi.
Quando lo vidi, ebbi l'impulso di dire a Jiji che le avrei
dato io il suo primo bacio. Andr all'inferno, pensai. Mi piacevano
i ragazzi, cercai di rassicurarmi, perch era vero:
avevo voglia di baciarli. Ma volevo essere io la prima a baciare
Jiji, invece di un rospo viscido.
La biblioteca della scuola era stupenda: pareti dorate,
specchi, piantane, e un odore di muffa che aleggiava nell'aria.
Gli scaffali erano di legno antico e i libri intarsiati d'oro, con
le pagine lisce e sottili come petali. Mi piaceva rifugiarmi l
dentro fra una lezione e l'altra e fingere di studiare per gli
esami quando in realt leggevo poesie, opere di Shakespeare
e racconti, cercando di evitare Jiji. Avrei tanto voluto che i
miei genitori non mi avessero iscritta a quella stupida scuola,
cos non l'avrei mai conosciuta e non mi sarei sentita in colpa.
A casa Mama e Baba non litigavano pi: Mama non aveva
un pianoforte da suonare, Baba non aveva un lavoro di cui
lamentarsi e nessuno dei due aveva soldi su cui litigare. In
compenso, se la prendevano con me e mio fratello. All'inizio,
Gamal veniva picchiato una volta alla settimana, poi
due, e infine una volta al giorno. Mama e Baba lo avevano
iscritto a una scuola che si trovava a Mandara ed era molto
pi difficile della mia, tanto pi che lui non era mai stato
interessato allo studio. Gli assegnavano decine di pagine di
storia ed esercizi di matematica tre volte pi complessi di
quelli a cui era abituato in Kuwait, costringendolo a rimanere
alzato fino a mezzanotte. Io me ne stavo in disparte: lasciavo
che Baba mi sbraitasse contro e non rispondevo. Pensavo:
visto che me ne andr all'inferno per le mie tentazioni
lesbiche, tanto vale che me la goda un po' finch sono in vita.
Quando ero a casa, passavo dal tavolo di cucina, dove
facevo i compiti, al lavandino, dove lavavo i piatti, al bidet,
dove mi lasciavo andare a vibranti orgasmi. Mi sentivo osservata,
e in effetti lo ero: Baba e Mama ci tenevano d'occhio.
Anche se non era difficile rendersi conto che mio fratello
non era un tipo studioso e aveva problemi d'attenzione,
mentre io amavo molto la scuola e il bidet.
Quando non erano impegnati a seguire ogni nostro movimento
o a picchiare Gamal, e quando Mama non piangeva
chiusa in camera da letto, maledicendo la propria sorte,
guardavano la televisione. La sera trasmettevano sempre un
servizio sulla Guerra del Golfo, che era appena iniziata, introdotto
da una sigla di tamburi militari. Il presidente Mubarak
non faceva che rilasciare dichiarazioni, una pi stupida
dell'altra, mentre l'Iraq veniva invaso dai Paesi di mezzo
mondo, Egitto e Stati Uniti in testa. Mentre io studiavo i teoremi
di geometria, le citt del Sud che avevamo attraversato
erano state distrutte. La donna sul ciglio della strada che
avevo immaginato di essere doveva essere morta e sepolta,
ormai.
Baba, seduto davanti al televisore, rideva a crepapelle. Venite
a vedere disse, e noi ci radunammo intorno allo schermo
blu, l'unica fonte di luce in quella piccola stanza.
Un giornalista chiese a Mubarak: Cosa ne pensa delle
minacce di Saddam di colpire l'Egitto, schierato con l'Occidente,
con un missile Scud?.
Che ci colpisca pure! esclam Mubarak.
Ma come? reag incredulo il giornalista.
S, che ci colpisca... tanto mancher il bersaglio!
Baba era scosso dai singulti. Mama ci guard come se stesse
per salire sul patibolo.
Avremmo dovuto restare in Kuwait disse rosicchiandosi
le unghie. Saremmo stati pi al sicuro.
Ma che dici, sei impazzita? salt su Baba. Non hai
visto gli incendi, il caos? Piuttosto, non ho mai sentito una
strategia di difesa cos sofisticata: Che ci colpisca, tanto
mancher il bersaglio! . Mancher il bersaglio! ripet, piegato
in due dalle risate.
Il giorno prima dell'inizio delle vacanze invernali, Jiji mi
raggiunse in biblioteca e mi chiese se volevo andare a cena a
casa sua. Il menu prevedeva bistecca e peperoni ripieni. Io
non mangiavo un pezzo di carne decente da prima dell'invasione
irachena, ma le dissi che avrei dovuto chiederlo ai miei
genitori. E quando lo feci Baba, ovviamente, disse di no.
Non siamo dei pezzenti. E poi devi tornare a casa a studiare.
Baba,  l'ultimo giorno di scuola prima di un mese di vacanze.
Per favore.
No.
Io ci vado.
Se non prendi subito l'autobus e non vieni dritta a casa,
Nidali, te ne pentirai.
Va bene, me ne pentir dissi, e riagganciai. Volevo quella
bistecca.
Jiji viveva in un attico in centro. Il terrazzo dava sulla piazza
con la meridiana, dove si trovava l'Universit di Alessandria.
Lei si sedette su una sdraio con un cappello di lana e
una tazza di t, mentre io rimasi in piedi contro la ringhiera.
La madre di Jiji ci chiam per la cena, e suo padre, che
lei chiamava Papi, si sedette a capotavola senza dire una parola.
Mangi una quantit spropositata di carne, mentre i
fratellini di Jiji si agitavano come ossessi, dandosi calci sotto
il tavolo, e continuando a sputare e a rimettersi in bocca la
carne. Io cercai di non sembrare appena uscita da uno sciopero
della fame, ma avevo l'acquolina in bocca. A un certo
punto la mamma di Jiji mi chiese se avessi nostalgia di casa.
Io non sapevo cosa rispondere, perch ogni volta che quel
pensiero si avvicinava, lo scacciavo subito per paura di soffrire.
Cos dissi semplicemente: S perch sapevo che era la
risposta giusta. D'un tratto, Jiji che continuava ad agitarsi sulla
sedia inform tutti che mia madre era una grande pianista
e, poich in casa avevano un pianoforte ma non sapevano
suonarlo, avrebbe potuto venire a dar loro qualche lezione.
Io rimasi di stucco. Sapevo che Mama sarebbe stata entusiasta
di quella proposta, per cui la odiai immediatamente.
Purtroppo Mama  molto presa dal mio fratellino. Sapete,
 ritardato dissi scuotendo la testa. Quanto mi piaceva
raccontare bugie.
Jiji mi lanci un'occhiata perplessa, mentre sua madre mi
prese la mano guardandomi con aria piena di finta compassione.
Dopo cena, io e Jiji andammo in camera sua ad ascoltare
il nuovo album di Amr Diab, e lei mi fece la stessa domanda
che mi aveva fatto sua madre: avevo nostalgia di casa?
Io sospirai.
Insomma prosegu, ignara del dolore che mi infliggeva
se io dovessi dire addio a tutti, alla mia casa, alla mia stanza,
al luogo in cui sono cresciuta, sarei cos... triste.
Io cambiai discorso, perch il pensiero della mia vecchia
casa era straziante. Le dissi che, se proprio voleva baciare Pel
di Carota, poteva esercitarsi con me. Lei balz dalla sedia,
imbarazzata.
Come due lesbiche?
No, come due che baciano un cuscino, solo con le labbra.
Siamo amiche. Se vuoi farlo, a me non dispiace.
Lei abbass gli occhi e si guard le unghie, poi i palmi, e
disse: Tayeb e chiuse a chiave la porta.
Tayeb ripetei io. Ora apri leggermente la bocca e avvicinati.
Lei obbed, ma si avvicin con troppa foga e sbatt
i denti contro i miei.
Ahi! esclam.
Okay, facciamo che mi avvicino io dissi.
Le misi le mani sulle spalle solide e tenni gli occhi aperti.
I suoi erano chiusi: Meglio cos pensai. Mentre le nostre
teste si avvicinavano, mi sembr di compiere un piccolo pellegrinaggio,
mi rividi bambina, ai tempi in cui, dopo l'estate,
avevo un'altra casa in cui tornare, e fui sopraffatta dalla
nostalgia. Immaginai il condominio in Kuwait, le porte chiuse,
il cortile a forma di clessidra deserto, le collinette di sabbia
simili a lapidi sonnolente, con dentro i resti della nostra
infanzia: giocattoli, conchiglie, bigliettini. Vidi la sabbia levarsi
verso il cielo e portarli via, lontano; l'erba incolta invadere
la clessidra e prendere fuoco; i vasi sulle terrazze
spaccarsi e le piante di salvia e gelsomino appassire; l'edera
crescere sui muri come una malattia; poi vidi casa nostra,
con le porte chiuse, i letti intatti, le tazzine allineate nella credenza,
il t ormai secco, le vecchie cassette silenziose come
fedeli al sermone del venerd e gli scarafaggi che infestavano
il pianoforte, dove Baba aveva nascosto del pane (nel caso
in cui ci avessero rapinato) che ci eravamo dimenticati di
gettare via; infine, immaginai gli uccelli che sbattevano le ali
ricoperte di petrolio nel tentativo di allontanarsi dal Golfo
e poi si fermavano e cadevano a spirale nel nostro marmar,
lasciandosi morire accanto alla bicicletta con le ruote arrugginite,
arancioni come un fuoco pigro.
Le mie labbra sfiorarono quelle di Jiji e la mia lingua
trov la sua. Fu come mangiare un gelato sulla spiaggia: la
lingua di Fakhr non era cos liscia, fredda e scivolosa. Lei
rise, e cominci a muoverla in rapidi cerchi. Io rallentai, la
presi fra le labbra e la succhiai. Quando la udii gemere, aprii
gli occhi e incontrai il suo sguardo. Allungai una mano e le
chiusi le palpebre, poi le accarezzai la guancia e infilai le dita
fra i suoi capelli spessi e arruffati. Le diedi piccoli baci frettolosi
che lei ricambi e afferrai il suo labbro inferiore. Sentii
le mutande umide, come se le avessi lasciate sul balcone
di notte e una forte tensione tra le gambe che cercai di ignorare.
Poi la mamma di Jiji buss alla porta e ci chiese se volevamo
il dessert.
Ripensai a lungo a quel bacio, cercando di capire perch
mi piacessero sia i maschi che le femmine. Era gi un problema
che mi piacessero i ragazzi! Ero cattiva, cattiva, cattiva,
aveva ripetuto Baba mentre mi riempiva di botte e calci.
Ma lui pensava che lo fossi solo perch gli avevo disobbedito
e non ero tornata subito a casa dopo la scuola. Se avesse
saputo! Io mi accovacciavo sul pavimento, o cercavo di raggiungere
camera mia, ma lui mi teneva ferme le mani e mi
schiaffeggiava in faccia S, merito questa punizione pensavo.
Puniscimi. Botte e calci mi fecero meno male quella
volta, perch il ricordo del bacio, di come mi avesse fatto
sentire di nuovo a casa, allevi il dolore e lo allontan da me
come un ciglio si stacca dall'occhio.
Perch gli hai disobbedito? mi chiese Mama, accarezzandomi
la testa mentre mi tamponavo gli occhi gonfi di
pianto con un asciugamano bagnato.
Volevo solo cenare con la mia amica. E un reato? Non
vado mai a trovare nessuno. Non usciamo mai di casa! Baba
mi fa sentire una criminale!
Shhh! Sei matta? Se ti sente viene a darti anche il resto.
Lo odio sibilai.
Non  vero.  un momento difficile per tutti.
Gamal si avvicin goffamente e mi porse un bicchiere di
limonata. Io gli diedi un bacio sulla guancia calda, avevo
voglia di abbracciarlo.
Tuo padre ha nostalgia di casa disse Mama. Gli manca
la sua vita, sua madre, persino le sue sorelle. E poi ha paura
per il futuro, ya binti. Non sa cosa succeder dopo la guerra.
Non sa se potr tornare in Kuwait a recuperare le nostre cose
e i nostri risparmi, e tanto meno se riavr il suo lavoro.
Aspetta un attimo la interruppi. Mi stai dicendo che
in questo momento dovrei provare compassione per qualcun
altro oltre a me? Scusa, ma ora i lividi mi fanno ancora male.
Prova a chiedermelo fra qualche giorno.
Gamal, che si era infilato sotto le coperte con il viso rivolto
verso il muro, cominci a singhiozzare. Io mi chiesi se,
una volta divenuta adulta, avrei sentito la sua mancanza, o
se lui avrebbe picchiato la figlia perch sentiva la mia mancanza.
Se mi avesse davvero voluto bene, non lo avrebbe mai
fatto. Se fosse diventato adulto, non avrebbe mai amato nessuno.
Mama prese l'asciugamano e spense la luce, ordinandoci
di tacere. Poi chiuse la porta e and a guardare l'ennesimo
servizio sulla guerra.
Io e Gamal confrontammo i lividi sui nostri corpi come
fossero siti bombardati su due cartine. Qui  dove  atterrato
il piede di Baba; qui dove  esplosa la sua mano; questo
 il campo minato della sua scarpa, con una lunga serie
di detonazioni e un cratere in corrispondenza del sedere;
questo, invece,  l'accampamento sulla guancia che  stato
bruciato. E gi a ridere. Gamal disse: A volte sogno che
Mama si trasformi in una Supermamma o in una strega, con
serpenti al posto dei capelli e missili al posto delle tette, e
venga a salvarci.
Continua a sognare dissi io, e gli feci il solletico finch
lui non chiese piet. Poi ci addormentammo abbracciati come
cartine ripiegate sotto il cielo sottile della vecchia coperta
azzurra.
Durante la prima settimana di vacanze, evitai accuratamente
le mani e lo sguardo di Baba, mangiai con la testa
china sul piatto, senza mai chiedergli l'olio, che era sempre
vicino a lui. Mama passava le mattine a fissare il vuoto, i
pomeriggi a dormire sul divano e le serate a guardare i servizi
sulla guerra. Ogni volta che sentivo la sigla, scandita dal
rullo dei tamburi militari, mi chiudevo in camera e mi mettevo
a ballare. Il Kuwait sarebbe stato liberato da un momento
all'altro, e saremmo potuti tornare a casa. Ma, in fondo
al cuore, sapevo che non sarebbe accaduto.
Le cose che mi mancano:
Il mio vecchio stereo.
La parete del tinello.
Il letto.
Il pianoforte di Mama.
I panini con lo za'tar.
Fakhr el-Din.
La sirena dell'allarme il primo del mese.
Le cisterne a righe bianche e blu.
Il Golfo.
Linda. Rama. Tamer.
Gli animali imbalsamati a scuola.
La scuola.
Un giorno telefon un vecchio compagno d'armi di Geddo,
per dirci che mio nonno aveva avuto una crisi ipoglicemica
ed era caduto mentre attraversava la strada. Lui lo aveva
aiutato a rialzarsi e lo aveva riaccompagnato a casa, dove
Geddo aveva mangiato una fetta di basboosa e si era ripreso.
Siccome sapeva che non ce lo avrebbe mai detto, si raccomand
di tenerlo d'occhio. Io mi offrii subito volontaria.
No disse Baba ci pu andare Mama nel pomeriggio.
No che non posso rispose Mama guardandomi. Ho
troppe cose da fare qui: devo badare a Gamal, cucinare per
te, e anche pensare a me. Nidali, invece,  in vacanza. Vi far
bene se star da lui per un po'.
Baba rimase a lungo in silenzio, poi mi lanci un'occhiata
severa e disse: Solo per un mese, per. E dir a Geddo
di tenerti d'occhio, cos non te ne andrai in giro a fare la puttana
fino a mezzanotte.
Certo, Baba, avrei voluto dirgli. Non vedo l'ora di poter
fare la puttana.
Io e Mama andammo a Chatby munite di una piccola
borsa di vestiti, dei libri e una teglia di foglie di vite ripiene.
Geddo era in tinello, e fingeva di leggere il giornale mentre
in realt ascoltava Chopin con lo sguardo perso nel vuoto.
Mama spense il giradischi e lo baci sulla guancia. Ti va di
ascoltarlo dal vivo? gli chiese, sapendo che non le avrebbe
mai detto di no. Poi and nell'altra stanza e suon il Notturno
n 1 in si bemolle minore al vecchio pianoforte scordato.
Io non uscii sul balcone: faceva troppo freddo. Appesi il
cappotto nell'armadio e vuotai la borsa appoggiando i vestiti
sul vecchio letto di Mama. Alle pareti c'erano dei poster
dei Beatles, una foto ingiallita di Mama a un saggio, il volantino
della serata di poesia di Baba e, in un angolo, una rosa
di plastica. Mi chiesi se gliel'aveva regalata Baba.
Quando Mama se ne fu andata, io e Geddo ascoltammo
della musica e apparecchiammo la tavola. Dovevo sentirmi
male perch venissi a stare da me, scimmietta? mi chiese.
Conosci Baba: non me lo avrebbe mai permesso. Io avrei
tanto voluto vivere qui, anche perch  a due passi dalla mia
scuola.
S, conosco il tuo Baba sospir Geddo, come se si trattenesse
dall'aggiungere qualcosa.
Dopo cena mi fece fare le abluzioni e recitare le preghiere
insieme a lui. L'ora della preghiera veniva annunciata sia
dalla televisione sia dal minareto del quartiere, ma quando
ero a casa quel segnale indicava pi che altro che era giunto
il momento di preparare un panino al formaggio o una
tazza di t. Mentre pregavo, lasciai vagare la mia mente,
domandandomi cosa ci avrebbe riservato il futuro. Ci che
desideravo pi di ogni cosa al mondo era sapere che cosa
sarebbe stato di noi, di me.
...
.
...
Undici.
...
.
...
Cos  la guerra.
...
.
...
Gli alleati bombardavano l'Iraq tutti i giorni, e tutti i giorni
il presidente egiziano diceva qualcosa di stupido. Una volta
giur che se Saddam si fosse arreso gli avrebbe eretto un
monumento, se lo sarebbe caricato sulle spalle e avrebbe
fatto il giro della piazza principale. Sulle spalle! Geddo andava
allo Sporting Club di mattina dove giocava a carte e a
backgammon con i suoi vecchi compagni d'armi, e alla moschea
di sera, per le preghiere.
Io uscii di casa con in tasca la banconota da dieci lire che
mi aveva dato Geddo. Chiamai il vecchio ascensore e rimasi
in attesa. Quando arriv, esitai: mi spaventava un po' e
in genere preferivo fare le scale. Alla fine, per, mi decisi
ed entrai. Quando chiusi la grata e le porte di legno, mi
sembr di essere dentro un armadio. Respirai l'odore di
muffa che mi ricordava quello delle matrioske, spinsi il pulsante
del pianoterra e, dopo qualche istante di apprensione,
mi voltai verso lo specchio dalla cornice dorata e pensai
che probabilmente Geddo era salito su quell'ascensore
il giorno in cui era morta Yia Yia, e anche lei lo aveva preso,
centinaia di volte. Giunta al pianoterra, attraversai l'atrio
con il pavimento di marmo bianco e nero e, per gioco, cercai
di camminare solo sulle mattonelle nere. Poi salutai il
bawab e uscii.
Le strade di Chatby, specialmente quelle che collegavano
i palazzi dell'Awqaf, avevano l'aria pesante a causa del traffico.
Il vento freddo correva tra le vie simile a un fantasma
frettoloso. Quando ero piccola Mama mi diceva, per spaventarmi,
che il vento era veramente un fantasma: degli antichi
greci che volevano indietro la loro citt e degli antichi egiziani
che invece la volevano con s, in fondo al Mediterraneo.
Mi avvolsi la sciarpa intorno alle guance e contrastai
quella corrente d'aria, dirigendomi verso il lungomare, dove
mi trovai a lottare con una corrente umana. Il suolo era
pieno di cartacce che svolazzando si attaccavano alle mie
caviglie, ma se continuavo a camminare volavano via. Il mare
era in tempesta, e le onde sembravano i pugni di un pugile
rabbioso. Sulla spiaggia, sventolava la bandiera nera.
Svoltai a sinistra, verso il centro. Le strade erano piene di
bancarelle di frutta: avrei voluto vivere l per sempre. Entrai
in una cartoleria e passai in rassegna i quaderni, le cartoline,
le buste. Poi iniziai a entrare e uscire dai negozi, frenetica
come una madre della sposa per gli acquisti dell'ultimo
minuto. Nel negozio di scarpe Bata; nel caff in cui si incontravano
sempre Baba e Mama, dove bevvi d'un fiato una
cioccolata calda; in una gioielleria, dove mi provai dei cerchietti,
finsi di contrattare il prezzo con il proprietario e gli
diedi del ladro bastardo.
Mentre tornavo a casa, entrai in una pasticceria e comprai
un umm ali. Il negoziante mi porse una scatolina trasparente
con dentro il dolce di pasta sfoglia con scaglie di cocco e
pistacchi. Diedi un'occhiata ai lussuosi arredi dorati del locale
e pensai di fingere di essere ricca e gustare qualche prelibatezza
seduta a uno dei tavoli, ma non lo feci, presi la scatola
e uscii, ricordando la leggenda secondo la quale Umm
Ali nascose gli ingredienti del dolce nella dispensa il giorno
in cui il vorace sultano ottomano giunse nella sua citt.
Quando passai davanti al negozio di fiori di St. Mark, mi
venne in mente la nonna. Era l che Mama si era fermata
ordinandomi di comprare dei fiori da mettere sulla sua
tomba. Decisi di andare a trovarla. Entrai e comprai una
rosa bianca, pur sapendo che sarebbe appassita presto, e mi
diressi verso il cimitero greco. Dissi al custode che non avevo
i soldi per la mancia, ma che me ne sarei andata subito.
Lui mi fece cenno di entrare, mentre i cani mi abbaiavano
contro. Io corsi via spaventata, e quando mi fermai mi resi
conto che non avevo idea di quale fosse la tomba di Yia Yia,
e che sarebbe stato difficile trovarla, dal momento che non
conoscevo il greco. Sapevo solo che era molto semplice in
confronto alle altre. La maggior parte delle tombe, soprattutto
quelle degli uomini, aveva enormi crocifissi greci e
lapidi elaborate con incise storie di eroi morti in guerra,
mentre quelle dei bambini erano ornate da statue di cherubini
nudi. Quella di Yia Yia, invece, era piccola, e aveva solo
una semplice croce, cosa che trovavo molto triste. Mi domandai
se un tempo, quando crocifiggevano i criminali, questi
pensassero che le loro croci fossero misere in confronto
a quelle dei vicini. Forse crocifiggevano gli assassini sulle
croci pi grandi ed elaborate e i piccoli delinquenti su quelle
pi semplici. O forse era il contrario, perch i piccoli
delinquenti ispiravano compassione. Ma ne dubitavo, perch
chi crocifiggeva la gente non doveva essere particolarmente
compassionevole.
Trovai la tomba di Yia Yia perch vidi Geddo. Se ne stava
in piedi davanti alla croce e parlava. Non volendo disturbarlo,
mi voltai e corsi via. Quando uscii dal cimitero, i cani mi
inseguirono abbaiando furiosamente e il custode mi url dietro
che ero una pazza e una puttana. Io continuai a correre,
lontano dal cimitero, pensando a quando sarei morta. Correndo
uscii da Chatby, e dai fantasmi che aleggiavano nel
vento. Con la rosa stretta al petto salivo e scendevo delle collinette
lungo i binari del tram. Quando vidi un ragazzo in bicicletta
che mi veniva incontro, deviai verso sinistra, ma lui
fece altrettanto, e ci scontrammo.
Deficente! gli gridai. Dove cazzo vai? Ti sembro una
strada? Ho una linea di mezzeria sulla fronte? Stronzo!
Mish mumkin! esclam lui, sollevando la bicicletta che
mi schiacciava. Nidali?
Se lo avessi raccontato, non ci avrebbe creduto nessuno.
Del resto, ero io la prima a non crederci. Coincidenza? Destino?
Uno stupido incidente con la bicicletta faceva incontrare
due persone che si erano conosciute a centinaia di
chilometri di distanza e si erano date il primo bacio... possibile?
Fakhr el-Din? Afferrai la sua mano e mi rialzai. Abbassai
lo sguardo: ma come accidenti mi ero vestita?
Cosa ci fai qui? mi chiese.
Ci vivo risposi.
Anch'io!
Ma... come sei arrivato? Passando per l'Iraq o per l'Arabia
Saudita?
Per l'Arabia Saudita. Con la macchina e tutto.
Vivi nell'appartamento a Sidi Gaber?
S. Accidenti a te, mi hai rovinato la bici nuova.
Io guardai la fiammante bicicletta azzurra con le ruote
bianche.
Noi abitiamo in quello schifo di Ma'moora dissi. Dopodich,
automaticamente, ci incamminammo verso il lungomare,
con la bici al fianco. Il vicolo era stretto, con i muri
coperti di graffiti.
In una casa al mare?
S. Credevo che non ti avrei mai pi rivisto dissi.
Anch'io disse lui, e si guard intorno con aria circospetta.
Ora ti bacio dichiar improvvisamente, e mi afferr
un braccio, stringendo cos forte da lasciarmi un livido. Mi
baci e poi si stacc da me e si volt come se niente fosse,
come un borseggiatore sull'autobus.
Baciarsi in pubblico  illegale in Egitto. Gli stranieri (archeologi
americani e professori inglesi) si baciavano agli angoli
di strada, nei vicoli e sulla spiaggia, e la gente si fermava
a guardarli come fossero stelle del cinema. Se Fakhr e io
fossimo stati scoperti, ci avrebbero linciati, forse persino trascinati
al commissariato.
Non farlo mai pi gli intimai, e abbassai lo sguardo
sulla rosa schiacciata.
Quindi, visto che abitiamo tutti e due nella stessa citt...
posso ancora essere il tuo ragazzo? mi chiese mentre attraversavamo
la strada, impresa spesso fatale nel traffico caotico
di Alessandria.
S urlai io in quel frastuono di veicoli, autoradio, clacson
e folla.
Poi ci sedemmo su un muretto e parlammo di tutto, tranne
che del Kuwait. Lui mi parl dell'Accademia, la scuola
privata che frequentava, e io della mia e di Jiji. Non gli raccontai
del bacio, solo di Pel di Carota. Fakhr voleva picchiarlo.
Poi comprammo del kushari da un venditore ambulante
e, dopo aver mangiato, ci accorgemmo di avere le magliette
macchiate di pomodoro. Cominciava a far freddo, per, e dovevo
tornare a casa prima che Geddo si preoccupasse. Fakhr
si inchin e mi disse: Buonanotte, Ameera Falastiziyya, principessa
rompipallestinese.
Dobbiamo metterci d'accordo per rivederci dissi io.
Che ne dici del noleggiatore di bici vicino a dove mi hai
investito? propose lui.
Perch, non  tua la bici? gli chiesi.
Certo che no rispose.
Quando tornai a casa, Geddo russava sul divano e io ne
approfittai per sedermi sul letto e pensare a Fakhr. Immaginai
di baciarlo, e il cuore prese a battermi forte. Quando ci
eravamo incontrati, odorava di sudore, cosa che mi faceva
venire voglia di abbracciarlo e stringerlo forte a me. Mi sentii
avvampare al pensiero e feci un profondo respiro.
Quando Geddo si svegli, si alz dal divano e cadde a
terra, cos gli portai subito l'umm ali, perch si riprendesse.
Gli infilavo la crema in bocca, ma lui mi disse di apparecchiare
la tavola perch potessimo mangiare zay elnas, come
la gente normale.
Ti ho visto oggi al cimitero disse poi, spalmando la crema
di fave sul pane.
Io no mentii.
Lui mi guard dritto negli occhi.
Tayeb, anch'io ti ho visto.
Garifalia era il mio tesoro disse lui. Sento la sua mancanza
ogni giorno. Ma non devi preoccuparti per me.
Non sono preoccupata ribattei io. Per dovresti andare
dal dottore e farti prescrivere dell'insulina.
S, ci andr, se Dio vorr. Sai che avrai un altro mese di
vacanza per via della guerra? Ho sentito alcuni insegnanti
che ne parlavano allo Sporting Club.
Davvero? Che bello! esclamai. Voglio restare qui con
te, Geddo.
Nessuno ti obbliga ad andartene! disse lui, sorridendo.
La guerra non  poi cos brutta per gli studenti osservai.
Ma lo  per i soldati e le infermiere replic lui, sempre
con il sorriso sulle labbra.
Geddo e Yia Yia si erano conosciuti durante la Seconda
guerra mondiale in un orfanotrofio greco che era stato convertito
in ospedale. Si occupavano entrambi di ferite, solo
che lui era dalla parte di chi le causava e lei da quella di chi
le curava: lui era un soldato e lei un'infermiera. All'inizio, nel
seminterrato dell'edificio c'erano una decina di pazienti
tubercolotici e Geddo non sapeva nemmeno come si chiamasse
Yia Yia. Poi cominciarono a vedersi fuori dall'ospedale.
Lui le raccontava dei bombardamenti, lei dei dottori e
delle infermiere, ed entrambi parlavano delle proprie famiglie.
Presto la guerra fin: i pazienti tubercolotici morirono,
l'ospedale torn a essere un orfanotrofio e Geddo e Yia Yia
si sposarono con rito civile nel palazzo del governo vicino
alla stazione di Ramle. Lei indossava un vestito molto semplice
e aveva un bouquet di fiori. La sua famiglia greca ortodossa
si rifiut di partecipare alla cerimonia, che non fu
nemmeno immortalata.
Avrei voluto che Geddo mi parlasse pi di Yia Yia e meno
della guerra e della rivoluzione. Stavamo sfogliando il quinto
album di fotografie che aveva trovato in fondo a un armadio
e ormai mi si chiudevano gli occhi.
Questo  la Volpe. Un vero bastardo! E questo  l'Orso.
Gran figlio di puttana, anche lui. Questo invece  Amr, un
vigliacco. Non sai mai come sono davvero le persone finch
non cominciano a cadere le bombe. Eravamo in un campo,
al buio. A un certo punto, inizi il bombardamento: normale,
eravamo in guerra. Amr, per, si mise a urlare come un
bambino, correndo come un pazzo a destra e a manca e cercando
di nascondersi sotto i sacchi di sabbia! Io, invece, ero
tranquillo. Mi conosci: se anche mi dicessero che gli iracheni
stanno per buttarci addosso una bomba atomica, io direi:
Va bene.
Qui, invece,  quando andai in Spagna con la delegazione
di pace. Fu Franco a trascinarci laggi. Facemmo fatica a
non farlo fuori, quel bastardo. E poi andammo in Russia.
Guarda, ecco il Cremlino e mi mostr una foto che lo ritraeva
insieme ad altri uomini in uniforme, sotto la pioggia.
Fu l che comprammo le matrioske che sono in tinello.
Qui, invece, sono nel podere di famiglia, nel Sud. Quest'uomo
che vedi accanto a me ci aiut a tracciarne una cartina,
visto che quella che avevano fatto gli inglesi risaliva al
1898. Sai che una cartina dettagliata aiuta a stabilire un rapporto
migliore fra la gente e la terra? Immagino che non te
l'abbiano insegnato in quella scuola inglese in Kuwait, perch
sanno benissimo che il potere  dato dalla conoscenza e
dal controllo della terra, e loro, ovviamente, lo vogliono per
s! Quando si tratta di cartine, l'accuratezza dipende sempre
da che parte stai.
E questa  la delegazione con cui, negli anni Sessanta,
andai in America, a Washington, per l'esattezza. Era il periodo
del movimento per i diritti civili... non sai cos'? Ma cosa
ti insegnano in quelle scuole coloniali? Be', comunque, eravamo
nel bel mezzo del movimento per i diritti civili e stavamo
cenando in un ristorante di Washington quando il maitre
ci disse: I negri devono sedersi laggi. Cos: I negri. Noi
replicammo: Siamo egiziani, e vorremmo mangiare il pollo
in pace. Lui continu a ripetere: I negri non possono stare
qui, ma noi ci rifiutammo di alzarci. Ed ecco la foto che scattammo
fuori dal ristorante.
Avevano ancora i tovaglioli infilati nelle camicie.
Io e Fakhr ci incontravamo ogni giorno davanti al noleggiatore
di bici, che aveva tutta l'aria di essere un accanito
fumatore come quello che avevo conosciuto anni prima.
Doveva essere una prerogativa dei noleggiatori di bici. Poi
ce ne andavamo in giro per la citt con la bicicletta blu di
Prussia, rubando i giornali nelle edicole, leggendoli nei caff
dove non pagavamo mai la cioccolata calda che ordinavamo,
giocando a backgammon su un'improvvisata tavola di cartone
e usando delle monete come pedine, dimenticandoci
sempre quali fossero quelle bianche e quali quelle nere. Un
giorno fingemmo di essere due fratelli orfani e chiedemmo
l'elemosina alle donne del zan 'et el-sittaat, il quartiere dei
gioielli e delle stoffe. Con i soldi raccolti, andammo al cinema
a vedere un film pessimo, che per ci consent di baciarci
per un'ora e venti minuti, finch la maschera non ci si
avvicin e ci cacci fuori, minacciandoci con un bastone e
urlandoci di non tornare mai pi. Io mi sedevo sul parafango
della bicicletta, e quando pioveva Fakhr pedalava ancora
pi veloce, ma ci bagnavamo lo stesso. Mi piaceva quando
scendevamo gi dalle colline seguendo le rotaie del tram e i
vestiti fradici mi si incollavano sul petto e mi svolazzavano
sulla schiena. E mi piaceva affondare il viso nei capelli di
Fakhr come in un grappolo d'uva nera. Vedevo i volti delle
persone sfrecciarmi accanto, e il mare che faceva capolino
alla mia sinistra, e sentivo una musica in testa. Respiravo
il profumo di Fakhr e dell'aria umida, e quel miscuglio di
odori unito alla velocit della bicicletta mi dava le vertigini.
Ci baciavamo negli ascensori e nelle cabine sulla spiaggia finch
le labbra non ci diventavano blu e l'invito alle preghiere
della sera proveniente dal minareto mi diceva che era
giunta l'ora di tornare a casa. Quando lo salutavo, cercavo
di memorizzare le sue sopracciglia e il suo grande naso, nel
caso in cui non l'avessi pi rivisto.
L'ultima notte che passai a casa di Geddo trovai una traduzione
araba di Kavafis in un armadio, in mezzo agli sciallie alle sciarpe. Mentre Geddo pregava (avevo smesso da
tempo di fargli compagnia), il dio abbandonava Antonio.
Intanto, la televisione diffondeva la notizia della liberazione
del Kuwait. Baba voleva che tornassi a Ma'moora, perch
due giorni dopo sarebbe ricominciata la scuola. Feci una
lista delle cose che amavo e di quelle che odiavo: odiavo Saddam
e le uniformi e la possibilit che la mia unica amica mi
desse della lesbica. Amavo Fakhr, Kavafis e Geddo... e la
pioggia di Alessandria, che, ne ero certa, doveva essere
maschio.
Tornai a scuola con piacere: mi mancavano i pettegolezzi,
la biblioteca, le buffe storie di Jiji su Pel di Carota. Adesso
avevo anch'io una storia da raccontare: Fakhr. Quando ne
parlai a Jiji, la vidi aggrottare leggermente la fronte, pensai
che fosse gelosa, ma lei disse: Quindi hai il ragazzo anche
tu? Allora possiamo uscire tutti insieme e coprirci a vicenda.
Io non volevo che uscissimo tutti insieme, anche perch ero
certa che se Fakhr avesse visto Pel di Carota lo avrebbe ucciso.
Durante la ricreazione, una ragazza del secondo anno mi
si avvicin dicendomi che era una vicina di casa di Fakhr.
Mi ha chiesto di darti questo disse. Cos', cos'? mi
chiese Jiji, saltellando. Era un triangolo di carta, chiuso con
dello scotch. Io lo aprii e cominciai a leggere. Era una lettera
molto dolce, anzi, sdolcinata e, come scoprii dopo, ispirata
alla canzone di LL Cool J, I Need Love. Ebbe cos inizio uno
scambio di triangoli, alcuni dei quali scritti in arabo, finch
lui non mi invi un ottagono (sbruffone) scritto in ruq'a in
cui derise la mia calligrafia araba.
In aprile, un mese prima degli esami, a scuola ci comunicarono
che avremmo avuto tre settimane di vacanza per
studiare.
La sera prima dell'inizio del mio lungo tour de force, il
nostro telefono grigio, solitamente muto, squill. Un suono
lungo e una pausa breve, suono lungo e pausa breve... era una
chiamata internazionale. Baba corse a rispondere e ascolt in
silenzio le parole della persona all'altro capo del filo. Poi riagganci
e si chiuse a chiave in camera per almeno venti minuti.
Noi aspettammo fuori della porta e quando ne usc, era
evidente che aveva pianto. Ci disse ci che pi di 300.000
palestinesi dissero alle loro famiglie quell'anno: non potevamo
fare ritorno in Kuwait. Non eravamo ben accetti. Saddam
aveva fatto cos tante promesse ai palestinesi, impegnandosi
ad aprire le porte di Gerusalemme, che Arafat aveva finito
con l'appoggiarlo. Perci i kuwaitiani avevano deciso di punire
tutti i palestinesi, senza distinzioni. Il permesso di lavoro
di mio padre era stato revocato a tempo indeterminato, per
cui era necessario escogitare un Piano B.
Poi aggiunse, rivolto a me e a Gamal: So cosa provate
in questo momento. Quando venni qui nel 1967, non potei
dire addio alla mia casa, n ai miei amici, ma sono sopravvissuto.
E sono stato felice in questa citt. Siamo fortunati
a poter vivere in Egitto!. Si stava mettendo nei nostri panni,
e fingeva di non essere triste. Per il nostro bene. Per la
prima volta da molti mesi, provai un moto d'affetto nei suoi
confronti e lo abbracciai stretto.
Ero preoccupata per Baba. Nei giorni seguenti, si aggirava
per la casa in vestaglia, con la barba lunga e l'aria corrucciata.
Parlava poco, e la sera non leggeva i suoi libri, ma se
ne stava seduto sul divano con lo sguardo perso nel vuoto,
dicendoci di lasciarlo in pace. Quando mi alzavo la mattina,
lo udivo coricarsi, e mentre dormiva, mi preoccupavo per
noi. Non potevamo vivere in eterno in una casa al mare.
Come avremmo fatto a mangiare, a sopravvivere?
Un pomeriggio, mi sedetti al tavolo da pranzo e disegnai
una cartina della Palestina. Baba mi pass accanto con in
mano una tazza di caff e mi chiese: Te la ricordi ancora?.
Io annuii e guardai nervosamente la cartina, domandandomi
se l'avessi disegnata bene. Indicai il confine occidentale
e gli chiesi:  giusto cos?. E lui: E chi lo sa?. Poi usc
sul balcone e sprofond in una poltrona. Il fumo che si levava
dalla tazza lo faceva sembrare un fantasma. Io mi avvicinai
timidamente: volevo saperne di pi.
Che intendi dire con: Chi lo sa?.
Oh, habibti. Quella cartina  di un determinato anno.
Quelle precedenti sono diverse, e quelle successive ancora
di pi.
In che senso?
Nel senso che... nessuno pu dire dove comincia e dove
finisce la nostra terra.
Io rimasi seduta a lungo sul balcone accanto a lui. Quando
mi alzai per rientrare, vidi che aveva gli occhi pieni di lacrime.
Portai la cartina in camera, presi la gomma e cancellai
tutti i confini, guardando ci che rimaneva: un foglio vuoto,
a eccezione della Galilea. Osservai a lungo la pagina, finch
i suoi contorni non si fusero con le mie lenzuola bianche.
Tu sei qui pensai, osservando il foglio e tutto ci che mi
circondava. E, stranamente, mi sentii libera.
Trascorsi quindici giorni chiusa in cucina a studiare chimica,
matematica, arabo e inglese dalle otto di mattina alle
otto di sera. Era come se la cattiva notizia che avevamo ricevuto
avesse fatto nascere in me il desiderio di impegnarmi
ancora di pi.
Un giorno, per non farmi sopraffare dalla tristezza, mentre
studiavo storia e aiutavo Mama a preparare le verdure
ripiene, cominciai a scrivere un musical. Era basato su ci che
avevo letto a proposito dell'apertura del Canale di Suez, e i
suoi protagonisti erano le personalit invitate all'inaugurazione:
il Khediv Isma'il, la moglie di Napoleone III, l'imperatrice
Eugnie, il principe prussiano, l'imperatore d'Austria,
Gautier e Zola, Fromentin e Ibsen. Avevo letto il dramma
Casa di bambola, e feci in modo che Ibsen lo citasse nelle sue
canzoni. Inoltre, feci apparire l'imperatrice come una sgualdrina
che andava a letto con tutti durante le cerimonie, celebrate
da religiosi cristiani e musulmani. Cercai anche di stabilire
un parallelismo con la crisi del Canale di Suez del
1956, facendo esclamare agli scrittori ubriachi che era un
peccato che il Canale di Suez attirasse l'attenzione su di s,
inducendo l'Inghilterra a depredare anche le risorse egiziane,
oltre a quelle di molti altri Paesi.
Avrei tanto voluto rappresentare la mia opera. Avrei fatto
dei provini per assegnare le varie parti (anche se sapevo gi
che Pel di Carota sarebbe stato un magnifico principe prussiano
e Fakhr un favoloso Isma'il). I biglietti si sarebbero
ispirati agli inviti per il Rigoletto di Verdi, che aveva debuttato
al teatro dell'opera Aida in coincidenza con l'inaugurazione
del canale. Quest'ultima idea mi parve un vero e proprio
colpo di genio. Mentre fantasticavo, farcivo peperoni e
zucchine e, grazie alla mia fervida immaginazione e alla mancanza
di sonno, il peperone divenne Gautier e la zucchina
Fromentin.
Lavorai al musical giorno e notte, fermandomi solo per aiutare
Mama a preparare il pranzo o la cena o per andare al mercato
a comprare pane e formaggio. Durante una di quelle
uscite, mi infilai in una cabina e telefonai a Fakhr, dicendogli
che non sarei mai pi tornata in Kuwait. Lui espresse il suo
dispiacere, e io la mia tristezza. Gli chiesi di tirarmi su e lui
mi raccont che stava costruendo un'auto da corsa e non vedeva
l'ora di provarla. Io gli dissi che lo odiavo, perch era un
maschio e stava costruendo una cazzo di macchina, e sarebbe
sempre riuscito in tutto ci che faceva, mentre io ero chiusa
in cucina a scrivere una commedia che aveva come protagonisti
un peperone e una zucchina. Mi dispiace, habibti mormor
lui, confuso, e io gli attaccai il telefono in faccia.
Poi mi diressi verso il lungomare e passeggiai sulla spiaggia
con il mio sacchetto pieno di verdure: i miei futuri attori.
Guardai l'orizzonte, che mi parve un semicerchio invece di
una linea retta, e mi vennero in mente i semicerchi che avevo
sotto gli occhi come tutte le donne della mia famiglia. Poi
riflettei sugli eventi principali della mia storia familiare e mi
resi conto che erano tutte guerre. Provai a immaginare la
nostra storia senza le guerre. Mia nonna non avrebbe perso
il padre nella prima guerra di Palestina e non sarebbe stata
venduta alla famiglia tramite la quale aveva conosciuto mio
nonno. Yia Yia non avrebbe mai incontrato Geddo nell'orfanotrofio
trasformato in ospedale durante la Seconda guerra
mondiale. Mi domandai se anche i miei figli, se mai ne
avessi avuti, sarebbero stati il frutto di una guerra futura, e
furibonda, mi misi a lanciare sassi nel mare, urlando frasi
senza senso. Due ragazzi che stavano pescando si voltarono
a guardarmi e risero. Il sole stava tramontando su Alessandria,
striando il cielo di un viola melanzana, un arancione
mango e un rosso anguria. Avevo fame. Mi ficcai in tasca l'ultimo
sasso e mi diressi verso casa.
La mattina dell'esame io e Mama non ci svegliammo, e
Baba, che era rimasto in piedi fino a tardi a pensare a un
Piano B, si addorment proprio quando dovevamo alzarci.
Io saltai fuori dal letto imprecando, mi infilai la gonna al
contrario e lasciai perdere la cravatta. Gamal continu a dormire
placidamente: il suo esame si sarebbe svolto tre giorni
dopo. Baba corse al piano di sotto e mise in moto la macchina
che Geddo gli aveva prestato per l'occasione. Io mi legai
i capelli arruffati, mi ficcai delle matite in tasca e mi precipitai
gi per le scale. Mama ci raggiunse pochi secondi dopo,
ancora in camicia da notte e con in mano una caffettiera
di rame e tre tazzine, seguita da Gamal, anche lui in pigiama,
che volle a tutti i costi venire con noi.
Quando ci lasciammo alle spalle Mandara, il parco di
Montazah e il mare scintillante, il traffico era talmente congestionato
che pensai che non sarei mai arrivata in tempo e
sarei rimasta al secondo anno per il resto della mia vita.
Mama vers il caff e ce lo distribu. Baba lo bevve tutto
d'un fiato, mentre io lo sorseggiai in silenzio, sperando che
Mama ne leggesse i fondi una volta finito e vi scorgesse una
commedia musicale, o una casa nuova, o un segno che sarei
arrivata in tempo a quel maledetto esame, o che la nostra
famiglia avrebbe superato ogni difficolt.
Ma l'auto era imbottigliata nel traffico e nessuno di noi
diceva nulla. Cominciai ad angosciarmi, ed ero certa che anche
Mama, Baba e Gamal fossero preoccupati, e che saremmo
rimasti l, fermi in quel non-luogo, per sempre.
D'un tratto, udimmo una sirena che squarci l'aria come
un allarme di guerra, avvicinandosi sempre pi. Baba guard
nello specchietto retrovisore e si raddrizz, come se avesse
finalmente ideato un Piano A. Aiwa, s disse Mama,
come se gli avesse letto nel pensiero. Quando l'ambulanza
ci sfrecci accanto a sirene spiegate, Baba part a tutto gas
dietro di lei, come se fosse una questione di vita o di morte.
Tenemmo gli occhi fissi sul serpente rosso attorcigliato intorno
all'asta disegnato sul retro, il sigillo ippocratico di quella
vecchia citt greca, e tallonammo l'ambulanza fino al centro,
aggrappandoci ai sedili, inseguendo il disastro, benedicendolo,
contando su di esso per giungere in tempo a destinazione.
E ci riuscimmo.
...
.
...
Dodici.
...
.
...
L'Orgoglio della Religione.
...
.
...
Fakhr era geloso del mio musical e delle mie tre settimane
di pausa scolastica per lo studio e, dopo l'ultima telefonata,
mi aveva data per dispersa. Cos, decisi di noleggiare una
bicicletta e andare a Montazah per una tregua. Lo feci anche
perch mi mancavano i baci: i baci in s, non tanto e non
solo i suoi. Come chi ha fame, ma non di un particolare cibo.
Il parco, fino a poco tempo prima deserto, era affollato di
persone trasferitesi dal Cairo per l'estate: madri con neonati,
coppie sposate, donne con Yhigab in compagnia dei fidanzati.
Io volevo trovare un luogo appartato; Fakhr, che camminava
davanti a me, ne identific uno e impiegammo mezz'ora a
raggiungerlo. Cominciammo a baciarci, le sue labbra erano
dolci come un'anguria, e lui si tolse la maglietta.
Anch'io me la voglio togliere piagnucolai.
Va bene disse lui, visibilmente sorpreso.
Io la sfilai da sopra la testa e rimasi a seno nudo davanti
a lui, protetta dagli enormi massi che il supervisore del Mediterraneo
aveva installato negli anni Sessanta per attutire la
furia delle onde (cos mi aveva raccontato Mama. Io mi domandai
se anche lei, da giovane, se ne stesse a seno nudo dietro
i massi).
Hai i capezzoli rosa osserv Fakhr, stupito. Me li ero
sempre immaginati marroni.
Ti immaginavi i miei capezzoli!?
Lui mi baci di nuovo, ma non mi tocc il seno. Io lo sfregai
contro il suo petto nudo, ma non colse il suggerimento.
Attesi qualche settimana, ma non accadde nulla. Cos, un
giorno, eravamo in piena estate, gli presi la mano destra e la
poggiai sopra il mio capezzolo sinistro. Fu come aprire una
diga. Fakhr continu a toccarmi il seno e infil persino le mani
nei miei pantaloncini, ma le sue dita mi graffiavano. Cos, mi
ritrassi e gli spiegai che ero abituata all'acqua e, vedendolo
perplesso, gli raccontai del bidet.
Sono in competizione con un bidet? chiese lui.
No, solo con l'acqua. L'acqua  delicata e scorre in maniera
costante. Cos devi essere: delicato e costante.
Poi ci sedemmo davanti al mare e parlammo. Al tramonto,
tornai a casa con la bicicletta noleggiata (che avrei dovuto
riconsegnare due giorni prima e che Fakhr voleva convincermi
a tenere), certa che sarei stata punita per il ritardo, ma
nessuno sembr fare caso a me. Cos mi chiusi in bagno e
rimasi seduta sul bidet finch le gambe non mi si intorpidirono.
Insegnai a Fakhr a muovere rapidamente le dita sul punto
che, in bagno, mi faceva fremere. Inizialmente, il fatto che mi
guardasse mi rendeva nervosa, ma poi cominci a piacermi.
Le sue dita si muovevano come le gambe di un nuotatore, e
alla fine venni per la prima volta di fronte a qualcun altro. Mi
sembrava che una persona minuscola stesse suonando il tamburo
dentro di me.
Mama port il mobile tv sul balcone, facendo stridere le
ruote nere sulle mattonelle bianche. Era scalza e lo smalto
che aveva sulle dita dei piedi si era consumato, lasciando
delle righine rosse ai lati delle unghie. Baba sprofond tra i
vecchi cuscini della poltrona di vimini, mentre Gamal si
sedette per terra, con la schiena appoggiata alla ringhiera, e
si mise a dare calci contro il muro crepato. Anch'io mi sedetti
sulle mattonelle bianche, vicino ai piedi a righe rosse di
Mama. Baba stava ancora pensando a un Nuovo Piano A; le
sue domande di lavoro non avevano ricevuto risposta, e lui
girava brontolando per casa a tutte le ore del giorno. Un'auto
sfrecci in strada diffondendo pop egiziano a tutto volume
e lui grid: Animali!. Mama alz l'audio del televisore
per coprire le sue imprecazioni. Sullo schermo apparve un
astronauta che fluttuava nell'aria a testa ingi, con il volto
nascosto dal casco e il corpo protetto dalla tuta spaziale. Io
ebbi un moto di invidia per la sua esistenza libera e leggera.
In un angolo dello schermo scintillava, come in attesa, un
pianeta viola.
Nel corso delle settimane successive, Baba continu a
brontolare, a leggere e a riflettere, e pi rifletteva, pi gli
si profilava davanti una scelta obbligata: cercare lavoro in
America.
Una notte, fece un sogno che rafforz la sua convinzione:
io, Mama e Gamal gli chiedevamo di trovarci una casa. Lui
rispondeva: Come faccio, se non ne ho mai avuta una?.
Noi ci stringevamo nelle spalle e continuavamo a tormentarlo.
Finch aveva alzato gli occhi al cielo e aveva visto un
enorme pianeta viola che si avvicinava. Allora aveva capito
che dovevamo andare molto lontano per ricominciare tutto
da capo. Quando si era svegliato, ci aveva subito raccontato
il sogno, tutto elettrizzato.
Il pensiero di trasferirci in America mi allettava, anche se
avevo le mie riserve. Pensavo spesso a come sarebbe stata la
nostra vita se fossimo rimasti a Boston dopo la mia nascita, ma
l'idea di tornarci dopo tanti anni sembrava davvero un sogno
irrealizzabile, un po' come andare su quel pianeta viola. A volte,
quando pedalavo sul lungomare o mi sedevo sulla spiaggia
a guardare l'acqua, mi domandavo se fosse possibile fare una
cosa del genere.
Quando pensavo all'America, immaginavo capelli biondi,
tavole da surf e neve; vedevo ragazzi e ragazze che si tenevano
per mano e si baciavano in pubblico; udivo musica
rock, rap e pop che tutti ballavano e cantavano; sentivo il
sapore del ketchup, della senape e della maionese e l'odore
delle banconote e del bacon, delle strade e delle auto nuove,
ma anche dei cavalli e dei fienili. Cercavo di immaginare la
scuola che avrei potuto frequentare: soffitti a volta, vecchi
banchi e cortile, come quella egiziana, ma anche cemento e
campo da gioco di sabbia, come quella kuwaitiana. Nella
mia immaginazione, per, il simbolo della scuola americana
erano gli armadietti. File e file di armadietti scintillanti, numerati,
etichettati, ciascuno con il proprio lucchetto a garantire
la privacy. E gli studenti ci si appoggiavano contro, li
sbatacchiavano per chiuderli e li riempivano di ci che volevano.
Cercai di immaginarmi appoggiata a un armadietto,
ma non vidi altro che i miei capelli castani perennemente
arruffati, con la frangetta storta che mi copriva la fronte e le
sopracciglia folte, e le braccia magre che spuntavano da una
felpa nera con al centro l'immagine di un cucciolo che Mama
aveva ordinato da un catalogo e che mi faceva sembrare una
bambina di dieci anni, quando ormai ne avevo quasi quattordici.
Persino nelle mie fantasie ero un'imbranata e avevo
il terrore di non riuscire a inserirmi nel Paese in cui ero nata
ma che era, per me, completamente nuovo, il Paese a cui appartenevo
solo sulla carta, all'interno dei confini del mio piccolo
passaporto blu.
Baba era il nostro unico lasciapassare per l'America, il che
era piuttosto ironico, dal momento che in genere lui fuggiva
dai Paesi. Mise in atto il suo Piano con un'abilit e un'energia
strabilianti: la mattina prendeva l'autobus e andava in
centro, sedendosi al tavolo di un caff a lavorare al curriculum
vitae con la stessa accuratezza con cui, in un'altra vita
(una vita in cui non avesse incontrato Mama sui binari del
tram), avrebbe lavorato a un romanzo. Scrisse anche una lettera
d'accompagnamento in cui rivers tutto se stesso, sperando
che qualcuno, da qualche parte, decidesse di assumerlo
solo leggendola.
Nel pomeriggio, prima di tornare a casa, comprava una
scheda telefonica da tre minuti e chiamava i suoi ex colleghi
in America. Alcuni negavano seccamente di conoscerlo, altri
lo ricordavano con affetto. E poi faceva ricerche, comprava
giornali di tutti i tipi, contattava aziende e imprenditori, architetti
e ingegneri, certo che prima o poi qualcuno gli avrebbe
offerto un lavoro, anche se non dello stesso livello di quello
che aveva in Kuwait.
Quando ebbe ultimato il suo nuovo, scintillante curriculum,
lo fotocopi e lo fax a mezza America, insieme a tutti
i progetti che aveva realizzato e agli articoli che le riviste
d'architettura del Medio Oriente gli avevano dedicato negli
ultimi dieci anni. Quell'attivit parve rinvigorirlo: girava per
casa con passo leggero, e a volte prendeva in braccio Mama
o la baciava sulla guancia. Lei cercava di mostrarsi ottimista,
ma un giorno la udii parlare al telefono con Sonya ed esprimere
i suoi dubbi sulla possibilit che qualcuno gli offrisse
un lavoro a Boston.
Aveva ragione: gliene offrirono uno in Texas.
La sera dopo aver ricevuto la fatidica telefonata, Baba,
Gamal e io eravamo seduti sul divano a guardare un vecchio
servizio sulle dimissioni di Gamal Abdel Nasser. Mama e
Geddo, invece, erano sul balcone a bere caff e discutere del
nuovo lavoro di Baba. Io e Gamal non avevamo il coraggio
di parlarne, perch ci facevano paura il Texas e i cowboy, che
avrebbero preso Baba al lazo trascinandolo via da noi, forse
per sempre. Quale sarebbe stato il nostro posto nel suo
Piano?
Era un grand'uomo disse Baba, riferendosi a Nasser,
mentre passavano le immagini della disperazione della gente
alla notizia del suo ritiro.
Gli arabi sono cos emotivi osservai io.
Qui non si tratta di emozioni replic Baba.
E di cosa si tratta, allora?
Di persone che amano il loro leader.
E l'amore non  un'emozione?
S, ma dire che tutti gli arabi sono emotivi  razzista.
No, perch secondo me non  un difetto,  una qualit.
Prendi gli inglesi: sono cos noiosi e inespressivi.  bello essere
emotivi.
Non siamo emotivi insistette Baba.
Allora perch quell'uomo urla e si prende a schiaffi?
Perch sapeva qual era l'alternativa. Tutte quelle persone
sapevano che Abdel Nasser sarebbe stato sostituito da un
idiota. Era l'alternativa a spaventarle.
La mattina seguente, ci comunicarono i risultati dell'esame.
Avevo ottenuto un punteggio incredibilmente alto: 92 punti
su 100. Raggiante, mi misi a saltellare per casa, fingendo di
gettarmi gi dal balcone. 'Abdo, che era di sotto, mi vide e
mi mand un bacio. Mi sembrava di essere una diva e una
spettatrice al tempo stesso. Ero orgogliosa di me, tutte le
ragazze che durante l'anno mi avevano preso in giro sarebbero
morte d'invidia. In quel momento capii perch Baba
amasse tanto il successo: perch ti riscatta.
La televisione trasmise i festeggiamenti in onore degli studenti
pi brillanti del Paese e, di seguito, i funerali della pop-
star Abdel Halim. Le immagini mostrarono uomini che piangevano
e urlavano e donne che si gettavano dai balconi e si
pugnalavano.
E che mi dici di questo? chiesi a Baba. Anche loro
hanno paura dell'alternativa? Sono preoccupati perch sanno
che d'ora in poi dovranno ascoltare Hassan El Asmar e
Magdy Talaat e le loro noiose canzoni mawal?
Baba divent tutto rosso, poi sbatt il pugno sul tavolo e
url: GLI ARABI NON SONO EMOTIVI!.
Ok dissi io, ridacchiando. La sua risposta era stata
molto eloquente.
Baba compr un biglietto per il Texas e ce lo comunic
settantadue ore prima della partenza. Mama rimase scioccata:
le sembrava impossibile che fosse pi facile andare in
America che trovare un lavoro e una casa decente, con un
pianoforte, l vicino. Quella sera, per festeggiare la partenza,
Baba ci port a cena al Zephyrion, un ristorante di pesce
in riva al mare che si trovava ad Abu-Qir, nella parte orientale
della citt.
Ordinammo ricci di mare, i cui aculei si muovevano rapidamente
quando ci spremevamo sopra il limone. Poi io mangiai
un pesce alla griglia, ma le spine mi andarono tutte di traverso.
Gamal, invece, che odiava il pesce, mangi della pita
con salsa tahini. E Mama ingurgit ventiquattro ostriche una
dietro l'altra, al che Baba le strizz l'occhio e disse: Allora
stasera mi darai un addio memorabile! e io e Gamal rischiammo
di strozzarci col cibo.
Dopo cena, quando il sole era tramontato e le stelle splendevano
nel cielo; quando il mare si riemp di nuotatori notturni
e le zanzare si avventarono su di noi come una flotta
aerea; quando Baba baci Mama sulla guancia sussurrandole
nell'orecchio e poi lanci un'occhiata a me e a Gamal,
come augurandosi che scomparissimo, io pensai che quella
sarebbe stata l'ultima cena con il nostro caro Baba. Pensai
(o desiderai, o sognai, o temetti) che non lo avremmo pi rivisto.
Cos, quando lo accompagnammo all'aeroporto di al-
Nuzha e lui ci salut dicendo: Ci vediamo presto, scimmiette
io non capii perch avvertii una stretta allo stomaco e
strinsi i pugni. Lo guardai sparire tra la folla e immaginai
l'estenuante interrogatorio a cui lo avrebbero sottoposto (altrimenti
perch saremmo arrivati in aeroporto cinque ore
prima?) e gli americani che ce lo avrebbero portato via per
sempre. E se non ci fosse pi venuto a prendere? E se si fosse
messo nei guai e fosse rimasto ucciso in un duello? E se davvero
non lo avessi pi rivisto?
Mentre tornavamo a casa, ero l'unica che piangeva.
L'aspetto positivo della partenza di Baba era che potevo
fare ci che volevo. Una sera dissi a Mama che avrei dormito
a casa di Jiji, e invece presi un taxi arancione e sgangherato,
con i sedili di pelle impregnati di fumo, e mi feci portare
a Montazah. Lungo il tragitto, fantasticai che il tassista
si inoltrasse nel bosco e mi violentasse sotto il cielo stellato.
Non lo fece, e io mi dimenticai di dargli la mancia. Scavalcai
la recinzione di una spiaggia privata e mi avvicinai alla
riva: stavano per chiudere e non c'era nessuno.
Mi tolsi la maglietta e i pantaloncini, li appallottolai e li infilai
nelle scarpe. Poi mi immersi lentamente nell'acqua, affondando
i piedi nella sabbia morbida e fredda. Il mare mi avvolse
nella sua oscurit e io chiusi gli occhi e ascoltai il suo
rumore familiare. Sapevo che, alcuni chilometri al largo, si trovavano
le rovine sommerse degli antichi regni di Heracleion
e Canopo. Immaginai di raggiungerle a nuoto e di toccare
gli occhi delle statue e i loro volti morti ma vigili. Vidi di di
granito rosa, e una sfinge che raffigurava il padre di Cleopatra,
Tolomeo XII. E ancora pentole e vasi, piatti e bottiglie,
oggetti d'argento e armi della flotta di Napoleone, affondata
nel 1798, e una statua verde che aveva in mano un oggetto
gigantesco. Non riuscii a capire di cosa si trattasse finch
non mi avvicinai e vidi che era una penna. In quel momento,
aprii gli occhi. Ero a pochi metri dalla riva, e Fakhr mi
stava aspettando seduto a torso nudo sulla spiaggia. Gli feci
un cenno con la mano e decisi di uscire, ma lui mi vide, ed
entr in acqua.
Mi allontanai nuotando, ma lui nuotava pi veloce di me
e quando mi fermai perch non toccavo pi e mi girai me lo
ritrovai davanti. Non ci dicemmo nulla. Lui toccava ancora
e io gli misi le gambe intorno alla vita. Poi baciai le sue labbra
salate per l'acqua e il sudore e sentii il suo desiderio crescere
contro di me. Mi strusciai sul suo corpo e lui mi lecc
e mi mordicchi il collo. Mi resi conto una volta di pi di
quanto mi piacesse l'acqua. E l'umidit che sentivo dentro
di me era pari a quella che mi circondava.
Quando Mama mi diede la notizia, rimasi scioccata. Non
posso trasferirmi in America dissi, seduta sul balcone. Lei
mi guard, aspettando le mie motivazioni. Non ho niente da
mettermi. E i miei capelli fanno schifo! Non volevo dirle la
verit: che non volevo perdere un'altra casa e dover ricominciare
tutto da capo.
Guardammo un film con Greta Garbo sul balcone. Poi
bevemmo il t e Mama si mise a elencare tutto ci che avremmo
dovuto fare prima di partire, mentre io fantasticavo su come
sarebbe stato vivere laggi.
Io e i miei amici avevamo sempre pensato all'America
come al ragazzo pi in gamba del mondo, che non si sarebbe
mai accorto della nostra esistenza. Quando in Kuwait
arriv il film Licenza di guida, con la coppia Haim-Feldman,
rivedemmo pi volte la scena in cui la ragazza (quella di cui
era innamorato il personaggio interpretato da Corey Haim)
gridava al fidanzato possessivo: Non siamo mica in... Kuwait!.
Ascoltavamo rapiti quella bellissima attrice americana
pronunciare il nome del luogo in cui vivevamo, un puntino
sul mappamondo. Il fatto che l'America sapesse
dell'esistenza del nostro Paese ci lusingava a tal punto che
non ci rendevamo neanche conto che veniva citato come
esempio negativo.
Da quando l'America aveva dimostrato interesse verso il
Kuwait, o per lo meno verso Saddam e il petrolio, ed era
entrata in guerra per difenderlo, non era pi cos lontana.
Era come se, un giorno, il ragazzo pi in gamba della scuola
avesse salvato un secchione dagli scherzi crudeli di un
bullo. E pazienza se lo aveva fatto solo perch sperava che
gli passasse i compiti. Tutta la scuola aveva assistito al suo
intervento e il secchione era diventato automaticamente importante.
Se ci pensavo in questi termini, l'idea di trasferirmi non
mi sembrava pi cos terribile.
Mama trascorreva le giornate a fare e disfare le valigie. Alla
fine, lasci tutto ci che era rimasto fuori ad 'Abdo e a sua
moglie. Era nervosa e irrequieta e non faceva che masticare
chewing-gum e battere i piedi sul pavimento. Ogni volta che
squillava il telefono o bussavano alla porta, scattava come una
molla. Invitava Sonya e Geddo a prendere il t tutti i giorni,
in modo da vederli il pi possibile prima di partire. Sottoponeva
Gamal a test di inglese a sorpresa per accertarsi che
fosse all'altezza. Quando Baba ci chiamava, lo tempestava di
domande sulla nuova casa e la nuova citt.
Io e Fakhr trascorrevamo i pomeriggi a baciarci nei sottoscala
o nelle cabine sulla spiaggia. Due giorni prima che
partissi, mi prese la mano e mi chiese: Cosa vuoi fare da
grande?.
Perch?.
Perch non ti vedr pi, e voglio poterti immaginare nel
futuro, mentre lavori.
Non lo so. Tu cosa vuoi fare?.
Te l'ho chiesto prima io!.
Non te lo posso dire.
Dai, dimmelo! esclam lui raddrizzandosi, come se
quella postura lo rendesse pi degno della mia confidenza.
No. Mi vergogno ! e gli feci il solletico e lo baciai prima
che potesse chiedermelo di nuovo.
Pi tardi, mentre camminavamo per la strada, mi compr
una ghirlanda di gelsomini, porgendo al venditore una lira,
e dicendogli di tenere il resto. Questi sorrise e disse che
avrebbe pregato per lui, perch tutti i suoi sogni si avverassero.
Anch'io lo avrei fatto. Poi noleggiammo due biciclette
e facemmo lo slalom fra la gente che passeggiava sul lungomare.
A un certo punto tolsi le mani dal manubrio e sentii
che il vento mi scompigliava i capelli e diffondeva il profumo
inebriante dei gelsomini intorno a me.
Prima di restituire le biciclette, Fakhr tir fuori un pennarello
e scrisse il mio nome sul manubrio della sua. Allora
io scrissi il suo sul telaio della mia. Cos saremo per sempre
due biciclette in una citt che amiamo dissi.
Quella sera, Fakhr mi chiam, e mi chiese di nuovo, con
voce concitata, cosa avrei voluto fare da grande. Io non glielo volevo dire, ma lui ripeteva che non sarebbe riuscito a
immaginarmi nel futuro se non glielo avessi detto.
La verit era che non l'avevo mai confidato a nessuno,
perch temevo di venire derisa. La scrittrice dissi infine,
e mi sentii avvampare. La scrittrice ripet lui, con un
sospiro. Mi piace. Ti si addice. Mi spedirai i tuoi libri? mi
chiese poi. Certo, se mai ne scriver uno risposi. Be',
allora... a presto disse. S, a presto mentii.
La sera prima della partenza, Geddo venne a salutarci e
mi port un regalo d'addio: le poesie di Kavafis in inglese. Io
lo ringraziai con un lungo abbraccio. Pi tardi, venne anche
Sonya, e lei, Geddo e Mama rimasero a chiacchierare sul balcone
fino all'alba. Ero orgogliosa di Geddo, che faceva ancora
le ore piccole. Io, invece, morivo di sonno e, in preda alle
allucinazioni, afferrai un quaderno e schiacciai una falena
contro il muro, scambiandola per uno scarafaggio.
Quando allontanai il quaderno dalla parete, osservai le
interiora dorate della falena: erano cos belle. Poi guardai il
muro e vidi il sangue di tutte le zanzare che avevamo schiacciato
dal 1980 in poi. Le macchie somigliavano a delle virgole.
Cos mi sedetti sul divano con il t che Sonya mi aveva
preparato e, mentre Mama e Geddo e tutta Alessandria parlavano
sul balcone, riempii di parole la pagina bianca del
muro, fra una virgola di sangue e l'altra. Poi, esausta, diedi
il bacio della buonanotte a Sonya e a Geddo e andai a dormire.
Aprii il mio nuovo libro e cominciai a leggere la poesia
Il dio abbandona Antonio -. Come un uomo preparato per
tempo, da forte cui s'addice l'esser degno di una citt come
questa... finch non sprofondai nel sonno.
...
.
...
PARTE TERZA.
...
.
...
Quando iniziai a scrivere questa storia, sapevo che, prima o poi, sarei dovuto andare in Texas, e lo temevo... Quando sei in Texas, hai l'impressione che ci voglia un'eternit a uscirne, e alcuni non ci riescono mai.
John Steinbeck, Viaggio con Charley.
...
.
...
Tredici.
...
.
...
Alla ricerca del centro.
...
.
...
Prima che ci trasferissimo in Texas, Mama e Baba parlavano
spesso del loro viaggio in America negli anni Settanta. Io
e Gamal ci sedevamo sul pavimento in pigiama con una
tazza di t in mano e loro raccontavano la storia in inglese, alternandosi.
Dunque, vivevamo in un appartamento sul fiume Charles,
e il giorno dopo il nostro arrivo Baba mi port a fare colazione
iniziava Mama col suo accento franco-egiziano.
Esatto, e ci sedemmo a un tavolo e la cameriera ci chiese:
T o caff? proseguiva Baba.
Io le dissi che volevo una cioccolata, perch pensavo che
agli americani piacesse, e anche perch piaceva a me.
Io invece dissi: T e caff. E la cameriera: T o
caff? e, io T e caff e lei: No, t o caff e io: Tutti e
due: t e caff, e lei: Non pu prendere entrambi signore,
deve scegliere: o t o caff, e io: Io invece vorrei entrambi
signorina, perch nel mio Paese beviamo il t a colazione
e il caff dopo la colazione, quindi voglio caff e t.
Incredibile, vero? diceva Mama con una punta d'orgoglio.
Allora lei strinse le labbra, gir i tacchi e torn con una
tazza di t e una di caff, e poi mi chiese da dove venissi.
E il vostro baba: Da Nettuno.
Le abbiamo fatto venire un infarto, quel giorno.
Greta Garbo non diceva mai: Voglio stare da sola ma
voglio essere lasciata sola affermando che erano due cose
molto diverse. Cos, quando l'aereo sorvol gli edifici
appuntiti e vidi apparire e scomparire la statua in cima al
Campidoglio, e poi una distesa d'acqua, e poi la pista d'atterraggio,
e poi l'America, mi aspettavo una cosa molto
diversa. Mi aspettavo l'alterigia e l'eleganza della Garbo,
mentre erano tutti molto amichevoli e normali. Neanche
l'ombra delle bellone svampite e sexy delle soap opera. Gli
uomini all'aeroporto non urlavano alle mogli: Te la far pagare!
prima di entrare in coma e rimanerci per un'intera
stagione. Le aiutavano con i bagagli lamentandosi e brontolando
proprio come noi. Il poliziotto al controllo passaporti
mi salut con un Bentornata, sebbene non avessi
alcun ricordo del mio breve soggiorno americano di tanti
anni prima. Lanci una rapida occhiata anche ai passaporti
di Mama e Gamal, senza far loro domande del tipo: Siete
in possesso di armi di distruzione di massa?, o Siete alleati
del nemico?, e fummo subito congedati senza alcuna
ispezione anale. E poi dicono che i servizi segreti israeliani
hanno imparato tutto da quelli americani li schern Mama.
L'aeroporto era molto pi lussuoso di quelli a cui ero abituata:
soffitti di vetro e pavimenti lucenti. E i carrelli avevano
le ruote. Le auto parcheggiate fuori erano tutte scintillanti,
e dentro una di esse vedemmo Baba. Aveva la barba lunga,
come se nelle ultime sei settimane fosse rimasto chiuso in
aeroporto a rispondere alle domande dei poliziotti. Ma non
era cos, anzi: sembrava felice. Appena lo vidi gli corsi incontro
per abbracciarlo, sorprendendo me stessa e, ne sono
certa, anche lui.
Partimmo e io iniziai a guardare fuori dal finestrino, come
ipnotizzata. Le auto procedevano ordinatamente, ognuna
nella propria corsia. E si fermavano ai semafori, che non
erano semplici decorazioni. Le strade erano pulite. I graffiti
all'interno delle gallerie erano belli, come fiori curati. Non
c'era odore di immondizia. Le donne attraversavano senza
che nessuno rivolgesse loro apprezzamenti volgari. Poi, in
lontananza, scorsi le luci della citt; mi parvero volteggiare
sopra di noi come centinaia di angioletti luminosi
La nostra nuova casa era lunga e stretta, e aveva una
veranda a cui si accedeva salendo tre scalini. Era a cinque
chilometri dal centro e si affacciava su una stradina sterrata,
che battezzai subito la strada del deserto, costellata di
alberi bassi e disseminata di lattine Lone Star, che pensai
fosse la bibita che si beveva da quelle parti. Alcune delle
strade vicine erano scavate nella roccia, come in Palestina.
S'intravedeva un fiumiciattolo che ci dava il benvenuto in
citt e proprio vicino alla casa, simile a un rubinetto segreto,
sgorgava un ruscello. Il giardino era ricoperto di fiori
rosa e arancioni che odoravano di salvia e si chiamavano
lantane. I fiordalisi sarebbero fioriti pi avanti, ma sembravano
gi annunciarsi nell'aria, mentre le lucciole si mostravano sporadicamente.
Mama entr in casa e accese subito i due condizionatori,
sedendovisi accanto come a volerli vegliare. Io rimasi
fuori: la propriet era grande: qua e l spuntavano, come
tante silenziose offerte, una vaschetta o un sacchetto di semi
per gli uccelli, un albero nodoso, una lampada tiki. Accanto
alla veranda, parzialmente coperta da un tetto di paglia
e di lamiera, c'era uno stagno scavato anni prima dagli
hippy e riempito d'acqua e di pesci koi. Subito dietro c'era
una corda tirata tra due pali che immaginai servisse a stendere
il bucato. La lavatrice era fuori, sotto una tettoia di legno.
Mama disse che quella casa non le piaceva. Baba assicur
a lei e anche a se stesso che si trattava di una sistemazione
temporanea. Gamal stava gi giocando con un pallone
che aveva trovato in cortile, usando i pali per stendere il
bucato a mo' di porta. Io mi sedetti su una sedia a dondolo
a guardare i pesci koi, chiedendomi da quanto tempo vivessero
l. Per la prima volta da molti mesi, non avevo nostalgia
di nulla. Ripetei fra me una battuta del capolavoro cinematografico
Cercasi Susan disperatamente: Una ragazza
potrebbe anche abituarsi a un posto come questo.
Poi, per, entrai in casa. Le stanze erano piccole. La mia
e quella di Gamal erano sul lato opposto rispetto a quella di
Baba e Mama, che aveva il proprio bagno. In mezzo c'erano
il tinello e la cucina, comunicanti. Il bagno che io e Gamal
avevamo in comune aveva la tavoletta del water inclinata, ma
mi ci abituai talmente in fretta che a scuola, dove c'erano i
water normali rischiavo sempre di cadere. Il fatto che non
ci fosse il bidet, invece, fu un vero shock. Come fanno gli
americani a pulirsi il culo? chiese Gamal. E continu a
chiederlo a tutti: a scuola, al supermercato e alle riunioni
dell'associazione genitori-insegnanti.
Io, invece, volevo sapere come facevano a masturbarsi.
Alla fine scoprii che sdraiarsi nella vasca e appoggiare i piedi
contro il muro in modo che il rubinetto fosse perpendicolare
alla pancia e l'acqua scorresse tra le gambe assicurava
orgasmi travolgenti. L'unico svantaggio era che, se Mama
decideva di avviare la lavatrice proprio in quel momento, dal
rubinetto cominciava a uscire acqua bollente, che, oltre a
causare ustioni di terzo grado, comprometteva in modo irreversibile
l'agognato orgasmo. A questo proposito, avrei anche
potuto sollevare una questione femminista: se una donna
si masturba sul bidet, sta sopra; se invece  costretta a farlo
nella vasca da bagno, come in America, deve per forza stare
sotto. Ma poi decisi che in fondo era un piccolo prezzo da pagare.
Poco dopo il nostro arrivo e ancor prima di riprenderci
dal jet lag, cominciammo a esplorare la zona. Ci vollero tre
spedizioni alla fermata dell'autobus per capire come funzionassero
gli orari. Il fatto che gli autobus fossero sempre puntuali
disorientava Mama. In Egitto, infatti, il loro arrivo
dipendeva unicamente dal desiderio dell'autista di procurarsi
o meno un panino coi fagioli. L, invece, gli autisti rispettavano
gli orari, perch se erano puntuali ricevevano degli incentivi.
Sull'autobus, Mama doveva ripetere ogni tre minuti che
non hablava espanol. Ma poi la gente voleva sapere che cosa
hablasse, e da dove venisse, quella chica cos sexy con un sedere
da favola e due figli che sembravano mezzi gringo. Lei
sorrideva e diceva che era egiziana, e loro chiedevano, con aria
perplessa: Qu?. Allora lei aggiungeva: Il Nilo? Il Nordafrica?
Gamal Abdel Nasser? ma quelli continuavano a scuotere
la testa. Poi ricorreva agli stereotipi del tipo: Momias?
cos pensavano venisse da una citt messicana in cui c'erano
le mummie, e alla fine diceva: Cleopatra? e solo allora i suoi
interlocutori si mettevano a ridere ed esclamavano: Mira, dice che  egiziana!.
Un giorno, scendemmo alla fermata dell'universit e Mama
mi disse che, probabilmente, di l a un paio d'anni, mi
sarei iscritta a quel college. Io avevo cominciato a guardare
all'universit con occhi diversi: come un uomo che valuta la
sua futura sposa. Baba mi aveva raccontato di palestinesi in
cerca di moglie che, pur essendo vecchi, brutti, calvi, grassi
e senza denti, squadravano dalla testa ai piedi le ragazze dei
villaggi, ragazze con cascate di capelli corvini, come se non
fossero abbastanza belle per loro. Ero anch'io come quegli
uomini? Mi odiai per essere cos incontentabile. Tua nonna
non sapeva leggere n scrivere dissi fra me, e tu sei molto
fortunata ad avere la possibilit di andare al college.
La notte mi svegliavo cercando di capire dove fossi:
Kuwait, Egitto, o Texas. A volte mi ci volevano diversi minuti.
E sognavo incendi indomabili e aerei in picchiata, e la
terra del Texas che si spaccava e mi inghiottiva. Quando mi
svegliavo e udivo il cinguettio degli uccelli, mi chiedevo
allarmata se non fosse la quiete prima della tempesta. Ma poi
mi dicevo che era l'America ad attaccare gli altri, e non viceversa,
e che ero al sicuro l, era una nazione troppo potente
perch qualcuno osasse invaderla. Solo allora mi tranquillizzavo,
anche se poi venivo assalita dai sensi di colpa per il
fatto di vivere in un Paese che attaccava senza mai essere attaccato.
Quando i nostri vicini bianchi vennero a trovarci, dissi
alle figlie di dieci e undici anni che ero mezza egiziana e
mezza palestinese. Noi siamo mezze tedesche e mezze irlandesi
replicarono loro, senza battere ciglio. Col passare del
tempo, capii che in Texas erano tutti mezzi-e-mezzi. Credevo
che quella scoperta mi avrebbe fatto sentire a casa, e invece
ero triste di non essere pi speciale.
In casa Mama e Baba ci parlavano in arabo, ma io e Gamal
rispondevamo sempre in inglese. Cos alla fine si arresero, e
cominciarono a parlare un misto delle due lingue. Fuori,
invece, parlavano solo inglese, con l'accento che teneva loro
compagnia quando nessun altro voleva farlo.
Il primo giorno di scuola si avvicinava come una palla da
bowling che speravo mi mancasse. Un giorno, al tramonto,
mi sdraiai sul prato e osservai i merli appollaiati sui cavi della
luce, immaginando che parlassero di noi. Il cielo sembrava
una bandiera blu a strisce rosse. L'orizzonte mi avvolgeva
completamente, mentre in lontananza un camion si dirigeva
verso ovest. Mama e Baba erano in casa e, se stavano litigando,
il brusio del condizionatore copriva le loro grida. Avrei
tanto voluto non dover andare a scuola. E se avessimo comprato
degli animali? Mi sarei occupata volentieri di capre,
mucche e pecore pur di non dover conoscere persone nuove
e vagare smarrita per i corridoi di un nuovo istituto. Non
che non fossi abituata a ricominciare da zero, ma mi sentivo
insicura, insicura del mio aspetto, del mio accento, della
mia intelligenza. Non ero certa di riuscire a integrarmi facilmente
in quella nuova realt, e avevo paura. Almeno, in
Egitto avevamo la divisa, ed era impossibile indossare i
vestiti sbagliati. E poi conoscevo bene la lingua, sebbene il
mio accento non fosse perfetto. Ma l era tutto diverso, e
mi sembrava di sapere gi cosa mi aspettava. E non lo trovavo giusto.
C'era un campo da baseball vicino casa e di tanto in tanto
si udivano le grida e gli applausi e il rumore della mazza da
baseball che colpiva la palla bianca. Strappai un filo d'erba
e me lo misi in bocca, ma lo sputai via subito, sentendo il
sapore amaro dell'insetticida. Dopo poco, fui assalita dalle
formiche di fuoco e scappai via di corsa, ma il sedere continu
a bruciarmi per ore.
La scuola inizi con una specie di assemblea in cui tutti
recitarono in piedi qualcosa. Io pensavo fosse una preghiera,
quindi non mi alzai, e alla fine l'insegnante mi fece cenno di avvicinarmi.
Ho notato disse in tono severo che sei rimasta seduta
durante il giuramento di fedelt. Hai per caso compilato il
modulo di obiezione di coscienza in segreteria?
Il che? chiesi io, tremando. Erano solo le 7,49 e mi ero
gi messa nei guai. Scusi, ma io non volevo pregare.
Non  una preghiera.  una cosa patriottica.
Nelle settimane successive, imparai il giuramento, e un
giorno lo recitai, sebbene non ne avessi voglia. Non perch
non fossi patriottica, ma perch ero molto, molto confusa.
Erano molte le cose che mi confondevano. Ad esempio,
perch c'erano cos tanti spot pubblicitari in tv? In Kuwait
e in Egitto c'era un solo segmento pubblicitario durante le
trasmissioni, e potevi scegliere se guardarlo o meno. Che
cos'era l'ora legale? Significava che dovevo stare a scuola
un'ora in pi? Cos'erano i mercatini dell'usato? E perch
avrei dovuto comprare roba usata? E perch tutti mi chiedevano
di eleggere una reginetta per la festa con gli ex studenti
della scuola? Cos'era il Memorial Day? E il Veterans
Day? Perch c'erano cos tante giornate speciali? Cos'era la
chiamata alla preghiera? Non la sentivo da nessuna parte.
Avevo un'amica che viveva vicino all'aeroporto, e quando si
era trasferita in un'altra casa non riusciva pi a sopportare
il silenzio. Lo stesso stava accadendo a me, solo che, invece
del rumore degli aeroplani, mi mancavano centinaia di cose
di casa, e l'aspetto pi triste era che stavo iniziando a
dimenticare quali fossero e dove si trovasse davvero la mia casa.
Fra una lezione e l'altra e per il pranzo gli studenti si riunivano
in una sala che era una specie di mappamondo, perch
ogni categoria aveva una sua collocazione ben precisa: i
bianchi ricchi, quelli che arrivavano a scuola con le berline
e i fuoristrada, sedevano a nordovest; quelli poveri, che arrivavano
in utilitaria, a nordest; le presunte lesbiche, sempre
bianche, sedevano al centro (pi o meno dove si trovava la
Francia); i neri a sud delle lesbiche; i latinoamericani a sudovest
e gli imbranati a sudest. Io scoprii che a nessuno
interessava sapere da dove venissi, perch in quella scuola nessuno
chiedeva: Di dove sei? ma Dove ti siedi?
Io mi sedevo in bagno con lo zaino e il pranzo che Mama
mi aveva preparato la sera prima in un Tupperware in bilico
sulle ginocchia. Sul mappamondo della scuola il bagno
corrispondeva al Polo Sud.
La mia materia preferita era letteratura. Leggevamo La
lettera scarlatta, Il segno rosso del coraggio, L'Inferno e Il
Decamerone e io, che ero fissata, andavo sempre a leggere i brani
pi piccanti. Mi piaceva la novella della donna sposata che
parlava con il marito seduta dentro una botte, mentre il suo
amante la scopava indisturbato. La prima volta che la lessi
ero a lezione, e desiderai ardentemente che al Polo Sud ci
fosse un bidet, perch sarei subito corsa via a masturbarmi,
sentivo il clitoride gonfio come una prugna.
La professoressa Balducci mi spieg che Il Decamerone
era ispirato alle antiche storie arabe e mi chiese di scrivere un
racconto su quel modello. Fantastico, io avevo gi in mente
la storia di una donna egiziana che scopava con l'amante in
una botte di fronte all'ignaro marito.
A casa, sotto le coperte, mi masturbavo, ma non pensavo
a Fakhr el-Din, bens a Omar Medina, che sedeva sempre
accanto a me durante uno dei corsi. Era alto e scuro di pelle,
e portava dei pantaloni da rapper che sembravano sempre
sul punto di cadere, lasciandolo in boxer. Mi salutava sempre
e non mi chiedeva mai di fargli copiare i compiti, cosa
che invece faceva puntualmente Donald, un altro mio compagno
con i capelli neri e spessi e gli occhi che, secondo i
parametri arabi, erano verdi, ma che in America venivano
considerati nocciola.
Se volevo smetterla di essere un'emarginata e iniziare a
pranzare insieme agli altri, avrei dovuto essere la ragazza
simpatica che ero in Egitto e in Kuwait. In fondo, gli adolescenti
americani non potevano essere cos diversi dagli altri,
e non mi sembravano irraggiungibili come i protagonisti di
Dallas. Dovevo unirmi al resto del mondo.
Un giorno di alcuni anni prima, nel corso di una delle sue
interminabili conferenze sulla Palestina, Baba mi aveva spiegato
che il motivo per cui il suo Paese era in perenne tumulto
era che si trovava al centro del mondo. Di fronte alla mia
espressione incredula (sebbene avessi solo otto anni, sapevo
perfettamente che non era quello il vero motivo), mi
prese per un braccio e mi spinse verso la libreria, ordinandomi
di controllare sull'atlante. Il fatto che, su una cartina,
la Palestina sembrasse al centro del mondo era innegabile,
ma la terra non era rotonda? A volte mi preoccupavo
per lui, che era un adulto e, per giunta, costruiva palazzi.
Non lo sapeva che qualsiasi punto poteva essere il centro
del mondo?
Quell'episodio mi torn in mente mentre me ne stavo in
cima alla scala che dava sulla sala studenti e cercavo di capire
dove avrebbe potuto trovarsi la Palestina. Poi vidi un
tavolo vuoto e mi ci avvicinai, sperando che nessuno lo occupasse
prima di me. Mi sedetti, tirai fuori Il Decamerone e
cominciai a leggere, cercando di ignorare gli effluvi provenienti
dal bar e i due che si stavano praticamente accoppiando
su uno dei tavoli vicini. Mi guardai intorno, immaginando
di veder spuntare da un momento all'altro un professore
armato di bastone che li fustigasse per atti osceni in luogo
pubblico. Ma poi mi dissi: Non sei pi in Kuwait o in Egitto,
Nidali, e risi fra me e me.
Ehi tu, cos'hai da ridere? mi chiese una ragazza minuta
dai lunghi riccioli castani con la felpa di una squadra di
baseball che cercava di sovrastarmi e che, scoprii pi tardi,
si chiamava Dini.
Niente, stavo pensando a una cosa.
Ah s?
S, una cosa che mi  successa tempo fa, quando ero a
casa.
E dove sarebbe questa casa? mi chiese lei, incuriosita.
Lontano. Non capiresti.
Mettimi alla prova.
Egitto. E Kuwait.
Cavolo, vieni da l? Ehi, Camilla. Camilla! grid, rivolgendosi
a una ragazza dalla pelle chiara seduta a un altro
tavolo.
Che c'?
Questa ragazza  egiziana. E poi, rivolta a me: Camilla
viene dalla Croazia. Dovreste fare due chiacchiere.
Non  proprio la stessa cosa obiettammo, quasi all'unisono,
io e Camilla.
Chi se ne frega ribatt Dini. Come ti chiami?
Nidali.
Ok, Dolly, vieni a sederti con noi. E mentre io mi alzavo
aggiunse: Non si siede mai nessuno a questo tavolo: 
maledetto.
Perch? chiesi.
Perch circa otto anni fa c'erano quattro ragazzi, sai, che
ci si sedevano sempre, e poi un giorno sono saliti in macchina
e si sono schiantati contro un albero, cos spieg lei,
sbattendo la manina sul tavolo. Quindi da allora non ci si
siede pi nessuno, perch ci sono ancora i loro fantasmi in
giro e potrebbero freddarti.
Che cosa triste osservai io, lanciando un'occhiata al
tavolo quasi aspettandomi di veder apparire dei lenzuoli
bianchi.
Te lo dico io cos' triste ribatt lei. Quei cazzo di
stracci che porti.
Piantala, Dimi. Sei un'insensibile disse Camilla.
Be', conoscete qualche negozio dove comprare vestiti
carini che non costino troppo? chiesi io.
Le ragazze sospirarono.
S, ti portiamo noi a comprare della roba figa disse infine
Camilla.
Non ricordo di cosa parlammo dopo, ma Camilla e Dimi correggevano spesso il mio inglese. A un certo punto dissero:
Sembra una radio. Inizialmente, pensai significasse
che chiacchieravo molto, come in Egitto, ma loro intendevano
dire che parlavo in maniera noiosa e monotona, come
una speaker radiofonica, appunto. Io pensai a quando
in Egitto ascoltavo Voice of America, cercando di imitare la
speaker. E a come la mia lingua madre fosse musicale, ritmica
e piena di espressioni colorite. Avrei tanto voluto tradurre
in inglese il mio vero modo di essere, parlare e gesticolare:
tradurre me stessa. Quando suon la campanella
dell'ultima lezione, Dimi e Camilla mi proposero di andare
a fare shopping.
Devo chiederlo a mia madre. Mi sta aspettando fuori.
Non vai in autobus? mi chiesero.
No, a lei piace venirmi a prendere risposi io.
Okay. Magari possiamo chiedere a tua mamma se pu
darci un passaggio fino al negozio.
S, perch no.
Mama parve stranamente divertita quando infilai la testa
nel finestrino dell'auto e le presentai le due ragazze.
Certo, certo, andiamo al negozio disse.
Giunte al centro commerciale, lasciammo Mama ai piedi
delle scale mobili, accanto a un pianoforte al centro di un
ampio spazio circondato da gradinate coperte di moquette
che sembravano gli spalti di uno stadio. Mentre io e le ragazze
ci allontanavamo, Mama si guard intorno cercando di
capire se potesse suonarlo.
Dimi e Camilla parlarono a raffica di ragazzi e delle loro
auto sgangherate. Poi mi trascinarono dentro un negozio da
uomo e mi porsero un paio di jeans.
Questi sono perfetti sentenzi Camilla. Sono a vita
bassa e non costano troppo.
Okay, allora me li provo.
Me li infilai, e, sebbene le gambe fossero larghe mezzo
metro, decisi di comprarli.
Ora dobbiamo andare all'Esercito della Salvezza disse
Dimi.
L'Esercito? ripetei, terrorizzata. Perch?
Non l'esercito vero, scema, l'Esercito della Salvezza
disse Camilla, tirando fuori una sigaretta.
Hanno vestiti usati che costano poco aggiunse Dimi,
mentre gliel'accendeva.
Fumi? chiesi a Camilla, temendo che Mama la vedesse
e punisse me per i suoi polmoni anneriti.
Ne vuoi una? mi chiese Dimi, porgendomi un pacchetto
di Newport.
No! urlai, saltellando da un piede all'altro come una
bambina di sei anni che deve fare pip. Mia madre andr
su tutte le furie se vi vede fumare o sente anche solo odore
di sigaretta! Ti prego, spegnila! Camilla mi lanci uno
sguardo inespressivo.
Non hai sentito? disse Dimi, togliendole la sigaretta
dalla bocca e spegnendola nel posacenere pieno di sabbia.
Io mi domandai da dove venisse tutta quella sabbia, e se
fosse importata come quella delle collinette davanti alla casa
in Kuwait. Poi mi pass davanti agli occhi un'immagine
del mio vecchio appartamento, ma la spensi subito, come la
sigaretta.
No, cos'ha detto? chiese Camilla, visibilmente irritata.
Sembrava Shakespeare o robaccia del genere.
Ha detto che la sua mammina non vuole che esca con
gente che fuma.
Mentre ci dirigevamo verso l'uscita, udii le note di Across
the Universe e capii che quella pazza di mia madre era riuscita
a mettere le mani sul pianoforte. Non ce ne saremmo
pi andate. Il manager del centro commerciale, un uomo in
uniforme con il volto scavato e una calvizie pronunciata, se
ne stava in piedi accanto a lei a braccia conserte. Di tanto
in tanto, lo vedevo muovere le labbra, e, quando mi avvicinai,
mi resi conto che diceva: Che stronza o Le ho detto
che non assumo nessuno. Dimi e Camilla si sedettero sulla
gradinata - e, quando la canzone fin, applaudirono.
Mama guard il manager e gli disse: Chi ha parlato di
assunzione? Voglio solo venire qui una volta ogni tanto,
magari una volta al giorno, e suonare. Gratis. E sorrise.
Era convinta che gli americani accettassero e facessero tutto,
purch fosse gratis.  cos ci aveva detto poco dopo
il nostro arrivo se gli date una Coca-Cola sgasata gratis, la
bevono; se gli dite di andare a vedere un film pessimo con
Sinatra gratis, ci vanno; se provate a vendergli un pacchetto
di patatine con il cinquanta percento di prodotto in pi,
lo comprano, non importa se la casa produttrice ha ridotto
le quantit e il cinquanta percento in pi lo rende uguale al
pacchetto vecchio... loro lo comprano lo stesso. Stavolta,
per, non avrebbe funzionato: l'espressione del manager
non prometteva niente di buono. Mama si era sbagliata, e
io gongolavo. Ma poi lui alz gli occhi al cielo e sospir: Va
bene.
Complimenti, signora Ammar! esclamarono Dimi e
Camilla, e lei: Chiamatemi signora El-Guindi.
I tuoi genitori sono divorziati? mi chiesero le ragazze,
ma io scossi la testa, e Mama spieg: Nel mio Paese, le donne
non cambiano il cognome. I figli, per, prendono quello
del padre. Siamo pi femministi di quanto pensiate.
In macchina, quando dissi a Mama, che era ancora raggiante,
che volevamo andare all'Esercito della Salvezza, la
sua espressione mut radicalmente. Litigammo in arabo per
un quarto d'ora: lei sosteneva che non eravamo ancora
mendicanti e che se non potevamo permetterci vestiti
nuovi, dovevamo metterci gli stessi tutti i giorni. Come
faceva lei, del resto, portando sempre lo stesso vestito ridicolo
che sembrava ricavato da una tenda. Quando glielo
dissi, lei ribatt: Lo stile  personale: varia da persona a persona.
O da finestra a finestra sibilai io, rischiando di ricevere
un ceffone davanti alle mie nuove amiche.
Il giorno dopo, a scuola, Camilla mi chiese perch Mama
non avesse voluto portarci all'Esercito della Salvezza. Io le
spiegai che pensava potessi contrarre qualche malattia indossando
gli abiti smessi di qualcun altro.  convinta che
chiunque abbandoni i propri vestiti sia malato.
Mama fece amicizia con una donna libanese che viveva a
tre isolati da casa nostra e aveva due figli: uno andava a Rice
(era il fallimento della famiglia), l'altro a Stanford. Mama le
preparava il caff turco e le leggeva i fondi quasi ogni sera.
Parlavano di aprire un'attivit insieme, un piccolo ristorante
sulla via principale. Anche altri vicini venivano a trovarci,
portando sempre una bottiglia di qualcosa: rosso del
Texas, cabernet a buon mercato, whisky, Shiner o Lone Star
(che, come scoprii presto, non era una bibita, sebbene alcuni
la bevessero come acqua). Baba non andava mai ad aprire
la porta e non conosceva nessuno. Diceva che gli amici
non lo interessavano. Ripeteva come un mantra: Siamo qui
per studiare e per guadagnare dei soldi, non per fare amicizia.
Mama, invece, era l per vivere, quindi anche per fare
amicizie. Accettava le bottiglie, le apriva (tranne le Lone
Star, che si accumulavano sotto il lavandino) e invitava i vicini
a sedersi con lei intorno allo stagno con i pesci koi. Poi
tirava fuori lo hookah (che si era portata da Alessandria), lo
riempiva di tabacco alla mela e, con grande divertimento dei
suoi ospiti, lo accendeva con un pezzetto di carbone. Fece
anche del proprio meglio per rendere la casa pi accogliente:
appese delle lucine in giardino e piant dei gigli, immergendo
i vasi nello stagno, con una delicatezza che le era
nuova. Compr persino del gesso, invitandoci a fare dei disegni
sulla veranda. Estirp le erbacce nel cortile e, quando le
pulci invasero la casa e ci morsero senza piet, lasciandoci le
gambe piene di segni rossi, prese in prestito il tosaerba del
vicino e sparse l'insetticida con incredibile ferocia. Mama fioriva
come i gigli dello stagno, mentre Baba languiva come
una malerba.
Un pomeriggio la vidi disegnare con un pezzetto di gesso
blu (che io avevo usato per creare un effetto cielo in un
angolo della veranda) un fiore di loto come quelli che c'erano
sulle mura di Aswan. Ti ricordi?. Io annuii. Avrei voluto
chiederle se aveva nostalgia di casa, e lei disse, come se mi
avesse letto nel pensiero: Sono contenta di essere qui. Ho
sempre desiderato lasciare l'Egitto e il Kuwait, per vedere se
c'era vita altrove. E c'. Poi ultim il disegno e mi strizz
l'occhio.
La mattina dopo, nello stagno era spuntato un giglio, un
fiore di loto vero. Baba cerc di liquidare la coincidenza
dicendo: Qualche vecchio hibby deve averlo piantato
molto tempo fa (aveva ancora dei problemi con le P e le
B, e anche con le superstizioni di sua moglie), comunque
il giglio galleggiava trionfante proprio accanto al disegno di
Mama.
Poco dopo la trovai che scarabocchiava un pianoforte con
lo stesso gessetto vicino alla porta di casa, e quando le chiesi
cosa stesse facendo rispose: Senti, Nidali, ora ti racconto
una cosa sulla madre di Baba che nemmeno lui sa. Fu lei
a confidarmela, perch  un segreto fra donne.
Quando Sitto era giovane, lavorava per quelle persone a
cui l'aveva affidata la madre, lo sai, e un giorno ruppe il secchio
che serviva a tirare su l'acqua dal pozzo. Non sapeva
come sostituirlo, e siccome era giovane e sognatrice... prese
una pietra e disegn un secchio. Il giorno dopo, accanto al
pozzo c'era un secchio nuovo.
Mio malgrado, le credetti.
Cos, pens di approfittarne, e disegn un uomo accanto
alla sua finestra. Quella sera, per, ricevette solo la visita di
una donna, la madre. Allora aggiunse all'immagine un grosso
pene, per far sapere a Dio, o a chiunque esaudisse i suoi
desideri, che voleva un uomo.
La sera stessa arriv Sido. E il motivo per cui Baba non
sa niente di questa storia  che Sido ha un pene gigantesco.
Io esclamai, disgustata: Non voglio sapere niente del pene
di Sido!.
Che stupida che sei disse Mama.
No, sono contenta che tu me l'abbia detto, Mama.
Il disegno del pianoforte era finito.
Dopo aver messo in vaso tutte le piante e massacrato tutte
le pulci, Mama trov un vecchio pianoforte a un mercatino
dell'usato e riusc, non si sa come, a convincere l'anziano proprietario
a dimezzare il prezzo (costava duecento dollari, e
Mama lo port via per novanta). Era un Bush & Gerts, il pi
pesante che si potesse trovare (naturalmente): ci vollero dodici
uomini (che Mama adesc alla vendita, fingendosi messicana
per convincerne almeno tre ad aiutarla), un carretto e
un camion per trasportarlo fino a casa nostra (sulle quali campeggiava
il disegno di Mama). Quando fu sistemato nel minuscolo
tinello, Mama ringrazi i suoi uomini di fatica aprendo
quarantotto birre Lone Star.
La invidiavo per la facilit con cui sembrava mettere radici.
Io, invece, mi sentivo come spaccata in due. Avevo persino
cominciato a parlare da sola, per tenermi compagnia
raccontandomi le mie stesse azioni. Cos, io divent Nidali, tu, lei.
...
.
...
Quattordici.
...
.
...
Sei una ragazzina araba di quattordici anni che si  appena trasferita in Texas.
...
.
...
L'autunno in cui ti trasferisci in Texas con la tua famiglia, ti
diagnosticano la tubercolosi, e l'anziano dottore bianco sentenzia,
indicando il rettangolo rosso di dieci centimetri sul
tuo avambraccio: Dovrebbe essere la met. Poi ti prescrive
una sfilza di farmaci che ti fanno venire l'acne, ti fanno
ingrassare di quindici chili e ti danno un senso di morte
imminente. Come al solito, la tua Mama  invidiosa di te e
vuole morire al posto tuo;  la sua prima volta senza pianoforte
e la tua prima volta senza amici che ti confortino. La
televisione trasmette solo spot pubblicitari e la tua famiglia
va troppo spesso a mangiare al McDonald's. All'inizio sei
felice di mangiare hamburger cos spesso; dopo alcuni mesi,
ti rendi conto che  solo un cibo spazzatura. Quando vai al
cinema, devi spiegare ai tuoi genitori perch le battute fanno
ridere. Durante i titoli di coda, rimanete seduti nel buio della
sala mentre tu spieghi loro in arabo chi era l'assassino e perch.
Non c' niente di pi triste di una quattordicenne che
spiega un film ai genitori di mezza et. In America non capire
un film equivale a essere analfabeti. Ma quel pensiero ti
spezza il cuore, quindi cerchi di scacciarlo e vai a scuola,
pranzi seduta sul pavimento fuori dalla biblioteca, poi entri
in biblioteca e passi il resto della giornata a leggere il dizionario.
Dimi vuole pranzare con te tutti i giorni. E anche Camilla
e Aisha, che  nera e musulmana e vuole stare con te durante
il Ramadan, cos potete sostenervi a vicenda. Quando le
ragazze chiamano la radio per richiedere una canzone rap,
ti mandano sempre uno shout-out. Tu non sai cosa sia esattamente
uno shout-out, ma ti piace sentire il tuo nome alla
radio, anche se lo pronunciano male. Loro hanno sedici anni
e guidano macchine sgangherate, e ti chiedono di andare al
parco con loro la sera. Tu spieghi che il tuo baba non te lo
permette. Ha detto che paparino non vuole traducono loro.
Alcune cose per rendono il tutto sopportabile: la bicicletta
che tuo padre ti ha comprato per farti una sorpresa, con il
manubrio tutto lucente, non come quelle scassate e arrugginite
che noleggiavi dal tipo fumato del suk di Ma'moora; i
biscotti Oreo; MTV; e, soprattutto, le lettere di Fakhr el-Din,
il tuo ragazzo, che  rimasto ad Alessandria a noleggiare biciclette
dal tipo fumato del suk di Ma'moora; lettere che cominciano
sempre con: Mi mancano la tua faccia i tuoi occhi
e il tuo sorriso com' l'America fa freddo laggi e i ragazzi
biondi ti piacciono pi di me e del mio nasone?.
Tu gli rispondi che l'America  una delusione su tutti i
fronti, che non ci sono ragazzi biondi carini e che lui  il pi
bello di tutti. Non  vero, ovviamente; ci sono due gemelli
biondi che sembrano usciti da un film, e un giorno fai cadere
il cestino del pranzo davanti a uno dei due perch ti aiuti
a raccoglierlo. Ehi, ho letto di te sul giornale della scuola
dice lui, e tu arrossisci. E vero che vivevi in una tenda? Tu
rimani interdetta per un attimo, poi rispondi: No, in una
piramide di vetro. E lui: Ma dai! Grande... e se ne va.
Che spreco, dici fra te e te.
Finalmente hai un armadietto tutto tuo: lo sognavi da
quando avevi nove anni e guardavi la pubblicit della 7UP.
Ma un armadietto non basta a rendere una ragazza felice per
sempre. Un giorno, tuo padre entra in camera tua con in
mano una lettera di Fakhr, e tu ti prepari al peggio. Lui si
lancia in una delle sue filippiche. Non ci si rivolge cos a una
ragazza, dice. E poi qui c' scritto che gli mancano i tuoi
baci.  vero che l'hai baciato? No! esclami, ripensando a
quando tu e Fakhr vi rotolavate mezzi nudi in una cabina
sulla spiaggia. Assolutamente no! gridi. La lettera viene
stracciata e gettata via, e la corrispondenza con l'Orgoglio
della Religione viene ufficialmente interrotta.
Quando Dimi, Camilla e Aisha ti invitano a un concerto
rap, incontri altre resistenze.
Insomma, basta! interviene Mama. Lasciala andare,
non vedi che soffoca?
. Tu sta' zitta, mia figlia non andr a ubriacarsi e a farsi
mettere incinta a un concerto rap. No, no e no. Fine della
discussione! E per chiudere in bellezza, scoreggia tre volte.
Io voglio avere degli amici! urli, prima di correre in camera tua.
Non siamo qui per fare amicizie, ma per studiare e trarre
il meglio dall'America! Sar questo il suo mantra finch
vivrai sotto il suo tetto. Ma  il motivo per cui lui  venuto
in America. Tu, invece, vuoi una vita, un concetto che hai appena imparato.
Poi andate tutti al McDrive, e, quando Baba si accorge che
nel suo cheeseburger ci sono i cetrioli, fa marcia indietro e
urla nell'interfono: Ho detto niente cetrioli, pagasela'..
Non sopporti l'idea di non avere amici e di non poter scrivere
al tuo ragazzo. Cos, una mattina, dopo aver ascoltato
un disco dei Nirvana una mezza dozzina di volte, dai un
bacio sulla fronte a tuo fratello e sgusci fuori di casa con un
borsone, appoggiandolo sul manubrio della bicicletta. Sfrecci
gi dalla collina con in testa la bombetta che tu e Mama
avete comprato da un venditore ambulante nei pressi dell'universit,
in tasca la carta di credito che hai rubato a tuo
padre e intorno al collo una catena d'oro a cui hai appeso
tutti i ciondoli che possiedi.
Innanzitutto, devo vendere l'oro e procurarmi un po' di
soldi per sopravvivere, pensi, gi affamata. Cos, entri in un
negozietto e porgi la catena d'oro a un vecchio senza capelli.
Lui la pesa e ti dice: Sessanta dollari. Sessanta dollari?
sbraiti, e lui: Lo sapevo che dovevo dirti di meno. E tu:
Solo sessanta dollari? Te lo puoi scordare, questo  tutto
quello che ho al mondo!. Poi pensi alla tua Mama che se ne
va sempre in giro con un sacco di gioielli alle orecchie e ai
polsi: lo sa che in America non vale niente? Afferri la catena
e te la rimetti intorno al collo e, mentre ti allontani, l'uomo
ti dice che, se vai a casa con lui, ti comprer un vestito
nuovo e ti ospiter gratis.
Mentre la giornata volge al termine e gli uomini d'affari in
giacca e cravatta si riversano nelle strade, decidi che potresti
fare la venditrice ambulante di tacos. Cos, entri in un ufficio
nei pressi del Congresso e fai domanda per una bancarella.
L'impiegato vuole sapere quanti anni hai. Diciassette dici
tu mentendo, e lui ti chiede un documento. Non ce l'ho
rispondi. Fine della storia.
Ma io sono una venditrice di tacos esclami ho bisogno
di venderli, fanno parte di un disegno pi ambizioso
per unire i popoli di tutto il mondo, soprattutto gli israeliani
e i palestinesi. Ah s? dice lui sorridendo. Avr l'et
di tuo padre, ma ti chiede di andare a casa con lui, promettendoti
di prendersi cura di te. Tu giri i tacchi e ti rifugi in
una pizzeria, trascinandoti dietro la valigetta dalle ruote consumate.
Ti rendi conto di essere una preda, cos ti infili nel primo
motel che trovi, una topaia, e lasci un nome falso: Madonna
Nirvana. L'uomo alla reception ti porge una chiave con aria
stanca. Appena entri in camera, decidi che sei fottuta e chiami
i tuoi genitori.
Accidenti a te, credevamo che ti avessero rapito! sbraita Baba.
E lei, grazie a Dio! esclama Mama.
Dove sei? Ti veniamo subito a prendere! dice Baba.
Aspetta un attimo, bello ribatti tu, e ti sembra impossibile
aver chiamato tuo padre bello.
Che c'?
Ho le mie condizioni.
Niente condizioni: ci dici dove sei e ti veniamo a prendere
adesso.
Ciao dici, e riagganci. Cinque minuti dopo, li richiami.
Okay, okay, quali sono le tue condizioni?
L'estensione del coprifuoco.
Le nove di sera. Ultima offerta.
E riprendere i contatti con Fakhr el-Din.
No, no e poi no!
Riagganci di nuovo. Stavolta aspetti circa un'ora prima di
richiamare, e nel frattempo fai un giro in strada e usi la carta
di credito di Baba per comprare un collare per cani.
Okay! urla Baba appena tira su il telefono. Hai il permesso
di scrivere a Fakhr el-Din, ma niente appuntamenti!
Va bene dici tu. Sono in un motel sulla San Jacinto.
Tra meno di un anno, ti pentirai di non aver negoziato di pi
sulla questione appuntamenti.
Li aspetti all'angolo della strada, stanca e affamata e, quando
arrivano, Mama scende dalla macchina per abbracciarti,
pallida come il formaggio bianco di Sitto. Tu la stringi forte
e piangi: ti dispiace averle fatto del male. Pensava di averti
perso, dice, e tu le rispondi che non doveva preoccuparsi,
perch sei una tipa tosta. Lei scoppia a ridere e ti dice di salire
in macchina, sedendosi dietro, accanto a te.
Tu le prendi la mano e, mentre guardi le luci della citt
fuori dal finestrino, capisci di essere stata pi coraggiosa di
lei che, quasi leggendoti nel pensiero, ti maledice scherzosamente,
lasciandosi sfuggire un Yikhrib baytik. Poi ti sussurra
all'orecchio: Ti ho conservato tutte le lettere. Non me
le hai mai chieste!. Quindi non ti eri mai accorta di avere
un'alleata. Come ha fatto a sfuggirti? E stata colpa tua.
Il tuo baba mette una cassetta di Abdel Halim, ma, nel
bel mezzo di Satvah, parte una canzone di Marky Mark and
the Funky Bunch, e tuo padre spiega che l'ha sentita alla
radio e l'ha registrata perch gli d la carica. Mentre scende
la notte, appoggi la testa sulla spalla di Mama e ti addormenti
sognando una nuova vita, un pulsante di riavvio esistenziale
e una fetta di pizza senza salame piccante.
...
.
...
Quindici.
...
.
...
Fattelo da solo.
...
.
...
Il mio secondo anno di liceo procedeva senza scossoni. Ed
era proprio quello il problema.
Si annoia disse un giorno Mama a Baba mentre me ne
stavo seduta sull'amaca a leggere Passaggio in ndia, che avevo
preso in biblioteca insieme a un'altra decina di libri. Erano
in cucina, e credevano che non li sentissi.
Anch'io mi annoio disse Baba. La vita  noiosa. Ma mi
sembra che stia limitando i danni. Che si stia mettendo alla
prova, insomma.
Ma non dovrebbe farlo in un contesto pi stimolante?
Ieri sono andata a prenderla in biblioteca e a momenti si
metteva a piangere. Era vero. Avevo il coprifuoco alle nove,
ma la biblioteca chiudeva alle dieci, e avrei voluto poter
restare fino alla fine. Ti sembra normale che una ragazza
della sua et voglia starsene chiusa in una biblioteca?
Perch, preferiresti che se ne stesse in discoteca o in
qualche altro luogo malfamato? La biblioteca va benissimo
ribatt Baba, stiracchiandosi. Fammi un t.
Secondo me il secondo anno non  abbastanza per lei.
Dovrebbe frequentare il terzo.
No, Ruza, deve restare in seconda e trovare gli stimoli
necessari. Deve farlo da sola. Ce la far. Ce la sta gi facendo.
Ora fammi il t.
Fattelo da solo ribatt Mama, e la settimana successiva
prese appuntamento con il preside e con il sovrintendente
della scuola. Alla fine dell'incontro, mi ritrovai al
terzo anno. Mama aveva spiegato loro che in Egitto avevo
gi studiato la maggior parte delle materie che stavo seguendo
e che ero pronta per l'anno successivo. Il sovrintendente
aveva obiettato: Ma signora Ammar, sua figlia non
 emotivamente pronta per il terzo anno e Mama: Forse
 lei a non essere emotivamente pronto e la discussione fin l.
Nelle settimane successive, i miei sforzi si concentrarono
sul tentativo di ottenere un'estensione del coprifuoco. Volevo
poter restare in biblioteca fino alle dieci durante la settimana
e andare ai poetry slams, le gare di poesia che si svolgevano
in un bar il sabato sera a partire dalle nove.
Sottoposi entrambe le questioni all'attenzione di Baba, e
lui mi chiese di scrivere un componimento in cui gli spiegavo
perch quelle attivit erano cos importanti per me.
Un giorno mi ringrazierai per questo, Nidali disse,
mentre io me ne andavo in camera, stizzita. Scriverai il pi
grande trattato di tutti i tempi. La gente verr in pellegrinaggio
a vedere il tuo manoscritto, come fa per la Bibbia di Guttenburger,
o come diavolo si chiama... Diventerai una studiosa
di fame mondiale!
Di fama mondiale!
S!
No, di fama, non di fame!
Vedi? Sei gi sulla buona strada.
Avrei tanto voluto che Baba facesse un dottorato e la smettesse
di rompermi le palle. Perch non lo scriveva lui un trattato?
Io volevo scrivere canzoni, poesie e racconti di donne
che scopavano nelle botti.
Lo immaginai a diciassette anni, nella pensione in cui viveva,
con le mani sporche di lavoro e di poesia. Era cos che
si dipingeva, e io non lo sopportavo, perch mi ricordavano
che la vita lo aveva fottuto, e che non aveva fatto il dottorato
perch non se lo poteva permettere, quindi non riuscivo
a odiarlo.
Mi sedetti alla scrivania e fissai a lungo il foglio bianco.
Scrissi biblioteca in un angolo e poetry slam" nell'altro.
Osservai un cane che annusava i cactus nel giardino dei vicini.
Mi grattai il sedere. Poi scrissi:
Cari Mama, Baba e Gamal,
quando leggerete questa lettera, sar morta.
Mi dispiace avervi lasciato cos. Mi dispiace per tutto questo
casino, Mama; sono certa che toccher a te pulire i miei pezzetti
di cervello e il resto. Mi dispiace. Dico sul serio.
Il fatto  che io volevo davvero restare in biblioteca fino alle
dieci. Mi piacevano i tavoli di legno e la moquette grigia. Mi
piaceva l'odore dei libri.
E volevo davvero andare ai poetry slams. Non servono
alcolici ai minori in quel locale, perch  contro la legge.  solo
un posto dove la gente recita poesie, come faceva Baba tanti
anni fa. E io volevo solo ascoltarle.
Ma non ho potuto fare neanche quello, ed ecco perch adesso
sono morta.
Addio mondo crudele! Addio!
Firmai la lettera, mi alzai e andai in tinello. Poi la porsi a
Baba dicendogli: Ecco il tuo componimento.
Lui lesse, fiss per un momento l'orribile rivestimento in
legno, quindi disse: Non sapevo che vendessero alcolici in
quel posto. Ti proibisco di andarci. Quanto alla biblioteca
fino alle dieci... va bene. E adesso prosegu, restituendomela
strappala e gettala via, prima che tua madre la trovi e si
faccia venire un infarto.
Perch non la strappi tu gli urlai come strappi tutte le
tue poesie di merda? e corsi in camera a prendere la tessera della biblioteca.
...
.
...
Sedici.
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...
Tutto il marcio di cui non ci avevano parlato.
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1.
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...
Sebbene siano quasi tre anni che viviamo in America, Baba
torna ancora a casa dal lavoro in autobus. La citt non gli
piace; l'autobus s, perch  pulito e puntuale. Sfreccia per le
strade e si ferma per far salire gente in uniforme. Quando
scende, Baba si annusa sempre le mani, poi le nasconde nelle
tasche del cappotto. Il clima in Texas  strano, un po' caldo
un po' freddo, ma a Baba piace, perch  instabile come lui,
che non riesce a decidere chi vuole essere, n se vuole restare
o andarsene.
Baba vuole costruire una casa. E stato in quattordici banche,
ma gli addetti ai prestiti gli ricordano i soldati sul ponte
di Allenby: scorrono rapidamente la sua documentazione
e lo congedano. Prima di costruire una casa, deve costruire
una storia creditizia. Cos Baba richiede altre carte di credito.
Compra a Mama una Oldsmobile e la paga in contanti.
La Oldsmobile gli ricorda quella che ha dovuto lasciare ad
Amman, anche se avrebbe potuto benissimo guidare fino in
Egitto.
Baba va a lavorare in autobus. Lavora sedici ore al giorno.
Paga le cene con le carte di credito. Va di nuovo in banca. Gli
impiegati gli ricordano i sospettosi addetti alla sicurezza degli
aeroporti. Prende l'autobus. Guarda la gente in uniforme.
Quando torna a casa, rimprovera la figlia, che sta diventando
una puttanella, ne  certo. Si lava le mani, che sull'autobus
si sporcano. Va in banca. Ne esce senza una casa. Prende
l'autobus per andare al lavoro.
...
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...
2.
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Le sere di pioggia usciamo tutti insieme per controllare la
posta. E diventato una specie di passatempo, che ha il pregio
di essere gratis. Una sera, troviamo una grossa lettera con la
quale ci comunicano che abbiamo vinto dieci milioni di dollari.
Ci mettiamo a saltare e a urlare e benediciamo l'America.
Gamal fa la ruota e io la verticale. Poi Baba ci ordina di fare
silenzio e di rientrare in casa prima che qualcuno ci chieda
un prestito. Andiamo tutti in cucina e cominciamo a pianificare
come spendere tutti quei soldi.
Baba vuole comprare una casa in ogni capitale europea e
fornirle di bellissime concubine. Mama vuole assoldare un
sicario per far fuori Baba. Gamal vuole comprare un aereo e
un paracadute. Io voglio ingaggiare un avvocato per emanciparmi
dalla mia famiglia e andare a vivere in un attico a New
York. Rimaniamo svegli tutta la notte, ebbri di gioia, e continuiamo
a parlare e a sognare finch la bocca non ci si secca
come il deserto del nord del Kuwait, aperto e indifeso. Poi
Mama ci comunica che, in realt, la lettera parla di un concorso,
e che non abbiamo vinto nulla.
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3.
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Mama comincia a guadagnare dando lezioni di pianoforte.
Tutto il quartiere vuole come insegnante di musica la
signora messicana. Mama precisa: Non sono ispanica,
sono egiziana. Loro esclamano: Oh! come fanno gli adulti
davanti a un bambino che sostiene di essere Batman. I bambini
ricchi pagano molto, quelli poveri quasi nulla. Mama fa
amicizia con le mamme e, nel giro di poco tempo, tutto il
quartiere viene a casa nostra, persino i testimoni di Geova,
che si presentano tutte le domeniche con Svegliatevi! e un
ragazzino che vuole imparare a suonare il pianoforte. Mama
accetta la rivista e la usa quando frigge le patate, lasciando che
l'olio in eccesso ricopra le profezie. Guadagna cos bene che
a un certo punto apre un conto corrente e richiede una carta
di credito tutta sua. Insegna a un bambino la Fantaisie-Impromptu
e racconta alla mamma che  stato il compositore
di quel brano a farle incontrare suo marito. La signora
annuisce e domanda: Quando eravate in Messico?. Mama
va in banca e chiede un mutuo. L'impiegata le dice che ha bisogno
di vedere la sua dichiarazione dei redditi. Mama, per,
non ne ha mai compilata una. Cos, usa i soldi guadagnati
con le 133 lezioni seguenti per pagare le tasse arretrate e non andare in prigione.
...
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4.
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Quando un ragazzo ti chiede di uscire e tu rispondi di s
e lui ti invita a casa sua e tu gli spieghi che devi farlo di nascosto
perch i tuoi non vogliono che esci con i ragazzi e lui ti
suggerisce: Digli che hai il doposcuola. Possiamo vederci
anche durante il giorno non ci andare. Se vai a casa sua e
lui ti infila le mani dappertutto e quando cerchi di spiegargli
che tu quelle cose non le fai ti dice: Okay, ma ho le palle
che mi fanno male, e se non vengo muoio non gli credere.
Se gli credi e lui ti ficca l'uccello in bocca, non startene l
con gli occhi pieni di lacrime e il naso che cola: mordilo,
mordilo e porta fuori il tuo culo da quella cazzo di casa. Se
lui va in giro per la scuola a dire che sei una puttana e tutti
gli credono, ignorali. Non sono niente. E se anche tuo padre
dice che sei una puttana, ignora anche lui. Non  nemmeno
capace di comprarsi una casa.
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5.
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Madonna  una scelta musicale infelice. Gamal lo sa: per
questo ruba la carta di credito di Baba e va a comprare dei
dischi hip-hop: Bizmarkie, Pete Rock & CL Smooth, NWA,
Beastie Boys, KRS-One, A Tribe Called Quest, Erik B. &
Rakim. Poi torna a casa e si chiude in camera ad ascoltarli.
Ripensa alle storie sull'Arabia, al modo in cui le dispute
riguardanti la propriet, le alleanze familiari, l'oro e le donne
venissero risolte da due poeti che si davano battaglia in cima
a un masso, rima dopo rima finch uno dei due non si arrendeva.
Gamal sa di non essere nero, ma viene dal luogo in cui
nacquero le prime sfide tra rapper.
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6.
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Quando si  abituati a due stagioni, il fatto che in autunno
le foglie ingialliscano come nei dipinti, sembra un miracolo.
Poi cadono e circondano gli alberi come figli e nipoti, come
io e Gamal circondavamo Sido e Sitto a Jenin. La pioggia le
bagna, ma poi si asciugano e, quando ci cammino sopra, fanno
il rumore pi bello del mondo. Mi piace cercare quelle
pi secche e schiacciarle con lo stivale. Rastrello le foglie e
le ammasso in un angolo, ma poi arriva il vento e le solleva.
I miei genitori mi rimproverano e mi dicono di curare di pi
il giardino. Allora le rastrello di nuovo e le butto in strada,
sperando che finiscano nel fosso. Ma poi torno a casa da
scuola e le ritrovo davanti a casa, come una pozza di sangue
secco. Le infilo in alcuni sacchetti di carta, ma si rompono.
Penso e ripenso, e alla fine prendo un sacco dell'immondizia
e ce le ficco tutte dentro.
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7.
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Baba prende l'autobus per tornare a casa dal lavoro e, a
una fermata, vede una casa spaccata in due, in sezione trasversale.
La osserva e si rende conto che  una casa mobile
assemblata a met, due volte la sua. Guarda gli operai al
lavoro all'esterno mentre i proprietari se ne stanno seduti in
cucina a bere il t o almeno lui crede sia t. La moglie  in
vestaglia, come se la casa fosse gi ultimata. Il marito sta
appendendo un quadro. Per un attimo, pensa che stiano
girando la scena di un film, ma non vede telecamere. Gli
sembra di avere la vista a raggi X. Si domanda se non sia il
caso di comprare una casa mobile. E del bestiame. E una
pistola. E un cappello da cowboy. E la sua dignit perduta.
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8.
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A Mama l'idea di una casa mobile non piace affatto. Vuole
una casa con le fondamenta e le uniche ruote di cui vuol
sentir parlare sono quelle della Oldsmobile e dello skateboard
del figlio. A proposito, da quando Gamal se ne va in
giro su quell'aggeggio  diventato un vero teppistello. Mama
frigge le patate, le melanzane e le zucchine e le mette in un
colino che, essendo di plastica, fonde. Allora lo getta via e
prende un vecchio numero di Svegliatevi!. Non vuole
vivere in una casa mobile. Non vuole agganciarla a una macchina
e fuggire via. Vuole stare ferma in un posto. Dispone
le patate sul fondo della pirofila di vetro. Poi aggiunge uno
strato d'agnello con della salsa di pomodoro. Poi le melanzane
con altra salsa di pomodoro. Poi le zucchine e, infine,
un altro strato d'agnello. Prende un tegame, vi versa dell'olio,
vi fa rosolare della farina, poi aggiunge latte e formaggio
e, quando la besciamella  pronta, la versa nella pirofila.
Dal corridoio proviene musica a tutto volume: la cucina si
trova in mezzo alle stanze dei ragazzi. Mama sente Gamal
rappare niente pi ponti, basta e Nidali cantare a luci
spente sembra tutto meno pericoloso. Infila la pirofila nel
forno e, per un attimo, immagina di essere in un film che
mostri la sezione trasversale della casa, con la figlia che canta
a sinistra dello schermo, il figlio che rappa a destra, e lei in
mezzo. Come un treno che si muove. E, nella scena, si asciuga
il sudore dalla fronte e dice ad alta voce: Non so chi dei
due abbia la crisi d'identit pi grossa.
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9.
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I litigi sono diversi. Baba e Mama non si saltano pi alla
gola e non discutono. A volte Baba fa volare un piatto, ma
la cosa finisce l. A volte lo vedo mangiare un panino preparato
da lui (pane bianco non tostato, formaggio, olive snocciolate)
con indosso una camicia sgualcita e una giacca macchiata.
A volte esco per andare a scuola e mi accorgo che la
macchina pende da un lato e, quando sbircio dentro, vedo
Mama che dorme sul sedile posteriore. Allora apro la portiera
e le chiedo, con la massima nonchalance-, Mama, hai le
chiavi di casa?. Nei casi peggiori, Baba se ne sta in piedi
sulla soglia di casa con le valigie pronte. Mama esce fuori,
cerca di convincerlo a rientrare, viene respinta e torna dentro.
Baba guarda nervosamente l'orologio e maledice quel
pappone del tassista che non arriva, poi incrocia le braccia
sul petto. Durante queste scene stile Camp David, io interpreto
il ruolo di Jimmy Carter, e Mama e Baba quelli del premier
israeliano Begin e del presidente egiziano Sadat. Baba-
Sadat se ne sta in piedi sulla soglia del suo bunker a Camp
David come un amante insoddisfatto desideroso di una tregua.
Io, nelle vesti di Carter, riesco a farli riavvicinare e, come
lui, vengo premiata passando alla storia per le mie straordinarie
doti di mediatrice.
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10.
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Se ricevete una lettera anonima che afferma che vostra figlia
 una succhiacazzi, non credeteci automaticamente e
non cominciate a picchiarla selvaggiamente. Non  vero. 
stata praticamente violentata. Non ve lo dir mai, perch
siete troppo severi. E, mentre la picchiate per la millesima
volta, vi inviter a ucciderla. Non vuole vivere quella vita.
Non  venuta fino in America per quello. Non serve a niente
ricordarle quante ore al giorno lavorate per permetterle
di mangiare gli Oreo.  praticamente impossibile ottenere la
gratitudine di un'adolescente, soprattutto se la tenete per il
collo. In America i vicini di casa non chiamano la polizia
quando vedono un arabo che rincorre la figlia per il giardino
con un coltello in mano. Ma non stupitevi se dopo essere
stata picchiata lo far vostra figlia. I poliziotti fotograferanno
i segni e i lividi che le avete lasciato e lei vi porter in
tribunale. In America i genitori non possono fare tutto quello
che vogliono. Alla fine, vostra figlia ritirer le accuse, pensando
che abbiate imparato la lezione. In America le figlie
possono dare una lezione ai genitori. Ai poliziotti americani
non piacciono gli arabi, soprattutto quelli che picchiano le
figlie adolescenti e le rincorrono per il giardino con un coltello
in mano. Ma alla fine ritireranno le accuse.
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11.
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 difficile comprare casa se hai la fedina penale sporca.
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12.
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Una mattina di festa si svegliano tutti prestissimo, senza
sapere perch. Si grattano la testa, perplessi, e controllano per
l'ennesima volta l'orologio, che segna le 5,20. Possibile? Mama
e Nidali preparano la colazione, poi si siedono tutti a tavola,
in modo civile e composto. Baba e Gamal portano la stufa a
legna sulla veranda, vi infilano dei ciocchi di legno e provano
ad accenderla per mezz'ora. Alla fine Baba versa sui ciocchi
del profumo Drakkar, e questi prendono subito fuoco, riscaldando
la veranda. Poi si mettono tutti insieme a guardare una
partita di football (anche se lo odiano) sorseggiando una cioccolata
calda. Quando scende la sera e la fame comincia a farsi
sentire, Waheed propone di andare a cena fuori. Cos, si infilano
i cappotti e salgono sulla Oldsmobile, e Mama mette una
cassetta di Billie Holiday, che canta: Che m'importa se piove.
Ho il mio amore che mi tiene caldo. Il primo ristorante 
chiuso. Anche il secondo. E il terzo. A pensarci bene,  tutto
chiuso, persino il McDonald's, e per le strade non c' nessuno.
Perplessi, tornano a casa, e Mama prepara un tacchino che
aveva trovato in offerta il giorno prima a sessanta centesimi al
chilo. Dopo cena guardano un'altra partita di football e si
addormentano sul divano e sul pavimento. La mattina dopo,
vengono svegliati dalla telefonata di un amico di Gamal che
gli chiede cos'ha fatto il Giorno del Ringraziamento.
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13.
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Mama scopre che vivono gi in una casa mobile. Un
giorno un vicino di casa osserva che  una roulotte cos
accogliente, cos ben tenuta. Mama non sa come vendicarsi
di Baba. Vuole lasciarlo, divorziare da quello stronzo,
anche solo simbolicamente, come ha fatto lui a parole tante
volte. Poi le torna in mente una storia che ha letto una volta
a proposito delle donne pre-islamiche. Chiama l'accordatore
del pianoforte, che ha un camion e, mentre lui carica la
roulotte sul pianale, sigilla con lo scotch credenze, armadi
e cassetti e toglie dal muro tutti gli specchi. Poi si mette lei
stessa alla guida del camion e gira la casa, facendo in modo
che guardi verso est, invece che verso ovest. Quando
Baba torna dal lavoro, ripensa subito, da quell'amante della
poesia pre-islamica che , alle donne della jahilia, che giravano
le tende quando volevano divorziare dai mariti. E in
piedi sulla veranda rivolta a est, scoppia in una risata grande quanto il Texas.
...
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14.
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Al supermercato, il luogo in cui io e Mama andiamo pi
d'accordo, fanno gli sconti del settanta percento su alcuni
articoli. Lei li osserva con aria indifferente, mentre io mi infilo
discretamente nella tasca sinistra un soprammobile rappresentante
Marilyn in una posa tratta da Gli uomini preferiscono
le bionde, e nella destra Wonder Woman con le
mani sui fianchi e un'ampia scollatura. Mama sospira e fa
per allontanarsi dal banco delle offerte quando qualcosa attira
la sua attenzione: un dolce rotondo, dorato, con i canditi.
Ci si avventa sopra ed esclama, avidamente: Oh, la torta alla
fruuuttaaaaa. L'intero supermercato (clienti, cassieri, macellai,
inservienti, magazzinieri) si volta a guardarci. Mama riempie
il carrello di torte e tutti la fissano come se fossero bombe a mano.
...
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15.
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A Natale Mama compra un abete da un venditore ambulante,
che la aiuta a caricarlo sulla Oldsmobile, legandolo
sul tetto come il tappeto che ci siamo portati dietro quando
siamo fuggiti dal Kuwait. Piove, Mama guida male, e
perde l'albero per strada. Allora ferma un camionista e gli
chiede di aiutarla a rimetterlo sul tetto, legandolo ancora
pi stretto.
Quando arriva a casa, l'albero  intatto, a parte qualche
ramo spezzato nei punti in cui era legato. Io e Gamal la aiutiamo
a portarlo dentro e lo sistemiamo in un angolo, ma non
sta dritto e continua a cadere come un barbone ubriaco. Cos,
andiamo al supermercato e quando, nel reparto decorazioni,
troviamo una scatola con scritto porta-alberi, esclamiamo
in coro: O-O-O-H!.
Baba torna a casa in autobus. Dopo essersi lavato le mani,
annusa l'aria e comincia a starnutire come un matto. Poi va
in tinello, vede l'albero in un angolo e sbatte le palpebre.
Sbaglio o c' un abete in casa mia? chiede.
S risponde Mama.
E perch? Non siamo cristiani n pagani. Non cominceremo
a festeggiare il Natale ora, dopo anni che non lo facciamo.
E poi sono allergico agli abeti. Lo guarda socchiudendo
gli occhi e aggiunge: E una mia impressione o sembra
una clessidra?.
Sembra una clessidra conferma Gamal.
Il venditore l'ha legato troppo stretto spiega Mama.
Baba continua a starnutire.
Portatelo via ordina.
NO-O-OH esclamiamo noi in coro, come al supermercato.
Ho detto portatelo via, cazzo! grida Baba.
Questo  un Paese democratico e siamo tre contro uno
ribatte Mama.
Allora Baba si mette a urlare e va avanti per due ore, finch
non perde la voce e si accascia sul divano, esausto. La
sua famiglia sta cambiando, e non pu fare nulla per impedirlo.
La mattina seguente si alza, si fa la doccia, e va a prendere l'autobus.
...
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...
Diciassette.
...
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...
Il frutto proibito.
...
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...
I miei compagni cominciarono a fare domanda d'ammissione
all'universit. Io avevo il permesso di fare domanda solo ai
college locali. L'ideale (per Baba, almeno) sarebbe stato che
venissi ammessa all'universit del Texas, raggiungibile in autobus.
Io compilai il modulo con una penna fosforescente, poi
mi infilai un dito nel naso e ne estrassi una caccola gigante,
spalmandola nello spazio riservato al nome del richiedente.
Completata l'opera, lasciai il modulo sul tavolo di cucina. Baba
lo strapp e ne compil un altro. Io lo spiai dal corridoio
e vidi la sua fronte aggrottarsi sempre pi e gli occhi scintillare
di eccitazione mentre riempiva accuratamente le varie caselle
come una cheerleader che fa richiesta per dei pon-pon
nuovi. Faceva fin tenerezza. Chiusi la porta e accesi la radio,
che trasmetteva il nuovo singolo di Jay-Z, Big Pimpiri. Poi,
per, feci di nuovo capolino per spiarlo. Era talmente eccitato.
Pensai che fingesse di compilare la sua domanda tanto che
quando fin, stava per firmare, ma poi si riscosse e si rabbui.
Mi dispiacque per lui: da giovane doveva aver desiderato con
tutto se stesso di poter frequentare un dottorato negli Stati
Uniti. Poi si alz dal tavolo e io richiusi subito la porta, correndo
alla scrivania e fingendo di fare i compiti di chimica.
Ciao mi disse entrando in camera. Devi... cominci,
ma si interruppe e mi chiese: Cos' questa musica?.
Io alzai gli occhi al cielo e risposi: Jay-Z. Hip-hop, hai
presente?.
Alza il volume! mi ordin.
Okay dissi io, sorpresa, e girai la manopola.
Brutti figli di puttana! esclam.
Che c'?.
 una canzone di Abdel Halim.
No,  una canzone di Jay-Z.
Zay-G? Be',  un ladro disse Baba. Non capisci? Ascolta
disse, e cant, a tempo: Khosara ya gara, povera vicina
di casa.
Wow! esclamai. Jay-Z ha campionato Ab-Halim! Ce
l'abbiamo l'originale?
Abbiamo tutte le sue cassette. Ma ti interessavano, prima
che Zay-G lo plagiasse?
A me piacciono Umm Kulthum e Fairuz!
Certo, perch sono donne. Ma riusciresti ad amare la
voce di un uomo arabo? Questo s che denoterebbe una vera
passione.
E perch dovrei? Neanche ad Abdel Halim piacevano
le ragazze arabe ribattei.
Che vuoi dire? chiese lui, guardandomi di traverso.
Voglio dire che era gay. Un omosessuale dalla voce dolce
dolce.
Abdel Halim non era un gay disse Baba.
Non era un gay, era gay ribadii io.
E allora perch non voleva che la sua vicina di casa se
ne andasse?
Be', nella canzone continua a dire che aveva gli occhi
pieni di lacrime. Forse era perch lei gli aveva prestato il
mascara. Che ne so!
Sei proprio una stupida disse. Non senti il desiderio
nelle sue parole?
No dissi io.
Vado a cercare l'originale disse lui, porgendomi il modulo.
Tu intanto firma.
Mentre posavo la penna, lui rientr in camera e infil una
cassetta nello stereo, mettendosi a fischiettare. Abdel Halim
diceva che i suoi occhi versavano lacrime amare per colpa
della vicina di casa. Secondo me era per via del mascara. Fa
lo stesso effetto anche a me osservai io.
Sei divertente disse Baba, dandomi di gomito. Io lo
guardai, incredula. Dico sul serio. Dovresti andare al Saturday
Night Live: ti prenderebbero subito.
 a New York dissi io, aspettando ansiosamente la sua
reazione. Come l'avrebbe presa se fossi andata cos lontano?
Non per fare un provino per il Saturday Night Live, ma per
l'universit.
Non adesso, ovviamente precis lui. Dopo che avrai
preso tutti i diplomi: il BA, l'MA, il PHD...
E il GDSFER, e il KIGJNVDRT. Ma di cosa parli? lo provocai.
Perch no? ribatt lui. Prendi un KIGJNVDRT. Puoi
fare qualsiasi cosa. Sei una donna bella e intelligente.
Accidenti a lui. Sapeva essere cos carino, a volte.
Tacqui alcuni istanti, poi dissi, col cuore in gola: Baba,
ma se io me ne andassi a New York a fare l'universit?.
Come? sbrait lui. Perch devi andartene fino a New
York quando hai un college vicino alla tua famiglia?
Anche tu hai studiato lontano da casa!
S, ma c'era la guerra.
Non  vero, avevi sempre sognato di andare a studiare
in Egitto. E anche in America. Lo so.
Lui scosse vigorosamente la testa.  vero che volevo studiare
lontano da casa. Ma per te  diverso! Tu sei... diversa.
Perch sono una ragazza? urlai, tremando di rabbia.
No! Perch tu sei pi fortunata di me: hai un ottimo college
a un tiro di schioppo da casa e puoi restare con la tua
famiglia. Non hai bisogno di andartene.
Ma io voglio andarmene! esclamai, pentendomene
immediatamente.
E perch? mi chiese lui, fulminandomi con lo sguardo.
Ti vergogni di noi?.
Io corsi fuori dalla stanza e gli gridai: No! dal tinello.
Poi uscii di casa e mi gettai teatralmente sul prato. Accesi
lo stereo che avevo in testa e piansi, ascoltando la canzone di
Ab-Halim. Nessuno conosceva Ab-Halim in America, nessuno
conosceva me, e non sarei mai stata come la vicina di
casa della canzone, non avrei mai lasciato nessuno, non me
ne sarei mai andata.
Mi sedetti fuori dall'ufficio della mia tutor, la signora Quiff,
ciuffo, cercando di non pensare al suo cognome, che mi suscitava
un'irrefrenabile ilarit. In mano stringevo una lucente
mela rossa: il mio spuntino di mezzogiorno.
Quando mi fece entrare, sprofondai in una poltrona di
finta pelle. Lei lesse rapidamente la mia documentazione e
mi comunic che avevo un'ottima media (cosa che sapevo
gi), complimentandosi per il mio rendimento scolastico. Io
avrei voluto dirle che la scuola era stata l'unica costante della
mia vita. Mia madre, la mia terra, la mia identit potevano
scomparire da un momento all'altro, ma la scuola sarebbe
rimasta per sempre. Ecco perch mi piaceva.
Quale corso di laurea vorresti frequentare?
Scrittura creativa risposi.
Lei mi lanci un'occhiata, si aggiust gli occhiali sul brutto
naso bitorzoluto e riprese a leggere la documentazione.
Va bene. Puoi scegliere fra diverse universit, tra cui
quella del Texas, ovviamente. I tuoi genitori mi hanno detto
che desiderano tu prosegua gli studi vicino a casa. Cos mi
sono concentrata sui campus facilmente raggiungibili.
Io ebbi una stretta allo stomaco. Credevo che almeno la
mia tutor fosse dalla mia parte. La scuola era la mia ultima
e unica speranza. Mi sentii tradita, privata di ogni prospettiva,
come se mi avessero scaraventata sulla terra completamente
nuda con in mano il frutto proibito. Ero presa dal
panico e lei se ne accorse.
La maggior parte dei tuoi compagni ha fatto domanda
per i campus pi vicini. Non sei diversa da loro.
E invece s. Lo ero sempre stata. Solo che stavolta lo avrei
sfruttato a mio vantaggio.
Signora Quiff, vorrei fare domanda di ammissione a un
college rinomato per il corso di laurea in scrittura creativa.
E sulla costa orientale, preferibilmente. Cos, per provare.
Come si prova a vincere al lotto.
Lei si aggiust di nuovo gli occhiali ed estrasse un libro
da un armadietto. Qui troverai l'elenco di quasi tutte le universit
mi disse, porgendomelo. Potrebbero esserci anche
delle indicazioni su quali di esse abbiano dipartimenti di
scrittura creativa particolarmente prestigiosi. Buona fortuna,
Nidali concluse sbagliando l'accento del mio nome. Poi si
affacci alla porta dell'ufficio e grid: Il prossimo!.
Nascosi il libro in fondo allo zaino come se fosse una rivista
porno e per quel giorno saltai la scuola, tanto avevamo
gruppi di studio. Presi la bicicletta e mi diressi verso il Big
Molly Park. Mi sdraiai sull'erba e mi misi a sfogliare il libro,
ignorando le urla dei bambini e quelle dei genitori: l'eterna
commedia familiare.
Poi, mentre fissavo i rami della grossa quercia che mi sovrastava,
ripensai a ci che aveva detto Baba. Mi vergognavo
della mia famiglia? Certo che no. Ma sapevo che il mio
Baba, per quanto si proclamasse di ampie vedute, voleva che
restassi vergine in eterno, o come diceva lui, ragazza. Non
voleva che diventassi donna. Ma perch? Ripensai a quando
ero nata e mi aveva chiamato Nidal, sperando che fossi un
maschio.
Mi alzai, mi tolsi l'erba dai capelli, e mi guardai intorno.
Vidi un padre che spingeva i figli sull'altalena. Pi in alto,
pap! gridavano i bambini. Pi in alto! Lui li accontentava
e loro strillavano, fingendo di essere nello spazio.
Forse Baba non voleva che diventassi donna perch non
voleva che lottassi. Buffo che mi avesse chiamato la mia
lotta: per molto tempo, pensai che mi considerasse la sua
lotta.
Quindi Baba voleva che restassi ragazza perch non voleva
che lottassi, o per lo meno voleva potermi aiutare nel caso
in cui avessi dovuto farlo? O perch mi voleva troppo bene
e non sopportava l'idea che me ne andassi? Alla fine, decisi
che fosse questo il motivo per cui desiderava che restassi in
Texas e frequentassi un college dietro l'angolo: perch mi
voleva troppo bene. E l'amore che nutriva per me sarebbe
rimasto, anche se avessi deciso di andarmene.
Ripresi a sfogliare avidamente il libro porno alla ricerca
del luogo ideale, come un ragazzino di quattordici anni che
cerca la fidanzata perfetta. Mentre il sole tramontava, la trovai:
una piccola universit a Boston.
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Diciotto.
...
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Dettati.
...
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...
In previsione della dichiarazione d'intenti che avrei dovuto
presentare a corredo della domanda d'ammissione all'universit,
Baba mi ordin di scrivere, tutti i giorni, un componimento,
preferibilmente in inglese e in arabo, su qualcosa
di puramente arabo, o relativo alla mia identit araba, o su
un celebre personaggio arabo. Nello stesso periodo, cominci
a giocare al lotto. Mi dettava i numeri standosene sdraiato
a occhi chiusi sul pavimento in finto legno duro per
meglio concentrarsi sulle future vincite. Poi mi dava cinquanta
dollari per pagare la giocata. Era talmente terrorizzato
al pensiero di tentare la fortuna con qualcosa che aveva
scritto di suo pugno, e talmente convinto di portare iella, che
preferiva giocare cos.
Diceva che i componimenti erano obbligatori, quindi io
passavo la domenica mattina a scervellarmi per trovare qualche
cazzata da scrivere, in modo che mi lasciasse in pace.
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COMPONIMENTO n. 3
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Discendo da una gloriosa stirpe di donne con le palle
Le donne della mia famiglia erano tutte cocciute come
muli e pazze da legare. La mia trisavola Ibtisam crebbe in un
villaggio dell'alta valle del Nilo e dovette difendersi dagli stupratori
sin dall'et di nove anni. Evit di essere infibulata
incatenandosi a una grata e dicendo a sua madre che non
avrebbe pi lavorato la terra a meno che non le avesse lasciato
il clitoride (il suo fu il primo sciopero a favore del clitoride
della storia). Cos, quando le ragazze che avevano subito
l'infibulazione gettarono i clitoridi nel Nilo, come voleva la
tradizione, non fu costretta a vedere il proprio galleggiare
sulla superficie del fiume come il bottone della giacca di un
pescatore.
Un giorno di tanti anni prima la sua trisavola, appena diciottenne,
tornava dal fiume dopo aver lavato i panni dei suoi
due figli quando l'esercito di Napoleone invase l'Egitto e uno
dei suoi soldati la trov carina.
Nove mesi dopo nacque la sua prima figlia femmina, che
aveva la pelle chiara e gli occhi azzurri. Seguirono altri quattro
figli legittimi.
Crescendo, la bambina dagli occhi azzurri divenne una macchina
da figli: il 19,2 percento dei cittadini con gli occhi azzurri
dell'Egitto dei nostri giorni discende da lei.
Quando Ibtisam, che aveva gli occhi scuri, diede alla luce
una bambina dagli occhi azzurri, tutti dissero che se la faceva
con gli inglesi e che avrebbero fatto meglio ad asportarglielo
quel clitoride. Suo padre, per, la difese, ricordando a tutti
quanti di avere un antenato dagli occhi azzurri, e solo allora il villaggio la lasci in pace.
La figlia di Ibtisam diede alla luce molti maschi, il maggiore
dei quali spos una donna incredibilmente timida e passiva,
che ebbe un figlio incredibilmente timido con gli occhi
azzurri, che spos una donna greca chiassosa e aggressiva, che
diede alla luce la mia Mama dagli occhi verde scuro, che spos Baba.
La nonna di Baba aveva praticamente venduto la figlia a
una famiglia che aveva un lontano legame di parentela con suo
marito, morto prematuramente.
Quella madre degenere era figlia di una donna corpulenta
con un davanzale enorme ereditato dalla madre, soprannominata
Sakhra perch aveva un seno talmente grosso che il padre
la costringeva a sdraiarsi tutti i giorni per un'ora sotto il peso
di una gigantesca pietra di Nablus, nella vana speranza che le
schiacciasse quelle tette spropositate.
La figlia della figlia della figlia di Sakhra, quella che era
stata venduta dalla madre degenere, ebbe sei figlie, tre delle
quali avevano un gemello maschio. Ma tutti i fratellini morirono
poche ore dopo il parto, prima che qualcuno avesse il
tempo di compilare un certificato di nascita o di morte, e svanirono
come sogni leggeri al risveglio. Le figlie, invece, crebbero
robuste e prosperose malgrado la negligenza della madre,
che le lasciava spesso senza cibo e senza riparo nei freddi
inverni di Nablus, tutta presa a bruciare incenso e a pregare,
invano, per i figli maschi. Le gemelle sopravvissute divennero
famose per la loro caparbia voglia di vivere e ispirarono
una hikayye khuraffiyye, una leggenda popolare, secondo la
quale la loro Mama aveva abortito la quinta figlia al quinto
mese gettandola in una cisterna, ma la neonata era sopravvissuta
e, alcuni anni dopo, ne era uscita, chiedendo pane e
formaggio. La quinta figlia rideva a crepapelle quando udiva quella storia.
La settima gravidanza fu la pi indesiderata: la figlia venduta
dalla madre degenere ne aveva avuto abbastanza di vedere
la pancia crescerle a dismisura. Cos, quando diede alla luce
un maschio, fece in modo che compilassero subito il suo certificato
di nascita (volle a tutti i costi chiamarlo Waheed, sebbene
suo marito preferisse Said). Le sei sorelle maggiori gli si
radunarono intorno, e lui pass da un seno enorme all'altro,
e sopravvisse.
Venticinque anni dopo, spos mia madre, piatta come una tavola, che diede alla luce me, l'ennesima donna cocciuta come
un mulo e pazza da legare, con gli occhi verde scuro e le tette grosse.
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COMPONIMENTO n. 9
L'Oriente  Oriente e l'Occidente  Occidente, ovvero Abdel Halim e A Tribe Called Quest.
In questo breve ma incisivo componimento tenter di illustrare le profonde differenze culturali e, al tempo stesso, la straordinaria comunit d'intenti di queste due realt musicali.
Lo far citando le parole delle loro canzoni e collocandole le une accanto alle altre:
(tribe)
Baby, lo sai che mi hai ipnotizzato con quei capelli neri e quel culo fatato?
(AB-HALIM)
Oh dea dalla nera pelle di seta, da dove vieni, da quale pianeta?
Tua mamma non vuole?
Scappiamo, dai, non lasciarmi da solo in un mare di guai.
E tutte le volte che mi odo supplicare, le mani del destino mi gettano nel mare.
Se ti prendo alle spalle non mi rompo le palle.
Dai, scopiamo sul divano, vedrai che ci divertiamo.
S, l'amore ci ha afferrati e ora siamo incatenati.
Ma verr la conclusione, e la mia liberazione.
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COMPONIMENTO n. 14
Delle scarpe, ovvero Dell'essere senza radici
Ho cominciato a camminare a nove mesi. Non perch me
l'hai insegnato tu. Ho imparato a camminare perch mi sono
resa conto che eri un pazzo furioso e volevo scappare il pi lontano
possibile da te. Cos, la sera in cui mi portasti a vedere i
fuochi d'artificio e mi poggiasti a terra, aspettai che ti distraessi
e mi allontanai dalle tue scarpe marroni con le nappine. Percorsi
un metro e mezzo, una distanza incredibile per una bambina
di nove mesi, e, quando cominciai a vedere intorno a me scarpe
da ginnastica, infradito e decollet, provai un'incredibile nostalgia
per le tue scarpe marroni con le nappine e tornai indietro.
Mama aveva le gambe storte e fu costretta a portare un
tutore che scricchiolava fino a sette anni. Si prese una cotta per
un bambino con un braccio di legno, che scricchiolava. Quando
si vedevano, andavano a sedersi sulle altalene del parco, che
scricchiolavano come la gamba di lei e il braccio di lui.
Ogni volta che vedo una scarpa capovolta, provo l'impulso
di girarla. Questo perch gli insegnanti di religione ci hanno
detto che lasciare una scarpa capovolta  offensivo nei confronti
di Dio. Da piccola ci credevo; e anche se adesso mi pare
un'idea ridicola continuo a girarle.
Un giorno Sitto mi disse che, quando era bambina, aveva
le scarpe di gomma; in un'altra occasione, mi raccont invece
la storia di una bambina chiamata Semi di Melagrana, che
lasci la sua scarpetta dorata sulla soglia di casa di un malvagio
insegnante di religione che mangiava gli alunni. Lui le
diede a lungo la caccia, ma Semi di Melagrana fu salvata da
un principe, e vissero felici e contenti.
Un giorno ti ho sentito dire a Gamal che la cosa pi importante
nell'abbigliamento di un uomo sono le scarpe, perch
sono le sue radici. Il mese scorso Gamal ha dovuto buttare via
il suo unico paio di scarpe da ginnastica perch erano diventate
troppo piccole.
A questo punto, dovrei fare una pausa e spiegare che
Baba strappava tutti i miei capolavori, costringendomi a scrivere
ci che pensava lui del primissimo incontro fra la cultura
americana e quella araba.
Questa lunga opera, che mi veniva, ovviamente, dettata,
era intitolata Ibn Battuta in America. Baba spiegava come
Ibn Battuta, il viaggiatore che aveva percorso pi chilometri
di Marco Polo, fosse stato il primo straniero a mettere
piede nelle Americhe. Quando aveva raccontato di quel
viaggio al suo scrivano, Ibn Juzayy, quest'ultimo aveva scritto
il capolavoro I viaggi di Ibn Battuta, che per non rispecchiava
fedelmente la storia originaria. Quando il libro fu
pubblicato ed ebbe uno strepitoso successo, Ibn Battuta si
vergogn troppo per punire Ibn Juzayy per la (grandissima)
libert che si era preso, e quest'ultimo minacci di dire a
tutti che Ibn Batutta era uno svitato che sosteneva di aver
scoperto una nuova terra e di avervi trascorso degli anni.
Cos, Ibn Battuta si arrese, e divise i suoi guadagni con lo
scrivano, che non rivel a nessuno di essere il vero autore
dell'opera. Almeno, era questo che Baba mi obbligava a scrivere,
tutti i pomeriggi. Ma torniamo ai miei componimenti:
...
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COMPONIMENTO n. 31
Ibn Battuta non scopr l'America
Malgrado tutti i tuoi sforzi per dimostrare il contrario, non  cos. Punto e basta.
Perch non fai domanda all'universit, cos puoi scrivere quello che vuoi, invece di picchiarmi e di strappare tutto quello che scrivo io?
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COMPONIMENTO n. 56
Il dettato sar la nostra rovina.
Mama non registra i brani che compone, non lo ha mai fatto.
Tu non scrivi le tue poesie; le impari a memoria e non me
le reciti, quindi non le sapr mai.
Per secoli la gente impar a memoria il Corano, finch
qualcuno non si rese conto che avrebbe potuto andare perduto,
che i seguaci avrebbero potuto portarlo con s nella tomba,
e lo scrisse.
Quando sei analfabeta come Sitto puoi sempre trovare qualcuno
che scriva le lettere per te. Ma, anche se le detti, non puoi
mai essere certo che chi scrive non aggiunger quello che vuole.
Un dittatore ci ha costretto a lasciare la nostra casa, e chi
comanda in quella nuova  un dettatore.
In quel periodo, scrissi decine di componimenti. Quelli
che ho riportato sopra (3,9, 13, 31, 56), non sono stati scelti
a caso: corrispondono ai numeri che Baba gioc una volta
al lotto e che, in una notte umida e stellata, gli fecero vincere
tremila dollari. I numeri apparvero uno dopo l'altro sullo
schermo del televisore e io rimasi a guardare, scioccata. Baba
controll che corrispondessero a quelli che aveva annotato su
un quaderno e si mise a saltare di gioia. Quando mi chiese di
dargli il biglietto, fui costretta a confessargli che non avevo
mai giocato i numeri, intascando i cinquanta dollari che mi
dava ogni settimana. Gli dissi che non lo consideravo, come
lui, un furto bello e buono, bens una forma di risarcimento
per il fatto di dover scrivere tutte le settimane uno stupido
componimento che veniva puntualmente distrutto davanti ai
miei occhi e sostituito da un altro noioso, patetico, e storicamente
impreciso dettatomi da lui: in breve, come il pagamento
dei miei servigi di scrivano.
Persino Ibn Juzayy, ricordai a Baba, era stato retribuito.
...
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...
Diciannove.
...
.
...
Le scarpe della figlia di Meti.
...
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...
Dei seicento dollari che mi ero intascata, ne usai cinquanta
per fare domanda al college-frutto proibito di Boston. Compilai
il modulo febbrilmente, come se stessi scrivendo al mio
amante segreto. Allegai alla domanda il mio componimento
preferito, emendato delle parolacce. Ero orgogliosa del lavoro
che avevo fatto negli ultimi dodici anni di scuola e dei
risultati che avevo raggiunto malgrado la guerra e i numerosi
traslochi. Lo scrissi anche nella dichiarazione d'intenti. Poi
sigillai la busta, la infilai nello zaino e uscii di casa, piena
d'ottimismo.
Mama stava piantando le azalee in giardino. I capelli neri
le ricadevano sugli occhi e sulle spalle. Quando ud la porta
chiudersi, alz lo sguardo e mi chiese: Vieni a togliermi i
capelli dagli occhi.
Togliteli da sola risposi io.
Dai, che ho le mani sporche di terra.
Io mi avvicinai e glieli sistemai dietro le orecchie. Lei spalanc
gli occhi e disse: Allah, cos va meglio. Che Dio illumini
la tua giornata. Poi mi chiese: Yalla, stavi andando da
qualche parte?. Fu come ricevere la sua benedizione, perch
le mamme sanno sempre tutto, non  cos?
La baciai sulla guancia, che sapeva di terra. Poi le guardai
la mano e vidi una lumaca che le strisciava sulle nocche,
diretta a ovest. Saltai in sella alla bici e andai all'ufficio postale,
pensando a Mama, a come sarebbe morta, a quanto avrei
pianto al suo funerale.
Il tempo passava. Non c'era niente da fare e quasi nessuno
con cui farlo. Per di pi, avevano tutti la sindrome dell'ultimo anno.
Medina, che frequentava il mio stesso corso di matematica,
cominci a uscire con me e Dimi. Aveva una ragazza
bellissima, una chica, che portava vistosi orecchini d'oro e un
rossetto da drag queen. Poi, un giorno, la sorprese a baciarsi
con un bianco e, per reazione, cominci a darsi alla pazza gioia.
Due settimane dopo, andai nella sua casa mobile per fare
i compiti di matematica. Portavo un vecchio paio di pantaloni
della tuta e una t-shirt strappata, senza reggiseno, e non
mi facevo la doccia n mi lavavo i capelli da tre giorni, perch
avevo litigato con il rubinetto della vasca. In un certo
senso, eravamo tutti e due single, pensai. Cos, appena lo vidi,
gli dissi: Prenditi la rivincita con me.
Lui scoppi a ridere e mi arruff i capelli. Ma tu sei Nidali
rispose. Non funziona cos tra noi.
Perch noi chiesi io, con labbra tremanti.
Perch per me sei una specie di cuginetta.
Cuginetta? Ho sedici anni! In agosto ne compio diciassette!
E poi, non siamo nemmeno lontani parenti. Anzi,
non siamo nemmeno dello stesso emisfero!
Lo so, solo che tra noi non funziona cos.
Grandioso sibilai. Ero cos imbarazzata che non vedevo
l'ora di andarmene. Ma poi restai, e ci sedemmo fuori a
fumare uno spinello. A un certo punto una vespa, che doveva
essere nascosta sotto la sedia di plastica su cui ero seduta, mi punse sul sedere.
Cazzo! esclamai. Quella stronza mi ha punto!
Davvero?
S, davvero. E fa un male cane! dissi, alzandomi e massaggiandomi
il sedere, che, pensai, era gi abbastanza grosso.
Ti ha punto proprio l? chiese lui, ridendo.
Ah, ah, non c' niente da ridere. Fa male.
Ho dell'Aloe Vera. Ne vuoi un po'? propose.
Io non gli risposi. Mi sentivo stordita e accaldata, e non
sapevo se era colpa dell'erba o della puntura.
Hai l'aria strana. Stai bene?
No.
Vieni dentro.
Andammo nella sua stanza, che si trovava in fondo a un
lungo corridoio in finto legno, e io mi lasciai cadere a pancia
in gi sul suo letto. Poi lui mi port dell'Aloe Vera e delle
pillole.
Merda dissi non riesco a muovermi.
Forse sei allergica alle vespe. Forse stai morendo disse lui.
Non dirlo neanche per scherzo.
Vuoi che chiami un'ambulanza?
Sembrava sinceramente preoccupato. Per me.
Se sto morendo,  troppo tardi. Non potranno fare nulla.
Dai, ora mi stai prendendo per il culo.
Be',  un culo molto carino.
Stai facendo finta.
Assolutamente no. Forse la tua chica faceva finta.
Che stronza!
E se stessi davvero morendo? farfugliai. Mi lasceresti
morire vergine?
Sei vergine? disse lui, fingendosi sorpreso.
Ti odio sibilai.
S, ti lascerei morire vergine. Perch sei una mia amica,
e non ti voglio bene in quel modo.
Ahiahiahia!
Forse stai davvero morendo. Dai, girati, fatti guardare.
Io mi girai, ma appena poggiai il sedere sul letto lanciai
un grido di dolore.
Calmati disse lui.
Non posso andare a casa in queste condizioni. Come
faccio a sedermi sulla bici? Mio padre mi uccide.
Rilassati. Tieni questa, ti far bene disse lui, porgendomi
una pillola.
Poi si avvicin allo stereo portatile e mise della musica
che non conoscevo. Avevo sognato pi volte di rimanere
sola con Medina. Diciamo pure un migliaio di volte. Mi baciavo
la mano pensando ai suoi occhi, al suo letto, alle sue
mani su di me. Ma mai avrei potuto immaginare una cosa
del genere. Era un incubo. Intanto, il sedere continuava a
gonfiarsi e il sole tramontava a una velocit incredibile, in
un attimo il cielo si oscur. Baba mi avrebbe punito senza
motivo. E sarei morta, ancora vergine, per una puntura di
vespa. E la gente avrebbe pensato che il mio adorato Baba
mi avesse ucciso perch era arabo. Mi torn in mente quella
ragazza di sedici anni del Minnesota, o del Michigan, o
del Montana, o di Minneapolis, insomma, di un posto che
iniziava con la M, che era stata assassinata dal padre palestinese
perch usciva con un ragazzo nero che lavorava in
un McDonald's.
La storia era apparsa sulla copertina di una rivista che la
professoressa di scienze sociali, la signora Ruben, port in
classe. A me dispiaceva molto per la ragazza, come ai miei
compagni, del resto. D'un tratto, la signora Ruben, che fino
a quel momento pensavo mi avesse in simpatia, mi chiese di
alzarmi e di dire due parole su mio padre. Io mi domandai
se stesse cercando di far capire ai miei compagni che non tutti
i palestinesi erano cos o se mi stesse semplicemente riducendo
alle mie origini palestinesi. Ad ogni modo, la odiai. Non
ci avrebbe mai mostrato uno studio statistico sui delinquenti
neri o latinoamericani chiedendo poi a un ragazzo di alzarsi
in piedi e difendere la propria razza.
Cos, dissi che mio padre era nato in un villaggio della
Cisgiordania che era stato distrutto nel '67 e aveva dovuto
vivere in un albergo per un anno, e poi si era trasferito in
Egitto, dove aveva frequentato l'universit, e ora progettava
palazzi e stava cercando di brevettare un nuovo sistema di
fondazione. Poi desiderai con tutte le mie forze che quella
stronza ignorante stramazzasse a terra, ma non fu cos. Lei
non era morta ma io probabilmente stavo per morire.
Medina si sedette sul letto accanto a me e mi lesse ci che
era scritto sulla copertina dell'album. La sua voce mi sembrava
lontana, come se provenisse da dentro una conchiglia
o un box doccia. Io affondai il naso nelle sue lenzuola. Non
ti capiter pi di trovarti qui, mi dissi, quindi annusale per
bene e memorizza l'odore. Quando ebbe finito di leggere,
sollevai il mento e i capelli sporchi mi ricaddero sul viso. Lui
me li scost e mi guard per qualche secondo. Io aggrottai
la fronte e gli chiesi: Che c'? e lui mi baci.
Avevo sognato tante volte quella bocca carnosa, ma la
realt superava ogni immaginazione. Era come aprire un'anguria
e trovarla pi dolce di qualsiasi caramella avessi mai
mangiato. Le sue labbra aderirono perfettamente alle mie.
Poi le sentii sul collo sul capezzolo sulla vita sul fianco sulle
altre labbra. Era come se mi avesse presa tutta in una volta.
La sua bocca non si stacc mai dalla mia pelle. La sua lingua
faceva sembrare il rubinetto della vasca una totale perdita
di tempo. Io non riuscivo a fare nulla: ero stordita per
via della pillola e del dolore, che tornava a ondate. Mi ritrovai
senza pi niente addosso. Anche lui era quasi nudo.
A un certo punto, riuscii a muovere le mani e gli sfilai i
boxer (non avevo mai visto un paio di boxer dal vivo), stringendo
il suo sesso fra le dita e pentendomi di non aver mai
usato i tamponi per paura di perdere la verginit. Poi lo
osservai: le dita dei piedi, i polpacci scolpiti, le natiche, la
pancia e i peli nerissimi del pube, e poi il cazzo, i capezzoli,
il collo, i lobi delle orecchie, il naso - aveva un gran naso -
e gli occhi.
Dissi: Devi avere sangue arabo e lui rise. Seriamente
aggiunsi devi avere uriabuela araba da qualche parte. Il tuo
cognome significa citt. Non  vero ribatt lui. S, in
arabo s insistei. Va bene. Allora forse avevo un abuelo
arabo. E, cos dicendo, mi iss sopra di s. Non voglio
farti male, guida tu. Io gli mossi la mano sopra il clitoride
finch lui non cap il ritmo che doveva mantenere. Continua
cos gli dissi. Poi vidi un preservativo sul comodino e
lo presi, ma non avevo idea di come si usasse, cos glielo
porsi. Lui se lo infil e io afferrai di nuovo il suo sesso,
sfregandomelo contro. Medina pensai, mentre entrava dentro
di me come un pellegrino nella citt santa. Il dolore della
puntura mi distrasse da quello che provavo, e alla fine benedii
la vespa. Mentre mi muovevo sopra Medina, pensai al suo
pungiglione appuntito e risi e ansimai e mi contorsi finch
non venni.
Lui invece no. Mi disse che riusciva a farlo solo quando
era innamorato, e si mise a piangere. Questo s che  strano,
dissi fra me. Poi pensai che avrei dovuto prendere la bici, tornare
a casa e giustificare la mia andatura zoppicante. Non
potevo certo raccontare che avevo perso la verginit, e non
ero pi innocente. Avevo un ottimo alibi nel mio sedere per:
avrei sempre potuto mostrare a Mama la puntura, e chiederle
di spiegare l'accaduto a Baba. Intanto Medina continuava
a piangere e a ripetere: Scusa. Come facevo a dirgli che non
volevo le sue scuse, ma solo che mi aiutasse a cercare le mutande?
Come facevo a uscire da quella situazione cos delicata?
Aspettai che si calmasse e, dopo averlo rassicurato sul
fatto che, un giorno, si sarebbe innamorato di nuovo, o forse
avrebbe riconquistato la sua ex ragazza, che gli avrebbe sfornato
dieci figli, riuscii ad andarmene.
A casa non c'era nessuno. Mama, Baba e Gamal erano
fuori a cena e i rospi se ne stavano sulla riva dello stagno a
emettere i richiami dell'accoppiamento. Io mi infilai, a malincuore,
nella vasca da bagno. Avrei voluto sentirmi ancora
addosso l'odore di quella giornata e di quell'esperienza, ma
non potevo rischiare che anche Mama e Baba lo sentissero.
Dopo il bagno, avvolsi i capelli in un asciugamano e mi sedetti,
nuda, su una borsa del ghiaccio per dare sollievo alle parti
intime. Per un attimo mi chiesi se sarei andata all'inferno.
Poi, per, mi dissi che Dio non avrebbe creato le vespe, n
uomini belli come Medina, n imeni accessibili prima del
matrimonio, se avesse voluto mandarmi all'inferno. Pensai al
mio futuro marito, l'uomo con cui tutti dicevano che avrei
dovuto perdere la mia innocenza, e temetti che non sarei stata
amata perch non pi vergine. Ma poi mi chiesi perch mai
avrei dovuto sposare qualcuno che imponesse una condizione
del genere, e mi sentii finalmente libera e leggera, bench
ancora spaventata e dolorante. Ascoltai il raro silenzio in cui
era immersa la casa. Poi la borsa del ghiaccio si sciolse, e l'acqua
cominci a gocciolare sempre pi velocemente sul pavimento
di legno, fino a diventare un flusso continuo, e mi sembr
che quel rumore mi avvolgesse, finch non mi resi conto
che pioveva a dirotto sul tetto di lamiera sopra la mia testa.
A volte Mama si svegliava di soprassalto nel cuore della
notte, mi si avvicinava e mi metteva un dito sotto il naso per
accertarsi che respirassi. Io resistevo all'impulso di morderla
o di trattenere il fiato per terrorizzarla.
Spesso sentiva il richiamo dei pianoforti che aveva comprato
all'Esercito della Salvezza o recuperato in vecchie cantine
umide e che affollavano il cortile sul retro come vecchi
cani abbandonati. Lei si occupava di ciascuno di essi finch
non si faceva buio o la sua torcia moriva. Allora udivo la
porta di casa chiudersi, i suoi piedi trascinarsi sul pavimento
di linoleum e il suo corpo crollare sul letto. Di tanto in
tanto, una sirena della polizia squarciava l'aria facendo da
contrappunto al suo russare.
Una notte mi svegli, scuotendomi. Ya bint, is-hiya bint
diceva.
Eh, che c'?
Dimmi la verit: hai fatto sesso.
Ma sei impazzita! reagii.
Dimmi la verit. Lo so che l'hai fatto. Sarai sempre la
mia principessa. Ma dimmi la verit.
Io avevo le palpebre pesanti e mi riaddormentai, ma lei
mi scosse di nuovo.
Dimmelo, habibti.
Okay, okay bofonchiai. Non volevo confessarglielo, ma
le sue braccia mi circondavano come un lazo della verit, e
qualcosa mi spinse a farlo: Non sono pi vergine.
Ti voglio bene lo stesso disse lei. Buonanotte.
La mattina seguente, mi chiesi se fosse stato un sogno.
L'unica cosa su cui potevo contare era la posta, che veniva
consegnata tutti i pomeriggi alle due. Se non avevo lezione,
mi mettevo alla finestra e aspettavo con ansia l'arrivo della
postina. La osservavo avvicinarsi, visibilmente accaldata, e
non appena richiudeva la cassetta mi precipitavo fuori a controllare
se ci fossero lettere di ammissione al college.
Il mondo dice di No tante volte, ma ci sono giorni in cui,
a seguito di tutti i no passati e in previsione di quelli futuri,
pronuncia un sonoro S. Il pomeriggio che cambi le nostre
vite la cassetta della posta conteneva quattro buste: una piccola
per Baba da parte della banca; una grossa per Mama da
parte di un destinatario sconosciuto; un'altra per Baba con
la bolletta della luce e una bella gonfia per me da Boston. Io
nascosi il plico per me in un cespuglio e portai il resto a
Mama e Baba, che se ne stavano seduti sulla terrazza a bere
il caff.
Mama apr la lettera indirizzata a lei e la gett nella stufa.
Quando invece apr quella della banca, strill: Waheed!.
Che succede? chiese Baba, saltando in piedi e afferrando
il primo bastone che trov.
Che fai con quel bastone in mano? chiese Mama, aggrottando
la fronte.
C' un serpente?
Un serpente?
Perch ti sei messa a urlare se non c' un serpente?
Ma quale serpente! Un mutuo! Leggi e gli porse la lettera.
Baba la lesse e si mise a urlare anche lui, la mamma url
di nuovo e io mi unii a loro. Gamal, udendo quel trambusto,
corse fuori e ci vide saltare e abbracciarci gridando: Avremo
una casa! Avremo una casa!.
Eppure, anche mentre i miei piedi saltavano e la mia faccia
sorrideva, sentii il cuore accartocciarsi come la lettera che
Mama aveva gettato nella stufa, e non potei fare a meno di
chiedermi quanto tempo saremmo rimasti in quella nuova
casa, quanto sarebbe durata.
Andai al ballo di fine anno da sola, sebbene in teoria il
mio cavaliere fosse Juman, un ragazzo nero del terzo anno
che Dimi aveva praticamente costretto ad accompagnarmi
ma che, alla fine della serata, mi diede un bacio sulla guancia
e mi augur buon divertimento. Era solo l'una di notte
(il dettatore stava cominciando ad allentare la presa).
Una settimana dopo, sollevai un angolino della busta proveniente
da Boston e sbirciai dentro. Il fatto che contenesse
numerosi fogli era un buon segno, ma non ero ancora pronta
ad affrontare ci che sarebbe accaduto dopo, e non avevo
idea di come avrei comunicato la notizia a Mama e a Baba,
n di come avrei fatto ad andarmene di casa.
La consegna dei diplomi fu una completa delusione. Nessuno
dei miei compagni aveva portato l'erba, e Baba volle
che tornassi a casa presto per festeggiare con una torta al
cioccolato. Mentre mangiavamo il dolce, Mama mi consegn
il mio regalo di diploma: un diario. Pi tardi, mi sedetti
fuori, sull'erba umida, e accarezzai la lettera ancora chiusa,
temendo che, se l'avessi aperta, avrei avuto un attacco
fulminante di diarrea. Mi dissi che, al posto mio, Wonder
Woman avrebbe strappato la busta e sarebbe corsa a preparare
le valigie. Questo dando per scontato che sarebbe stata
ammessa.
Alla fine, fulminea, estrassi la lettera, neanche fosse una
spada. Poi me la misi in grembo, ancora ripiegata, e la aprii
lentamente, come un regalo o una leccornia. Quando lessi la
prima frase, feci un gridolino di gioia.
Baba era livido di rabbia: perch avevo fatto domanda
presso il college di Boston, perch lo avevo fatto senza consultarlo,
perch avevo preso in considerazione l'ipotesi di
andarmene cos lontano quando hai un college dietro l'angolo,
perch era insoddisfatto della sua vita. Mi disse che
tradivo le sue speranze. Poi mi ordin di sedermi sulla veranda
insieme a lui e a Mama, e, dopo avermi guardato a lungo
con le mani in grembo, mi chiese: Perch ci fai questo?.
In che senso? sibilai.
Waheed, falle una domanda precisa e piantiamola intervenne
Mama.
Cos' che vuoi?.
Voglio frequentare una buona universit, perch me lo
merito.  quello che mi hai sempre insegnato tu! Ho studiato
tutta la vita per guadagnarmelo. E se per farlo devo andarmene
da qui, pazienza.
Allora  questo che vuoi? Andartene da qui?
S.
Khalas, Waheed. Lasciala andare disse Mama, facendosi
vento con uno spartito.
Mia figlia non andr da nessuna parte! grid lui. Non
se ne andr da casa mia.
Ma se non ce l'abbiamo ancora, una casa obiettai io.
Va bene: non te ne andrai dalla mia casa mobile ribatt lui.
Ti rendi conto di quanto sei ridicolo? intervenne Gamal,
spuntando da dietro un cespuglio. Mi sorprendeva raramente,
ma quella volta mi lasci di stucco.
Tu sta' zitto lo rimbecc Baba. E tu prosegu, rivolto
a me farai l'universit, il dottorato e tutto quello che vuoi
qui in Texas. Stare a casa ti aiuter a concentrarti. Chiss
cosa potrebbe succederti se te ne andassi lontano ! Potresti
perdere di vista i miei progetti per te.
Ma io ho i miei progetti. E ho intenzione di realizzarli,
Baba.
Cos' che vuoi? ripet lui, esasperato.
Voglio essere felice dissi io, senza pensare. Come te.
Come Mama. Come Gamal.
Ma Nidali... cos' pi importante? cominci lui. E,
dopo un attimo d'esitazione, aggiunse: La tua felicit o
la mia?.
Non disse la nostra, ma la mia.
Quella domanda fu come un mattone sulla testa. Finalmente,
capii.
L'operazione fuga richiedeva circospezione, segretezza e
repentinit. Non lasciai nessun messaggio. Non era come
quando fuggii per andare a fare la venditrice di tacos: questa
volta la posta in gioco era molto pi alta di uno scambio
di lettere fra un ragazzo e una ragazza. C'era in ballo la mia
vita, il mio futuro.
Mama e Baba erano usciti. Gamal stava guardando la televisione
e non potevo evitarlo. Io, per, non volevo dirgli
che me ne stavo andando di casa, per non coinvolgerlo e
metterlo nei guai.
Cos, presi un borsone e, dopo avervi infilato dei vestiti,
delle cassette e un libro sull'antica Grecia, lo gettai fuori dalla
finestra. Poi uscii fingendo di andare ad annaffiare le piante,
scusa che trovai molto simbolica. Recuperai il borsone, che
era finito sopra la bardana, e cercai di ripulirlo dalle lappole,
ma due di esse non vollero saperne di staccarsi dalla tela. In
quel momento, udii Mama parcheggiare sul vialetto di ghiaia
infestato dalle pulci e la sua risata risuonare nell'aria. Pensai
che poteva essere l'ultima volta che la sentivo ridere. Mi misi
a correre tra i pianoforti che aveva salvato dall'abbandono, coi
denti rotti, le bocche che mi ripetevano addio addio addio...
Dimi viveva in una casetta nel quartiere orientale, a prevalenza
messicana. Quando vi giunsi, morivo di sete. Bussai
alla porta, ma nessuno rispose, cos seguii la musica cojunto
che proveniva dal cortile sul retro. Mi trovai davanti, nell'ordine:
una mezza dozzina di uomini col cappello da cowboy
e la birra in mano, una ventina di bambini che saltavano su
un tappeto elastico, dei murales che raffiguravano una foresta
tropicale popolata da animali selvatici dipinti su dei
fogli di lamiera appoggiati alla recinzione, una tettoia
improvvisata formata da un telo blu, alcune sedie di plastica,
uno sciame di zanzare, l'odore di fajita di pollo e tortillas di
mais, e Dimi in compagnia delle zie.
Ehi, come stai? disse lei appena mi vide.
Io dissi Hola a ognuna delle zie, poi le chiesi: Posso
avere un po' d'acqua?.
Lei si chin su una borsa termica e mi porse una lattina
di Pepsi. Ti va bene questa? mi chiese, e io annui.
E adesso siediti e dimmi perch sei cos abbattuta mi
esort.
Dieci giorni. Vissi a casa di Dimi, nella sua stanza, sul suo
pavimento, mangiando una sola tortilla di mais con le uova e
i fagioli al giorno per dieci giorni. Mi tenevo in ostaggio cos.
Quando Dimi era al lavoro, mi sdraiavo sul pavimento
della sua stanza e guardavo il soffitto, riflettendo su ci che
avrei fatto e girando sempre le scarpe in modo che guardassero
verso Dio.
Pensavo alla nostra vecchia casa in Kuwait e all'erba alta
che doveva aver invaso il cortile, perch in tutti quegli anni,
ne ero certa, era rimasta disabitata.
Trascorrevo le giornate a leggere il libro sull'antica Grecia.
Rimasi particolarmente colpita dal mito di Atalanta:
quando suo padre, che desiderava un maschio, seppe che era
una femmina, la abbandon in cima a una montagna. Sopravvisse
solo perch la Dea invi un animale a nutrirla e accudirla.
Be', se non altro mio padre non era stato cos cattivo.
Io somigliavo pi ad Atena, nata una prima volta da Meti e
una seconda volta da un mal di testa di suo padre.
Il decimo giorno, Mama venne a casa di Dimi. Avvertii la
sua presenza come un gatto. Sentii che era nelle vicinanze
ancor prima che bussasse alla porta. La madre di Dimi and
ad aprire e le sorrise: non parlava inglese. Mama continuava
a ripetere: Mia figlia? Nidali? E qui? Mia figlia?.
C'era un'urgenza nella sua voce che non le avevo mai
udito prima: la stessa che risuonava nella mia quella volta in
cui Baba l'aveva abbandonata nel deserto, in mezzo alle torri
dell'alta tensione.
Dimi si tolse le cuffie.
Chi ? Tua madre?
S. Non dirle che sono qui, Dimi! Non mi tradire.
Lei sorrise e annu, ordinandomi di nascondermi sotto il
letto. Io obbedii e tesi l'orecchio per ascoltare la loro conversazione.
Non  qui. Non la vedo da due settimane.
Sei una bugiarda. Lo so che  qui. L'ho cercata dappertutto.
Nidali, ana shayfaaki, ya kalba ! Ti vedo, stronza che
non sei altro! Torna a casa! grid Mama, disperata.
Ma non poteva vedermi, e io rimasi dov'ero, nascosta sotto
il letto come un orco.
Udii la porta chiudersi, Dimi rientr in camera, si sedette
sul letto e, battendo il piede sul pavimento di linoleum,
disse: Via libera. Quando uscii, aggiunse, evitando il mio
sguardo: Tua mamma era pallida come un fantasma. Ah,
Dolly,  triste: sembrava fuori di s e aveva tutti i capelli arruffati.
Mama era Meti, ed era venuta per riportarmi a casa.
Pi tardi, Camilla, Medina (che non avevo pi visto dal
giorno della mia disavventura con la vespa), il barista del
locale in cui si svolgevano i poetry slam, il benzinaio che ci
procurava l'erba, e altre persone ci dissero che Mama mi
aveva cercato dappertutto, e che sembrava impazzita.
Quella notte non riuscii a dormire. Quando chiudevo gli
occhi vedevo immagini della mia infanzia: io e Gamal che
ballavamo mentre Mama suonava il piano; il naso di Fakhr;
le lezioni di nuoto di Geddo; il ponte di Allenby. Ripensai
alla storia che mi raccontavo ogni volta che eravamo costretti
a fuggire: le piante dei miei piedi raccoglievano sabbia,
rocce, cactus, semi ed erba, che formavano delle scarpe.
Avevo sempre pensato che, quando le avessi avute, avrei
potuto smettere di fuggire e stabilirmi per sempre in un posto.
La mattina dopo, sarei tornata a casa. Dovevo farlo per
me stessa, la mia partenza per il college non doveva essere
una fuga. Sollevai una gamba e guardai la pianta del piede, era spessa e sporca.
...
.
...
Venti.
...
.
...
L'arrivo della partenza.
...
.
...
Quando mi avvicinai alla casa mobile, vidi che era vuota.
Strano, c'era sempre qualcuno. Provai ad aprire la porta
principale, ma era chiusa a chiave, come pure quella sul retro,
che non avevamo mai usato.
Cos, mi stesi sull'amaca accanto al vecchio pianoforte
Bush & Gerts e, stremata, sprofondai nel sonno.
Quando mi svegliai credetti di sognare, perch a pochi
metri da me, sulla terrazza, c'era una donna con le mani
sui fianchi. Somigliava a Mama, solo che aveva un sacco
di capelli bianchi. Dopo averla scrutata attentamente, mi
resi conto che era proprio lei. Mi guard scuotendo la
testa e disse: Shayebteeni, ya kalba poi si volt e rientr in casa.
Mi hai fatto venire i capelli bianchi, stronzetta.
Io la seguii in camera, poi lei si sdrai sul letto e mi
disse: Tira le tende e chiudi la porta. Non voglio essere disturbata.
Mi dispiace, Mama.
Lei mormor Mmm e indic le tende. Io le chiusi e,
mentre lei si avvolgeva nelle coperte, mi avviai alla porta.
Mama, mi dispiace davvero.
Chiudi la porta. Ne parliamo quando mi sveglio disse lei.
Io lanciai un'ultima occhiata alla sua testa bianca striata di nero.
Sembrava un pianoforte.
Gamal entr in casa sbattendo la porta e buttando lo zaino
per terra. Nonostante le cuffie, riuscivo a sentire la musica
hip hop che ascoltava a tutto volume. Quando mi vide, mi
pass davanti, gridando: Sei nella merda fino al collo. La
sua voce, che aveva una virilit nuova, fece tremare i muri.
Ero stupefatta che Mama non si svegliasse. Continu a
dormire quando mi feci una doccia di tre quarti d'ora, continu
a dormire quando pass il camion della spazzatura, e
quando Baba torn a casa e mi url: Non preoccuparti,
non ti picchio stavolta. Tanto a che serve? Cos' che vuoi,
Nidali? Hai quasi ucciso tua madre! L'hai uccisa!. Continu
a dormire quando io gli gridai che volevo la mia vita, e
quando Gamal alz la musica al massimo per coprire le nostre urla.
Finalmente, Mama si svegli e usc in giardino per curare
le piante e suonare il piano.
 rimasta sveglia dieci notti di fila per colpa tua mi
disse Baba, sedendosi sul divano accanto a me. Sembrava
rilassato. Come la canzone di Fairuz, ti ricordi?
Mi ricordavo quella canzone, l'avevamo ascoltata tante
volte nella vecchia Oldsmobile. Costeggiavamo il Golfo scintillante
e Baba, che era ancora giovane, mi sorrideva sotto i
baffi neri come la pece e mi diceva: Canta, Canta! Ghanni,
ya biniti e la mia voce di bambina risuonava nell'abitacolo,
e Mama se ne stava a occhi chiusi, con i capelli neri che
ricadevano sui sedili strappati, e le torri dell'alta tensione ci
sfrecciavano accanto come giganti. Ero una bambina, allora.
Non mi chiedevo quale fosse il mio posto nel mondo. Eravamo
una famiglia giovane, ed erano i miei genitori a costruire i miei ricordi.
Dev'essere strano fare il genitore, e riprendere, come un
regista, questo o quel ricordo per i propri figli.
Provavo compassione per mia madre, che era rimasta sveglia
come la ragazza nella canzone di Fairuz, che aspettava
che la luna tramontasse e il suo amore tornasse. Ed era abbastanza
chiaro chi fosse la luna e chi il suo amore.
Mi ero sempre chiesta se Mama amasse di pi Baba o me.
Chi avrebbe scelto, fra noi due? Io avevo l'impressione che
scegliesse sempre lui. Ma in quel momento capii che il suo
cuore non era a compartimenti stagni. Ci amava entrambi.
Ci voleva entrambi. E ci era motivo di gioia, ma anche di conflitto.
Baba si accarezz i baffi e mi guard. Quindi  questa la
tua decisione? disse, infine.
Baba... anche se studiassi qui, non vorrei continuare a
vivere con voi. E sai perch? Perch non voglio sentirmi diversa.
So di esserlo, lo so, ma non voglio sentirmi cos. Voglio
fare l'universit nel modo migliore, perch... significa tanto per me.
In quel momento, provai compassione per il mio Baba,
con il suo completo elegante, la sua espressione corrucciata, il suo cuore spezzato.
Cos, mi avvicinai e lo abbracciai, affondando il viso nella
stoffa della giacca, respirando il suo odore e sentendo il battito
del suo cuore. Lui disse: Mi ricordo quando, da piccola,
ti cullavo per farti addormentare e sentivo il tuo respiro
sul collo, proprio qui e indic un punto con la mano. Lo
sento ancora adesso.
La notte prima della mia partenza per Boston, mentre ero
immersa nel mondo dei sogni, Mama si chin su di me. Io
mi svegliai di soprassalto, pensando che fosse un fantasma.
Glielo dissi, e lei sorrise come un fantasma.
Volevo darti questa mi spieg, porgendomi una scatola
a forma di cuore.
Che cazzo ? le chiesi, sorpresa.
Lei mi diede uno schiaffetto sulla bocca. Perch cazzo?
Sempre cazzo. Cazzo di qua, cazzo di l, cazzo di su, cazzo
di gi, cazzo vuoi, cazzo dici, cazzo guardi.
Wow! esclamai. Me lo dici ancora?
Cazzo guardi? disse lei.
No, tutto quanto ribattei io.
Lei mi diede un altro schiaffetto. Io ti consegno un tesoro
e tu vuoi che ti dica le parolacce. Quasi quasi me lo porto
via. E fece per alzarsi, ma io allungai una mano e le strinsi
il braccio magro.
Cosa c' dentro? le chiesi. I tuoi gioielli? Le lettere
che vi scambiavate tu e Baba?
Aprila, cazzo disse lei, e io scoppiai a ridere. Sciolsi i
fiocchi di cuoio e disfeci i nodi con i denti. Quando tolsi il
coperchio, vidi dei fogli ripiegati ed esclamai: Quindi sono
le vostre lettere!, quelle che Mama e Baba si scrivevano
quando erano giovani e innamorati.
Mama scosse la testa e disse: No. Non sono cos sentimentale.
Ma tu s. Guarda e, quando apr i fogli, riconobbi
i componimenti che avevo scritto alle elementari e alle
medie. Li aveva salvati tutti, anche quelli che credevo Baba
avesse gettato via. Te l'avevo detto che conservavo tutto
disse.
Ma io pensavo che intendessi altre cose, che so, gioielli,
cartoline, cordoni ombelicali.
Queste sono le tue parole prosegu lei. Vuoi diventare
una scrittrice, no? E allora devi conservarle a futura memoria.
Io voglio che tu scriva.
La abbracciai forte e respirai l'odore di bruciato dei suoi
capelli. Respirai la sua bont. Udii Chopin.
Devi promettermi una cosa mi disse.
Spara.
Che non ti dimenticherai mai, umrik, mai e poi mai di
noi.
Il Calamo  una sura del Corano che si apre cos: Nn.
Per il calamo e ci che scrivono! Per Grazia di Allah tu non
sei un folle, e in verit ci sar per te infinita ricompensa, e in verit di un'immensa grandezza  il tuo carattere. Vedrai, e
pure loro vedranno chi di voi ha perso la ragione.
Un pomeriggio, poco dopo esserci trasferiti in America,
udii Mama e Baba litigare a proposito di una penna che una
donna conosciuta su un volo da Amman al Kuwait gli aveva
regalato vent'anni prima. Baba diceva che la donna aveva insistito
tanto affinch la tenesse. Io pensai che Mama fosse
semplicemente gelosa, ma, dopo alcuni minuti, capii che era
convinta la penna contenesse una microspia. Allora la raggiunsi
in camera da letto e cercai di tranquillizzarla. Senti
quanto pesa mi disse lei, e in effetti aveva ragione. E poi
non riesco ad aprirla.  perch c' un microfono, ne sono
certa. Baba tent di calmarla, ma lei non volle sentire ragioni.
Hanno registrato tutto disse. C' qualcuno l fuori che
sa tutto quello che  successo in casa nostra.
Baba prov ad aprire la penna, per dimostrarle che era vuota, ma non ci riusc.
Gamal ci pass sopra con la bicicletta, ma rimase intatta.
Io presi un martello nella cassetta degli attrezzi e la colpii
per diversi minuti che sembrarono ore, ma niente.
Allora capimmo che Mama aveva ragione. Salimmo in
macchina e imboccammo una stradina secondaria, portando con noi la penna.
Baba recit un brano tratto dalla sura di Luqman: Anche
se tutti gli alberi della terra diventassero calami, e il mare
e altri sette mari ancora fossero inchiostro, non potrebbero esaurire le parole di Allah.
Mama abbass il finestrino e gett via la penna. E adesso afferro quella penna al volo e ascolto tutte le nostre storie.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Vorrei esprimere la mia pi profonda gratitudine a:
La mia adorata madrina, Leslie Marmon Silko, che ha incoraggiato questo progetto facendo di tutto per appoggiarlo. Jin Auh per la sua perseveranza e la sua incrollabile fiducia. Kathryn Lewis per i suoi sforzi e la sua dedizione, e Mindy Okura-Marszycki per i preziosi suggerimenti. Judith Gurewich per l'entusiasmo con cui ha accolto questo libro e ha voluto condividerlo con il resto del mondo.
I miei amici che hanno letto le prime stesure e mi hanno ascoltato nel corso degli anni, fornendomi consigli, caff, perle di saggezza, conforto, incoraggiamento e, in alcuni casi, soldi per l'affitto e la babysitter: Michalle Gould, Erika Kane, Hayan Charara, Zeina El-Azzi, Michelle Detorie, Laila Lalami, Jamie Alien, Elka Karl, Kim Jackson, Seiina Keilani, Wendy Mitchell, Ahmad Aidy,Muhammad Aladdin, Leila Abu-Saba, Karen Olsson, Jim Lewis,Nirvana Tanoukhi, Christine Lee Zilka, Taiyaba Husain e Laura Wetherington.
Russel Mulvey, per il suo affetto e il suo sostegno.
Naomi Shihab Nye, Khaled Mattawa e Anton Shammas per
l'esempio e l'incoraggiamento.
Jo Glanville e Lee Klein per aver pubblicato alcuni brani tratti dal libro. La Hedgebrook, per il fantastico tirocinio offertomi nel 2006, il Million Writers Award, l'Avery Hopwood and Jules Hopwood Award, e il Geoffrey James Gosling Prize per il loro sostegno e gli elogi tributati al manoscritto.
Vorrei inoltre ringraziare mio figlio Angelo per l'ispirazione e l'incoraggiamento, e i miei fratelli Raed e Donia, per l'affetto e il conforto che mi hanno sempre dato. Infine, sono eternamente grata a mio padre e a mia madre, che mi hanno sostenuta per tanti anni, credendo nella mia scrittura in generale e in questo romanzo in particolare:
la loro fiducia, il loro amore e la loro generosit sono stati
decisivi per la realizzazione di questo progetto. Grazie.
Devo alcune delle informazioni storiche contenute in questo romanzo a A History of the Arab Peoples, di Albert Hourani, edito da Warner Books, New York 1992 [trad. it.: Storia dei popoli arabi, da Maometto ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1998], Alcune delle idee del capitolo undici sono tratte da Rule of Experts:  Egypt, Techno-politics, Modernity, di Timothy Mitchell, UC Press, Berkeley 2002. Ho letto per la prima volta la leggenda popolare raccontata da Sitto nel capitolo sei in Speak, Bird, Speak Again, di Ibrahim Muhawi e Sharif Kanaana, UC Press, Berkeley 1989.
Tutte le citazioni del Corano sono tratte dall'edizione NJ Dawood Penguin [www.corano.it, traduzione interpretativa in italiano a cura di Hamza Piccardo, revisione e controllo dottrinale di Unione delle Comunit ed Organizzazioni Islamiche in Italia-UCOIIJ.
Sono anche consapevole del fatto che il romanzo contiene alcune
imprecisioni storiche. Ad esempio, la canzone Big Pimpin', di Jay-Z,  apparsa solo nel 1999.
...
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FINE.